Le due facce contrapposte della società civile d'oggi
CdS 140999

L'espressione “società civile” ha una lunga storia. Risale ad August Ludwig von Schlözer (1794), ma le interpretazioni, da Hegel a Marx a Gramsci, divergono, anche se il significato riguarda sempre la sfera dei rapporti sociali distinta dalla sfera dei rapporti politici. Ha ricordato in un suo scritto Norberto Bobbio che una società diventa tanto più ingovernabile quanto più aumentano le domande della società civile e non aumenta la capacità delle istituzioni di rispondervi.
Ma in quegli anni Ottanta la discussione non verte sull'interpretazione culturale del concetto di società civile. E’ assai più empirica, coinvolge da un lato la volontà di rendere limpida la vita pubblica, dall'altro la difesa di corposi interessi. Anche se resta spesso irrisolta la disputa sulle qualità della società civile che non è l'antitesi onesta della società politica disonesta. L'una e l'altra sono mescolanze difficilmente quantificabili.
Tutti, in quegli anni, sanno tutto ciò che succede, come nella Russia di Eltsin. La corruzione è generalizzata, esistono anche le tabelle delle tangenti. Ma pochi parlano. La caduta del Muro di Berlino fa come da spartiacque nella storia della Repubblica e permette ai magistrati di aprire indagini poco prima neppure immaginabili in materia di mafia e di corruzione politica. Quel tempo sospeso, tra la fine degli anni Ottanta e i primi anni Novanta assomiglia a un limbo che esploderà nel 1992 con l'inchiesta Mani pulite.
Poi, nel 1994, “scende in campo” Berlusconi. Il suo era ed è un movimento antipartito che vince anche in odio alla politica. Forza Italia appartiene teoricamente alla società civile anche se per il nuovo movimento non contano le idee portanti di giustizia sociale e civile. Il gran parlare di libertà è astratto. Le regole sono inciampi, i magistrati acerrimi nemici.
L'opposizione progressista, che non ha tratto vantaggi dalla campagna moralizzatrice, attribuisce le ragioni della sconfitta all'attacco frontale fatto a Berlusconi durante la campagna elettorale. A piccoli passi, per porre rimedio, per conquistare gli elettori di centro, si adegua, si omologa, quasi. Spesso i comportamenti del centro-sinistra, anche quando vince le elezioni del 1996, non risultano diversi da quelli del centro-destra.
La politica riprende rapidamente in mano le redini. Il suo primato ridiventa indiscusso. Il principio di legalità, la lotta contro la mafia, il risanamento civile finiscono in coda nell'agenda di quel che si deve fare. La questione morale non esiste più. Un pericolo pubblico. In Parlamento e negli Enti locali i progressisti che appartengono alla società civile vengono accantonati, emarginati. Sembra che non servano i loro saperi e le loro capacità professionali. Prevalgono di nuovo i personaggini dell'ubbidienza di partito, secondo i vecchi riti.
E la società civile? Ha due facce. L'erede degli anni Ottanta, minoritaria e sotterranea, vorrebbe operare in nome degli interessi collettivi e lo fa nel volontariato e nell'elaborazione di nuove forme di rappresentanza politica. La società civile vincente sembra per ora l'altra, quella di tutte le deregolamentazioni, che disprezza i principi e pensa soltanto a tutelare i propri interessi privati.
Il bilancio? La separazione tra politica e uomini in carne e ossa è sempre più profonda. Il Paese reale è un'entità sconosciuta. Nel corpo della sinistra (lo si vede dall'astensionismo elettorale) serpeggia la delusione alimentata soprattutto dalla politica delle tattiche. E dalla mancanza di passione.
1999 - Società civile
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