Monopoli, 23 settembre 2007

S. Francesco e la Puglia

Foto di Francescani della Provincia di Sant'Angelo.
Foto di Francescani della Provincia di Sant'Angelo.
Volendo parlare del movimento francescano in Puglia non si può non fare un previo riferimento alla visita di S. Francesco nella nostra regione. Il primo autore che ne parla è Tommaso da Celano il quale nella sua Vita Seconda, pubblicata nel 1246, ricorda un episodio indicativo del pensiero di S. Francesco sull’atteggiamento che i frati devono avere in rapporto al denaro. Camminano, Francesco e il suo compagno per le strade di Puglia diretti a Bari, quando s’imbattono in una grossa borsa, manifestamente gonfia di denaro, perduta da chissà chi, solitaria in mezzo alla strada. Francesco tira diritto, ma il suo compagno è perplesso: con tutto quel denaro si potrebbe fare tanto bene ai poveri. Francesco tace, ma il compagno insiste. Finalmente, arrivati a un ponticello, Francesco cede. Sul parapetto del ponticello è appollaiato un contadinotto. Francesco lo chiama e in sua compagnia il gruppetto torna indietro. La borsa è sempre là. Francesco invita il contadino a sollevare la borsa prendendola per il fondo, senza aprirla. Dalla bocca della borsa sguscia un grosso serpente che si perde nell’erba. L’episodio narrato da Tommaso da Celano, è accolto anche nella Legenda Maior di S. Bonaventura.
Un altro episodio è narrato per la prima volta da un codice del 1344 conservato nella Biblioteca dell’Università Antoniana di Roma. Federico II voleva conoscere Francesco di cui aveva sentito parlare. Lo invitò quindi nel suo castello, il castello svevo di Bari; cenato che ebbero, Federico accompagnò Francesco alla stanza dove avrebbe riposato. Durante la notte, s’intrufolò nella sua stanza una signora tutta truccata e discinta dalle intenzioni del tutto trasparenti. Francesco non si scompose. Alzatosi, prese della brace dal camino, e dopo averla sparsa sul pavimento, vi si sdraiò sopra invitando la donna a fare altrettanto. La donna pianse a lungo la sua stoltezza e visse da santa. L’Imperatore Federico II ebbe la sua prova che Francesco era veramente quel che la gente diceva.
L’episodio che lega S. Francesco alla Puglia è soprattutto la sua visita alla Grotta di S. Michele a Monte Sant’Angelo. Di questo accaduto non parlano né Tommaso da Celano, né S. Bonaventura, né alcuna delle fonti antiche. Ne parla Bartolomeo da Pisa nella sua opera De conformitate pubblicato nel 1385. Francesco, afferma Bartolomeo “ivit ad Sanctum Michaelem et ad Sanctum Nicolaum”, e in altro luogo dice “beatus Franciscus visitavit Sanctum Angelum de Monte Gargano”, il beato Francesco fece visita a S. Michele sul Monte Gargano. Sulla data della permanenza di S. Francesco in Puglia gli studiosi non sono concordi; pare, tuttavia che essa si debba porre tra la fine del 1221 e l’estate del 1222.
Un contatto indiretto, però, con la Puglia S. Francesco l’aveva già avuto nel maggio del 1221 durante il celebre Capitolo Generale detto 'delle stuoie' a cui avevano partecipato oltre tremila frati. Tra gli altri argomenti all’ordine del giorno, c’era anche la preparazione della seconda missione in Germania. La prima missione, partita qualche anno prima, era fallita miseramente. Nessuno sapeva una parola di tedesco. A vederli così laceri e sporchi, la popolazione locale li confuse subito con una delle tante sette pauperistiche che vivevano ai margini della Chiesa, quando non erano apertamente eretiche. I Frati tornarono in Italia affamati e carichi di percosse. S. Francesco, tuttavia, non era intenzionato a rinunciare al progetto, visto che, oltretutto, già diversi frati erano originari di quelle zone. Si identificò il capo missione nella persona di fra Cesario da Spira, un tedesco dotto, alto e di ottima salute il quale, a sua volta, reclutò un frate che si distingueva per la gioia che sprizzava da tutti i pori e per la giocondità del portamento. Era un trascinatore nato. Il frate si chiamava Palmerio, era diacono, nativo di Monte Sant’Angelo. Fra Palmerio si mise subito all’opera scovando frati di buona volontà che furono aggregati alla compagnia. A un certo punto fra Palmerio fu abbordato da un fraticello timido e dall’atteggiamento strano. Il fraticello, che si chiamava fra Giordano da Giano, girava qua e là alla ricerca di quanti avevano dato la loro disponibilità per la missione in Germania. Era sicuro che non appena avessero messo piede sul suolo tedesco sarebbero stati uccisi dai feroci abitanti di quelle plaghe selvagge. Voleva conoscere quei frati 'Poiché riteneva grande gloria, - è lo stesso fra Giordano a dirlo - nel caso fossero stati martirizzati, il poter dire: ho conosciuto questo, ho conosciuto quello'. Fra Palmerio non gli diede tempo, lo afferrò dicendogli 'anche tu sei dei nostri e verrai con noi', e lo costrinse a sedersi con la comitiva dei missionari. Durante l’estate la missione partì. La gente non era selvaggia più di quanto lo fosse nelle contrade d’Italia, li accolse con simpatia e li ricolmò di doni. Furono ricevuti all’Ordine molti frati tedeschi. Fra Palmerio fu ordinato sacerdote a Worms e fu nominato Guardiano del primo convento eretto in terra tedesca, quello di Magdeburgo. Giordano da Giano scrisse la cronaca della missione e fu Provinciale di Germania.
Questa umile e bellissima terra di Puglia fu arricchita dopo la morte di S. Francesco dalla presenza di due suoi carissimi discepoli: Frate Benvenuto da Gubbio e frate Giacomo di Assisi. ambedue vissero nella Capitanata e ivi morirono e furono sepolti. Fra Benvenuto visse e morì a Corneto nei pressi di Ascoli Satriano, Fra Giacomo di Assisi chiuse i suoi giorni nel convento di Foggia dove fu sepolto.
