Presentazione di Pasquale Soccio in Civiltà e Culture Antiche tra Gargano e Tavoliere
Il Convegno Archeologico è stato organizzato da Pasquale Soccio, Angelo CeluzzaVittorio Russi (comitato scientifico); Tommaso Nardella, Antonio Motta e P. Mario Villani (comitato esecutivo), e P. Nicola De Michele (presidente del comitato promotore) e dagli altri religiosi del Santuario di San Matteo. Si è svolto nei locali della Biblioteca del Convento di S. Matteo e nell'Auditorium della scuola media 'F. De Carolis', il 28 e 29 settembre 1979.
La pubblicazione è stata finanziata con fondi dei frati e dell'amministrazione di San Marco in Lamis.

La copertina degli atti del convegno
La copertina degli atti del convegno
Citazione (e ripetizione) dalla Introduzione
In questi nuovi tempi non è più bastevole restringere l'area alle pratiche del culto, alla frequenza devozionale, alla pia unzione della fronte degli animali; tutte cose della nobile pietà tradizionale, il cui svolgimento liturgico tuttora commuove e invoca la benedizione auspicante del Santo. Preme ora alle porte, con una sempre maggiore consapevolezza finalizzata, una componente, non più collaterale, ma spirituale e insieme culturale, vorrei dire connaturale ai francescani di questo luogo, una diversa 'perfetta letizia', che va oltre quella benedettina dell'ora et labora. E' un'evidente spinta imposta dalla storia locale: alla tramontata potenza feudale e politica benedettina, alle soglie dell'età moderna, è qui seguita un'evidente nuova potenza morale, spirituale e culturale. Lo splendore di rinnovamento promosso dai frati nei secoli XVI, XVII e XVIII nelle due valli di Stignano e dello Starale con l'impulso e l'auspicio di due futuri papi, i cardinali Pignatelli e Orsini, è ancora una storia tutta da scrivere.

Introduzione di Pasquale Soccio

La Indeuropeità comincia in Italia dalla Puglia ed è a questa sua prima testimonianza antichissima che spetta allora il nome artificiale di 'protolatino'.
G. Devoto
La Puglia è una regione-chiave per la Preistoria più antica della nostra Penisola.
Stando ai dati finora in nostro possesso, la più antica fase del Paleolitico pugliese si svolse quasi esclusivamente nel Promontorio del Gargano.
A. Palma di Cesnola

