Benedetto Croce, Pagine sparse, raccolte da G. Catellano, Napoli 1919, pp. 306-307 … Chiudiamo con una nota politica: quando il Salvemini iniziò, quasi riscontro alla Voce, la rivista l’Unità, in uno dei primi numeri il Croce ebbe a scrivergli:
E’ necessaria una democrazia? Napoli, 15 gennaio 1912. Mio caro Salvemini, Foto 56Leggo nel n. 5 dell'Unità le vostre sennatissime osservazioni su ciò che bisognerebbe fare per la Tripolitania e nella Tripolitania: tenerci alla costa, lasciare che le tribù interne si stanchino dei vani assalti contro le nostre trincee, e adottare un programma di libertà per le imprese economiche, guardandoci dallo sprecare denari in opere pubbliche, che colà sarebbero utili soltanto agli speculatori internazionali. Ma non intendo perché voi, in questo articolo, come in altri precedenti, vi volgiate, per l'attuazione del programma consigliato, con disperata speranza, a una Democrazia italiana, che nell'atto stesso dichiarate inesistente o di dubbia esistenza. Non sarebbe tempo di smettere la fiducia nelle opposizioni e distinzioni dei partiti politici, tanto più che 1'esperienza ci mostra che il partito che governa o sgoverna è sempre uno solo, e ha il consenso di tutti gli altri, che fanno le finte di opporsi? Non sarebbe meglio contare sugli uomini saggi, lavoratori e consapevoli del loro dovere verso la patria, i quali in Italia sono in maggior numero che non credano i pessimisti?, ad essi rivolgere la parola di persuasione, e da essi invocare e aspettare sostegno e forza? Quando questa “comune opinione” della parte migliore del nostro popolo si sarà concretata e sarà divenuta suggerimento e volontà, si potrà battezzarla, secondo i gusti, democrazia, aristocrazia, o con qualunque altro dei nomi usuali dei partiti politici; quantunque, a mio parere, i battezzatori farebbero bene ad astenersi dal loro mestiere, non strettamente necessario. Scusate ciò che può esservi di ingenuo in questa mia osservazione, che ha, del resto, un motivo personale nella mia filosofica incapacità a parlare a uomini di partito, e nella comodità che provo nell'indirizzarmi, almeno idealmente, agli uomini di buon senso e di buona volontà. Una stretta di mano, ecc.
Il Salvemini commentò questa lettera con la seguente postilla:
Benedetto Croce propone in questa lettera, con lucidità e sicurezza di tatto, un problema, anzi il problema tattico fondamentale, dell'attuale vita politica italiana. Dalla soluzione di questo problema, oltre che dalla determinazione di un programma concreto e preciso di riforme immediate, dipende l'orientamento politico di chiunque voglia oggi compiere nella nostra vita pubblica una funzione attiva. In questo numero, l'affollarsi di altri argomenti più improrogabili ci impedisce di esaminare la questione con la cura e con l'ampiezza che essa merita. D'altra parte, non vogliamo tardare a proporre il problema, e a proporlo, meglio che non potevamo far noi, con 1'autorità di Benedetto Croce. Presto ritorneremo sull'argomento. Frattanto ci auguriamo che i migliori dei nostri amici vorranno anch'essi esporre su questo soggetto le loro idee e partecipare all'importante dibattito.
Il Croce stesso, invitato dal Salvemini, precisò meglio il suo pensiero in un importante articolo dal titolo: Il partito come giudizio e come pregiudizio.
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