Criteri culturali e religiosi sulla conduzione della biblioteca di san Matteo

Una fase dei restauri della Biblioteca di S. Matteo. Foto del 1988.
Una fase dei restauri della Biblioteca di S. Matteo. Foto del 1988.
La normativa dell'Ordine sulle Biblioteche (cfr. Statuti Generali art. 26, 2) non va oltre il concetto di Biblioteca di Conservazione: la Biblioteca conserva i libri che si sono accumulati nel tempo e che mantengono la loro validità culturale in rapporto allo studio del passato. La Biblioteca è considerata anche come il frutto della storia e della vita dei frati che si sono succeduti.
La prassi che già in data anteriore al 1965 è stata instaurata nella nostra Provincia va invece nel senso della Biblioteca viva, la quale, pur non rinnegando la sua natura di luogo di conservazione di memorie, vuol essere in pari tempo un luogo di approfondimento e di confronto.
Questo ci consente, anche tramite l'auspicabile Statuto delle Biblioteche Pubbliche della Provincia, di esplicitare un ruolo pubblico che le nostre Biblioteche già hanno.
Con l'aggregazione dei residui fondi bibliografici dei nostri conventi nelle tre Biblioteche provinciali di San Matteo, di Campobasso e di Castellana, in pratica la concezione di Biblioteca di conservazione è stata superata. I libri antichi ereditati dai padri non sono più considerati del mero materiale da approfondire e studiare altrove con strumenti il più delle volte inadeguati. Ma è considerato materiale da studiare con strumenti pronti e già calibrati per condurre con correttezza una ricerca dalle forti connotazioni religiose verso la quale tutti gli studiosi, anche gli accademici e i professionisti, sono condizionati da conoscenze fortemente carenti.
La carta vincente della Biblioteca di San Matteo consiste nel fatto che si è trasformata in laboratorio dove si compiono le ricerche su materiale antico, si utilizzano in pari tempo gli strumenti bibliografici necessari per approfondire le ricerche, si portano a termine i lavori arrivando al prodotto finito.
Anche molti studiosi che lavorano per conto proprio sono entrati in questa mentalità e vengono volentieri ad approfondire, confrontare, rifinire.
L'ingresso della Biblioteca del convento di San Matteo a San Marco in Lamis.
L'ingresso della Biblioteca del convento di San Matteo a San Marco in Lamis.
Le nostre Biblioteche, allora, se non si trasformano in laboratori dove il lavoro si possa impostare, condurre ordinatamente, e portare a termine, saranno sempre e soltanto una sorta di cava dove chiunque verrà a scavare del materiale pregiato per farne degli elaborati assolutamente inadeguati e spesso fantasiosi. Vi sono innumerevoli esempi a proposito usciti da ambienti dove il concetto di professionalità e di scientificità è pura cialtroneria.
D'altra parte il taglio storico che inevitabilmente ha una biblioteca con forte presenza di fondi antichi, viene superato da una mentalità moderna che accresce la biblioteca indirizzandola verso altri aspetti del sapere: quello religioso-teologico, quello filosofico, quello filologico ecc.
Ora le nostre Biblioteche, per tutte queste ragioni devono essere orientate nel senso del servizio pubblico, anche se, come è ovvio, avendo un occhio di riguardo per quelle zone del sapere che ci sono più congeniali.
L'importante è essere consapevoli che per queste zone del sapere noi e le nostre Biblioteche siamo insostituibili.
Le idee portanti, abbondantemente sperimentate nella Biblioteca di San Matteo, che hanno presieduto alla redazione di queste bozze sono le seguenti.
La Biblioteca francescana e la integrazione dei servizi nel territorio
Sappiamo come nelle nostre Biblioteche non vi siano solo libri di teologia, di Bibbia e simili.
A volte le sezioni relative alle scienze umane sono molto fomite e importanti. A questo punto si inserisce l'esigenza di una disponibilità di tali libri per integrare in modo qualificato i servizi già esistenti nel territorio per un miglioramento globale del servizio di pubblica lettura, delle ricerche scolastiche e universitario, per le esigenze di un pubblico medio e specialistico.
Biblioteche francescane e lettura del territorio
L'esperienza fatta negli ultimi decenni, soprattutto dopo l'istituzione delle Regioni a statuto ordinario, favorisce una concezione più dinamica della Biblioteca come luogo dove guardando, fra l'altro, anche al passato si approfondisce e progetta il presente.
