
Si capì anche che i pilastri, in origine leggermente divergenti, nei lavori del 1924-1926, erano stati “raddrizzati” con l’aggiunta nella parte terminale di intonaco che compensava i centimetri mancanti rispetto alle misure della base. Il cornicione, di conseguenza, seguendo le nuove misure, era stato allargato nascondendo al suo interno l’originale cornicione in pietra.
Inoltre il pavimento era stato abbassato nei lavori del 1924-26 e perciò le basi originali dei pilastri risultavano alzate rispetto al pavimento.
L’abbassamento del pavimento provocò una notevole differenza di livello tra l’impiantito della navata e quello del presbiterio. Si compensò tale differenza con due gradini che furono portati a tre con l’aggiunta di materiale vario. Il terzo gradino provocò, a sua volta, la scomparsa delle basi dei pilastri costruiti ai due lati dell’altar maggiore. Con i lavori di restauro le due basi furono rimesse in luce.
Naturalmente si mise in cantiere anche il recupero e il restauro del cornicione originario.
Con la scoperta del cornicione in pietra la conoscenza della storia della nostra chiesa era arrivata alla seconda metà del sec. XVII, ma i tempi precedenti sembravano essere svaniti.
Il cornicione di pietra
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