
Il 2 giugno del 1905 il sindaco di S. Marco in Lamis, Luigi Ciavarella e il nuovo provinciale dei frati minori p. Filippo Petracca rinnovarono il contratto di fitto per 29 anni, per la somma annua di £. 300. I Frati s’impegnavano alla manutenzione ordinaria e ai lavori straordinari.
L’inventario del 1905 ci mostra un convento che, a dispetto delle disavventure, è ancora capace di svolgere il suo compito.
La chiesa è ancora fornita di tutto l’occorrente per il culto. Dall’inventario traspare il grande ruolo svolto nei secoli dalla fraternità francescana. Il coro è dotato degli enormi e pesantissimi canonici libri corali che vengono posti sul grande leggio girevole, il badalone: salterio, antifonario e graduale. Le camere sono ben attrezzate, con biancheria sufficiente; anche la cucina è sufficientemente munita. La canova, ovvero il magazzino dei viveri e deposito delle attrezzature per il refettorio, possiede posate e tutto l’occorrente per una comunità numerosa.
La canova è dotata anche di una bilancia e di una stadera “a peso vecchio” in uso in regime borbonico; sono presenti anche 7 otri, di cui 3 in buono stato.
Ci sono anche 2 acchiappatoi, consistenti probabilmente nelle lope, attrezzi usati per recuperare i secchi caduti nelle cisterne. Nelle stalle sono presenti 3 cavalli, 3 porchetti e 40 tra agnelli e capretti. La comunità dispone anche di 2 fucili fra cui una doppietta.
La biblioteca contiene n. 144 opere con oltre 200 volumi distinti in 7 sezioni: storia e scrittura, teologia e diritto canonico, predicabili, ascetica, filosofia, letteratura, libri proibiti. È presente l’intera collezione, voll. 18, degli Annales Minorum del Wadding.
L’inventario porta la data del 1 giugno 1905 ed è firmato da p. Filippo Petracca, ministro provinciale, fr. Nicola Giuliani e fr. Antonio Centola, guardiano di S. Matteo.
Il convento riprese, così, all’interno della provincia monastica il suo importante ruolo interrotto nel 1866.
I Frati tornano ufficialmente a S. Matteo
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