Con l'istituzione delle Regioni a Statuto Ordinario si è svegliato un grande interesse per le cose francescane: dapprima per le realtà francescane legate al territorio (insediamenti, chiese, successione di famiglie, rapporti con l'evoluzione urbanistica, con le strutture pubbliche territoriali, con l'economia, con il diritto e le consuetudini locali, con i costumi, ecc.); poi l'interesse si è approfondito orientandosi verso temi di base, anche se meno trattati, come il pensiero filosofico, la spiritualità, la figura di San Francesco.
Naturalmente alla base di tutto ciò non vi è solo un generico interesse per le cose francescane, ma una specifica esigenza di approfondire le molteplici innovazioni di linguaggio apportate dal movimento francescano nel campo dell'arte e della comunicazione in generale (predicazione, letteratura laudistica ecc.). A ciò si aggiunga la crescente rivalutazione dell'azione di una miriade di personaggi "minori" della storia sociale, economica o politica di diverse epoche, si pensi alla figura di sant'Antonio di Padova, S. Giovanni da Capestrano ecc.
Vi è, tra l'altro, l'interesse di esplicitare il passato e le molteplici connessioni fra tutte le sue realtà per capire il presente e progettare il futuro. Basti pensare all'interesse che urbanisti, architetti restauratori e studiosi del paesaggio agrario hanno per la nostra storia.
Bisogna, quindi, mettere a disposizione dei ricercatori, ma anche degli operatori nei campi più svariati, la nostra ricchezza bibliografica e documentaria proprio per le finalità richieste dalla società moderna.
Data, infatti, la capillarità della nostra presenza in tutto il territorio nazionale e per tutta la storia degli ultimi otto secoli, una lettura del territorio che non tenga conto della complessità della presenza francescana, rischia di essere gravemente carente e perciò di nessun valore scientifico.
Il logo della Biblioteca p. Antonio Fania
Il logo della Biblioteca p. Antonio Fania
Biblioteca di San Matteo e realtà religiosa garganica
Una specificazione del punto precedente è costituita dall'attenzione che a San Matteo si dedica alla realtà più antica, attuale e importante del Gargano: il Gargano è attualmente, come per il passato, uno dei più importanti centri religiosi. Il movimento culturale che si è sviluppato intorno a questo concetto è enorme. Il Gargano religioso, infatti, non è solo la tomba di Padre Pio, E' anche San Michele, con i santuari di passaggio. San Matteo, Stignano, Pulsano, Santa Maria a Manfredonia, San Leonardo e altri minori. La storia, poi, conserva il ricordo dei santuari pagani, non meno importanti di quelli cristiani: quelli di Calcante e Podalirio, e quello recentemente scoperto di Venere Sosandra a Vieste. Tutti questi santuari coesistono in qualche maniera ancora oggi, alcuni con un'attività religiosa più o meno vigorosa, altri nel ricordo, e tramite una intricata massa di suggestioni, di usanze (quelle che spesso - sbrigativamente - si chiamano 'superstizioni'), di intrecci, storia ecc.
Un qualsiasi studio sulla religiosità garganica che voglia essere serio non può limitarsi agli aspetti teologici e liturgici, ma deve tener conto in modo considerevole anche degli aspetti storici e antropologici.
Ora, se l'errore fondamentale degli studi laici sugli aspetti religiosi della vita, nel momento che hanno codificato come insuperabile il limite fra religione e religiosità, è stato quello di essersi limitati all'aspetto antropologico, non meno grave è l'errore di tanti teologi e, peggio, liturgisti e operatori della pastorale, che non tengono in alcuna considerazione l'aspetto storico-antropologico.
Se certi elementi attualmente incomprensibili sono rimasti indenni attraverso le vicende della storia, questi elementi vanno studiati, perché possano di nuovo mostrare tutta la forza evocativa e simbolica, spesso dotata di notevole efficienza catechetica, che è alla base della loro persistenza.
La Biblioteca francescana come luogo di incontro.
L'ingresso della Biblioteca di S. Matteo a S. Marco in Lamis.
L'ingresso della Biblioteca di S. Matteo a S. Marco in Lamis.
Si rifletta come nell'attuale configurazione sociale e culturale i luoghi di incontro, nonostante le apparenze, siano davvero pochi.
Ciò avviene soprattutto per mancanza di terreno comune.
La Biblioteca francescana deve funzionare proprio come luogo comune di incontro fra culture diverse e variamente motivate per il superamento, attraverso la conoscenza e il confronto, di steccati e pregiudizi e per l'instaurazione di un dialogo costruttivo con tutti.
La Biblioteca francescana è il luogo ideale per la creazione di Associazioni, Cenacoli, Gruppi di Studio, Centri di Documentazione. Tutte queste realtà vanno aiutate a rimanere autonome e sciolte da ipoteche ideologiche e padronali. Né bisogna aver paura se il lavoro che fanno inizialmente va in direziono diversa da quella da noi immaginata. Se la Biblioteca francescana offre loro possibilità di approfondire, terreno di confronto schietto, assistenza efficiente e discreta ecc. tutti, soprattutto i giovani diventeranno nostri amici e non ce ne libereremo neanche di notte o usando la mazza.
