Cultura e politica, a cura di Luca Chiti, Torino 1972
Cronologia
1899 Il primo ministro italiano, generale Luigi Pelloux, cedendo alle pressioni dell'estrema destra e dell’ambiente di corte, presenta all’approvazione della camera dei deputati una serie di leggi tendenti ad esautorare il parlamento e ad aumentare il potere del re Umberto.
Di fronte a questo pericolo la sinistra liberale, guidata da Giolitti e Zanardelli, trova un'unità di intenti e di azione con l’estrema sinistra, socialista, radicale e repubblicana. Si arriva così, attraverso l’uso della tattica ostruzionistica, a bloccare quasi del tutto i lavori parlamentari. Il Pelloux è costretto a sciogliere la camera e ad indire nuove elezioni.
1900 - I risultati della consultazione elettorale del 3 giugno sconfessano clamorosamente la linea del governo e liquidano definitivamente ogni pericolo di involuzione autoritaria dello stato italiano.
Il 24 giugno Umberto I affida il mandato parlamentare a Giuseppe Saracco, che ritira immediatamente i progetti di legge del governo Pelloux e inizia un’opera di riconciliazione nazionale.
Il 29 luglio Umberto I è ucciso a Monza dall’anarchico Gaetano Bresci, che intende così vendicare i morti della strage di Milano del maggio 1898, per la quale il sovrano aveva addirittura decorato il maggiore responsabile, il generale Bava-Beccaris. A Umberto I succede, sul trono, Vittorio Emanuele III.
1901 - Il 15 febbraio Giuseppe Zanardelli sostituisce il Saracco al governo della nazione. A Giovanni Giolitti è affidato il ministero degli interni. Per l’Italia inizia un nuovo corso politico. Sin qui, nello scontro fra le opposte forze sociali, il governo italiano si era sempre schierato dalla parte del padronato, ora invece intende mantenersi in una posizione di equilibrio e di imparzialità, presentandosi tutt’al più come mediatore fra le parti.
Questo nuovo atteggiamento consente alle forze del proletariato, già in buona parte organizzate nelle file del partito socialista, una libertà di movimento e un peso politico nuovi nella vita della nazione. Si verifica un’ondata di scioperi che impaurisce le frange più conservatrici della borghesia italiana, e che soprattutto preoccupa i grandi industriali del paese che temono battute di arresto di quel processo di modernizzazione delle strutture produttive già da qualche tempo in atto.
Essi vedono nell’atteggiamento di Zanardelli e di Giolitti un pericoloso cedimento nei confronti di quelle forze che potrebbero mettere in dubbio il potere economico e politico dei grandi industriali; si pongono perciò in una situazione di allarme e chiamano a raccolta tutte le loro forze per modificare la direzione del processo in atto: ci si serve anche delle forze della cultura, monopolio quasi esclusivo della piccola e media borghesia.
1903 - Il 4 gennaio esce a Firenze il primo numero di Leonardo, la rivista di Prezzolini e Papini.
Il 3 novembre Giovanni Giolitti sostituisce lo Zanardelli alla presidenza del consiglio, accentuando ulteriormente la linea politica già sperimentata nel periodo precedente.
Il 29 novembre, sempre a Firenze, esce il primo numero de Il Regno, la rivista nazionalista di Enrico Corradini.
1904 - Nel settembre viene proclamato uno sciopero generale nazionale di cinque giorni. Di fronte a un tale avvenimento Giolitti giudica che l’equilibrio di forze all’interno del paese si sia spostato troppo verso la sinistra.
Scioglie dunque il parlamento e indice per il novembre nuove elezioni con Io scopo di limitare la forza dei radicali, dei repubblicani e dei socialisti. Riesce nel suo intento rafforzando all’interno del parlamento lo schieramento moderato-conservatore.
1905 - Per permettere, dopo la tempesta degli ultimi mesi dell’anno precedente, che le acque si plachino, Giolitti crede opportuno uscire per qualche tempo dal centro della vita politica. Lo sostituisce (dopo un brevissimo intermezzo di Tommaso Tittoni) Alessandro Fortis, suo uomo di fiducia, attraverso il quale egli continua ad essere l’arbitro di tutta la situazione.
La mossa di Giolitti, dopo lo sciopero generale dell’anno precedente, ha comunque fatto comprendere alla borghesia italiana il senso vero della sua politica che non mette in alcun dubbio la posizione di potere delle classi che sin qui lo hanno detenuto, e che anzi riesce a fermare ed eliminare in tempo tendenze pericolose.
L'avversione delle forze del grande capitalismo nei confronti di Giolitti si attenua.
1906 - Dopo tre mesi e mezzo di governo di Sidney Sonnino, Giolitti torna al potere. Questa volta egli riesce ad ottenere la piena collaborazione di tutte le forze del paese, sia di destra che di sinistra. L'Italia fa in tutti i campi un notevole balzo in avanti, anche se spesso di questo sviluppo beneficano soprattutto le zone centro-settentrionali della penisola, e quasi sempre il mezzogiorno ne paga le spese restando in una situazione di quasi totale immobilismo. Il 25 dicembre esce l'ultimo numero de Il Regno.
