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Hypolepidaceae - Pteridium aquilinum

NOMENCLATURA E SISTEMATICA. Pteridium aquilinum (L.) Kuhn, Felce aquilina. In dialetto sammarchese Févecia. Appartenente alla Divisione I -Pteridophyta, Famiglia Hypolepidaceae.

ORIGINE DEL NOME. Pteridium: deriva dal greco ptéris = felce o da pterén = ala, per l’aspetto delle fronde; aquilinum: dal latino = aquilino. L’appellativo si riferisce all’aspetto di una sezione del rizoma della pianta che ricorda il profilo di un’aquila.

COMPORTAMENTO, HABITAT, DIFFUSIONE. Cresce dal livello del mare sino ai 2.000 metri di altitudine. Vive anche nel sottobosco dove ha sporulazione difficile. Di preferenza da noi occupa terreni liberi, abbandonati dalle colture. Si adatta bene ai terreni calcarei anche se predilige quelli silicei. E’ una specie sensibile alle gelate primaverili, molto dannose per i risvegli vegetativi precoci dovuti al caldo. I rizomi, d’inverno, sono protetti dallo strato di foglie che si accumulano sul terreno perché sono di lenta trasformazione in humus.
Pianta indigena non protetta. La Felce aquilina è presente su tutto il territorio nazionale. Incontrata a: Marcedente, Canale della Fajarama, Piedi del Canalone, Antenne, Zazzano, fondo delle doline della Difesa, Chiancate, soprattutto nelle zone più alte dove ci siano terreni agricoli abbandonati.

PORTAMENTO. Pianta erbacea perenne, con rizoma orizzontale che può raggiungere metri di lunghezza e avere una vita molto lunga. Da essi, in basso, fuoriescono le radici e, in alto, spuntano le fronde. Da un punto del rizoma, nella Felce aquilina, spunta una sola fronda. Le fronde raggiungono e superano anche altezze di 2 metri e hanno fusto unico, ramificato in alto.

CONFUSIONE E RICONOSCIMENTO. Il genere Pteridium ha 1 sola specie: 
- Pteridium aquilinum (L.) Kuhn, Felce aquilina. Pianta perenne con fronda unica che spunta da un dato punto del rizoma, altezza 2 metri, sori ai bordi delle pinnule. Foglie a contorno triangolare, composte da pinne formate da pinnule e a volte queste ultime da pinnulette (vedi foglie).
La Felce aquilina potrebbe essere confusa con la Felce maschio e con 1a Felce femmina. Si elencano i caratteri differenziali per distinguerle tra loro.
- Dryopterisfilix-mas (L.) Schott (Dryopteridaceae). Il genere Dryopteris in Italia ha 13 specie; sul Gargano 3 (D. filix-mas: palee chiare e larghe, abbondanti al piede; fronde caduche, prive di ghiandole; pinne verdi nel punto di inserzione sulla rachide; Dryopteris borreri: fronde più o meno persistenti, palee piuttosto pallide; pinne con macchia nera nel punto di inserzione sulla rachide, non è poco ghiandolosa; Dryopteris pallida, odorosa e molto ghiandolosa).
Pianta perenne con più fronde da un unico punto, sori 4-5 su due file sulla faccia inferiore delle pinne, pinnule intere o con incisioni che non arrivano al rachide, altezza fin0 a m 1,2; zone ombrose nei boschi. Foglie caduche, orizzontali.
- Athyrium filix-femina (L.) Roth (Athyriaceae. Il genere Athyrium in Puglia ha 1 sola specie), Felce femmina, che vegeta in zone ombrose dci boschi. Pianta perenne con più fronde da un unico punto che danno origine a fronde fascicolate, cioè riunite in fascetti; rizoma corto; sori arcuati in 2 file di 6-8; pinnule con incisioni che di rado arrivano alla rachide; altezza m 1. Foglie caduche, orizzontali, 2-3 pennatosette, a contorno oblungo-lanceolato a punta allungata e segmenti di 2° ordine pure oblungo-lanceolati e lungamente acuminati, divisi in lobi dentati.

