Atti Parlamentari, Camera dei Deputati, Legislatura II, Discussioni, Seduta del 18 settembre 1957
Commemorazioni (di G. Salvemini).
De Martino Francesco
. Chiedo di parlare.
Presidente. Ne ha facoltà.

Foto 01
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De Martino Francesco. Signor Presidente, onorevoli colleghi, il 6 settembre, nella villa Benzoni, nell’incanto di una natura alla quale egli aveva chiesto il riposo dei suoi ultimi giorni, in Sorrento, si è spento Gaetano Salvemini. La sua morte è stata uguale alla sua lunga vita: coerente e fedele ai principi, semplice e antiretorico.
Storico eminente, pubblicista, politico, maestro di vita morale, egli lascia orme profonde in molti campi della nostra vita culturale e politica. Nato nel 1873, da origini modestissime, in Molfetta, egli conobbe la desolante esperienza di una provincia meridionale e da quella attinse le sue prime ispirazioni di studioso e di politico, quelle che lo dovevano poi rapidamente condurre ad assumere tanto decise e importanti posizioni sia nella sua attività di storico, sia soprattutto nella sua partecipazione politica.
Si incontrò con il partito socialista italiano per tempo: vi si iscrisse nel 1890 e partecipò molto attivamente alle lotte che esistevano nell’interno del partito e a quelle del movimento operaio di quegli anni, collaborando alla rivista di Filippo Turati Critica sociale, portando in essa la freschezza di idee nuove che sorgevano dalla sua diretta e approfondita conoscenza della più grave questione economica del paese, cioè della questione meridionale.
La sua lotta all’interno del partito investiva problemi che sono problemi permanenti del movimento operaio e socialista, e in particolare investiva quella che gli appariva la degenerazione corporativa del movimento operaio nelle regioni più avanzate del paese, cioè nelle regioni settentrionali. In particolare Gaetano Salvemini sottolineava la necessità dell’avanzamento della democrazia nelle regioni meridionali, e riteneva che il partito socialista avesse un compito particolare: di sviluppare questo processo di democrazia politica nelle regioni meridionali.
Assisi
Assisi
Ed anzi egli tendeva ad accentuare questo aspetto della questione, mettendo in seconda linea le rivendicazioni di carattere sociale ed economico, che pur sono inscindibili da ogni serio progresso di carattere politico. E poiché in quegli anni sembrava che il movimento socialista e operaio avesse stabilito rapporti di nuovo tipo con l’ala borghese che esprimeva in Giolitti la sua posizione politica, così il Salvemini condusse, prima nel partito, successivamente dopo la sua uscita da esso, un’aspra e fiera polemica contro Giolitti, accusato di corrompere la vita politica meridionale e quindi di contrastare questo ineluttabile avanzamento delle masse proletarie e contadine del Mezzogiorno.
Quando gli parve che il partito socialista di quel tempo non rispondesse alle esigenze di questa lotta, uscì dal partito e - come disse egli stesso - ne uscì tranquillamente e senza rumore. Continuò la sua battaglia, svincolato ormai dalle posizioni della lotta di classe, con il periodico Unità, mediante il quale egli condusse vigorosamente la lotta contro il protezionismo e contro i monopoli. Ma ormai era interamente fuori del movimento operaio e socialista, sicché la sua fu una influenza che si esercitò soltanto indirettamente.
All’insorgere della dittatura fascista egli poté riprendere la sua posizione di battaglia, suscitando soprattutto nelle giovani avanguardie intellettuali quel movimento di resistenza che ebbe nei fratelli Rosselli la sua principale espressione.
All’inizio della dittatura fascista promosse la fondazione del settimanale Non mollare, che costò al Salvemini prima la persecuzione, poi il carcere; dopo un moto di opinione pubblica che lo liberò dal carcere fascista, vi fu per lui il lungo esilio.
Foto 02
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Egli condusse dall’estero la lotta per la libertà e la democrazia collegandosi con il movimento di (Giustizia e libertà e si dovette attendere lungamente prima che la restaurata democrazia in Italia consentisse a questo illustre figlio del nostro popolo di ritornare fra noi. Ma, anche al suo ritorno egli riprese il suo posto di battaglia, e dando importanti contributi continuò ad affermare quelle rivendicazioni che erano state alla base della sua lunga vita di studioso e di politico.
