Questo brano è stato tratto dal Bollettino del Santuario di San Matteo Anno III del Giugno 1961. Il Direttore responsabile della pubblicazione era P. Vincenzo Gallo, grande frate francescano ed ottimo scrittore; l'autore dello scritto era Sebastiano Rendina, grande e dimenticato sammarchese e garganico che ho avuto il piacere di conoscere. Sebastiano Rendita nasce a San Marco in Lamis nel 1926. Si laurea in Pedagogia a Padova. Insegna nelle scuole elementari. Muore a San Marco in Lamis nel 2009.

Padre Vincenzo Gallo - Grande Guardiano di S. Matteo
Padre Vincenzo Gallo - Grande Guardiano di S. Matteo
Come era il Maggio, il mese delle rose
Come era il Maggio, il mese delle rose
Il sentimento religioso ha salde e profonde radici nel Gargano e dai tempi più remoti si è sempre manifestato con atti di fede intimamente sentita e vissuta.
Il mese di maggio, che il mondo cristiano dedica al culto di Maria, ha nel Gargano una spiccata fisionomia, una nota inconfondibile che mette a nudo l’anima e lo spirito dell’umile e laboriosa gente che lo abita.
A maggio non si risveglia soltanto la natura dopo il letargo invernale. Non rifioriscono i prati e gli alberi, rifioriscono pure i cuori che vogliono rinnovare fede e amore e sentono il bisogno di cantare le lodi più belle e più sublimi. Per un mese intero, ogni sera, dopo le fatiche della giornata, il popolo garganico si ritrova, come per un tacito appuntamento, nelle strade e nelle piazze e onora e venera in un modo del tutto singolare la madre di Dio. E' bello e suggestivo ad un tempo percorrere le vie di un borgo o di un paese e vedere la gente, devotamente raccolta, intenta alla preghiera.
Appena trascorre aprile e subentra il mese delle rose, le giovinette di ogni strada si mettono in giro per raccogliere quanto è necessario alla preparazione del mese mariano. Viene così approntato sul muro esterno delle abitazioni un modesto e rudimentale altarino più o meno uguale e comune a quelli che contemporaneamente vengono approntati in altre strade. Ogni strada ha il suo altarino e magari si fa il possibile per abbellirlo e adornarlo man mano che si va avanti col passare dei giorni. Sull’altarino di legno viene posata una candida coperta ricamata che si annoda all'estremità con nastri colorati. Sul muro intanto, al centro, viene sistemato un quadro o una figura grande della Madonna e tutto intorno vengono incollate numerose figure di Santi come per stabilire una qualche gerarchia.
Altarino nel mese di maggio.
Altarino nel mese di maggio.
Attorno alle figure viene poi adagiata una corona per lo più di alloro e di edera con fiori di campo dai mille colori. Lucerne ad olio e candele vengono accese ai lati dell'altarino, mentre da un balcone all'altro della strada si sospendono festoni di carta e lampioncini alla veneziana sì che a passarci sotto si ha l'impressione di trovarsi in una vera galleria. Ai rintocchi dell'Ave tutta la gente della strada si prepara e i bambini con un campanello in mano fanno il giro della strada per avvertire che tutto è pronto per cominciare. E si comincia col rosario per passare, poi, alle litanie e ai canti. Ogni persona porta seco la seggiola su cui sedersi durante la sacra adunanza e la strada si trasforma così in un grande salone, in un atrio dove è vietato passare. A chiusura del mese mariano si assiste a cerimonie più solenni e si invita anche il sacerdote per la benedizione.
Le strade non smontano gli altarini allo scadere del mese, ma li tengono ancora sempre agghindati e pronti fino al giorno del Corpus Domini.
