Convento di San Matteo-Foto del 2001
Convento di San Matteo-Foto del 2001
In questi nuovi tempi si assiste al rinnovarsi dei pellegrinaggi a piedi. Alcune compagnie che sembravano esalassero l’ultimo respiro, oggi sono vitali più che mai. Il nostro pellegrinaggio sammarchese a maggio del 2015 contava circa 350 persone di cui i due terzi giovani e giovanissimi, compresi bimbi in carrozzina accuditi dalle mamme. Anche i pellegrinaggi abruzzesi hanno ripreso vitalità con l’inserimento di molti giovani. Ne sono stati istituiti altri come quello di Vieste, di Sannicandro Garganico ecc.
Dal nostro piccolo osservatorio di S. Matteo abbiamo notato un altro interessante fenomeno: quello dei pellegrini isolati e delle piccole comitive. Sono i pellegrini più autentici che, lasciata ogni cosa, vanno per le vie del mondo attirati da una prospettiva vitale in cui Dio è tutto.
Liberi e soli per le strade del mondo. Un bastone, una scarsella, un cappello; un grande cero e la bibbia nello zaino. I loro passi ritmano in sintonia con i suoni della natura e la preghiera del cuore: Gesù. Figlio di Dio, abbi pietà di me. Come Abramo, vanno dove li porta il Signore. È facile accostarli ai russi pazzi per Dio e al loro interminabile peregrinare per le steppe. Il loro pellegrinaggio non è un momento grave della vita, e neppure uno strumento di revisione, né la ricerca della pace. È la vita stessa del cristiano, dono ricevuto e offerto, cammino lungo e faticoso che inizia dal momento della nascita e si consuma quando finalmente si entra nella beata pace del giorno del Signore. Essi sono il vertice del pellegrinaggio.
Oltre agli italiani arrivano anche francesi, tedeschi, spagnoli, olandesi, lettoni.
Quasi tutti non portano alcun mezzo di sussistenza. Mangiano quel che viene loro donato, dormono dove possono e si lavano quando possono.
Convento di San Matteo-Foto del 2011
Convento di San Matteo-Foto del 2011
Raccontano che mai hanno sofferto la fame e solo qualche volta hanno dormito all’adiaccio avendo trovato sempre conforto nei conventi, nelle parrocchie e nelle famiglie.
Tutti nel nostro convento di S. Matteo ricevono accoglienza gratuita. Molti di questi proseguono il pellegrinaggio fino in Terra Santa.
È un pellegrinaggio duro e radicale a cui non siamo abituati, vera espressione di fede. A volte è un ringraziamento per il dono di un figlio, come ci ha rivelato un signore spagnolo, diretto in Terra Santa, senza un euro in tasca, benché fosse un uomo facoltoso. La maggior parte di essi sono giovani. Tutti si mettono a disposizione per ricambiare in qualche maniera l’ospitalità ricevuta.
Chiudo con un rammarico e un auspicio. In questi ultimi tempi molte cose stanno cambiando, o, meglio, si tenta di cambiarle. Già negli anni precedenti le espressioni pellegrinaggio e turismo religioso erano intese come sinonimi. In seguito, sotto la spinta di richiami turistici e di altro tipo si è sviluppata una pericolosa commistione linguistica tra pellegrinaggio, turismo lento e attività camminatoria, intesi come termini assolutamente univoci e intercambiabili.
L’evasione estetizzante; la ricerca del diverso dal quotidiano; il contemplare un mondo sconosciuto agli attuali orizzonti culturali; vivere emozioni forti, rese inconsuete dalla schiavitù delle regole e dai rigidi schemi produttivi; vacanza del corpo e dello spirito dove si aprono panorami di regola preclusi alla vita ordinaria sono certamente dei bisogni a cui è necessario e opportuno rispondere. Anche all’interno dei percorsi religiosi si possono sviluppare interessi scientifici, di conoscenza generica, sportivi o turistici, ma, credo sia necessario mettere ordine nei concetti. Il pellegrinaggio, infatti, è un’altra cosa, che convive fraternamente con tutte le legittime esigenze dell’uomo, ma è un’altra cosa.
Infatti, qualche volta, l’elaborazione superficiale e imprudente di questi elementi ha dato origine a strani prodotti il cui involucro conserva la ritualità e persino il nome di pellegrinaggio, ma dai contenuti diversi, quando non diametralmente opposti.
Sarebbe necessario che i pastori del popolo di Dio dedicassero maggiore attenzione al pellegrinaggio per salvaguardarne il suo fondamento religioso e l’alto valore formativo.