S. Marco in Lamis. Un angolo del museo del convento di S. Matteo.
S. Marco in Lamis. Un angolo del museo del convento di S. Matteo.
In questa mia breve nota introduttiva occorre subito fornire alcuni chiarimenti preliminari, porre qualche istanza ed esprimere, così, esigenze e aspirazioni. Penso innanzitutto che bisogna rispondere a due eventuali domande che ognuno legittimamente può avanzare: perché proprio a me sia stato affidato il compito di dare l'avvio a questo convegno di puri contenuti archeologici e quale mai legame ci possa essere tra questi e le iniziative culturali promosse dai frati minori del santuario nella ricorrenza del quarto centenario della presenza francescana in questo Convento.
Rispondo alla prima eventuale domanda.
Mappa del Gargano
Mappa del Gargano
A parte la designazione, vorrei dire amabilmente impostami dai frati e dagli amici che hanno fatto appello al senso di responsabilità civica e alla mia funzione di rappresentante della Società di Storia Patria di Capitanata, purtroppo devo onestamente dichiarare che non sono altro che un semplice dilettante o, al più, un appassionato che è stimolato dalle occasioni, dagli inviti e dai richiami provocatori che vengono dai dintorni di questa terra. Altri, dunque, con specifica preparazione, avrebbe dovuto essere al mio posto. Tuttavia mi auguro che non incorra, quale profano, in profanazioni con topiche grossolane.
Comunque a noi garganici si impone la conoscenza di un elementare alfabeto archeologico. Ed è un elementare dovere perché nei nostri campi, nelle doline, nei letti di torrenti rapinosi, non proprio metaforicamente ma realmente, a ogni piè sospinto, si incorre in numerosi e sparsi manufatti litici. Non è poi senza significato (ed è anche questo un caso da rilevare), che i primi studiosi di tale materia, com'è stato autorevolmente notato, siano stati "allora semplici appassionati e collezionisti": un Capitano d'artiglieria, due maestri elementari, un dentista e "molti altri pionieri delle ricerche sul Promontorio" (A. Palma di Cesnola, Il Paleolitico in Puglia, in La Puglia dal Paleolitico al Tardoromano, Milano, Electa, 1979, p. 21).
S. Marco in Lamis. Un angolo del museo del convento di S. Matteo.
S. Marco in Lamis. Un angolo del museo del convento di S. Matteo.
Tuttavia, studiosi accademici e iniziali pionieri d'occasione o improvvisati, non hanno finora rivolto la loro attenzione a quest'area archeologica che più direttamente ci interessa. Se escludiamo le numerose scoperte periferiche di Paglicci e di Spagnoli, la parte interna del Gargano occidentale è ancora tutta da esplorare. Tolto qualche individuale e recente interesse da me sollecitato, quel livello pionieristico di maestri elementari e di dentisti scende al minimo livello di pionieri lillipuziani: fanciulli e fanciulle, umili contadinelli, mobilitati e in qualche modo istruiti da chi vi parla, hanno raccolto materiale di notevole interesse, da me variamente poi distribuito o donato a privati o affidato ad amici dell'Università di Bari e di alcune scuole medie superiori della Capitanata.
I possedimenti del monastero di S. Giovanni de Lama nel 1176
I possedimenti del monastero di S. Giovanni de Lama nel 1176
Già nel giugno dello scorso anno, lamentai la immeritata sorte di Cenerentola di queste contrade garganiche da parte di studiosi e viaggiatori: uno sguardo distratto di Gregorovius o di Lenormant nel secolo scorso, nel Novecento un'attenzione di minor conto da parte di tanti e le brillanti corrispondenze di giornalisti, tra cui gli emiliani Antonio Beltramelli e Riccardo Bacchelli. Ed è così anche per l'aspetto geofisico: per esempio, circa la grande dolina di Puzzatino, dopo lo studio con ipotesi alquanto discutibili di Checchia Rispoli e le segnalazioni sommarie di Colamonico e di Baldacci, si è finalmente avuta una più accurata indagine di A. Bissanti, mio ospite per l'occasione, con una relazione apparsa per la Rivista Geografica Italiana (Nota 1). Ed è, per me, la contrada di Puzzatino, tra San Marco in Lamis e Sannicandro Garganico, un centro di notevole interesse di paleontologia umana. Vi confluiscono, trasportati da piogge alluvionali o da altro, relitti il cui valore è ancora tutto da recuperare e controllare. In verità, il prof. Palma di Cesnola allude a «stazioni ancora inedite del Gargano interno». Ho sottoposto a lui l'esa­me di un gruppo di manufatti litici, da me rinvenuti colà, al fine di proporgli l'esigenza di una adeguata ricognizione, di quest'area finora mai letta. E' una segnalazione che spero sia accolta, almeno per diradare nebbie mitiche o fabulose presunzioni di natura campanilistica.
La stessa storia della storiografia archeologica, ancorché allo stato presente goda di una stagione vigorosa e fruttuosa, è anch'essa giovane. Nata nella seconda metà del secolo scorso, appena nel Novecento con ricerche fortunose e fortunate, dal Salento al Gargano, dalla Grotta Romanelli al torrente Romandato, dopo varie querelles, si può dire che soltanto in quest'ultimo trentennio o poco più si è immessa sulla via maestra della non più contestata impostazione metodologica; dove la Puglia nel contesto italiano ed europeo figura con testimonianze di prim’ordine e studi di prima mano.
S. Marco in Lamis. I lavori di restauro (1987) della Chiesa del Convento di S. Matteo.
