Convento di San Matteo-Foto del 2012
Convento di San Matteo-Foto del 2012
Nella prima fraternità del 1905 erano presenti come docenti anche due giovani sacerdoti. Il primo era p. Anselmo Laganaro, specializzato in sacra scrittura, che ricopriva la carica di prefetto degli studi e maestro degli Studenti. In seguito fu ministro provinciale per due volte. Il secondo, originario di S. Giovanni Rotondo si chiamava p. Diomede Scaramuzzi professore di teologia dogmatica. Aveva già pubblicato alcuni saggi sul pensiero filosofico e teologico francescano. Nella pace montana di S. Matteo aveva approfondito gli studi e instaurato rapporti molto stretti e proficui con gli studiosi di cose francescane sparsi per tutta l’Italia.
I suoi saggi e articoli erano pubblicati sul Crocifisso Redentore di Genova e su altre riviste. Godeva di buona reputazione nel mondo accademico. In seguito fu chiamato a Roma all’Ateneo Antoniano come professore di teologia e commissario per la stampa francescana. Fu anche un ottimo giornalista. I suoi libri, gli articoli e i manoscritti sono una parte preziosa della biblioteca di S. Matteo. P. Diomede Scaramuzzi con i suoi studi e pubblicazioni contribuì non poco a diffondere negli ambienti francescani di tutta Italia la conoscenza del convento di S. Matteo e del suo ruolo ricoperto nei secoli.
Gli studenti di teologia, inoltre, guidati dai loro maestri, erano un punto di riferimento per i giovani della vicina città di S. Marco in Lamis. Anche il pastore che curava il gregge del convento, a nome Luigi Borazio, chiamato dai giovani frati studenti zio Luigi, pur non essendo mai andato a scuola, nella sua modestia, contribuiva alla crescita culturale del convento. Era un poeta nato. Nelle lunghe ore di guardia al gregge, spesso sotto la pioggia e la neve, osservava, pensava, approfondiva, fantasticava, inventava iperboli e parabole per cantare e motteggiare con immediatezza e ironia. Alcune poesie furono raccolte dalla sua viva voce da p. Amedeo Gravina giovane studente di teologia. Fra queste un prezioso quadretto che narrava le avventure sofferte dal convento tra il 1885 e il 1902, a cui si è accennato sopra.