La Biblioteca francescana come luogo di evangelizzazione
Restauri all'ingresso della Biblioteca di San Matteo
Restauri all'ingresso della Biblioteca di San Matteo
A nessuno sfugge, spero, come il mondo della cultura esprima oggi un paganesimo di fondo frutto di impostazioni ideologiche e metodologiche sia del passato che del presente le quali esercitano influenze determinanti. Il discorso sulle cause porterebbe ad esaminare tutto il lungo cammino della secolarizzazione. Chiunque abbia avuto a che fare con la scuola sa che anche i professori cattolici praticanti, esprimono, di questo cattolicesimo, regolarmente ben poco sia a livello di programmazione che nelle impostazioni didattiche e scientifiche. Le Università a loro volta, con la logica spartitoria che le caratterizza, non favoriscono certo molta libertà alle impostazioni cattoliche.
Si aggiunga a tutto ciò una certa sufficienza con cui il mondo laico si esprime nei confronti della cultura teologica, biblica e religiosa in generale.
D'altra parte anche gli ambienti culturali cattolici hanno le loro pecche. Si continua ancora ad intendere la cultura teologica come un "ortus conclusus" fruibile solo da pochi iniziati, laici o preti, che si preparano i ferri del mestiere per lavorare nei diversi campi della pastorale: insegnamento, predicazione, parrocchie: insomma una cultura professionale che non ha molti rapporti con le altre fasce del sapere.
Ne deriva una pericolosa separazione (direi: di tipo controriformista) dal campo dell'arte, del diritto, della produzione letteraria, della scienza e della ricerca storica
Il prete, che dovrebbe essere "esperto in umanità" (Paolo VI), è diventato un operaio specializzato competente professionalmente ma senza una vera e propria cultura di base che gli consenta di operare collegamenti e sintesi e, in definitiva, di conoscere con precisione sia il campo dove va diretto il suo insegnamento che l'oggetto stesso del suo insegnamento.
L'inaugurazione della Biblioteca di S. Matteo. Al centro della foto: Pasquale Soccio.
L'inaugurazione della Biblioteca di S. Matteo. Al centro della foto: Pasquale Soccio.
La Biblioteca francescana aiuta lo studioso che gli si affida a recuperare questo carattere "umanistico", totale, della cultura religiosa. I francescani, d'altra parte, per l'eclettismo che li caratterizza, si trovano ad essere spesso il momento agglutinante e sintetico fra interessi culturali differenti.
Tutta la storia francescana è stata illuminata da frati come Angelo Clareno (traduttore della Scala del Paradiso di Giovanni Climaco dal greco). San Bernardino da Siena, Alberto da Sarteano, Giovanni da Capestrano, umanisti insigni. Luca Pacioli, padre della matematica moderna, e poi, in tempi più vicini dal nostro P. Michelangelo Manicone, uno dei più illustri scienziati che la Daunia abbia avuto. Per tutti questi la cultura era certo il luogo dell"animi cultus", il coltivar l'animo fino alla santità, ma era anche il luogo del servizio umile e competente reso all'uomo affamato di formazione più che di informazione.
Il luogo privilegiato per recuperare questa dimensione totale, come dicevo, è la Biblioteca.
Ma non certo la Biblioteca-deposito o la Biblioteca-libreria dove il frate addetto si limita a consegnare il libro richiesto, se c'è, e a gestire un ruolo di routine da bravo impiegato.
La Biblioteca francescana è, come si diceva nel punto precedente, il luogo dell'incontro. La Biblioteca francescana sarà il luogo dove l'"animi cultus" troverà adeguato alimento. A patto, però, che i Frati riescano ad essere presentì nel lavoro dello studioso, a seguirlo, ad inserirlo in questo clima culturale di vasto respiro, se gli insegneranno nuove tecniche di ricerca che tengano nel giusto conto fasce bibliografiche mai prese in considerazione (alcuni studiosi hanno appreso, proprio a San Matteo, che esiste tutto un settore di studi intorno a un libro chiamato BIBBIA).
Il Frate Bibliotecario
Una ricostruzione della Biblioteca di Alessandria d'Egitto.
Una ricostruzione della Biblioteca di Alessandria d'Egitto.
II Frate Bibliotecario, infatti, deve partire dal presupposto, che gli studiosi che frequentano la sua Biblioteca, pur nutrendo grande stima, e a volte, autentico amore per San Francesco e i Francescani, di questi non sanno quasi nulla.