S. Marco in Lamis. I lavori di restauro (1987) della Chiesa del Convento di S. Matteo.
E rispondo alla seconda legittima domanda, che più irresistibile può affiorare alla mente: quale cioè il legame o rapporto possibile tra la presenza quadrisecolare dei francescani in queste valli e i contenuti scelti per questo secondo convegno di studi, quelli archeologici. Mi pare ovvio rilevare, con frase corrente, che coi tempi mutati (e come mutati!) tutti, anche i religiosi, devono fare i conti. Si tratta, però, più che di spinte innovative, di un imperioso adeguamento con funzioni, attività e iniziative rispondenti. In questi nuovi tempi non è più bastevole restringere l'area alle pratiche del culto, alla frequenza devozionale, alla pia unzione della fronte degli animali; tutte cose della nobile pietà tradi­zionale, il cui svolgimento liturgico tuttora commuove e invoca la bene­dizione auspicante del Santo. Preme ora alle porte, con una sempre maggiore consapevolezza finalizzata, una componente, non più collaterale, ma spirituale e insieme culturale, vorrei dire connaturale ai francescani di questo luogo, una diversa «perfetta letizia», che va oltre quella benedettina dell'ora et labora. E' un'evidente spinta imposta dalla storia locale: alla tramontata potenza feudale e politica benedettina, alle soglie dell'età moderna, è qui seguita un'evidente nuova potenza morale, spi­rituale e culturale. Lo splendore di rinnovamento promosso dai frati nei secoli XVI, XVII e XVIII nelle due valli di Stignano e dello Starale con l'impulso e l'auspicio di due futuri papi, i cardinali Pignatelli e Orsini (mi ripeterò), è ancora una storia tutta da scrivere.
Immagine di una necropoli.
Immagine di una necropoli.
Ma è un'operosità che ha una sua caratteristica tutta propria e ben individuabile: vita spirituale e congiunta vita civile, culturale e professionale. Una caratteristica distintiva, dunque, che è anche indicativa di una predestinazione. Quanti infatti della classe dirigente, intellettuale e professionale di S. Marco in Lamis sono legati e condizionati dai frati francescani, a un tempo quali guide spirituali e docenti! Già dal Sei e dal Settecento possono affiorare molte figure rappresentative e, ancor più, nel secolo scorso e in quello presente.
Mi pare che un esplicito acquisto di questa identità o meglio di identificazione di funzioni, in senso costituzionale e istituzionale, per quel tanto che ne so, si sia avuto e discorso nell'ultimo Capitolo Generale dei frati avutosi a Sepino quest'anno col solito democratico modo nel rinnovamento triennale delle cariche. E valga il vero o, meglio, valgano i fatti. Questi: le due relazioni dei frati Nicola De Michele e Mario Villani lo confermano; e ancora: la costituita biblioteca provinciale dell'ordine in S. Matteo; la raccolta quivi di un prezioso materiale sacro e di vario genere; la nomina, a bibliotecario provinciale, quale giusto riconoscimento, del bibliotecario di questo convento; inoltre le numerose iniziative culturali che si succedono e incalzano; e infine questi convegni di studi, opera di mecenatismo di sindaci garganici e soprattutto della fraternità francescana,
S. Marco in Lamis. Museo del convento di S. Matteo.
S. Marco in Lamis. Museo del convento di S. Matteo.
ne sono la più valida conferma.
Sindaci e frati francescani, S. Marco e S. Matteo: ecco spuntare un'altra considerazione di fondo, che è poi la premessa più convincente di quel che si fa e, come ci si auspica, si farà nel solco aperto dalle iniziative prese dai sullodati frati, ostinatamente volitivi e costruttivi, e che certamente sarà continuato dal futuro Padre Guardiano, e sotto gli auspici del nuovo Padre Provinciale.
Questa dunque la considerazione di fondo: fare la storia di S. Matteo vuol dire a un tempo fare la storia di S. Marco in Lamis e viceversa. Scindere questa connessione significa aver un carente senso storico. Ba­sti notare la parallela evoluzione nel tempo della postazione romana su questa roccia, via via ospizio longobardo, abazia benedettina di S. Giovanni de Lama e Santuario e Convento di S. Matteo; e parallelamente, alla sua ombra, nel fondo della valle, il Casale pastorale nella palude, poi borgo e finalmente, con un'impetuosa e rapida crescita, la città, affrancata alla fine del Settecento dalla sua condizione di feudalità.
E qui cade opportuna questa riflessione: cominciare una storia dal periodo del suo splendore o benedettino intorno al mille o francescano nel Sei-Settecento, a parte ogni giusta autolimitazione che un cronista o storico può imporsi per suoi motivi nella scelta di un periodo, dal punto di vista organico o generale significherebbe comunque compiere un atto convenzionale o addirittura arbitrario. Amputazioni, mutilazioni o semplici autolimitazioni di libera scelta, non sono comunque quella storia organica e completa della nostra terra, così come crediamo di concepirla e scriverla. La storia di un albero non va dal fiore al frutto ma dalle radici alle foglie. Fuor di metafora: dalle sepolte e più remote radici, cioè le origini con testimonianze di relitti litici e linguistici, alle caduche foglie al vento, cioè alla colluvie di leggende, di miti e di tradizioni. Del resto anche una storia che si attenga al documento scritto, al dato certo di una testimonianza, può risultare anemica e unilaterale.
Immagine di una necropoli.
Immagine di una necropoli.