Non è questo il momento per dare un giudizio approfondito sul valore della sua opera e su quanto vi è di caduco e di permanente nelle verità che egli ci ha lasciato; ma, senza alcun dubbio, l’aver posto l’accento su questioni così fondamentali per la vita politica e sociale del nostro paese, l’avere in primo piano messo in risalto la questione meridionale, l’avere avvertito all’interno del movimento operaio i pericoli ai quali questo è sempre esposto, allorché smarrisce la strada giusta che consiste nell’affrontare giorno per giorno le questioni importanti e concrete e decisive per l’avanzamento del proletariato, tutto questo è certamente una eredità che non può essere trascurata da noi. Anche se Salvemini venne a distaccarsi dal partito socialista italiano, egli può essere posto al fianco dei più grandi meridionalisti della nostra recente vita nazionale. Pensiamo che superare le vecchie questioni che erano state dibattute nel movimento socialista, certo sentì l’influenza di Gaetano Salvemini, come del resto è dimostrato dagli episodi particolari della lotta politica di quel tempo.
La Camera italiana, al di fuori e al di sopra delle divergenze politiche e ideali, deve onorare in lui i1 grande maestro di vita morale, il grande combattente della lotta repubblicana e antifascista, l’uomo che ha insegnato alle giovani generazioni che di fronte ai grandi valori ideali della nostra esistenza non bisogna in alcun modo mollare. È questo il titolo di quel settimanale che rappresentò una parte tanto nobile nella lotta antifascista di quegli anni. Il motto non mollare può essere bene la divisa con la quale la Camera repubblicana e democratica onora la memoria di Gaetano Salvemini.
Gullo. Chiedo di parlare.
Presidente. Ne ha facoltà.
Foto 03
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Gullo
. Nel partecipare con animo profondamente commosso, a nome del gruppo comunista, alla commemorazione di Gaetano Salvemini, sorge spontanea una considerazione, ed è che non si può volgere il pensiero agli scritti ed alle opere di Gaetano Salvemini - combattente per la questione del mezzogiorno d’Italia - senza porre le une e gli altri al centro di quel vasto movimento che da sessanta anni a questa parte, via via intensificandosi, si è svolto appunto intorno alla questione meridionale.
Con ciò non si vuol dire che Gaetano Salvemini non sia stato sensibile ad altri interessi culturali. Danno la misura del suo poliedrico ingegno e della sua vasta preparazione in svariati campi di indagine storica opere insigni come i1 saggio Sui magnati e popolani, come il volume sulla rivoluzione francese, come gli studi su Giuseppe Mazzini.
Ma, all’indomani della sua morte, mentre la Camera lo commemora, non si può, ripeto, non ricordare l’accorata passione, l’acutezza dell’indagine, l’originalità di molte impostazioni dottrinarie e pratiche con cui egli affrontò la questione meridionale. Vista sotto questa luce, senz’altro si può valutare adeguatamente l’importanza delle molteplici campagne che egli combatté sulla sua rivista Unità, contro le industrie parassitarie e monopoliste, contro la protezione di esse da parte dello Stato, contro tutta la politica doganale del nuovo Stato unitario così pregiudizievole agli interessi del Mezzogiorno, insomma tutta la vasta e molteplice azione che egli svolse.