ALTRE CARATTERISTICHE di Pteridium aquilinum
- Foglie. Caduche, orizzontali e a contorno triangolare (3-8x4-10 dm ()4); ogni foglia é cornposta da pinne che sono sessili e sono formate da pinnule, anch’esse sessili, talora, a loro volta, date da pinnulette.
foglie sono 2-3 pennatosette (talora 4-pennatosette). Picciuolo dell’intera foglia apprezzabile. Compaiono ad aprile-maggio.
- Fiori. Le felci non hanno fiori, non producono frutti e quindi non hanno semi. Si riproducono tramite le spore che si trovano nei sori che, nella Felce aquilina, sono disposti lungo il bordo delle pinne, bordi che li proteggono per avere il margine revoluto,
Formazione delle spore. Le spore si formano a giugno-luglio. La pianta produce milioni di spore che, una volta giunte nel terreno, conservano la capacità vitale per 10 anni. Questo avviene in plenaria mentre, nel folto del bosco, la riproduzione è solo agamica perché esse non si formano.

Utilizzo
In passato la Felce aquilina trovò impiego in diversi campi.
Alimentazione animale. I giovani apici sono a volte mangiati dagli animali al pascolo, soprattutto dalle pianta adulta è invece da essi rifiutata.
- Alimentazione umana. Gli apici erano consumati fresc-hi o conservati, essiccati oppure sotto sale; si utilizzavano i rizomi cotti dai quali si ottenevano anche farine per produrre pane. dei rizomi come vermifughi.
Fronde secche. Utilizzate come lettiera per gli animali, coperture di tetti di capanne, combustibile, pacciamante e per la produzione di compost.
- A San Marco è utilizzata per comporre corone e cuscini di fiori realizzati in occasione dei funerali.

Curiosità
La Felce aquilina è molto dannosa per i seguenti motivi:
- Occupa spazio vitale sottraendolo alle specie utili per gli animali al pascolo o alle colture.
- Le fronde, una volta seccate, si accumulano sul terreno. Qui hanno un ruolo importante nella propagazione degli incendi perché sono un ottimo combustibile. L’incendio distrugge tutto eccetto alcuni rizomi delle felci che, dalle ceneri, traggono beneficio in quanto per esse sono una vera concimazione.- Ha componenti tossiche. La Felce aquilina contiene diverse sostanze pericolose: a) la tiaminasi, che distrugge la vitamina B1; b) il ptaquiloside, un sequiterpene che è una sostanza cancerogena. Il composto, dilavato dalle acque meteoriche, può inquinare le falde; c) acidi fenolici che riducono il pascolo, possono agire da fungicida e sono implicati in un’attività allelopatica che consiste nell’impedire lo sviluppo di altre piante. Se si guarda, infatti, il terreno alla base delle fronde, questo appare privo del tutto di vegetazione.
Il ptaquiloside tuttavia è in parte degradato durante [l]a pastorizzazione del latte, e di più nel processo di caseificazione. E’ meglio però evitare il consumo diretto di acqua di falda prossima ai felceti; le mascherine andrebbero utilizzate solo dove le piante sporificano molto.
- I cercatori di funghi spesso sono costretti ad attraversare campi coperti di felci. Talora, una volta tornati a casa, sono colpiti da fastidiosi pruriti alle caviglie che inducono a grattare con forza le vescichette che si ritrovano per essere passati in mezzo alle felci sino a provocare rotture con piccole perdite di sangue. Questo dipende dagli acari che si prendono facilmente quando non si è ben coperti.
- Se si pensa all’immane e disastroso abbattimento di alberi centenari effettuati su tutto il Gargano nel 700-800 (cesinazioni) per ricavare terreni da coltivare, le cosiddette cesine (in dialetto ggesine), che ora in gran parte sono abbandonate e coperte di felci, l’insensatezza di certe azioni appare evidente. I danni derivati dalle cesinazioni riguardano senz’altro la distruzione di alberi. Tuttavia, il danno maggiore è la perdita di terreno fertile (i primi 30-40 cm del suolo) verificatasi soprattutto nelle zone in pendenza dove, non più trattenuto in loco dalle radici, è stato portato via dall’azione erosiva di pioggia e vento. Per avere un’idea del danno, basti sapere che perché si riformi il terreno fertile occorrono 400 anni. Le cesinazioni sono state permesse perché in tutto il regno (di Napoli) c’era stata una grande carestia. Però il taglio indiscriminato di alberi specie nelle zone in declivio è dovuto a pura e semplice brama di rapidi arricchimenti da parte di feudatari senza scrupoli.

images/Pteridium aquilinum

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