Convento di San Matteo-Foto del 2011
Convento di San Matteo-Foto del 2011
Questa particolare devozione garganica al santo ha indotto i devoti e i frati a redigere speciali formule liturgiche adeguate ad esprimere dinanzi a Dio l’importanza degli animali nella vita degli uomini e, insieme, lo specifico ruolo da loro svolto nell’ambito della creazione.
Nei rituali erano disponibili le Benedictiones in caso di infermità degli animali.
Ma ai frati erano necessarie composizioni ripensate nell’ambito della specifica spiritualità francescana che, partendo dal concetto dell’insostituibile ruolo che ogni creatura svolge nel complesso dell’universo creato, attribuisce ad ogni animale un valore proprio e insostituibile, e agli animali domestici grande importanza per la vita stessa dell’uomo.
Da S. Bartolomeo in Galdo in provincia di Benevento, agli inizi del sec. XX arrivò una preziosa testimonianza sul rapporto tra S. Matteo e gli animali della transumanza. Si tratta di un responsorio in uso nella festa del Santo che si celebrava nella chiesa dei frati minori di San Bartolomeo in Galdo. Il ritornello del responsorio fotografa, per così dire, la situazione devozionale al santo evangelista come si è sviluppata nei secoli secondo l’interpretazione garganica per cui S. Matteo è il santo degli animali della campagna, come già notava il citato Agostino
Mattielli.
Convento di San Matteo-Foto del 2011
Convento di San Matteo-Foto del 2011
Conferisce, in pari tempo, dignità liturgica e istituzionale alla spontanea devozione dei fedeli che chiedono a S. Matteo, insieme alla propria, anche la salute per gli animali, loro compagni di viaggio: Sicut fideles animas / Ad astra coeli sublevas // Sic animantium corpora / a morsu, veneno libera. I due emistichi, in perfetto equilibrio sul piano teologico, ma anche su quello degli interessi e dei sentimenti, chiedono per i fedeli la salvezza dell’anima come per gli animali quella del corpo. Questa impostazione fu ripresa dalla Santa Lega Eucaristica di Milano in
una preziosa immaginetta di S. Matteo stampata agli inizi del sec. XX.
Le formule liturgiche in uso nel santuario garganico inseriscono la salute fisica degli animali come bene economico in un più vasto orizzonte in cui è compresa la dignità, direi la personalità degli animali i quali, pur essendo assolutamente indispensabili per la sopravvivenza dell’uomo, non esauriscono in questo la loro ragion d’essere. Essi sono per sé stessi degni di vivere, e la loro vita è luogo di una dignità che solo Dio conosce completamente. D’altra parte, molti secoli prima che prendesse forma nella benedizione di S. Matteo, il concetto era ben adombrato
nella geniale invenzione del bue e dell’asino del presepio.
Questo pensiero sembra essere centrale nella benedizione degli animali in onore di S. Matteo Apostolo rinvenuta negli anni scorsi manoscritta in appendice a un benedizionale a stampa nel sec. XVIII compilato dal francescano tedesco Bernard Sanning. La formula è strutturata come una paraliturgia aperta dai versetti centrali del Canticum Trium Puerorum del libro di Daniele e dal Salmo 150 Laudate Dominum in Sanctis eius. Termina con tre Orationes il cui uso non appare frequentissimo nell’uso liturgico abituale. Pur presenti nel Rituale Romanum del 1614 e nella successiva Editio typica del 1953 come Benedictio animalium gravi infirmitate laborantium, nelle edizioni manuali ad uso giornaliero abitualmente sono assenti. Eppure l’uso di questi testi è attestato dalla seconda metà del
primo millennio cristiano. Già nel sec. VIII erano usati nella Missa pro mortalitate animalium. Erano usati parimenti in caso di peste degli animali.
Il cuore della benedizione è nell’orazione

Deus, qui laboribus hominum etiam de mutis animalibus solatia subrogasti; supplices te rogamus; ut, sine quibus non alitur humana conditio, nostris facies usibus non perire.
“O Dio, che hai dato agli uomini come compagni i muti animali perché siano loro sollievo nelle fatiche, noi ti preghiamo di non privarci del loro aiuto, senza del quale l’umana condizione è insostenibile”.