Inoltre gli stessi documenti del secolo XI (riguardanti le concessioni che vanno dal 1007 al 1095, dall'abate Alessandro al conte Enrico di Monte S. Angelo), accolte finora acriticamente dai cronisti succeduti al Fraccacreta e al Giuliani, sono ancora da sottoporre a una revisione filologica; ed è da porre in quarantena lo stesso testo ricuperato dal Del Giudice e tanti altri documenti di provenienza "cavense".
Immagine di una necropoli.
Immagine di una necropoli.
Lo scorso anno si è comunque dato uno sguardo d'assieme dal pe­riodo benedettino a quello pre e postunitario. Quest'anno invece, con un disegno sempre più precisato, che non intende trascurare nel futuro i tempi che vanno dal tardoromano al paleocristiano e al bizantino, si intende partire ab ovo. E' un punto di partenza a ritroso che non vorrebbe trascurare nemmeno quello geologico e geomorfico, ecologico e climatologico. Già nel 1927 si costituì un Istituto Italiano di Paleontologia umana con indirizzo prettamente naturalistico e interdisciplinare. "Il primo frutto di questa nuova istituzione", ci informa Palma di Cesnola, rivolta allo studio dei reperti archeologici inseriti nel loro contesto ecologico (geo-paleontologico, paleoclimatologico, ecc.) fu lo scavo di G.A. Blanc nella Grotta Romanelli" (ibidem).
S. Marco in Lamis. Museo del convento di S. Matteo.
S. Marco in Lamis. Museo del convento di S. Matteo.
Mentre sul Gargano dopo una lunga battuta di arresto, solo tra il 1950 e il 1963 comincia un'alacre attività di ricerche scientificamente condotte.
Ora da una semplice osservazione geografica di questi luoghi più volte sono stato indotto ad alcune considerazioni.
Da questo predestinato sprone, posto di vedetta, occhio nascosto che vede non visto, scrutando l'orizzonte oltre il Tavoliere dal Vulture alla Maiella, sito al sommo di conche vallive allineate e non comunicanti tra loro, ci troviamo al centro di vistosi fenomeni carsici, la cui densità è "persino superiore a quella del Carso" (Nota 2). Ora in questo allineamento di conche carsiche (Starale, Sambuchelli, Stignano), fenomeno "di individualità molto singolare", è comunque avvenuto un evento geomorfico di somma rilevanza che ha deciso della sua storia: il collegamento tra le due valli. Esso

