Convento di s. Matteo a S. Marco in Lamis
Convento di s. Matteo a S. Marco in Lamis
Il XIV centenario della fondazione dell’Abbazia di San Giovanni in Lamis e l’idea della nuova Biblioteca
Una voce insistente fin dalla seconda metà del sec. XIX affermava che, precisamente nel 567 dell’era volgare, i Longobardi avevano fondato il monastero di S. Giovanni in Lamis in seguito chiamato Santuario di S. Matteo. La voce divenne comune convinzione malgrado si sapesse con certezza che in quell’anno i Longobardi erano ancora lontani dai sacri confini della Patria. La voce era stata raccolta con vistoso punto interrogativo da p. Diomede Scaramuzzi nel suo opuscolo Il Santuario di S. Matteo sul Gargano, stampato nel 1907. Ma, tant’è: spesso il volgo ne sa più degli storici, e poi … Longobardi o non Longobardi il monastero fu fondato da qualcuno, anno più anno meno. Fu così che si decise di celebrare i 1400 anni con qualcosa di ben progettato.
Fu costituito un comitato il cui presidente era il p. guardiano del convento p. Angelo Marracino. Tra i membri: il prof. Pasquale Soccio, il prof. Tommaso Nardella e l’avv. Berardino Tizzani, presidente dell’Amministrazione Provinciale di Foggia.
Il programma prevedeva, insieme alla celebrazione inaugurale con la presenza del vescovo di Foggia, anche una missione popolare a S. Marco in Lamis e una serie di attività religiose e culturali da svolgersi tra il 1967 e il 1968. Nella primavera del 1967 p. Angelo Marracino fu eletto ministro provinciale e la direzione del convento fu affidata a p. Nicola De Michele il quale curò l’esecuzione del programma concordato.
L’anno centenario fu aperto il 14 aprile, giorno in cui, secondo voce pubblica, i Longobardi nell’anno del Signore 567, avrebbero posto la prima pietra dell’Abbazia di S. Giovanni in Lamis.
Sul piazzale fu eretto un grande palco su cui celebrò il vescovo di Foggia, mons. Giuseppe Lenotti. Erano presenti, oltre al provinciale, il guardiano di S. Matteo e tutta la fraternità, anche i sacerdoti di San Marco e un folto gruppo di frati provenienti da tutti i conventi della provincia monastica. Erano presenti il presidente della provincia di Foggia, avv. Berardino Tizzani, insieme alle autorità civili e militari della provincia, i sindaci dei comuni garganici, e alcune personalità di Bari.
P. Nicola De Michele, guardiano del convento, era il motore di tutta la logistica: reperimento dei fondi per le attività, i viaggi, i servizi ecc.; ospitalità; corrispondenza; redazione di relazioni e documenti vari; riunioni; comunicazioni con i conventi e col centro della provincia monastica, preparazione delle attività religiose, della visita del ministro generale ecc.
L’avv. Berardino Tizzani curava tutto l’apparato degli interventi dell’amministrazione provinciale di Capitanata. Fu realizzata l’attrezzatura espositiva per la mostra del libro garganico e la biblioteca fu munita di un complesso di scaffali metallici acquistati con un adeguato contributo del Ministero della Pubblica Istruzione. L’avvocato si adoperò perché gli istituti culturali della provincia di Capitanata fossero presenti nei programmi che si preparavano a S. Matteo. Da allora la presenza della biblioteca provinciale “La Magna Capitana” nelle iniziative culturali di S. Matteo fu costante. Il dott. Angelo Celuzza e gli altri direttori della biblioteca succedutisi fino all’attuale dott. Gabriella Berardi sono stati sempre molto disponibili, convinti che le biblioteche, e quella di S. Matteo in particolare, fossero indispensabili per la crescita culturale e umana della nostra gente.
Gli amici laici, capitanati dai proff. Pasquale Soccio e Tommaso Nardella diedero vita a un poderoso programma culturale finalizzato alla celebrazione del XIV secolo di vita del monastero, ma che fosse anche inizio di un nuovo rapporto del convento col suo territorio basato sulla sua capacità irradiativa religiosa e culturale.