Il profumo di quei primi anni di francescanesimo pugliese è stato trasmesso a noi da una lunga serie di racconti, di leggende e di parabole raccolte nei primi decenni del sec. XX da fra Domenico Bacci in volume ristampato a cura di Paolo Malagrinò e della Biblioteca di S. Matteo qualche decennio fa.
Il primo secolo francescano in Puglia
Quando nacquero i primi conventi in Puglia? Secondo molte tradizioni locali i primi conventi furono fondati da S. Francesco in persona. Se ne contano decine nella sola Puglia. Naturalmente, se è facile dimostrare che nessuno di essi è stato fondato da S. Francesco, non è consentito definire queste tradizioni come assolutamente prive di fondamento. È opinione abbastanza comune tra gli studiosi, infatti, che tali conventi siano stati fondati o vivente ancora S. Francesco, o in tempi immediatamente successivi, e, comunque non dopo il 1250. Fra questi conventi, fondati antro il 1250, rientra anche quello di S. Giovanni Rotondo. È certo, in tutti i casi che la prima organizzazione di conventi pugliesi, risale agli albori del francescanesimo. Il Capitolo Generale del 1217 enumera le prime 11 province dell’Ordine, dette 'Province Madri', fra cui è nominata la Provincia Apuliae. Aveva un’estensione territoriale enorme; comprendeva infatti i conventi siti nell’intero territorio regionale, la Basilicata, buona parte della Calabria e, probabilmente, anche quelli del Molise e dell’Abruzzo Meridionale. Nel 1239 la Provincia Apuliae fu divisa. La parte meridionale della Puglia continuò a chiamarsi col nome tradizionale di Provincia Apuliae. I conventi della Capitanata, uniti a quelli del Molise e dei territori meridionali della provincia di Chieti furono riuniti in una nuova circoscrizione che prese il nome di 'Provincia Sancti Angeli', in omaggio all’Arcangelo Michele.
Pandus (attr.), San Francesco d’Assisi consegna la Regola ai tre Ordini, seconda metà XV sec., affresco, Bitonto, Santa Maria della Chinisa. Da www.ofmconvpuglia.it
Pandus (attr.), San Francesco d’Assisi consegna la Regola ai tre Ordini, seconda metà XV sec., affresco, Bitonto, Santa Maria della Chinisa. Da www.ofmconvpuglia.it
I frati pugliesi predicavano, insegnavano, aiutavano i sacerdoti nelle parrocchie, si dedicavano alla preghiera e alla contemplazione. Ma la loro vita non era facile. Era il tempo dell’imperatore Federico II. Soprattutto nella Puglia la lotta tra il papato e l’impero coinvolgeva i frati e tutto il movimento francescano. I frati erano i più convinti sostenitori del papa e in essi Federico trovò la più forte resistenza. I frati, infatti, si avvalevano di un grande favore popolare alimentato dal fluire ininterrotto di una comunicazione religiosa che s’infiltrava nei recessi più intimi non solo dell’animo umano, ma anche nelle pieghe più profonde della società. L’imperatore rispondeva con i suoi mezzi. Dapprincipio tentò di indurre i vescovi siciliani e pugliesi a opporsi all’espansione degli insediamenti minoritici, poi cercò di influire negli stessi ordinamenti interni dell’Ordine favorendo le frange più radicali dello spiritualismo francescano, accusando l’Ordine di essersi di molto allontanato dallo spirito di povertà di S. Francesco. Qualche volta non disdegnava le maniere spicce. Frate Simone da Montesarchio, della nostra Provincia di S. Angelo, Procuratore dell’Ordine, nel 1248, fu arrestato, torturato e ucciso. Tuttavia Federico non riusciva a nascondere una notevole stima per l’Ordine. La libertà e pulizia interiore dei Frati, la loro capacità di essere presenti in tutti i settori e in tutte le situazioni, lo affascinavano. E’ rimasto celebre il suo invito rivolto a Frate Luca Apulo, frate Minore di Bitonto, di cui parleremo fra poco, a tenere l’orazione in occasione dei funerali del figlio Enrico, morto in Calabria nel 1242. Frate Luca fece un’orazione che era un capolavoro di cristiana carità ma anche di verità, che non va mai nascosta. Facendo esplicito riferimento alle voci che dicevano come la mano di Federico non fosse estranea alla morte del figlio Enrico, notoriamente ribelle alla volontà del padre, Fra Luca imbastì il suo discorso intorno al capitolo XXII della Genesi dove si narra del sacrificio di Abramo e come costui avesse tentato di uccidere e offrire al Signore il figlio Isacco. L’Imperatore ascoltò con molta attenzione. I cortigiani si aspettavano che l’incauto francescano finisse appeso alle mura della città, com’era accaduto ai baroni ribelli. L’imperatore, invece, richiese il testo del discorso, lo lesse e rilesse più volte, ed espresse il suo apprezzamento. Comunque i Francescani per Federico rimanevano un grosso problema che gli dava molte preoccupazioni. Di ciò accennò in diversi documenti fra cui una celebre lettera inviata all’Imperatore di Costantinopoli. Il suo cancelliere, Pier delle Vigne, era, invece, preoccupato dall’espandersi del Terz’Ordine Francescano. A suo dire 'appena trovavasi nel mondo un uomo o una donna che non fossero aggregati al Terz’Ordine'. Il Terz’Ordine, infatti, scavava, per così dire, in profondità attraverso un’osservanza letterale del Vangelo, ma anche attraverso un’azione sociale che tendeva a ridare dignità alle persone, nonché a tutti gli aspetti della vita civile, politica, economica e sociale.
Bitonto: La chiesa di San Francesco la Scarpa nel centro storico
Bitonto: La chiesa di San Francesco la Scarpa nel centro storico
Nel primo secolo francescano della Puglia emergono due frati speciali: Fra Luca Apulo, di Bitonto della Provincia Apuliae e fra Giovanni da Montecorvino della Provincia di S. Angelo sul Monte Gargano. Ambedue dottissimi, ambedue missionari, sono vissuti in un tempo di grandi fermenti in cui la tensione espansiva religiosa si incrociava con l’esigenza di allargare le conoscenze geografiche e di estendere i commerci, che spingeva alla scoperta di nuove popolazioni e all’apertura di nuovi mercati. Tutti ricordiano il nome di Marco Polo; spesso non ricordiamo che quest’avventura di scoperta ebbe come protagonisti i Frati Minori.
