Grandi lavori nell’edificio conventuale

Convento di San Matteo-Un angolo di Borgo Calano-Foto del 2012
Convento di San Matteo-Un angolo di Borgo Calano-Foto del 2012
L’istanza rivolta alla Cassa del Mezzogiorno ha avuto riscontro positivo: sono stati stanziati £. 150.000.000 per lavori di restauro del convento. L’arch. Gustavo Polimeni, incaricato a dirigere i lavori viene a più riprese per completare i rilievi necessari. Intanto la somma stanziata è stata decurtata di £. 5.000.000.
Il 24 settembre 1974 si fa la gara di appalto e il 4 gennaio 1975, presenti l’arch. Riccardo Mola, soprintendente alle belle arti e l’ing. prof. Giovanni Fuzio, direttore dei lavori, vengono consegnati i lavori di restauro del convento alla ditta appaltatrice del sig. Marco Martinelli di Lucera. I lavori più importanti sono la risistemazione delle camere al piano superiore e, il più urgente di tutti, il rifacimento della tettoia. Ma vi sono anche problemi di restauro di locali scoperti in
circostanze diverse.
13 gennaio 1975. Alla base della parete esterna del convento, lato sud-ovest venne aperto un varco per consentire lo spurgo del pozzo nero che occupava tutto lo spigolo del convento dall’ultimo piano fino al suolo.
Non se ne conosceva l’esistenza, anche se da diversi anni si rifletteva sul fatto che dei bagni posti all’interno del suddetto spigolo all’ultimo piano del convento non erano evidenti le tracce dei relativi scarichi. Poi nel corso di lavori per cercare le cause di una crescente macchia di umidità, nel muro si aprì una fessura che si affacciava sul vuoto. Si scoprì l’esistenza di un vasto e altissimo vano che, partendo da pavimento dell’ultimo piano arrivava al suolo. Con i lavori eseguiti nel suddetto vano furono allestiti i bagni a servizio dell’auditorium e della biblioteca e, in seguito, fu costruita la gabbia dell’ascensore. Nello stesso tempo si fecero i lavori di pulitura della cisterna del chiostro e si rimosse dal sottotetto la gran massa di materiale che appesantiva le volte delle camere poste all’ultimo piano.
Il 16 aprile 1975 iniziarono i lavori sulla tettoia. Il progetto, tuttavia, destava perplessità espresse preventivamente da p. Nicola De Michele con relazione del 13 giugno 1975 inviata alla Soprintendenza ai Monumenti, all’arch. Gustavo Polimeni progettista, all’ing. Giovanni Fuzio direttore dei lavori, al cav. Marco Martinelli appaltatore, a p. Angelo Marracino, provinciale. Gli appunti riguardavano la mancata sostituzione delle capriate e del tavolame: era contestato anche il fatto che sul tavolame vecchio si voleva “stendere un doppio strato di cartone incatramato su cui sarà sovrapposto uno strato di 5-6 cm di calcestruzzo armato e su questo saranno ricomposte le tegole fissate con malta cementizia”.
Convento di San Matteo-San Giovanni Rotondo-Ingresso principale di Casa Sollievo della Sofferenza-Foto del 2012
Convento di San Matteo-San Giovanni Rotondo-Ingresso principale di Casa Sollievo della Sofferenza-Foto del 2012
La segnalazione non ebbe alcun esito.
Meno di un anno dopo la fine dei lavori le perplessità della fraternità di S. Matteo emersero in tutta la loro verità: le tegole iniziarono a disfarsi perché, fissate con malta cementizia allo strato di calcestruzzo armato, non avevano la necessaria elasticità per resistere alle escursioni termiche. Tutta l’impalcatura di capriate e di tavole, già debilitata dagli anni e dalle intemperie, cedeva sotto il peso del materiale cementizio di cui era stata ulteriormente gravata. Cominciarono frequenti infiltrazioni di acqua. La tettoia del 1950 aveva resistito 25 anni con capriate e tavolame già vecchio di diverse decine di anni. Quella terminata il 1975 dopo circa un anno dové essere rivista con ulteriore spesa da parte dell’amministrazione conventuale.
L’onerosa operazione di revisione fu ripetuta molte volte fino al 1995.
19 giugno 1975. Bel mattino di primavera intristito da un forte terremoto che provocò gravi danni alla chiesa. Un operaio della ditta Martinelli che stava lavorando sul tetto, scivolato per effetto del terremoto, fu salvato dall’impalcatura di sicurezza che avvolgeva il convento sul lato orientale. La volta della chiesa era attraversata da vistosa spaccatura che faceva presagire niente di buono.
Il 31 ottobre 1975 il p. Guardiano aveva inviato una lettera alla direzione ENEL zona di S. Severo chiedendo di rimuovere dalle mura esterne del convento la selva di grossi cavi elettrici che portavano la corrente nelle località rurali dei dintorni.
I cavi erano stati messi a più riprese in diversi anni senza che mai fosse stata richiesta alcuna autorizzazione. L’azienda utilizzava le mura del convento come comodo e gratuito appoggio per evitare costose istallazioni di pali ecc. La risposta della direzione distrettuale di Bari arrivò solo il 28 marzo 1977: la richiesta è stata accolta, ma sarà il convento a pagare la relativa spesa, £. 2.800.000. Ancora una volta la Provvidenza venne in nostro soccorso con amici che ai vari funzionari spiegarono compiutamente le cose. Il lavoro fu fatto rapidamente con la spesa di £. 50.000.