Se non vi fosse altro per ricordare questa azione, basterebbe la parte di essa dedicata ai braccianti ed ai contadini poveri del Mezzogiorno, a questa classe che non aveva conosciuto altro se non la dura oppressione di un ceto conservatore cieco ed assenteista, e insieme con questo tante volte anche la faciloneria nel valutare i problemi del Mezzogiorno da parte anche di movimenti e di partiti che pur si richiamavano ad alti principi democratici e progressisti. Quanto tutto ciò abbia nuociuto al progresso, nonché del Mezzogiorno, di tutto il paese, gli scritti appunto di Gaetano Salvemini, cui si accompagnarono quelli di Dorso e poi, con più ampio respiro, quelli di Antonio Gramsci, hanno dimostrato in maniera definitiva. La vasta opera di Gaetano Salvemini, pur con 1e sue lacune ed i suoi limiti, si presenta a noi come un grande quadro, il quale, visto nel suo complesso, ci mostra come le luci vincano di gran lunga le ombre. In questo grande quadro si compendia la vita di un uomo che ha saputo dedicare tutto se stesso ai più alti e più nobili ideali. Un tale uomo, che tanto ingegno e tanta volontà d’azione diede a così nobili ideali, non poteva non schierarsi con i più intrepidi combattenti dell’antifascisino. Per questo egli soffrì persecuzioni, carcere, un esilio ventennale. Ed è da ricordare oggi che Gaetano Salvemini, questo grande cittadino, subì ad opera della tirannide trionfante anche l’onta di vedersi tolto il diritto di cittadinanza italiana.
I1 popolo italiano, risorto a libertà, lo ricollocò con riconoscimento unanime e riparatore tra i suoi più insigni cittadini.
Oggi, la Camera italiana, interprete sicura del vasto sentimento collettivo, mentre ne rimpiange l’incolmabile perdita, ne onora e ne esalta la memoria.
De Caro. Chiedo di parlare.
Presidente. Ne ha facoltà.
Foto 04
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De Caro
. Porto l’adesione, all’unanime rimpianto, del gruppo parlamentare liberale, ricordando Gaetano Salvemini sotto un triplice profilo della sua vita. Il primo, come meridionalista, come è stato ricordato qui prima di me, in quanto egli ebbe effettivamente a combattere per il Mezzogiorno assieme con Giustino Fortunato; il secondo come combattente della guerra italo-austriaca: egli fu interventista attraverso 1a stampa e poi volontario durante la guerra, e a coloro che gli contestavano questo contrasto con le sue ideologie egli rispondeva che aveva il dovere di essere interventista e di partecipare alla guerra personalmente, in quanto vedeva nella guerra italo-austriaca la liberazione delle nazioni oppresse, la distruzione dell’impero austro-ungarico, la realizzazione completa degli ideali risorgimentali.
I1 terzo profilo, sotto il quale lo ricordo io che venni alla Camera insieme con lui nel lontano 1919, riguarda l’atteggiamento da lui assunto all’avvento del fascismo, atteggiamento di ribellione aperta. Gaetano Salvemini, polemico per tutto e contro tutti, acuì la sua polemica nei rapporti col fascismo sino ad essere processato dal tribunale di Firenze, dopo essere stato arrestato. Ricordo la pagina dolorosa di quella udienza nella quale fu malmenato e percosso la medaglia d’oro Rossetti per essersi presentato come testimone a discarico del Salvemini.
Fortuna volle che gli avvocati difensori trovassero un motivo procedurale pel quale, per una inosservanza di termini, Salvemini poté ottenere la libertà provvisoria. Questo bastò perché Salvemini, al quale per altroera stata tolta la cattedra nella quale era succeduto a Pasquale Villari, potesse recarsi in esilio clandestinamente in America, dove ottenne per vivere una cattedra universitaria.
In America, come è noto, continuò a condurre la sua campagna contro il fascismo, che ebbe termine solo con la caduta del regime.
Ricordiamo tutti il suo ritorno in Italia, allorquando riel 1948 riebbe la cattedra, che aveva perduto nel 1926, con grande soddisfazione del suo animo e dei suoi amici. È noto il suo senso di disprezzo, indubbiamente per ragioni nobilissime, nei confronti dell’emolumento che gli si voleva dare per il lungo periodo in cui era stato assente dalla cattedra stessa.
Ricordato l’uomo sotto questo triplice aspetto, penso che effettivamente la statura culturale e politica di Gaetano Salvemini debba essere di esempio alla Camera italiana e che la sua figura debba essere impressa nell’animo di tutti. Ecco perché riconfermo l’adesione del gruppo liberale alla commemorazione del grande scomparso e rivolgo alla sua memoria un commosso e deferente saluto.