Nella carta sono indicati i viaggi di Fra Giovanni da Montecorvino.
Nella carta sono indicati i viaggi di Fra Giovanni da Montecorvino.
Fra Luca da Bitonto, chiamato anche Luca Apulo, fu discepolo diretto di S. Francesco. Salimbene de Adam nella sua Cronaca dice che Fra Luca aveva studiato nelle più rinomate Università dell’epoca, era dottissimo e in Puglia era riconosciuto come dottore 'nominatus, solemnis atque famosus'. Sappiamo che s. Francesco nel 1221 gli affidò la carica di Provinciale di Terra Santa. La presenza dei Frati in Terra Santa non era ancora stabile, né era stata costituita ancora la Custodia di Terra Santa con lo specifico incarico della Chiesa. La presenza dei Frati tuttavia era piuttosto diffusa e si andava man mano sostituendo nell’assistenza dei pellegrini altri Ordini religiosi istallatisi al seguito delle Crociate. Inoltre la penetrazione commerciale delle Repubbliche marinare nel vicino Oriente, aveva sviluppato parimenti l’esigenza di una presenza religiosa più attrezzata ai nuovi tempi. Fu così che i Frati Minori trovarono il vicino Oriente come una delle zone più aperte al loro apostolato. Fra Luca fu quindi il primo Provinciale, oggi lo chiameremmo Custode di Terra Santa. Tornato in Italia si dedicò prevalentemente alla predicazione della parola di Dio lasciando, a perpetua memoria, un nutrito gruppo di opere manoscritte ancora inedite.
Fra Giovanni era nato nel 1247 a Montecorvino, cittadina episcopale posta alle pendici del Subappennino Dauno, i cui ruderi sono ancora oggi segnalati da un’alta torre che svetta solitaria sul Tavoliere delle Puglie dalla cima della collina. Prima di entrare nell’Ordine fu soldato, giudice e dottore. Nell’ordine Francescano fu apprezzato come uomo dottissimo e scienziato, di vita austera, dalla parola eloquente. Nel 1279 Frate Buonagrazia, Ministro Generale, lo inviò, insieme ad altri Frati in Oriente. Attraversò la Tartaria, l’Armenia e la Persia raccogliendo dovunque copiosa messe di nuovi cristiani. Nel 1289, tornò in Italia per esporre al Papa lo stato dei cristiani in quelle regioni. Il papa Nicolò IV lo rimandò in missione con lo specifico incarico di visitare anche i sovrani degli stati orientali attraversati durante il viaggio. Finalmente tra il 1293 e il 1294 arrivò in Cina dove ebbe cordiale accoglienza dall’imperatore. La sua attività apostolica fu molto intensa, documentata da una serie di lettere che riuscì a far pervenire a Roma. Nel 1397 il papa Clemente V lo consacrò Arcivescovo di Pechino e Primate di tutta la Cina. Morì all’età di 81 anni nel 1328 a Kambalek, il nome antico dell’attuale Pechino. Gli furono tributati quelli che noi chiameremmo funerali di Stato con grande partecipazione di popolo. Qualche anno dopo la sua morte la situazione politica in Cina ebbe un’inversione di marcia. I missionari cattolici non furono più graditi, le opere da loro costruite furono distrutte. Qualche anno fa in un congresso ascoltai la relazione di un archeologo cinese il quale comunicava che alcuni frammenti architettonici ritrovati in un quartiere di Pechino sono forse quanto resta della cattedrale costruita da questo nostro eroico confratello.
Evoluzione dell’Ordine francescano in Puglia
Convento di S. Matteo sul Gargano. il Beato Fra Giovanni da Stroncone
Convento di S. Matteo sul Gargano. il Beato Fra Giovanni da Stroncone
Fin dall’inizio l’Ordine dei Frati Minori fu caratterizzato da grande dinamismo interno: la preoccupazione di essere presenti al proprio tempo si è sempre incrociata nei Frati con l’esigenza di fedeltà agli ideali di S. Francesco: povertà, minorità, servizio. La storia dell’Ordine è scandita di azioni rinnovatrici, sia dal punto di vista legislativo che di costume.
I Frati pugliesi furono coinvolti sempre e profondamente nei movimenti riformatori che si sono succeduti a ritmo serrato fra la seconda metà del sec. XIV e il sec. XVI. Si può dire, anzi, che la Puglia, e in particolare la Puglia settentrionale che insieme al Molise costituiva la Provincia di S. Angelo del Monte Gargano, era ritenuta un terreno particolarmente adatto per sperimentare una rinnovata vita religiosa francescana basata essenzialmente sullo spirito delle fonti, con una forte tendenza alla vita ritirata e rigida, alla preghiera incessante e alla contemplazione. Tutti i movimenti riformatori che si sono succeduti in questo periodo, gli Osservanti, i Riformati, i Cappuccini e gli Alcantarini, hanno privilegiato questa terra con le loro scelte insediative.
Nel 1368 Frate Paoluccio da Trinci diede inizio al movimento dell’Osservanza. I Frati Osservanti si caratterizzarono per una più completa adesione allo spirito e alla lettera della Regola e del Testamento di S. Francesco. Ben presto, sotto la guida di grandi santi come Bernardino da Siena, Giovanni da Capestrano, Alberto di Sarteano i Frati Osservanti si propagarono per tutta Europa. Nella Provincia di S. Angelo venne costituito un primo nucleo di conventi che aderiva alla riforma Osservante, ma dipendeva dall’antica Provincia di S. Angelo retta dai frati che in seguito verranno chiamati Conventuali. Il primo convento osservante fu il SS. Salvatore a Lucera, fondato nel 1407 dal beato Fra Giovanni da Stroncone, seguirono i conventi di S. Giovanni dei Gelsi a Campobasso, S. Onofrio a Casacalenda. S. Nazario a Morrone nel Sannio e poi tanti altri. Questi vissero sotto la guida di un frate eccezionale per spirito di preghiera e senso organizzativo, il beato Fra Tommaso da Firenze. Caratteristiche principali dei Frati Osservanti di S. Angelo furono lo spirito di preghiera, la ritiratezza e la strettissima povertà. Fra Tommaso, dovunque poteva induceva i frati a impiantare un lanificio dove si filava e tesseva la lana che i pastori donavano ai frati. Lui stesso lavorava insieme ai frati. Negli opifici si sentiva solo il frusciare dei filatoi e le spole dei tessitori, mentre un frate leggeva la Scala del Paradiso di S. Giovanni Climaco Abate di S. Caterina al Monte Sinai. Spesso i conventi di S. Angelo ricevevano le visite di S. Giovanni da Capestrano. L’ultimo lanificio fu quello di S. Matteo chiuso con la soppressione
Missionari francescani nel 1912
Missionari francescani nel 1912
del 1866.