3 marzo 1978. Riprendono i lavori sul piano superiore dove fino a qualche anno fa erano ospitati i giovani frati studenti. Dopo la morte dell’impresario Marco Martinelli di Lucera, la nuova impresa incaricata è quella dell’ing. Alarico De Santis e dell’arch. Bruno Del Piano. I lavori previsti comprendono la rete idrica con bagni in ogni camera, restauro e ripulitura delle celle e dei corridoi, nuova rete elettrica. Si deve predisporre anche il futuro impianto di riscaldamento.
Luglio 1978. Terminano i lavori per gli impianti elettrico e idrico-fognante del piano superiore.
27 dicembre 1978. Essendo cresciuti i prezzi del materiale e della mano d’opera, ed essendo stati fatti anche dei lavori extra, la ditta appaltatrice e il direttore dei lavori del piano superiore avevano comunicato che non sarebbe stato possibile proseguire senza un aiuto finanziario; e inoltre la Regione Puglia non aveva emesso alcun acconto relativo all’avanzamento dei lavori. Chiedevano, pertanto, la disponibilità di £. 10.000.000. La fraternità acconsentì nella fiducia che la Provvidenza, come sempre è accaduto, anche questa volta ci avrebbe aiutati. Infatti, il 27 dicembre, alle ore 19,30, una telefonata ci comunicava, a nome dell’assessore regionale Pasquale Ciuffreda, lo stanziamento di £. 150.000.000 per continuare i lavori del piano superiore. La somma, pur essendo abbondantemente inferiore a quella promessaci il 24 ottobre 1978, era sufficiente a terminare i lavori in corso.
Convento di San Matteo-San Giovanni Rotondo-Foto del 2012
Convento di San Matteo-San Giovanni Rotondo-Foto del 2012
Nello stilare la cronaca, p. Nicola sottolinea che nella lunga storia di S. Matteo, la Provvidenza ci ha sempre assistiti con il fattivo interessamento di molti amici fra cui, negli ultimi cinquant’anni spiccano i nomi dell’on. Antonio Carcaterra per il periodo 1950-60, dell’avv. Berardino Tizzani per il periodo 1960-70, l’on. Stefano Cavaliere dl 1970-80, e per il periodo in corso l’avv. Pasquale Ciuffreda.
1982-1988. Si susseguono a ritmo serrato lavori di consolidamento e di restauro: ripavimentazione degli ambienti del piano superiore, revisione del tetto del lato orientale, restauro delle antiche stalle da adibire all’accoglienza dei pellegrini, del refettorio piccolo.
7 giugno 1985. Vengono acquistate dalla ditta Zema di Bari 66 poltroncine in legno e ferro con scrittoio ribaltabile per arredare la sala Scaramuzzi e la saletta, già studio dei chierici, sita al piano superiore. Le due sale saranno utilizzate per riunioni limitate a 40 posti, nella sala Scaramuzzi, e 20 per l’altra sala. Il costo complessivo è di £. 9.504.000.
I lavori eseguiti tra il 1975 e il 1978 non avevano risolto il problema del tetto.
Era fin troppo evidente che bisognava addirittura ripensarlo. Intanto l’economia del convento attraversava un periodo molto positivo per le offerte, piccole e spesso piccolissime, dei pellegrini. Si pensò a una soluzione radicale per il tetto. Per il progetto fu incaricato l’arch. Mario Gesualdi di Foggia che fece un ottimo lavoro.
Le risorse non permettevano di rifare tutto il tetto, per cui ci si limitò al lato orientale del convento, quello prospiciente il piazzale.
Il 9 giugno 1997 iniziarono i lavori che si protrassero fino al 30 marzo 1998.
Convento di San Matteo-San Giovanni Rotondo-Festa dell'Unità-Foto del 2012
Convento di San Matteo-San Giovanni Rotondo-Festa dell'Unità-Foto del 2012
Intanto il giubileo del 2000 era alle porte. Già da diverso tempo l’amministrazione provinciale aveva iniziato una riflessione sulle problematiche che il giubileo avrebbe posto per la gestione dei flussi dei pellegrini. Insieme all’arcidiocesi di Foggia-Bovino si costituì un comitato incaricato di studiare le situazioni e fornire i suggerimenti necessari. Il tutto era finalizzato anche all’utilizzo di eventuali fondi che il governo intendeva mettere a disposizione. Dopo lungo discutere, grazie anche agli studi del nostro gruppo di studio della biblioteca, sollecitati dall’amministrazione provinciale, arrivarono buone notizie.
Il 1 luglio 1997 p. Mario Villani, giunto a Sepino per il capitolo provinciale, comunicò al ministro provinciale che gli amici dell’amministrazione provinciale con i quali collaborava lo avevano assicurato che i finanziamenti per le regioni extra Lazio erano disponibili anche per l’intero corso della Via sacra Langobardorum, e quindi anche per S. Matteo e Stignano. Il provinciale lo incaricò di comunicare la notizia a S. Matteo e all’arch. Mario Gesualdi, già impegnato alla ricostruzione della tettoia del convento lato orientale, per chiedergli la disponibilità a redigere un progetto generale su i due conventi di S. Matteo e della Madonna di Stignano. Anche il sindaco di Monte Sant’Angelo, Giuseppe Totaro, il 10 luglio, confermò a p. Mario che la Via Sacra dei Longobardi era stata inserita nella legge sui finanziamenti giubilari per le regioni extra Lazio.
Il 25 marzo 1998 arrivò la conferma ufficiale che nel quadro della legge per i finanziamenti nelle regioni extra Lazio, erano state inseriti anche i nostri due conventi di Stignano e S. Matteo.
Il 3 agosto. 2000. I Fratelli Antonio e Carolina Cera donano al Convento di S. Matteo un terreno posto lungo il lato Nord del convento.