La Malfa. Chiedo di parlare.
Presidente. Ne ha facoltà.
Foto 05
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La Malfa
. E’ difficile per me, in poche parole, esprimere il sentimento e la commozione che, personalmente e come esponente del partito repubblicano, mi legano alla memoria di Gaetano Salvemini. Egli appartiene alla schiera di quei quattro o cinque uomini che dopo il Risorgimento, nella cosiddetta età di mezzo, che ha avuto inizio prima della fine del secolo scorso, hanno dato il loro suggello culturale, politico e morale ad intere generazioni, e che, muovendosi dopo esperienze di partito fuori dell’ambito di un determinato partito, hanno dato alla democrazia elementi e fermenti ideali che ancora permangono.
Non è il caso di ricordare qui quello che Gaetano Salvemini ha rappresentato in sede di rinnovamento degli studi storici.
Conoscitore del marxismo, egli ne assimilò gli elementi vivi nella interpretazione dei fatti storici. Ma rifiutò quello che poteva apparire applicazione di una astratta ideologia.
Rimangono così, come grandi esempi del suo modo di intendere la storia, il volume Magnati e popolani ed il suo studio sulla rivoluzione francese, sicché da questo più vivo pensiero salveminiano hanno preso le mosse più generazioni di storici.
Ma per allontanarci dal terreno storico e scientifico ed entrare nel campo politico, noi in Salvemini, socialista, possiamo individuare alcuni grandi filoni ideali di pensiero. Da una parte una luminosa tradizione risorgimentale: Salvemini è stato colui che ha saputo scegliere le più belle pagine di Carlo Cattaneo, perché in sé viveva il modo di vedere i problemi della democrazia che fu propria del grande studioso lombardo; ed anche per quanto riguarda Giuseppe Mazzini, noi abbiamo un suo libro su Mazzini e una sua successiva revisione che ci danno la misura del travaglio intellettuale e spirituale di Gaetano Salvemini intorno ai grandi pensatori e politici del Risorgimento. D’altra parte la sua esperienza socialista - lo hanno detto i colleghi che mi hanno preceduto - è stata fatta sul vivo della lotta e dei contrasti sociali ed applicata soprattutto a quel problema del Mezzogiorno, delle plebi diseredate del Mezzogiorno, che è come i1 banco di prova di qualsiasi dottrina che si voglia intendere nel suo pieno valore democratico.
Ma mi lascino dire i coIleghi socialisti che Gaetano Salvemini ha saputo superare del socialismo le molte pure e fredde astrazioni marxiste. La sua campagna per il concretismo e il problemismo ha, a mio giudizio, un valore politico che permane tuttora nella sua grande attualità. Ed ecco che noi vediamo in Gaetano Salvemini fondersi, ripeto, tutti i filoni ideali della nostra formazione democratica: da una parte il pensiero dei grandi repubblicani del Risorgimento da Cattaneo a Mazzini, dall’altra il filone socialista come lotta concreta per la redenzione delle masse diseredate, e dall’altra ancora la capacità di legarsi ad un filone di autentico liberalismo.
Per cui noi abbiamo visto Gaetano Salvemini, che veniva dalla corrente socialista, unirsi a De Viti De Marco, che proveniva dal più puro pensiero liberale, per la battaglia di redenzione del Mezzogiorno, e per quella lotta contro i privilegi e i parassitismi doganali, che fu una delle pagine più nobili della storia politica dell’anteguerra.
E questo dà l’idea della vastità non solo culturale, ma politica e morale dell’uomo.
Assisi
Assisi
Ancora delle sue battaglie dell’anteguerra rappresenta un grande coronamento, prima che intervenisse il fascismo, la battaglia per le nazionalità. È anche questa una grande eredità di pensiero risorgimentale. Salvemini è stato accusato di essere rinunciatario, ma forse nessun italiano come Salvemini rimane nella grande tradizione della nostra storia nazionale e democratica. E sono questi precedenti che spiegano la tenacia, i1 coraggio, la perseveranza, che allora noi giovani sapemmo ammirare nella sua lotta contro il fascismo: perché egli sentiva il valore dei contrasti nell’interno di una democrazia, ma non poteva comprendere il significato di un movimento che uccide la democrazia e riduce la lotta nazionale in una pura retorica e in una pura politica di potenza e di conquista.