Nella Puglia Meridionale l’insediamento dei Frati Minori Osservanti fu più avventuroso. Tutto cominciò con una preoccupazione del principe di Taranto, Raimondello Orsini. Nella terra di S. Pietro a Galatina vivevano due comunità di fedeli. Quelli di rito latino e quelli di rito greco. Ora, mentre quelli di rito greco avevano la loro chiesa dove si celebravano i divini uffici secondo il rito greco, i latini non avevano altrettanta fortuna. Il principe Raimondello si preoccupò di sopperire a tale carenza decidendo, nel 1385, di costruire la bella chiesa di S. Caterina da affidare ai Frati Minori della Provincia di Puglia. A questo proposito si era già munito dei relativi permessi e autorizzazioni del papa, dei vescovi locali e delle altre autorità. Sei anni dopo la chiesa era bella e pronta. Ma il principe Raimondello, invece di consegnarla nelle mani del p. Provinciale dei Frati della Provincia di Puglia, l’affidò a Frate Bartolomeo della Verna, frate Minore del movimento dell’Osservanza che aveva il compito di Vicario della Provincia Osservante di Bosnia. I Frati Minori salentini ci rimasero male, ma ormai la cosa era fatta. Fra Bartolomeo, uomo piissimo, portò con sé un buon numero di frati Osservanti bosniaci con i quali diede vita alla vicaria Osservante bosniaca nel Salento e nella Terra di Bari. Il fiore più bello di questa primitiva comunità di uomini di Dio fu il Beato Giacomo di Bitetto. In seguito furono aggregati numerosi altri Frati originari della Puglia che diedero vita a una vigorosa Provincia religiosa che ebbe i suoi conventi più antichi a Minervino, Altamura, Venosa, Trani, Bitonto, Bitetto, Andria, che divenne ben presto il convento principale della Provincia, Melfi, Ruvo, Molfetta, Conversano, Bari, Cassano, Gravina, Spinazzola, Atella, Bisceglie, Monopoli.
Il figlio più illustre di questa Provincia religiosa fu il Beato Giacomo di Bitetto la cui storia fa parte ormai del nostro più profondo retaggio spirituale.
Altro figlio illustre di questa Provincia Osservante fu Frate Antonio da Bitonto, nato probabilmente nell’ultimo ventennio del sec. XIV, morto ad Atella, in provincia di Potenza, nel 1465. Fu uomo di grande scienza, docente di Teologia a Ferrara, Bologna e Mantova. Ebbe relazioni non sempre tranquille con gli umanisti, in particolare Lorenzo Valla; quasi tutte le province d’Italia ascoltarono le sue prediche dense di dottrina. Spesso intervenne anche in questioni politiche delle città adoperandosi a favore dei poveri e calmando gli animi a volte avvelenati dagli interessi di parte. “Dietro la sua parola, dice un recente studioso, vennero fondati ricoveri ed ospedali (come quello di Milano), bruciati amuleti ed oggetti pericolosi, stipulati statuti comunali per il bene dei cittadini”. Frate Antonio da Bitonto, insieme a Frate Antonio da Troia e Frate Cecco da S. Giovanni Rotondo suoi confratelli della Vicaria Osservante di S. Angelo, furono incaricati di predicare la crociata contro i Turchi nelle regioni d’Italia e in diverse nazioni al di là delle Alpi.
Convento di S. Matteo sul Gargano: diapositiva illustrante i Protomartiri del Marocco
Convento di S. Matteo sul Gargano: diapositiva illustrante i Protomartiri del Marocco
Anche nella Provincia Osservante di S. Angelo fiorirono figli illustri per santità e dottrina. Tra gli altri mi è caro ricordare P. Antonio Tortorelli da S. Giovanni Rotondo, vissuto nel sec XVII, uomo dotto e pio, chiamato a servire al vertice dell’Ordine Francescano, Vescovo di Trivento. Il secolo XVIII ci propone due splendide figure di Frati. La prima è P. Gabriele Antonio Musti da S. Giovanni Rotondo, predicatore, filosofo, uomo di spirito, compagno di S. Teofilo da Corte nel movimento dei Ritiri e missionario in Cina inviato dalla Congregazione di Propaganda Fide. La seconda è P. Michelangelo Manicone da Vico del Gargano, l’unico grande scienziato che la nostra Provincia religiosa abbia prodotto. P. Manicone è tuttora un punto irrinunciabile di riferimento per chiunque voglia studiare con serietà il Gargano nei suoi aspetti fisici, antropologici e sociali. Intorno alla sua figura e alla sua opera si svolgono tuttora una notevole quantità di studi, molti dei quali si realizzano nella nostra Biblioteca del convento di S. Matteo. Nella seconda metà del sec. XVIII, insieme al P. Manicone, nello studio di teologia di Gesù e Maria in Foggia, insegnava anche un nutrito gruppo di frati, dotti nelle più svariate discipline a cui faceva riferimento l’intera comunità scientifica della città di Foggia. Nella nostra Biblioteca di S. Matteo si sta sviluppando una serie di studi per approfondire e portare alla conoscenza di tutti un patrimonio culturale così prestigioso.
