Convento di s. Matteo
Convento di s. Matteo
Il 6 maggio del 1904 il regio commissario Alfredo Musso a nome dell’amministrazione comunale e il provinciale p. Antonio Dota stipularono il contratto di fitto del convento di S. Matteo valido per cinque anni. La quota annua fu fissata a £. 500. Da notare che il contratto fu firmato da p. Antonio Dota a nome proprio, non a nome della provincia monastica, legalmente inesistente.
Il 2 giugno del 1905 il sindaco di S. Marco in Lamis, Luigi Ciavarella e il nuovo provinciale dei frati minori p. Filippo Petracca rinnovarono il contratto di fitto per 29 anni, per la somma annua di £. 300. I Frati s’impegnavano alla manutenzione ordinaria e ai lavori straordinari.
Convento di San Matteo-Foto del 2012
Convento di San Matteo-Foto del 2012
Il 21 luglio 1905, eletto provinciale, p. Filippo Petracca lasciò S. Matteo, il nuovo guardiano fu p. Vincenzo Lovino; arrivarono i giovani frati studenti di teologia insieme a due frati che in seguito fecero parlare molto di sé: p. Diomede Scaramuzzi, docente di teologia e p. Anselmo Laganaro, prefetto degli studi e docente di sacra scrittura. Finalmente il convento iniziò la sua vita normale sulla base di un progetto non scritto ma fortemente coerente con la sua storia secolare fatta di ampia apertura verso il mondo visto nella sua complessa fisionomia antropica, culturale e religiosa.
L’inventario del 1905 ci mostra un convento che, a dispetto delle disavventure, è ancora capace di svolgere il suo compito.
La chiesa è ancora fornita di tutto l’occorrente per il culto. Dall’inventario traspare il grande ruolo svolto nei secoli dalla fraternità francescana. Il coro è dotato degli enormi e pesantissimi canonici libri corali che vengono posti sul grande leggio girevole, il badalone: salterio, antifonario e graduale. Le camere sono ben attrezzate, con biancheria sufficiente; anche la cucina è sufficientemente munita. La canova, ovvero il magazzino dei viveri e deposito delle attrezzature per il refettorio, possiede posate e tutto l’occorrente per una comunità numerosa.
La canova è dotata anche di una bilancia e di una stadera “a peso vecchio” in uso in regime borbonico; sono presenti anche 7 otri, di cui 3 in buono stato.
Ci sono anche 2 acchiappatoi, consistenti probabilmente nelle lope, attrezzi usati per recuperare i secchi caduti nelle cisterne. Nelle stalle sono presenti 3 cavalli, 3 porchetti e 40 tra agnelli e capretti. La comunità dispone anche di 2 fucili fra cui una doppietta.
La biblioteca contiene n. 144 opere con oltre 200 volumi distinti in 7 sezioni: storia e scrittura, teologia e diritto canonico, predicabili, ascetica, filosofia, letteratura, libri proibiti. È presente l’intera collezione, voll. 18, degli Annales Minorum del Wadding.
L’inventario porta la data del 1 giugno 1905 ed è firmato da p. Filippo Petracca, ministro provinciale, fr. Nicola Giuliani e fr. Antonio Centola, guardiano di S. Matteo.
Il convento riprese, così, all’interno della provincia monastica il suo importante ruolo interrotto nel 1866.