Nella sezione dedicata ad Ernesto Rossi (co-autore con Altiero Spinelli del Manifesto di Ventotene del 1941 ed esecutore testamentario di Gaetano Salvemini, puoi scaricare (e leggere) 2 interventi del Nostro usciti su L'Astrolabio del 25 ottobre 1963.
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Centro di tutta questa mirabile storia fatta di grandi personaggi e di immense moltitudini di contadini e pastori, fatta di avvenimenti drammatici e di serenissimi spazi di preghiera e di meditazione c'è Lei, la Madre di Dio dagli angeli Incoronata. Lei è la dolcissima Madre degli uomini, profondamente partecipe della loro storia. E' Lei che li guida per i meandri della vita, che li attende con pazienza, che mostra loro il figlio che è la Parola che salva. Perciò quando gli antichi pellegrini arrivavano al Santuario sentivano di esser tornati a casa, si rilassavano, circondati da profumi conosciuti, avvolti da confidenza e di familiarità estranea in altri santuari: questa infatti è la casa del ritorno, queste sono le pareti domestiche, questa è la casa della mamma.
Nel rituale di Ripabottoni la meditazione e la preghiera acquistano ampiezza e serenità. Il pellegrino vive non più con l'animo del penitente in cammino, ma con quello del figliol prodigo finalmente tornato a casa, rivestito della veste più bella e con l'anello al dito, sebbene col ricordo sempre vivo delle sue infedeltà passate.
La Vergine Incoronata conferisce concretezza quasi materiale alla sua certezza di fede. Lei rappresenta la Felix coeli porta attraverso cui gli uomini, finalmente pacificati, entrano nella casa del Signore. È la Gloriosa Domina, sublimis inter sidera che siede accanto al Figlio, segno tangibile dell'umanità definitivamente redenta, ma con un compito ancora importante, quello di mostrare a noi suo Figlio perché sia ancora nostra via e nostra pace.
Perciò la preghiera più importante che i pellegrini di Ripabottoni rivolgono alla Vergine Incoronata è la Salve Regina, che dicono infinite volte, e soprattutto ripetono in due stupende parafrasi che vale la pena leggere integralmente.
La prima di queste parafrasi è in versi

Dio ti salvi o regina e Madre universale per il cui favor si sale in Paradiso.
Voi siete gioia e riso
di tutti gli sconsolati;
di tutti i tribolati
unica speranza.
A voi sospira e geme
il nostro afflitto cuore
in un mare di dolore
e d'amarezza.
Maria, mar di dolcezza,
i vostri occhi pietosi,
materni ed amorosi,
a noi volgete.
Noi miseri accogliete
nel vostro santo velo,
e il vostro figlio in cielo
a noi mostrate.
Gradite ed ascoltate, pia,
gli affetti nostri (si ripete).
Voi de' nemici
a noi date vittoria,
e poi l'eterna gloria
in Paradiso. (si ripete).

La seconda parafrasi della Salve Regina è in prosa:

'Vi saluto Regina universale, Madre di misericordia; vi saluto vergine Santa, che siete dopo Dio tutto. Delle nostre miserie dolce consolazione in questa vita. Noi tutti imploriamo il vostro aiuto come poveri esiliati, miserabili Figli di Eva. Sospiriamo, cantiamo verso di voi gementi e piangenti in questa valle di lagrime. Giacché siete nostre avvocata, volgete uno sguardo favorevole a noi; e dopo che avremo terminato l'esilio di questa vita, otteneteci il vedere e possedere per sempre Gesù nostro salvatore, frutto della vostre viscere. O clemente, o misericordiosa, o dolce vergine Maria, cosi sia'.

