Cultura e politica, a cura di Luca Chiti, Torino 1972
Gaetano Salvemini. Nacque a Molfetta, in provincia di Bari, l’8 settembre 1873, da famiglia di piccoli proprietari terrieri. Compiuti gli studi secondari nella città natale, ottenne una borsa di studio per l’Istituto di Studi Superiori di Firenze. Qui ebbe, tra gli altri, come maestro il meridionalista e studioso di storia medievale Pasquale Villari. Dopo la laurea, il Salvemini pubblicò quasi subito la sua tesi su La dignità cavalleresca nel comune di Firenze (1896) e, tre anni più tardi, il volume Magnati e popolani in Firenze dal 1280 al 1295. Iscrittosi al partito socialista collaborò, a cominciare dal 1897, alla rivista Critica Sociale di Filippo Turati. Nel 1901 si trasferì a Messina dove aveva ottenuto la cattedra universitaria di Storia Medievale e Moderna, e sempre in quell’anno cominciò ad occuparsi da vicino dei problem della scuola italiana. Nel 1905 pubblicò La rivoluzione francese, e fu chiamato a far parte di una commissione di studio sulla situazione degli studi secondari nelle scuole del paese. Dimessosi dalla commissione nel 1907, pubblicò l’anno successivo, in collaborazione con Alfredo Galletti, il volume La riforma della scuola media. Ma il 1908 è anche l’anno del terribile terremoto di Messina e di Reggio, in cui il Salvemini perse la moglie e i cinque figli. Decise allora di trasferirsi a Firenze, dove venne a contatto degli intellettuali vocianie si fece collaboratore assiduo della loro rivista. Nel 1909, in occasione delle elezioni politiche generali, si recò a Gioia del Colle, dove poté osservare da vicino i metodi elettorali del Giolitti. Da questa esperienza nascerà nel 1910 il volume Il ministro della malavita. Intanto all'interno del partito socialista il Salvemini era venuto portando avanti tre esigenze fondamentali: la lotta per la soluzione del problema meridionale, quella per la riforma dell’istruzione in Italia, quella per l’attuazione del suffragio universale. Nell’estate del 1911 tuttavia il Salvemini abbandonò il partito di cui non condivideva più la linea politica ufficiale, e alla fine dell’anno lasciò anche La Voce di cui rifiutò decisamente la posizione presa dopo la dichiarazione di guerra del governo italiano alla Turchia e l’inizio della conquista della Libia. Fondò dunque L’Unità il cui primo numero uscì il 16 dicembre 1911, e sulle cui pagine egli ebbe la possibilità di continuare a bandire le proprie idee.
Nel 1914 il Salvemini prese posizione a favore dell’intervento in guerra dell’Italia a fianco della Triplice Intesa, considerando la guerra così intrapresa come una guerra per l’affermazione nel mondo della democrazia.
Nel 1915 partì volontario per il fronte, ma venne congedato appena quattro mesi dopo perché ammalatosi gravemente.
Nel 1919 il Salvemini tentò di trasformare il movimento intellettuale sorto attorno a L’Unità in un vero e proprio movimento politico, ma non ebbe successo. Presentatosi contemporaneamente in un collegio pugliese come candidato elettorale in una lista di ex-combattenti, fu eletto, anche se non si trovò poi a suo agio in un gruppo che raccoglieva soprattutto elementi nazionalistici. Dal 1922 al 1923 tenne a Londra un corso sulla Politica estera italiana dal 1871 al 1913 (sarà pubblicato nel 1944 in un volume dal titolo simile).
Nel 1922 erano intanto usciti il volume Il Partito popolare e la questione romana e Tendenze vecchie e necessità nuove del movimento operaio italiano. Con l’affermarsi del fascismo in Italia prese una posizione nettamente avversa al regime: collaborò anche al giornale clandestino Non mollare, contribuendo di persona alla sua diffusione. Ma l’8 giugno 1925 venne arrestato e imprigionato. Avendo beneficiato dopo qualche tempo di una amnistia, decise di fuggire all’estero, aiutato nel progetto da Federico Chabod e da Alessandro Passerin d’Entrèves. Si stabilì dunque in Inghilterra dove collaborò al quotidiano Manchester Guardian, e dove si dette da fare per far conoscere all’opinione pubblica la vera realtà dell’Italia fascista (per questo suo comportamento nel 1926 sarà privato dalle autorità fasciste della cittadinanza italiana).
Prese contemporaneamente contatto con i gruppi di “Giustizia e Libertà” dei fratelli Rosselli. Viaggiò poi negli Stati Uniti dove pubblicò il volume The fascist dictatorship in Italy. Dal 1933 al 1949 Salvemini si stabilì a New York, e ottenne la cattedra di Storia della Civiltà Italiana all’Università di Harvard.
Del 1936 è il volume Under the axe of Fascism.
Nel 1940 fondò la “Mazzini Society », che si proponeva di condurre negli Stati Uniti una propaganda antifascista. Tornato in Italia nel 1949 riprese la sua attività universitaria a Firenze, che abbandonò nel 1953 per ragioni di salute. Collaborò anche a numerose riviste tra cui Critica Sociale, Il Mondo, Il Ponte.
Nel 1955 pubblicò gli Scritti sulla questione meridionale.
Morì a Sorrento il 6 settembre 1957.