1907 - Nell’agosto esce l’ultimo numero di Leonardo, da qualche tempo trasformatosi in rivista quasi esclusivamente filosofica.
1908 - Il 20 dicembre esce il primo numero de La Voce, diretta da Giuseppe Prezzolini.
1909 - Da una nuova consultazione elettorale le sinistre escono notevolmente rafforzate. Ma in seguito a un loro rifiuto di appoggiare un progetto di riforma tributaria, il 10 dicembre il Giolitti lascia la carica di presidente del consiglio (gli succede prima Sidney Sonnino, poi Luigi Luzzatti).
1911 - Il 30 marzo Giolitti riprende in mano le redini del governo.
Dopo essersi assicurato, attraverso una serie di trattative diplomatiche, una situazione intemazionale favorevole, Giolitti comincia ad agitare all'interno del paese il problema della conquista italiana della Libia. Egli spera così di poter raggiungere due obiettivi: risolvere in qualche misura l’annoso problema dell’emigrazione; attirare nella sua orbita le forze del nazionalismo che potevano vedere nella decisione di conquistare la Libia una concessione fatta alle tesi da esse sostenute. Ma l'atteggiamento di Giolitti provoca la cessazione di quel rapporto di più o meno velata collaborazione che si era stabilito fra lui ed i socialisti.
Sulle pagine de La Voce Gaetano Salvemini conduce dall’estate una aspra e decisa polemica contro le intenzioni del governo.
Il 29 settembre l’Italia dichiara guerra alla Turchia ed occupa immediatamente il porto di Tripoli. I socialisti sono contrari all’impresa.
Su La Voce compare un articolo in cui si dichiara di voler abbandonare ogni precedente atteggiamento di ostilità alla politica governativa.
Salvemini abbandona la rivista e fa uscire il 16 dicembre il primo numero de L’Unità dove continua la battaglia antitripolina.
1913 - Il 1 gennaio esce a Firenze il primo numero di Lacerba, di Papini e Soffici. Il 26 ottobre si tengono in Italia le prime elezioni a suffragio universale maschile.
Dopo la rottura coi socialisti Giolitti è alla ricerca di un forte blocco conservatore da contrapporre alla pressione delle forze della sinistra. Ma le elezioni indeboliscono lo schieramento giolittiano (che mantiene comunque la maggioranza in parlamento) rafforzando proprio l’opposizione di sinistra. La paura della grossa borghesia industriale comincia a rinascere, e comincia ad incrinarsi la fiducia nel sistema politico giolittiano.
1914 - Il 13 gennaio esce il primo numero di una nuova Voce, diretta ancora da Giuseppe Prezzolini, che reca il sottotitolo di rivista dell’idealismo militante. Il 19 marzo Giolitti lascia il governo.
Il 28 luglio l’Austria-Ungheria dichiara guerra alla Serbia: è l’inizio della prima guerra mondiale.
Il 3 agosto il presidente del consiglio Antonio Salandra proclama la neutralità italiana.
Il 15 agosto Lacerba si trasforma in foglio politico interventista.
Col numero del 28 agosto La Voce, per bocca del suo direttore, prende anch’essa un atteggiamento decisamente interventista, avvicinandosi alle posizioni dei nazionalisti che dal 1911 hanno il loro organo ufficiale nell’Idea Nazionale.
Lo stesso processo subisce L’Unità che, contrapponendosi anche alla posizione del partito socialista (alle cui file, d’altra parte, il Salvemini non appartiene più dal 1911), si dichiara disposta a sopportare la neutralità italiana solo se essa rappresenta un termine necessario di passaggio verso una lotta contro gli Imperi Centrali per la causa delle nazioni e della democrazia.
Il 13 dicembre esce il primo numero de La Voce diretta da Giuseppe De Robertis, mentre Prezzolini abbandona il posto tenuto, sia pure con qualche interruzione, fin dal 1908. Da questo momento in poi la rivista diviene un foglio quasi esclusivamente letterario.
1915 - Il 26 aprile il governo Salandra sottoscrive segretamente il Patto di Londra, e si impegna a far scendere L’Italia in guerra contro l’Austria-Ungheria nel termine massimo di un mese.
Il 3 maggio viene denunciata la Triplice Alleanza.
Benché la maggioranza parlamentare sia ancora neutralista e veda in Giolitti l’uomo che meglio ne rappresenta le istanze, la sua volontà, con l’appoggio della corona, del governo e della piazza, viene scavalcata. Il parlamento viene posto di fronte al fatto compiuto.
Vittorio Emanuele III conferma Salandra capo del governo anche se si trova in posizione chiaramente minoritaria. Manifestazioni antigiolittiane si organizzano in ogni luogo d’Italia.
Il 20 maggio sono votati i pieni poteri al Salandra con l’opposizione dei soli socialisti.
Il 22 maggio esce l’ultimo numero di Lacerba in cui si inneggia alla vittoria dell'interventismo.
Il 24 maggio l’Italia entra in guerra contro l’Austria-Ungheria.
L’Unità interrompe le sue pubblicazioni (riprenderanno solo l’8 dicembre 1916 a Roma).
1916 - Il 31 dicembre esce l’ultimo numero de La Voce.
1920 - Il 30 dicembre esce l’ultimo numero de L’Unità.