I Frati Osservanti vissero, in Puglia, e nel resto d’Italia, per qualche tempo in rapporto non facile con i Frati Conventuali. Gli Osservanti volevano tornare a un’osservanza strettissima della Regola soprattutto della povertà, abitavano conventi poverissimi. I Conventuali avevano accettato qualche modesta mitigazione alla regola della povertà e continuavano ad occupare i grandi conventi dei primi secoli francescani. Nel 1517 il papa Leone X divise anche giuridicamente gli Osservanti dai Conventuali.
I Frati Conventuali si dedicarono soprattutto allo studio e alla predicazione, e vissero il loro carisma francescano con grande edificazione dei fedeli. Dalle antiche Provincie di S. Angelo e di Puglia dei Padri Conventuali spuntarono i più bei fiori della santità francescana in terra di Puglia: S. Giuseppe da Copertino e S. Francesco Antonio Fasani di Lucera.
Convento di S. Matteo sul Gargano: olio raffigurante una santa francescana
Convento di S. Matteo sul Gargano: olio raffigurante una santa francescana
Nel ‘500, o sec. XVI che dir si voglia, la vita dei francescani continuò ad essere mossa da sempre nuovi tentativi di riforme. Nel 1528 per opera di Fra Matteo da Bascio, dagli Osservanti si staccarono i Cappuccini, dediti per lo più alla vita eremitica e contemplativa.
Ebbero grande favore popolare e si diffusero subito in tutte le nostre Regioni. I figli del nuovo Ordine Francescano si distinsero subito per la fedeltà alla chiesa, spirito di orazione, semplicità dei modi e una straordinaria capacità di comunicare la parola di Dio attraverso un eloquio denso, ma anche semplice e popolare. Dal nuovo Ordine nacquero nella nostra terra due straordinari figli: S. Lorenzo da Brindisi, grande santo, grande predicatore, uomo dotto, diplomatico, e S. Pio da Pietrelcina, che molti di noi hanno avuto l’onore di conoscere, la cui vita continuamente ci illumina ed edifica.
Nel 1532 nasce un’altra riforma dell’Ordine francescano per opera di Fra Francesco da Iesi e Fra Bernardino da Asti. Questa riforma, in seguito chiamata appunto dei Riformati, si estese subito in tutta Italia e, come era già successo con gli Osservanti e con i Cappuccini, la prima regione che li accolse in Italia Meridionale fu la Puglia settentrionale, la Capitanata e il Molise. Ai Riformati furono ceduti i conventi del SS. Salvatore a Lucera e S. Onofrio a Casacalenda, in seguito furono eretti i due conventi di S. Potito ad Ascoli Satriano e di S. Maria delle Grazie a Sannicandro Garganico. In Terra di Bari molti conventi passarono ai Riformati, fra cui il convento di S. Bernardino a Molfetta e quello di S. Francesco a Bitetto, chiamato convento del Beato Giacomo.
L’ultima riforma importante che si sviluppò nel ‘500 e interessò la nostra Puglia fu quella degli Alcantarini, nati dalla grande spiritualità di S. Pietro d’Alcantara e di S. Teresa d’Avila, si diffuse subito in Spagna e nelle regioni sottoposte al dominio spagnolo. Nell’Italia Meridionale arrivò nel secolo seguente, nel ‘600, con la prima Provincia Alcantarina di Napoli che ebbe il suo primo provinciale nella persona di S. Giovanni Giuseppe della Croce. Da questa prima Provincia nacque qualche tempo dopo la Provincia di S. Pasquale in terra d’Otranto. I conventi alcantarini pugliesi furono S. Pasquale a Foggia e l’Incoronata a Castelnuovo della Daunia; in Terra di Bari la Madonna della Vetrana a Castellana Grotte e la Madonna del Pozzo a Capurso.
Nell’800 le nostre famiglie religiose furono sottoposte alla dura prova delle persecuzioni scatenate dalle ideologie dell’epoca, ma anche da tanti punti interrogativi mai risolti. La soppressione del decennio francese, e poi, quella devastante attuata dal nuovo governo italiano costituitosi dopo l’unità d’Italia, misero a dura prova le famiglie religiose. I frati furono semplicemente cacciati dai loro conventi e costretti a vivere in famiglia, i più fortunati, o ad arrangiarsi facendo i contadini, i mandriani. Qualcuno chiese ospitalità ai vescovi e divenne sacerdote diocesano. Altri vissero con fede e fortezza, cercando di sopravvivere nell’osservanza delle leggi vigenti, in una situazione difficilissima. Questi ultimi furono la salvezza delle nostre Province religiose. La loro vita generosa s’intrecciò con la vita di un’altra famiglia francescana della quale finora non abbiamo fatto alcun cenno, quella del Terz’Ordine Francescano. Dall’unione di questi due elementi si scatenò una forza inarrestabile che portò al “Risorgimento”, così si diceva allora, dell’intero movimento francescano in Italia e in Europa.
Il Terz’Ordine Francescano in Puglia
Insieme al Primo Ordine, nella nostra Puglia si sviluppò parallelamente anche il Terz’Ordine. Che già dai primi anni del movimento francescano fosse diffusissimo nelle nostre zone lo sappiamo dall’interessante e preoccupato cenno che ne fa Pier delle Vigne, cancelliere di Federico II in una delle sua lettere. Del suo sviluppo storico, purtroppo, non conosciamo quasi nulla, eccetto qualche quadro parziale.
Uno di questi quadri porta il nome di Iacobella di S. Giovanni Rotondo. La troviamo citata in una lettera di Eugenio IV, datata 6 giugno 1447, indirizzata all'Arciprete di San Vittorino, nei pressi dell'Aquila. In questa lettera si prega l'Arciprete di assegnare a un gruppo di terziarie francescane, desiderose di fare vita più ritirata sotto la regola di Santa Chiara, il monastero del Corpus Domini sito nel territorio di sua giurisdizione. Le religiose sono Antonia da Firenze, Eufrosina, Gabriella e Girolama di Todi, Francesca di Assisi, Iacobella di San Giovanni Rotondo, Chiara, Giacoma, Elisabetta, Ludovica, Angela, Cecilia, Agata e Lucia tutte dell'Aquila. Dietro la fredda prosa burocratica della Cancelleria romana, palpita lo spirito e l'entusiasmo delle origini.
