A. Introduzione
A.1. Scopo dell’opera
Il lavoro si prefigge la trattazione delle specie vascolari del Gargano senza alcuna pretesa di rappresentarle tutte. L’idea è organizzare la materia in schede da inserire in più volumi da pubblicare man mano che esse sono pronte. Ogni volume avrà 100 schede corrispondenti a 100 specie diverse. Oltre a queste ultime, per confronto, ne saranno riportate altre, non necessariamente presenti in zona (solo descritte o talvolta illustrate anche con foto). La scelta delle specie, volta per volta, sarà legata a un luogo, a un tema o a situazioni particolari. Si ritiene che il lavoro possa essere utile per chiunque sia attratto dalla materia. Tale utilità si concretizza tramite il raggiungimento dei seguenti obiettivi:
A.1.1. Riconoscimento delle piante.
E’ questo senz’altro l’obiettivo più importante e nello stesso tempo il più difficile. Ci sono infatti specie che si assomigliano molto tra loro e la distinzione tra esse spesso è fatta su particolari non sempre agevoli da osservare e riconoscere. L’attenzione dunque è rivolta a evidenziare i caratteri distintivi e questo porta alla esposizione di un numero cospicuo di foto, diverso a seconda della specie anche se talvolta per riconoscerne una è sufficiente osservare sulla pianta la semplice presenza contemporanea di 2-3 caratteri. Comunque, per avere un quadro più chiaro, in casi come questi, si è preferito riportare anche ulteriori particolari. Altre volte ci sono casi, e si tratta di solito di generi con molte specie, nei quali per arrivare alla determinazione di una pianta, bisogna seguire le dicotomie di una chiave di riconoscimento. Qui il discorso si fa complesso in quanto non c’è una chiave universale alla quale ricorrono tutti: ogni autore ne adotta una propria. Nel testo si fa ricorso principalmente alle dicotomie di Pignatti e a quelle di Zangheri; talvolta si fa ricorso alle descrizioni di Fiori o di altri. L’identificazione è basata esclusivamente su basi morfologiche facilmente rilevabili in campo dall’osservatore comune, dall’appassionato, dal curioso. Altri caratteri non alla loro portata (DNA, rilevazioni statistiche complesse, accesso ad erbari, strumentazione sofiticata, ecc.) sono lasciate agli specialisti. La gran parte delle volte si arriva alla identificazione della pianta quando c’è il fiore. In diversi casi, invece, il fiore non è sufficiente e bisogna osservare altri caratteri quali, ad esempio, alcuni particolari dei frutti, presenti però in tempi diversi. Quindi, in tali circostanze, è necessario osservare la pianta più volte durante l’anno.Va da se' che, date le premesse, la possibilità di errori e elevata. Questo pero non basta a indurre lo scoraggiamento perché lo scopo non è ricercare la precisione assoluta, ma dare informazioni sufficienti per l’identificazione delle specie. Se poi ci scappano degli abbagli, pazienza. (Questo sia da parte dell’autore che da parte degli eventuali fruitori del libro).
A.1.2. Nomi dialettali. In questa pubblicazione sono riportati, se ci sono e se sono stati identificati, i nomi dialettali sammarchesi. A tal proposito è stupefacente constatare che pastori che hanno passato e passano la propria vita dietro gli animali al pascolo in buona parte dei casi non sappiano indicare il nome di una pianta o di un gruppo di esse. E’ il caso, ad esempio, delle Orchidee che sono notate per la loro bellezza, ma non sono ritenute così importanti da meritare un nome specifico. La regola generale è questa (almeno a San Marco): la pianta è riconosciuta e ha un nome se è utile al pascolo, se è utilizzata a scopi alimentari, erboristici o artigianali; oppure se è pericolosa per la salute dell’uomo o degli animali come, ad esempio, la Irevina, Anemone hortensis L. = A. stellata Lam. (Ranunculaceae) che provoca disturbi intestinali soprattutto alle pecore. Altrimenti é semplicemente ignorata.Sui nomi dialettali però è necessaria qualche puntualizzazione. Mentre per i nomi scientifici c’è da secoli una letteratura alla quale riferirsi, per quelli dialettali le cose sono più complicate. Il punto è che, per i secondi, mancano riferimenti scritti attendibili perché verificati. Non basta aver sentito da una sola persona un nome per dire che quel nome rappresenta quella pianta. Ci sono diversi casi. Se quel nome è confermato da un numero rilevante di persone, si può dire che esso effettivamente corrisponde alla pianta in questione. Ma questo è il caso più semplice. Ci sono piante per le quali manca qualsiasi termine dialettale che le identifica. E anche questo caso è relativamente semplice: non ci sono nomi e qui finisce la questione. Il problema nasce quando a denominare una pianta c’è un nome indicato da una sola persona o da poche. E’ possibile che ci si trovi di fronte a qualcuno che si è sempre interessato alla materia per cui quel nome è attendibile. Più facilmente ci possono essere distorsioni, invenzioni di sana pianta, confusioni, errori. In questo caso bisogna procedere con la massima cautela: si riferisce solo la notizia riportando, se possibile, il nome dell’informatore e si aspettano momenti migliori sottolineando che non sono state fatte o non sono state possibili verifiche.
A.1.3. Illustrazione degli utilizzi.
A.1.4. Descrizione del territorio e talvolta anche della sua storia.