Tocca a lui spiegargli tante cose, inquadrare giustamente l'argomento della ricerca, indirizzarlo su piste bibliografiche o archivistiche giuste, fornirlo di annotazioni storiche rapide senza delle quali il ricercatore a volte si arena.
Non può limitarsi a fare il Berengario (il monaco bibliotecario del II Nome della Rosa di Umberto Eco), giacché il suo non è compito di mera conservazione, né gli è consentito di porsi in adorazione di reperti antichi.
Il Frate Bibliotecario, quindi, non può essere improvvisato, e se fare sempre l'obbedienza gli varrà a salvarsi l'anima e a santificarsi, dovrà munirsi in pari tempo di buone conoscenze per compiere con efficacia il suo ministero.
Il motivo della stanchezza, anche un po' stizzita, e del sostanziale disinteresse che circonda le Biblioteche della Provincia, deriva anche da nomine affrettate, dalla poca serietà con cui viene guardato il lavoro fatto seriamente (quante volte il sottoscritto ha dovuto sopportare di essere chiamato topo di biblioteca, locuzione sostanzialmente innocua e detta senza volontà di ferire, ma, indubbiamente, densa di ideologia antiintellettualistica e decisamente cretina), dal sostanziale mancato riconoscimento della dimensione comunitaria ed ecclesiale del lavoro fatto nelle Biblioteche, dai ritardi della Provincia nel darsi obiettivi culturali che non siano quelli, pur rispettabilissimi e necessari, di routine o di puro consumo.
Non è certo colpa della Provincia tutto ciò, se è vero che la legislazione della Chiesa e i documenti prodotti ignorano quasi tale realtà e che solo negli ultimi mesi si è mosso qualcosa con l'istituzione del Pontificia Commissione dei Beni Culturali e l'inizio di una riflessione, a livelli ufficiali, sulle valenze pastorali delle biblioteche ecclesiastiche. Eppure, da oltre quarant'anni, la Chiesa Cattolica disponeva delle stupende riflessioni di Romano Guardini e di Karl Rahner.
Altro punto da considerare sul Bibliotecario è la sua capacità di animazione. Le Biblioteche funzionano se si riesce a farle diventare centri [di] incontro di studiosi, di raccolta di materiale bibliografico, di beni culturali ecc, e se, nello stesso tempo si riesce a farle diventare luoghi dove tutto ciò viene amalgamato e fermentato perché produca altri frutti.
Il rapporto con gli Istituti, universitari e non, è essenziale, come è essenziale il rapporto con gli studiosi, con le Associazioni, con le Fondazioni, con le Biblioteche pubbliche ecc.
Tutto ciò non è da intendersi "per modum actus" e raramente, ma abitualmente in modo tale che intorno alla Biblioteca si tessa una rete di rapporti, di interessi, di intrecci, che la società percepisca chiaramente la funzione e l'importanza della Biblioteca francescana, e di essa non possa più fare a meno.
Con legittimo e religioso orgoglio constatiamo che ciò a San Matteo è realtà, anche se siamo consapevoli che questa realtà ci impegnerà a un lavoro maggiore.
In questo modo la Biblioteca esprime la quasi totalità dei fili che legano la Fraternità Francescana col mondo, la sua capacità di riflessione, i suoi progetti.
Qualunque frate voglia lavorare nelle Biblioteche deve sapere bene che tratterà una materia difficile che esige riflessione, silenzio, spirito di servizio, professionalità, cultura.
A questo proposito mi son permesso di elencare il bagaglio culturale minimo indispensabile per portare avanti con qualche efficacia il lavoro di Bibliotecario nelle Biblioteche Francescane.

Si richiede:
Conoscenza puntuale della storia e della bibliografìa relative a:
- la Chiesa
- l'Ordine
- la Provincia monastica
- le Chiese di Puglia e Molise
Conoscenza sommaria della storia e della bibliografia relative a:
- studi biblici
- teologia
- diritto della Chiesa, comune dei religiosi ed in particolare dell'Ordine
Buona conoscenza
- di alcune scritture paleografiche (almeno le scritture tardo-medioevali) e nozioni di diplomatica
- bibliografia pugliese e molisana
- metodologia della ricerca storica
- lineamenti di metodologia delle pubblicazioni
Buona conoscenza di
- Legislazione canonica e civile sulle biblioteche e i beni culturali ecclesiastici.
- Tecnica delle Biblioteche - sistemi di catalogazione - storia del libro - edifici - attrezzature
E inoltre
- lingua latina
- almeno una lingua straniera moderna
- rudimenti di lingua greca
P. Mario Villani
Convento di San Matteo 25 aprile 1994