Di Iacobella non sappiamo altro, ma il mondo in cui questo personaggio si muove appartiene alla più pura nobiltà dello spirito. E' il tempo in cui la famiglia francescana dell'Osservanza non è ancora molto sviluppata. Era, però, un gruppo ben compatto e agguerrito. Alcuni di loro erano frati celebri come Bernardino da Siena, Alberto da Sarteano. Giovanni da Capestrano era stato giudice e stimato giurista a Perugia. Era ai vertici della sua carriera diplomatica come Legato pontificio in Ungheria e Austria, impegnato a mettere insieme le forze cristiane contro i Turchi. Ma era anche un francescano osservante convinto e senza tentennamenti. Sotto la loro guida i frati osservanti crescevano a vista. Anche le nostre zone pugliesi contavano molti "loci devoti". Nel 1428 Giovanni da Capestrano era sul Gargano per predicarvi la Quaresima, e certamente gli ideali dell'Osservanza viaggiavano con lui.
Iacobella, non sappiamo in quali circostanze, aveva aderito al Terz'Ordine Francescano, in una fraternità che praticava la vita comune vivendo in monastero.
Era una forma di vita assolutamente nuova che destava non poche critiche e perplessità. Giovanni da Capestrano più volte si era occupato come giurista della faccenda difendendo presso tribunali papali e diocesani la nuova famiglia.
Iacobella viveva, insieme alla Beata Antonia da Firenze, sua superiora, nel monastero di Santa Elisabetta all'Aquila soggetto a quello di Sant'Anna a Foligno diretto, a sua volta, dalla fondatrice della famiglia, la beata Angelina da Masciano.
Nel piccolo monastero aquilano la famiglia delle terziarie approfondì la sua spiritualità francescana sotto la guida di San Bernardino da Siena e di San Giovanni da Capestrano, a tal punto che maturò l'esigenza di una vita più rigorosa, più vicina allo spirito di S. Franesco. Si chiese allora di poter assumere la regola di Santa Chiara facendo regolare professione nel Secondo Ordine di San Francesco. Un piccolo gruppo, capitanato dalla Beata Antonia e composto dalla nostra Iacobella e da altre undici consorelle, decise di uscire dal Terz'Ordine per fondare un nuovo monastero sotto l'insegna di Santa Chiara. Dopo lunghe trattative condotte da Giovanni da Capestrano, fu finalmente trovato il monastero del Corpus Domini in località San Vittorino presso l'Aquila, costruito da poco per un'altra famiglia religiosa, dove le neo clarisse entrarono qualche tempo dopo "con solenne processione e allegrezza" come ricorda il Leggendario Francescano.
Nella metà del ‘400 fiorì ad Agnone nel Sannio una bella fraternità che ebbe tra i suoi membri anche la famiglia Gionata. Tutti erano terziari pii e impegnati. Si sono distinti in particolare Marino Gionata,m arciprete di Agnone, uomo ricco e timorato di Dio che ha costruito a sue spese il convento di S. Bernardino dei Frati Osservanti della Provincia di S, Angelo, e il fratello terziario Ludovico Gionata che ha scritto per i suoi figli un “Breve dell’anima” pubblicato manoscritto insieme alla “Breve doctrina la quale contene alcune cose più necessarie a li fedeli cristiani per la loro salute” scritta da S. Giovanni da Capestrano. L’operetta di Ludovico Gionata fu usata a lungo dalla Fraternità terxisria di Agnone per la sua formazione, ed ebbe l’attenzione di Benedetto Croce.
La storia di Iacobella di S. Giovanni Rotondo ci fa sapere come molti terziari tendessero a una vita di maggiore perfezione. Questo fenomeno si era sviluppato soprattutto fra i terziari che pur professando la Regola del Terz’Ordine, vivevano ognuno nella propria casa dedicandosi esclusivamente al Signore anche con una speciale professione dei voti religiosi. In seguito alcuni gruppi di questi terziari scelsero la vita comune. Da costoro, secondo alcuni studiosi sarebbero derivati i Terziari Regolari. Verso la fine del Medio Evo nel Meridione d’Italia erano attive diverse Province di Terziari Regolari che nel ‘600 furono riunite nella sola Provincia Napoletana. Nel 1658 erano ancora attivi i conventi di Bari e di Lucera, oltre a diversi altri sparsi in tutta la Puglia e la Basilicata. Sappiamo tuttavia che prima di quella data erano attivi i conventi di Atella, in provincia di Potenza, di S. Severo,Troia, Cerignola, Apricena, Rignano Garganico, Polignano, Marruggio, Tricarico, Brindisi.
Nell’800 il Terz’Ordine Francescano Secolare visse un tempo privilegiato caratterizzato da straordinaria vitalità sostenuta dalla capacità di interpretare le particolari tendenze spirituali, culturali e politiche dei tempi, e in fedeltà perfetta ed eroica alla Chiesa. La rivoluzione Francese aveva rotto molti equilibri e aperto molte nuove vie. Tutta l’Europa era religiosamente e culturalmente in crisi. In Italia era il tempo del Risorgimento, della crisi del potere temporale dei Papi, dell’anticlericalismo. Gli Ordini e le Congregazioni religiose furono soppresse, i Vescovi avevano vita difficile, dichiararsi cattolico equivaleva a professare attaccamento acritico al passato e circondarsi di sospetti. In questa temperie il Terz’Ordine si trovò, parlando per paradossi, nel suo ambiente più congeniale, quello dell’animazione cristiana della civiltà dal di dentro della stessa civiltà, di cui si accettavano le regole anche se scomode. Ciò che succedeva in Italia accadeva anche in tutta Europa.