La Madonna, perciò, è Regina. E come tale è raffigurata nell'antichissima statua che si venera nel santuario. Il titolo di Incoronata, infatti, significa prima di tutto questo. La Vergine Santissima, che ha servito Dio in questa vita come Madre del Redentore, assunta in cielo, partecipa alla regalità del Figlio e continua ad esprimere il suo potente patrocinio a favore dei fratelli di suo Figlio Gesù.
Il titolo di Regina, tuttavia non stabilisce per i pellegrini un distanza irraggiungibile. La Madonna non è percepita come pietrificata in una regalità immobile e incomprensibile; fissata in un sistema di privilegi da cui i comuni mortali sono esclusi.
E' Regina perché Madre di Dio e degli uomini, e come tale per gli uomini è 'dolce consolazione delle nostre miserie in questa vita'. Il suo rapporto con Dio le conferisce, a favore dei fratelli del suo Figlio, una potenza straordinaria; per loro Maria 'dopo Dio è tutto'. Lei è, cito il Rituale di Ripabottoni, la 'porta del cielo, salute degli infermi, consolazione degli afflitti, l'aiuto dei cristiani, madre di misericordia, madre di Gesù Cristo, vergine fedele, vaso spirituale, rosa mistica, regina dei patriarchi, degli angeli, dei profeti, degli apostoli, dei martiri, dei confessori, delle vergini e di tutti i santi'.
La storia della statua ribadisce questo concetto. Gli studi recenti, ampiamente sostenuti dai rilievi scientifici, come è ricordato nella preziosa opera di p. Giovanni D'Onorio De Meo, hanno dimostrato che la statua ha subito modifiche sostanziali lungo i secoli. Le braccia posticce e la loro attuale posizione non rispecchiano l'atteggiamento che l'artista originariamente aveva conferito all'opera d'arte. Inoltre è stato scoperto che la statua in origine aveva in braccio il Bambino, di cui in un certo punto della storia è stata privata.
Probabilmente, come ipotizza il p. Giovanni D'Onorio De Meo, il Bambino fu oggetto delle attenzioni sacrileghe di qualche ladro; è altrettanto probabile che il Bambino sia andato semplicemente distrutto in una delle tante disattente manovre a cui sono sottoposte le nostre statue, soprattutto quelle che attirano maggiore devozione popolare.
Il risultato di queste modifiche fu un'immagine immobile, tesa più a sottolineare l'irraggiungibile regalità della Vergine, che la sua provvida maternità.
Aveva perso la dolcezza della Madre che gioisce e piange per il Figlio, che riconcilia in sé il cielo con la terra rendendo nostro fratello il Signore della vita.
L'atto dolcissimo dell'offerta del Bambino agli uomini suoi fratelli aveva ceduto il passo a un atteggiamento astratto non privo di durezza.
In origine la statua doveva somigliare molto al prezioso dipinto antico che si venera nel Santuario. La Vergine assisa, che presenta il suo Bimbo al popolo devoto, in atteggiamento non dissimile dalla bellissima icona della Theotocos, Madre di Dio, riprodotta a milioni dopo la definizione dommatica del concilio di Efeso nel 431.
Bene ha fatto il Santo Padre Giovanni Paolo II quando, nel pomeriggio del 24 maggio del 1987, ha rimesso il bimbo divino nelle braccia della Madonna.
In tutti i casi la statua, anche se non risale all'epoca delle apparizioni, è molto antica. Gli studi hanno accertato che il tronco di noce da cui la scultura è tratta è stato reciso fra il 1280 e il 1320. Forse in epoche anteriori si venerava un'altra statua andata perduta. Più probabilmente era venerata una icona di fattura bizantina, appunto una Theotocos. L'ipotesi è resa plausibile dal fatto che i primi custodi del santuario dell'Incoronata furono i monaci Basiliani di rito greco.
In questo clima è più comprensibile il titolo di Madre di Dio, dagli angeli Incoronata.
Il titolo di Incoronata rievoca anche la sua difficile vita su questa terra. In quel titolo si evidenzia il profilo evangelico della vita della Madonna, il suo essere attenta alla sequela di Cristo suo Figlio, in un cammino di fede fatto di ricerca, di silenzio e di meditazione, di travaglio della sua adesione a Dio come Madre di Gesù, di dolore, di continuo affidarsi al mistero. La coronazione rappresenta la fine del pellegrinaggio terreno di Maria, la sua esaltazione.
E' significativo che la Liturgia, quando si parla della corona, si rapporti sempre in qualche maniera al concetto di coronamento di una impresa, alla fine di un percorso importante e difficile. Così nella liturgia della consacrazione delle Vergini, in quella della icoronazione della immagini della Madonna, e, fino al secolo scorso, nella liturgia dell'incoronazione dei Re e delle Regine. Ai Re e alle Regine veniva ricordato che la corona che ricevevano non era segno di uno stato raggiunto, fatto di possessi e di privilegi, bensì il segno di un ornamento fatto di virtù e di vita santa; si pregava perciò l'Altissimo di conferire ai Re e alle Regine, se lo avesero fedelmente servito, per l'eternità quella corona di gloria che su questa terra avevano portato in modo effimero.
Anche per le vergini, il Pontificale romano insisteva su questo concetto: la corona è il simbolo della gloria di cui saranno redimiti quelli che su questa terra lo avranno servito con amore e sacrificio.
Il Rituale Romano, nelle edizioni anteriori a quelle del Concilio Tridentino, riportava anche la benedizione delle corone dei pellegrini. Di questa benedizione ormai scomparsa ogni traccia; resta tuttavia qualche ricordo nei rituali o manuali di preghiere dei pellegrini.
Abbiamo ritrovato in alcuni archivi di San Marco in Lamis interessanti frammenti di questi rituali. I pellegrini che per la prima volta s'incamminavano verso il santuario di San Michele, insieme agli altri simboli del pellegrino, la bisaccia, il bordone, il secchiello, ricevevano anche la corona. Questa usanza si allargava in tutta Europa. La corona ricordava ai pellegrini che se avessero percorso con fedeltà e dedizione al Signore il duro pellegrinaggio della vita avrebbero ricevuto l'abbraccio saziante del Padre 'Allora il re dirà a quelli che stanno alla sua destra: Venite, benedetti del Padre mio, ricevete in eredità il regno preparato per voi fin dalla fondazione del mondo'.
La Vergine Madre di Dio dagli angeli Incoronata è la prima pellegrina della storia.
Lei custodisce le speranze di ogni pellegrino; lei è ciò che ogni pellegrino vorrebbe essere.
Grazie!
P. Mario Villani
Convento San Matteo 25 aprile 2001