Restauri e adeguamenti alle necessità del momento storico

Convento di San Matteo-Foto del 2009
Convento di San Matteo-Foto del 2009
Dal 1958, con un’economia più solida, si cominciò a pensare anche alla risoluzione di problemi apparentemente minori ma che incidevano notevolmente nella vita conventuale. Al collegamento dell’acquedotto non si poteva ancora pensare, come anche al riscaldamento del convento. L’attenzione si fissò sulla bonifica del refettorio e della canova. Oggi, col senno di poi, si può pensare anche che i lavori andavano eseguiti con altri criteri. Ma allora era urgente rendere maggiormente vivibili gli ambienti.
Convento di San Matteo-Foto del 2009
Convento di San Matteo-Foto del 2009
Con la nuova fraternità, nel 1963, vennero allo scoperto altre prospettive: i restauri e l’adeguamento delle strutture alle necessità e alle evoluzioni del momento storico. Nel 1963 si fecero i lavori nella biblioteca, situata ancora nel lato nord dell’ultimo piano. Di questo si parlerà quando si tratterà della Biblioteca di S. Matteo. Nel 1966 fu la volta della monumentale scalinata d’accesso alla chiesa costruita nel sec. XVII sul lato occidentale del convento. Durante i lavori, iniziati il 15 ottobre, fu chiuso il pozzetto sito sul primo pianerottolo in cui, secondo antichissime tradizioni, venivano buttate le carcasse dei cani arrabbiati. Qualche anno dopo si lavorò alla scalinata d’accesso al convento. Si rifece il pavimento, i parapetti e il seditoio. Già dal lontano 1948 era emersa un’altra impellente necessità: l’allargamento del piazzale. Di tutta l’area solo qualche metro era di
proprietà del convento, seguiva poi la strada pubblica che s’innestava alla strada dello Starale proveniente da San Marco in Lamis e arrivava al piazzale di S. Matteo salendo con un tortuoso selciato su per il pendio occidentale. Attraversato il piazzale di S. Matteo, la stradicciola proseguiva fino alle pendici di Monte Celano da dove proseguiva verso le Chiancate. Era necessario allargare il piazzale. Le comitive di pellegrini continuavano ad arrivare a piedi. Qualche gruppo familiare si avventurava su carretti telonati.
Verso il 1950 ogni tanto arrivavano piccoli pellegrinaggi a bordo di camion che facevano molta fatica a districarsi nei pochi metri disponibili fra carretti, ragazzi che giocavano e comitive di pellegrini che si organizzavano per entrare in chiesa.
Il disagio era chiaro già dal lontano 1948 quando la fraternità aveva chiesto e ottenuto dal comune di San Marco in Lamis la disponibilità di una striscia di m. 50x20. Nel 1950 con l’incipiente motorizzazione il tema si era imposto con una certa urgenza. In mancanza di mezzi, s’iniziò alla francescana. Armati di picconi e qualche carriola, “un po’ per celia, un po’ per non morir”, frati studenti e frati anziani cominciarono a conquistare qualche metro di montagna. Poi, intorno al 1952, s’iniziò un lavoro più metodico ed efficiente con i cantieri di lavoro curati da p. Gerardo Di Lorenzo. Gli interventi durarono ancora diversi anni fin quando, dopo il 1980, con la gestione di p. Nicola De Michele, il problema fu risolto definitivamente.