Dappertutto la Chiesa veniva messa alle strette. In questo clima venne allo scoperto l’autentica forza del Terz’Ordine capace non solo di favorire la santificazione dei suoi membri, ma anche di influire in modo determinante al rinnovamento della società. Una preziosa rivista dell’epoca, gli 'Annali Francescani', organo dei Terziari Francescani italiani dipendenti dai Cappuccini ci fa conoscere le linee strategiche di un’azione religiosa e sociale che mirava in alto. '… ecco la società in mano ad uomini che avevano per loro unica mira la morte della Chiesa e la distruzione del cattolicesimo. Or chi poteva tener fronte a sì terribili nemici, mantenere nelle masse dei fedeli l’amore e l’attaccamento alla Chiesa, la fermezza dei principi religiosi? Non v’era che il laicato, il quale coi diritti che gli conferiva la legge, e con quell’azione ampia che gli lasciava la piena libertà di sua posizione, si avesse a sostituire, in una certa sfera, sino ad un certo punto, all’influenza del clero. Ed ecco che Dio difatti, suscita uomini che sieno capaci all’ardua missione: e loro diede grazia e loro prestò aiuto e loro infuse coraggio, sicché difatti si levarono, si organizzarono, si misero all’opera e riuscirono ad ammirabili sacrifici. I quattro congressi cattolici che i nostri circoli italiani promossero e compirono nel giro di pochi anni, mostrano la saggezza della cristiana politica, e l’energia del loro operare, e l’ardore per la causa di Dio e della Chiesa'. Il brano è del 1879 e riassume in termini sintetici i frutti già evidenti di una strategia lungamente pensata e tenacemente perseguita. I congressi cattolici a cui il brano fa riferimento erano tutti terminati con un desiderio che era una volontà di tutta la Chiesa: il Terz’Ordine di S. Francesco era l’organizzazione più adatta e più preparata a realizzare il programma di ricristianizzazione della società. A conclusioni analoghe erano arrivati i cattolici di Francia guidata dall’arrabbiato anticlericale Gambetta, quali il Santo Curato d’Ars, San Giovanni Maria Vianney e mons. De Segur; ma anche nella Germania di Bismark dove i terziari erano oltre un milione e nell’Inghilterra sotto la guida impareggiabile di un vescovo di eccezione, il Card. Manning, terziario dalla gioventù. Gli strumenti giuridici per attuare un programma così ambizioso erano stati forniti al Terz’Ordine, paradossalmente, dalle stesse organizzazioni statali. Fin dalla metà del ‘700, infatti, quasi tutti gli Stati d’Europa, temendo che le organizzazioni religiose, e in particolare le Confraternite e le Fraternità del Terz’Ordine, approfittassero delle loro riunioni per complottare contro questo o quel tiranno, le avevano sottratte alla giurisdizione dei Vescovi e dei superiori religiosi sottoponendole a uno stretto controllo statale. Avevano perciò ordinato che ogni organizzazione cattolica facesse approvare dagli competenti organi statali i propri statuti e che si procedesse a un nuovo atto di fondazione. Per lo Stato anche il Terz’Ordine era una Confraternita e quindi soggetta alle leggi dello Stato. Al tempo dell’unità d’Italia i nuovi governanti, dopo aver soppresso gli ordini religiosi e aver reso difficile la vita ai vescovi, si trovarono nella impossibilità di togliere alle Confraternite e ai Terzi Ordini la loro capacità operativa in campo religioso e in quello civile. Le Confraternite e i Terzi Ordini conservavano perfettamente tutte le capacità giuridiche loro riconosciute dalla legge, a cominciare dalla libertà di parola, di culto, di comprare e vendere, di organizzarsi, di partecipare attivamente alla vita politica ecc. Come per il già citato Pier delle Vigne e per Federico II, anche per i nuovi governanti il Terz’Ordine di S. Francesco presto si rivelò una grossa gatta da pelare. Solo che il governo non disponeva di forbici e rasoi adatti alla bisogna. Il gran regista di tutta questa azione strategica era il papa Leone XIII, terziario anche lui, che aveva compreso tutta la forza che si celava dietro l’atteggiamento francescanamente dimesso dei terziari.
Come in tutti i momenti di gravi crisi vissuti dalla Chiesa, anche nell’800, emerge la forza immane del laicato cattolico che scaturisce da una fede senza confini, ma che nutre la sua azione nel mondo con la capacità di conoscere e dialogare con la società sempre in evoluzione, di confrontarsi con i blocchi ideologici essendo perfettamente consapevole della forza che gli deriva dalla lunga storia della Chiesa, ma anche dal diritto, dalle competenze individuali e dalla forza dell’organizzazione e, perché no?, anche dai ruoli politici che il laico cattolico volta per volta si trova a ricoprire.
Il prosieguo di questa vicenda è scritta nei libri di storia moderna che parlano di Dottrina sociale della Chiesa, delle Banche popolari, delle Università, della storia politica. Ciò che succedeva in Italia accadeva anche negli altri paesi europei.
All’interno di questo grande quadro, i Terziari pugliesi non erano da meno dei loro confratelli delle altre regioni. Attraverso le pagine puntuali degli Annali Francescani, sappiamo che nei primi tre decenni dopo l’Unità d’Italia, erano operanti molte fraternità. Le informazioni della rivista riguardano soprattutto le fraternità dirette spiritualmente dai Padri Cappuccini. Ma sappiamo da altre fonti archivistiche che analogo movimento riguardava anche le fraternità dirette dai Frati Minori Osservanti, dai Riformati e dagli Alcantarini. Molte di queste fraternità avevano già una vita secolare, come quella di Gesù e Maria a Foggia; altre si erano costituite nel decenni fra il 1861 e il 1890. Tutte erano caratterizzate da grande forza espansiva e vitalità che si nutriva di profondissima vita interiore. I fratelli erano esortati alla comunione frequente, spesso si riunivano per pregare insieme, le attività formative riguardavano la Regola, ma anche la storia del Francescanesimo, le regole per vivere nella società, per dirigere le famiglie, i Fratelli erano esortati a praticare, possibilmente in forma organizzata, le opere di misericordia. In quei tempi nacquero ospedali e ricoveri dei poveri. Fu molto popolare, in quell’epoca, la figura di un frate sudamericano che trovandosi in una zona di grande povertà, istituì una fraternità del Terz’Ordine. I fratelli, mettendo insieme tutte le loro povertà, produssero grande ricchezza per il loro territorio, sicché, quando la loro regione fu assalita dal colera, fondarono un lazzaretto dove molti ammalati, tutti poverissimi, ritrovarono la salute. Altrettanto popolare la luminosissima figura del terziario e grande studioso di letteratura francescana, il servo di Dio prof. Federico Ozanam, francese, che istituì le Conferenze di S. Vincenzo De Paoli. Sono presenti in questa rivista la fraternità pugliesi di Ceglie Messapico, di Vieste, di Bisceglie, di Carosino, Andria, Chieuti, Barletta, Andria, Corato, Trani, dove è fiorita la luminosa figura della terziaria Elisa Laps, Minervino Murge, Manfredonia, S. Marco in Lamis, Foggia ecc. Molte di queste Fraternità furono erette su sollecitazione di Frati delle diverse famiglie francescane, la maggior parte da altri terziari. Molte, invece, furono erette su interessamento dei parroci e di sacerdoti diocesani. I continui appelli del Papa Leone XIII producevano i loro frutti soprattutto in considerazione che i Terziari avevano la capacità di dare un valido aiuto ai parroci nell’organizzazione della catechesi e della carità. Nelle lezioni di formazione, infatti, continuamente si ribadiva che il terziario, oltre che a se stesso, deve pensare anche al bene dei fratelli sovvenendo alle sue necessità fisiche, ma anche all’istruzione.