Convento di San Matteo-Foto del 2011
Convento di San Matteo-Foto  del 2011
In questa orazione è certamente presente e pressante il timore di perdere un indispensabile sostegno; l’orante tuttavia esprime questa sua preoccupazione attraverso un linguaggio delicato e pudico sorretto dalla suggestione, de mutis animalibus, della lettera 124 di Seneca a Lucilio. Sparisce con la sua boria il re dell’universo a cui tutto si deve e niente si può negare; l’uomo ridiventa ciò che è, un mendicante la cui esistenza dipende dalla generosità della natura e in particolare degli animali. Si nota, ancora una volta, un forte rimando alla nativa fragilità
dell’uomo, che per vivere ha bisogno anche del lavoro gratuito e discreto dei “muti animali”. Lo stato di endemica e ineluttabile necessità è delicatamente espresso dalla citazione
sine quibus non alitur humana conditio, “senza dei quali non si sostiene lacondizione umana” di S. Colombano fatta propria dai maestri della Scolastica attraverso Pietro Lombardo.
La parte iniziale della benedizione non è presente in nessuna delle quattro formule di benedizione degli animali riportate dal Rituale Romanum. Il Canticum Trium Puerorum chiama a raccolta tutte le creature a lodare e benedire il Signore.
Indipendentemente dalle sottili distinzioni che la pigrizia e il malsano interesse umano ha inventato per sceverare tra esseri animati e inanimati, animali buoni e nocivi, da salotto o da lavoro, ogni creatura ha il suo ruolo in un’azione corale di proporzione cosmica in cui tutti sono accomunati, insieme all’uomo, nella benedizione e nel ringraziamento.

Benedicite fontes Domino;… Benedicite omnes bestiae et pecora Domino; benedicite filii hominum Domino.

Ogni essere creato ha il suo posto e la sua individualità. Ogni cosa uscita dalle mani di Dio conserva per sempre la sua dignità e a Dio ritorna nel canto e nella lode

Hunc astra, tellus, aequora, Hunc omne quod coelo subest, Salutis autorem novae, Novo salutat cantico, proclama un inno di Natale probabilmente del IV secolo.

Se l’uomo è chiamato a lodare Dio anche con la voce, gli altri esseri lodano Dio col fatto stesso di vivere. L’humus del Cantico delle Creature è trasparente in questa compilazione, espressione preziosa di una mentalità che è proposta di vita, intesa dai pastori e dai contadini abruzzesi e pugliesi come normale dimensione della vita.
Bisogna sottolineare che il valore cosmico di ogni animale era già conosciuto nei primi secoli della Chiesa. Celebri sono preghiere di S. Basilio Magno composte nel 370 in cui sorprendentemente emergono alcune tematiche moderne:

O Signore, accresci in noi la fratellanza con i nostri piccoli fratelli; concedi che essi possano vivere non per noi, ma per se stessi e per Te; facci capire che essi amano, come noi, la dolcezza della vita e ti servono nel loro posto meglio di quanto facciamo noi nel nostro». «Signore e salvatore del mondo, noi ti preghiamo anche per gli animali che umilmente portano con noi il peso e il calore del giorno e offrono le loro semplici vite, aiutandoci a vivere bene.
Noi ti preghiamo anche per le creature selvagge, che tu hai creato sapienti, forti, belle. Ti preghiamo per tutte le creature, anche quelle che non sonointelligenti, perché esse hanno una loro missione, sebbene noi siamo incapaci di riconoscerla. E supplichiamo la tua grande tenerezza, perché tu hai promesso di salvare insieme l'uomo e gli animali e hai concesso a tutti il tuo amore infinito”.