Vecchia foto del chiostro cinquecentesco del Convento di San Matteo a San Marco in Lamis
Vecchia foto del chiostro cinquecentesco del Convento di San Matteo a San Marco in Lamis
Con questa festa gli altarini subiscono un ultimo ritocco di abbellimento e vengono ingranditi, sostituendo alle figure di carta dei Santi, vere e proprie statue o della Vergine Immacolata o del Cuore di Gesù, adornandole ai lati con piante coltivate e vasi di fiori che i fedeli fanno a gara nell’offrire. Il giorno del Corpus Domini ha luogo poi una grande processione che fa il giro di tutte le strade che hanno approntato l'altarino e queste, per ricevere degnamente la visita del Signore, si pavesano a festa con coperte di seta sgargiante e con arazzi di velluto. Non appena si scorge la processione che imbocca la strada, i ragazzini, tutti con l'abito nuovo e con al braccio il nastro di seta bianca della prima comunione, cominciano a battere le mani, a gridare di gioia e a suonare i campanelli che servono durante il mese a chiamare la gente al rosario della sera. Da qualche anno però bisogna riconoscere che questa simpatica tradizione ha subito una certa contrazione e il numero delle strade che approntano gli altarini diminuisce sensibilmente. Non sapremmo spiegarci il perché e certo ci auguriamo che presto si possa tornare all'antico fervore e all'antica emulazione delle strade a meritare l'ambito riconoscimento di aver saputo preparare il migliore altarino. Dopo tutto, durante il mese, la strada assume la caratteristica di una sola famiglia, di una comunità che vive in perfetta armonia e generoso ed edificante è lo slancio, lo zelo, con cui, a turno, tutti gli abitanti di una stessa strada si impegnano a tenere pulito il selciato e a biancheggiare e colorire i muri.
La religiosità del maggio garganico ha ancora qualche altra manifestazione che contribuisce a renderlo sempre nuovo e interessante. Il mese di maggio è anche consacrato al culto e alla venerazione dell'Arcangelo S. Michele che predilesse il Monte Gargano per la sua apparizione.
E' per questo che vie e sentieri del Gargano si animano e si popolano in questo mese di gente che va a trovarlo per sciogliere voti e implorare grazia e misericordia. La vecchia via sacra, com'era chiamata un tempo, e cioè la via che da S. Severo attraverso i centri abitati di S. Marco e S. Giovanni conduce a Monte S. Angelo toccando i Santuari di Stignano e S. Matteo, vede passare i numerosi pellegrini abruzzesi che salmodiando raggiungono a piedi la sacra spelonca. Portano con sé tutto il necessario, incolonnati e bene ordinati dietro a una croce, intonando canti profondamente accorati che lasciano un'eco di dolcezza e di nostalgia.
Pellegrini molisani in visita al santuario di San Matteo a San Marco in Lamis
Pellegrini molisani in visita al santuario di San Matteo a San Marco in Lamis
Ad essi si accompagnano per un buon tratto di via numerosi ragazzi che aiutano i più vecchi a portare qualche bagaglio e li riforniscono soprattutto di acqua riempiendo loro borracce e bottiglie. Da ogni paese del Gargano partono comitive o, per essere in gergo, "compagnie" di fedeli che si incamminano a piedi alla volta di Monte S. Angelo. Entrano silenziosamente nella grotta e sostano a lungo in devoto raccoglimento. Quando ne escono non voltano mai le spalle in segno di deferenza e ginocchioni, ritirandosi lentamente, esaltano le potenti virtù del Santo guerriero che siederà alla destra di Dio nel giorno dei giudizio universale. Al limitare delle sacra basilica il capo compagnia, a nome di tutti, in un colloquio diretto, annunzia al Santo che è giunto il momento più triste della “compagnia”: quello della partenza. Bisogna attendere un altro anno prima di rivederLo: molti potranno anche non tornaci più. A questo triste pensiero il pianto si leva alto nel tempio dove il silenzio dà una maggiore aria di mestizia a chi si appresta a partire. C'è gente che visita anche la grotta di Cagnano Varano dove si vuole che sia apparso pure l'Arcangelo con la spada fiammeggiante. La grotta di Cagnano raccoglie per lo più fedeli e pellegrini dei paesi vicini ma non gode la fama e la popolarità con cui è celebrata quella di Monte. Al rientro in paese la 'compagnia' è attesa con viva ansia e sembra portare con sé un'aria di mistica spiritualità che si trasmette a uomini e cose per una ennesima riprova di interdipendenza tra l'umano e il divino.
Sebastiano Rendina