Nel 1879 la Fraternità di Bisceglie, per favorire la carità all’interno della fraternità, prese una simpatica iniziativa. Si pensò di costruire nel cimitero cittadino ”il sepolcreto dei Terziari” perché neppure la morte dividesse i figli di S. Francesco che avevano condiviso tutto in vita. Sappiamo come in seguito questa iniziativa abbia subito trasformazioni. In quel momento storico fu accolta con molto favore e qualche anno dopo “L’Oriente Serafico”, altra rivista del Terz’Ordine Francescano, tentò di rilanciarla a livello nazionale proponendola per la Fraternità di S. Maria degli Angeli in Assisi e per le altre Fraternità.
Ma, quali erano i compiti a cui erano chiamate le Fraternità del Terz’ordine in Terra di Puglia? Non sono molto informato sulle Fraternità delle altre regioni, ma penso che la strategia fosse la stessa. Prima di tutto avevano il compito di perpetuare e tener viva la presenza francescana dove questa era stata resa impossibile dalle leggi dello Stato.
La storia delle Fraternità di Foggia è emblematica. Agli inizi dell’800 i Frati furono cacciati dal convento di Gesù e Maria, i Cappuccini furono tutti spazzati via, gli Alcantarini di S. Pasquale non si riuscì a cacciarli ma erano guardati a vista. Chi ha continuato a condurre le Chiese, a consentire che i Frati fossero sempre presenti, dietro l’avallo delle attività interne della Fraternità che non potevano essere messe in discussione dallo Stato, furono le Fraternità del Terz’Ordine, in particolare quella di Gesù e Maria la cui esistenza è attestata fin dal 1682. I Frati furono cacciati dal convento per ordine governo di Gioacchino Murat, il primo novembre del 1811. Già quattro mesi prima che i Frati partissero, l3 luglio 1811, la Fraternità del Terz’ordine di Gesù e Maria, aveva fatto i suoi passi presso le autorità competenti perchè le fosse affidata la chiesa onde rendere possibili le attività di culto che la legge eversiva affermava di voler comunque assicurare. I Frati tornarono ufficialmente nel 1858. Ma nel 1863, arrivati con l’Unità di Italia i nuovi governanti, furono cacciati di nuovo. Il Terz’Ordine tornò in prima linea. Visse con grande partecipazione le vicende della Chiesa di Foggia nei primi anni dell’Unità soprattutto con l’appoggio incondizionato al primo Vescovo di Foggia, Mons. Bernardino Maria Frascolla, anche lui Terziario Francescano, al suo successore, il francescano Geremia Cosenza.
Convento di S. Matteo sul Gargano: (da sx) P. Angelo Marracino e P. Giacomo Melillo.
Convento di S. Matteo sul Gargano: (da sx) P. Angelo Marracino e P. Giacomo Melillo.
La ricorrenza del settimo centenario della nascita di s. Francesco, nel 1881-82, fu l’occasione per un rilancio in grande stile del francescanesimo foggiano; anima di tutto il Terz’Ordine di Gesù e Maria. Oltre alle novene, corsi di predicazione, processioni ecc. il Terz’Ordine organizzò una vera e propria Missione cittadina che durò quasi due anni, a cui partecipò soprattutto il mondo degli intellettuali, molti dei quali ascritti al sodalizio. Ci furono convegni di studio e pubbliche conferenze le cui relazioni furono stampate. Non mancarono i politici. Fu l’occasione per preparare il terreno all’altra fase, il ritorno dei frati. I Terziari scavarono in profondità ponendo le premesse del ritorno che si attuò, però, solo nel 1936. Nel frattempo, nella chiesa era stata eretta una parrocchia. I Terziari avevano subito un ridimensionamento notevole che rischiava di farli sparire. Molti terziari, tuttavia, continuarono ad esprimere nella loro vita personale e in quella pubblica, i contenuti di cui si erano nutriti nella Fraternità. Questo emerse soprattutto in occasione lei altre feste francescane del 1927, in occasione del Centenario della Morte di S. Francesco. I Terziari coinvolsero tutta Foggia, dal Sindaco, al Vescovo, anima di tutto un prete francescano, Don Michele Melillo, grande studioso e sacerdote a tutto tondo, appartenente a una famiglia di professori universitari e di sacerdoti di cui l’ultimo è il nostro carissimo P. Giacomo Melillo.
Mons. Fortunato Maria Farina, Vescovo di Foggia e di Troia, quattro anni prima che tornassero i Frati a Gesù e Maria, nel 1932, volle la ricostituzione del Terz’Ordine come Fraternità, nella certezza che avrebbe contribuito non poco a risollevare le sorti morali e religiose della città. Diede quindi l’incarico a Mons. Luigi Cavotta. Il Terz’Ordine è oggi ancora una bella realtà a Foggia.
Storia analoga si può dire del Terz’Ordine di Manfredonia e forse di diverse altre fraternità.
Ma le racconteremo un’altra volta.
P. Mario Villani
Convento S. Matteo, 20 settembre 2007