"è avvenuto in seguito al crollo di un diaframma della conca divenuto sempre più esile e per erosione regressiva risalente e per corrosione, e quindi sempre meno resistente alla pressione idrostatica che si esercitava da monte sul medesimo" (Nota 3).

Lo sfondamento è dunque avvenuto per l'erosione e la corrosione del Monte di Mezzo, nel fondovalle, dove poi è nato il Casale di S. Marco in Lamis. Si deve quindi cominciare anche dalla geografia:

"le più antiche ed obliterate denominazioni della Puglia si collegano ad un conio che ha la sua matrice nella carta geografica, la quale da secoli si innesta di prepotenza nella storia del pensiero e dell'attività umana" (Nota 4).
"Infine è stato efficacemente rilevato che la carta geografica diventa sempre messaggio e testimonianza di vitalità politica della generazione che l'ha redatta, la quale manifesta così il suo proposito non solo di loca­lizzarsi nel mondo ma di inserirsi nel dinamismo dei popoli"(Nota 5).

Immagine di una necropoli.
Immagine di una necropoli.
Se, come si dice, che tra il Cinque e Seicento si ha un momento particolarmente determinante del senso e del significato di un territorio pugliese, per quanto ci riguarda sono da prendere in considerazione due importanti carte geografiche, apparse nel 1624 e nel 1634, rispettivamente quelle di Cluverius e di Janssonius (Carta completa) (Il Gargano).
La Dolina 'Pozzatina'
La Dolina 'Pozzatina'
Nella prima carta, elaborata su fonti classiche, non si riscontra nella toponomastica alcuna indicazione di sorta di quest'area garganica, mentre nella seconda, redatta dall'olandese con mirabile diligenza e compresa nell'atlante dei Bleau, già si rinvengono le denominazioni di "S. Mattheo, di S.M. de Strignano, di S. Petri Colo, Regnano, di Pullatina [Puzzatina], Coppa di Mezo e C.
S. Marco in Lamis. Museo del convento di S. Matteo.
S. Marco in Lamis. Museo del convento di S. Matteo.
Pagano", ma non affiora il nome di S. Marco in Lamis, anche se nel documento riguardante le concessioni fatte o riconosciute dal normanno Guglielmo II, questo nome appare con l'attigua chiesa già nel 1176. Niente geografia e quindi niente storia per S. Marco in Lamis fino al Seicento. C'è però da fare una distinzione fondamentale a proposito di agenti meteorologici e della condizione determinante che ebbe Monte di Mezzo alla storia di S. Marco, anche se andando a ritroso ci dobbiamo rifare inevitabilmente a S. Matteo, al santuario, alla badia, all'ospizio, alla postazione romana, al sacello o al­meno alla toponomastica del dio Giano. La descrizione originaria degli eventi naturali, dei cataclismi, delle alluvioni, cioè della natura in sé e per sé, con le sue convulsioni ed evoluzioni, erosioni e corrosioni, non fanno di per sé storia: diversamente da Fréret, da Boulanger ed altri dell'età moderna, in pieno Settecento ci fu chi per primo ci insegnò, il Vico, che la storia comincia quando l'uomo si pose a educare con la sua mano paziente le pietre e vi impose il crisma della sua volontà e delle sue idee. In tal modo, anche quando, pur iniziando a interpretare i tuoni e i fulmini, creò miti, favole, parole di favole e, avendo pudore di sé e timore di Dio, prese stabile dimora e diede al paesaggio naturale l'umano suo Volto.
S. Marco in Lamis-Convento di S. Matteo. Foto del XV centenario francescano-1967
S. Marco in Lamis-Convento di S. Matteo. Foto del XV centenario francescano-1967
La storia, dunque, comincia dalla laboriosa lettura del messaggio di iniziale civiltà che promana da queste sudate pietre dei nostri progenitori, espressione della mano e della niente dell'uomo antico. A guidare l'una e l'altra in questa via di incivilimento non sono state estranee la morale e la religione.
E i religiosi di oggi, i francescani di questo Santuario, ci inducono a leggere e interpretare, una buona volta, queste pietre che ci circondano, sparse lungo le nostre contrade. A compiere tale opera benemerita sono stati chiamati studiosi di chiara fama, relatori di indubbia serietà scientifica, ai quali va il nostro sentito ringraziamento e, ancor più, ai coraggiosi frati di questo Convento per queste loro audaci iniziative culturali di alto livello scientifico.