La sua lotta antifascista è stata coerente, alta e fervida come la sua lotta prefascista, ed è rimasta sempre legata alla considerazione concreta di quelli che sono gli elementi di una democrazia e di uno sviluppo morale e civile del nostro paese. De1 resto tutta la vita di Gaetano Salvemini, nella sua semplicità, nella sua dirittura, è testimonianza di questa fede estrema nei valori della democrazia.
Foto 06
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Ed anche a chiusura della sua esistenza, egli, onorevoli colleghi, è morto da laico, con la semplicità e la tranquillità con cui molte volte sanno morire i laici. Ma essendo laico, egli sapeva rispettare i1 sentimento religioso, perché in lui vi era una grande religiosità: non ha mai combattuto la religiosità come tale, ma qualunque sfruttamento, qualunque speculazione che sui sentimenti religiosi, i quali appartengono alla coscienza individuale, si voglia in ogni campo fare. Ecco perché Salvemini appartiene alla storia civile e morale del nostro paese: per queste sue profonde convinzioni, ripeto, e per questa sua semplicità e onestà di vita.
Si parla del concretismo di Salvemini, della sua volontà di sceverare i problemi della vita concreta di un paese, di sottrarsi alle suggestioni ideologiche ed agli schieramenti in questo o quel partito. Si dice anche che egli appartenesse ad una specie di anarchia del pensiero, che si sottrae ad ogni disciplina e vuole rimanere libero e individuale.
Non è così, onorevoli colleghi. A me pare che Gaetano Salvemini sia uno di quegli uomini che, avendo partecipato alle condizioni della lotta di ogni giorno, hanno saputo guardare lontano e hanno visto l’assoluta necessità che certi fondamentali filoni del nostro pensiero democratico confluissero in una visione più moderna e concreta dei problemi della nostra vita nazionale. Mi pare che questo sia i1 testamento vero di Gaetano Salvemini.
Baia
Baia
Egli non era un individualista che colpisse tutto e tutti; egli aveva una visione profonda della maniera con cui, e delle forme attraverso cui, nell’ambito della sua storia e della sua tradizione, la nostra civiltà poteva avere una evoluzione veramente e profondamente democratica.
Guardando lontano in questo ideale, egli ha dato un’indicazione. Possano la scuola repubblicana, la scuola socialista e la stessa scuola liberale nel suo più alto senso, guardare al pensiero di Salvemini come ad una mirabile fusione di elementi ideali e critici, che insieme debbono concorrere a far progredire una società democratica. Questo è il significato del suo testamento spirituale, e l’indicazione - ripeto - che egli ha dato per il futuro.
Preti. Chiedo di parlare.
Presidente. Ne ha facoltà.
Preti. Le nobili parole degh onorevoli De Martino, Gullo, De Caro e La Malfa ci hanno profondamente commossi. I1 gruppo socialista democratico si associa alla commemorazione di Gaetano Salvemini. Non aggiungendo altre parole che forse sarebbero troppo modeste, penso di essere più vicino allo spirito del grande maestro cui noi abbiamo sempre guardato e cui continueremo a guardare.
Bucciarelli Ducci. Chiedo di parlare.
Presidente. Ne ha facoltà.
Bucciarelli Ducci. Il gruppo della democrazia cristiana si associa alle espressioni di cordoglio pronunziate per la scomparsa di Gaetano Salvemini e intende così ricordare la sua attività di uomo politico e di studioso e il particolare impegno, pieno di generosità anche se poco fortunato, di riscattare il Mezzogiorno dalle sue particolari depresse condizioni sociali.
Egli fu uno studioso profondo, anche se il suo spirito polemico lo condusse sovente ad assumere atteggiamenti esasperati che talvolta gli impedirono di valutare i problemi nella loro obiettiva natura e di stabilire rapporti sereni con uomini di diverso orientamento.