Dal Pci ai Ds, le cause di una sconfitta
di Ernesto Galli Della Loggia CdS 040799
Quando i ceti medi bocciano la sinistra

Il legame con i «ceti medi produttivi» del vecchio Pci era fondato su un grande compromesso: i ceti di cui sopra accettavano da un lato che il Pci ponesse il suo ideale in un mai meglio precisato «socialismo» e dunque nella difesa degli interessi operai; dall'altro che esso si riconoscesse in uno schieramento internazionale identificato con l'Unione Sovietica; in cambio di questa accettazione, e forti della medesima, i comunisti potevano a loro volta rilasciare ai ceti medi due garanzie: che avrebbero difeso gli interessi economici della piccola imprenditoria, degli artigiani e dei professionisti medi, e che ideologicamente il Pci, lungi dal rappresentare una forza culturalmente eversiva avrebbe rappresentato, all'opposto, la migliore assicurazione per una giusta miscela di libertà e di ordine, di difesa dei valori diffusi e di apertura alle inevitabili novità dei tempi.
Considerando la situazione retrospettivamente, con una lontananza che ormai può ben definirsi storica, è chiarissimo quali fossero i due elementi-chiave la cui esistenza permetteva questo grande compromesso sociale e politico-ideologico. Era il legame del Pci con l'Urss per un verso , e lo Stato assistenziale in versione italo-democristiana per l'altro. Il legame con l'Urss era un tale ancoraggio «rivoluzionario» da consentire qualunque spregiudicatezza moderata, era un alibi di segno così forte da rendere accettabile agli occhi di qualunque militante anche il compromesso più ampio con «la borghesia» e da rendere altresì amplissimi i margini dei compromessi possibili. Dal canto suo il Welfare italo-democristiano, fondato sul debito pubblico e adoperato per acquisire la benevolenza dell'opposizione di sinistra, era l'ideale per convogliare maestosi flussi di risorse più o meno indifferentemente su tutti i ceti e gruppi sociali a cui il Pci era interessato, senza che si creassero troppo evidenti contraddizioni.
Nel marasma degli anni Novanta i Ds - a cui tra l'altro toccavano sempre più spesso obblighi di maggioranza o di governo - hanno cercato ancora di cavalcare le vecchie politiche acchiappa-voti ad ampio spettro, ma questa volta i nodi sono venuti più volte al pettine. Ebbene, ogni volta che ciò è capitato, la scelta di Botteghe Oscure è stata chiarissima: tutti gli interessi di tutti i gruppi sociali potevano essere colpiti tranne quelli che di volta in volta i sindacati confederali proclamavano intoccabili. I Ds si sono così sempre più presentati come il partito elettivo di riferimento dei gruppi sociali sindacalmente protetti, che essendo tra l'altro i pensionati, i lavoratori occupati e gli addetti al pubblico impiego - sono anche quelli che oggettivamente si trovano a trasmettere al sistema economico impulsi di tipo nettamente conservatore ed anti-produttivistico.
Dall'altra parte è clamorosamente saltato anche il compromesso culturale con i “ceti medi produttivi”. Venuto meno il legame con l'Urss e con il “comunismo” - cioè con due tra le massime centrali di conservatorismo antropologico del Novecento - è andato rapidamente in frantumi anche il vecchio universo culturale piccista, ispirato a un certo ingenuo ma poderoso afflato populistico e insieme ben pensante, a suo modo «liberale» e tollerante sì, ma anche assai amante dei valori della laboriosità, della disciplina, dell'ordine civico e familiare tradizionale. Sbriciolandosi questo universo - che aveva guadagnato al vecchio Pci la giusta fama di partito d'ordine, moralmente irreprensibile - i Ds sono divenuti sempre più permeabili al flusso caotico degli stili di vita, delle mode, dei tic, dei valori prodotti dai tempi e invariabilmente di tipo fruitorio-individualistico nonché pervasi da un elevatissimo grado di relativismo etico. Ogni volta, nelle iniziative del più sperduto assessorato alla Cultura come nei dibattiti parlamentari, il «diverso» ha cominciato a fare premio sul “normale”, «l'etnico» e il «multiculturale» sulla tradizione locale e nazionale, la multisessualità sulla classica divisione di genere, il «giovane» e il giovanilistico sull'«adulto» (si pensi alla paurosa rumorosità delle mille manifestazione culturali «per i giovani» organizzate nel corso delle mille estati italiane), i più vari e inediti diritti soggettivi - alla creatività come alla procreazione - hanno avuto la meglio su una considerazione più ragionevole e più ponderata dei problemi. + accaduto così che sul piano del costume e dei valori i Ds sono apparsi (ripeto: in politica apparire ed essere possono essere cose diversissime) come il partito della programmatica indulgenza a tutti i fenomeni di infrazione sociale, il partito di uno spensierato quanto superficiale rovesciamento di ogni vincolo coesivo della famiglia e della comunità in nome del divieto a «normare il privato» proclamato negli ukase di Marida Bolognesi e delle sue compagne.
Con quanta sintonia con il mondo culturale dei ceti medi - alle prese con tutte le incertezze di una fase di turbolenta trasformazione sociale - lo si è visto bene, anche per questo aspetto, al momento del voto una settimana fa.
1999 - Le cause di una sconfitta
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- Categoria: Gaetano Salvemini
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