Mostra bibliografica sul Gargano
Come momento culminante del programma culturale fu decisa una mostra bibliografica che desse alla popolazione e agli studiosi del territorio consapevolezza di ciò che il Gargano aveva rappresentato nella sua lunga storia e delle potenzialità che potevano emergere da un suo studio preciso e appassionato. Nacque così la prima Mostra del Libro Garganico che fu esposta tra il 10 settembre e il 10 ottobre del 1967.
Naturalmente le intenzioni dei nostri amici andavano ben oltre le contingenze celebrative.
Era la prima volta che il Gargano si esponeva a livello nazionale con un catalogo bibliografico che, oltre a far conoscere la sua lunga storia, si proponeva di indicare agli studiosi un complesso di piste di ricerca da percorrere in tempi lunghi.
La Mostra avrebbe prodotto un catalogo il quale a sua volta, distribuito nelle biblioteche della Capitanata, della Puglia e regioni vicine, sarebbe arrivato anche nelle grandi biblioteche nazionali e in quelle universitarie costituendo nel tempo occasione di riflessione e di ulteriore interesse. La nuova biblioteca del santuario, benché ancora in forma embrionale, sarebbe stata presente come garanzia di continuità del rinnovato rapporto tra la provincia religiosa e gli studiosi e istituti culturali del Gargano e della Capitanata. La mostra doveva essere allestita nei locali
appena restaurati e già designati come sede della nuova biblioteca.
A questo punto cominciano a distinguersi alcune specifiche figure di operatori, religiosi e laici, che nei decenni a venire avrebbero dato un contributo sostanziale alla crescita culturale del convento.
I proff. Pasquale Soccio e Tommaso Nardella per l‘alta competenza nel campo delle ricerche storiche e filosofiche e per la stima che godevano da parte degli studiosi, erano le figure di riferimento presso gli Istituti Universitari e gli ambienti intellettuali di Capitanata. Si iniziò, quindi, a tessere una fitta rete di rapporti e contatti perché le iniziative da intraprendere emergessero da un humus competente e solidamente capace di garantire continuità nel tempo.
La mostra del libro garganico fu affidata al dott. Angelo Celuzza, direttore della biblioteca provinciale di Foggia e ai suoi collaboratori. Il prof. Tommaso Nardella, già conosciuto come il più provveduto cultore degli studi garganici e relativa bibliografia, di cui, peraltro, era puntuale e attento ricercatore, fu incaricato di allestire, nell’ambito della mostra, la sezione specialistica sul Gargano. Il professore attinse a piene mani alla sua fornita biblioteca proponendo un quadro ampio e completo delle innumerevoli piste bibliografiche in cui si dipanava la millenaria storia del Gargano, confortate anche da una massiccia presenza di materiale documentario archivistico inedito.
La mostra del libro garganico, supportata dagli interventi di chiari professori dell’Università di Bari e della società di Storia Patria per la Puglia, innescò negli studiosi garganici un intenso interesse per la ricerca sociale, ambientale, archeologica, storica, e demo-antropologica che scopriva il Gargano come inesauribile scrigno di cose e fatti interessanti. Il catalogo della mostra fu pubblicato da Mario Simone per conto dell’amministrazione provinciale di Foggia. Conteneva, oltre alla conferenza introduttiva di Giuseppe Cassieri, anche uno studio sulle tradizioni
popolari del Gargano del prof. Giovanni Battista Bronzini dell’Università di Bari.
Calderon de la Barca
Il 7 ottobre 1967 alle ore 17 Il Centro Iniziativa Teatrale di Roma rappresentò nel chiostro del convento Il Gran Teatro del Mondo di Calderon De La Barca con la partecipazione di Luigi Bernardini, Cosimo Cinieri, Franco Ferrarne, Anna Malvica, Magda Mercatali, Franco Sabani e Antonio Salines. Regia di Guido Mazzella, costumi di Rossana Andreoli.