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  • Il Mezzogiorno di A. Lepre

    Il Mezzogiorno di A. Lepre

    92.01 Kb - pdf - Aurelio Lepre, Storia del Mezzogiorno nel Risorgimento, Editori Riuniti, 1974 Tenacia, ostinata voglia di vivere e straordinaria capacità di lavoro nonostante la disabilità fisica, impegno intellettuale ed etico: erano queste le caratteristiche che colpivano immediatamente chi avvicinava e conosceva Aurelio Lepre, venuto a mancare a quasi 84 anni dopo un'intensissima attività dedicata agli studi storici. Lepre, in oltre mezzo secolo, ha spaziato tra storia moderna e storia contemporanea, collocando sempre Napoli e il Mezzogiorno in una dimensione italiana ed europea, avvicinandosi alle sue vicende senza steccati disciplinari, ma con sensibilità spiccata per l'economia, i rapporti sociali e politici, la cultura. Per un lungo periodo, la sua ortodossia marxista lo ha indotto a privilegiare la struttura economica e i rapporti sociali di produzione, a volte anche indulgendo a forzate applicazioni di meccanicistici schemi marxiani alla realtà storica. Ma l'indiscutibile fedeltà ideologica non ha mai penalizzato la deontologia fondamentale dello storico, cioè il riferimento costante alle fonti documentarie e il rigore criticofilologico. Si può a ragione parlare, a proposito di Lepre, di un rigoroso seguace di Gramsci: soprattutto il nesso tra Mezzogiorno e Risorgimento è stato largamente tributario dell'interpretazione gramsciana del Risorgimento come 'rivoluzione agraria mancata'. Ma questa adesione di fondo non ha impedito a Lepre di ricostruire momenti e aspetti della plurisecolare storia del Mezzogiorno, da lui affrontata con uno sguardo d'insieme in due preziosi volumi editi da Liguori, facendo tesoro di altri orientamenti della storiografia del Novecento, come in particolare quello ispirato dalla rivista francese Annales, fondata nel 1929 da Marc Bloch e Lucien Febvre, quindi rilanciata a livello internazionale sotto la guida di Fernand Braudel. Ed è stato proprio il riferimento alle Annales e a tutte le innovazioni che la rivista ha promosso nella ricerca storica, che ha consentito a Lepre l' approccio interdisciplinare alla storia del Mezzogiorno e la visione complessiva di lunga durata della sua vicenda. Queste sensibilità multiple hanno offerto a Lepre la possibilità di partecipare ad alcuni momenti del dibattito storiografico internazionale, particolarmente intenso tra anni Sessanta e Ottanta del secolo scorso. Egli vi ha partecipato con numerosi interventi e rassegne critiche: ricordo per tutti la riflessione sulla teoria economica del sistema feudale, proposta dallo storico polacco Witold Kula, e che ha suscitato un'eco mondiale. L' itinerario intellettuale di Lepre può essere suddiviso in due fasi. Nella prima, sono stati prevalenti l'influenza di Gramsci e delle correnti storiografiche francesi. La seconda fase coincide con gli anni più recenti. Essa è caratterizzata da una profonda revisione critica che ha finito per mettere in discussione non poche certezze della prima fase. Come tanti altri intellettuali comunisti, anche Lepre è stato investito dal ciclone del 1989. Così egli ha intensificato la sua attività pubblicistica sulle pagine di alcuni quotidiani e si è prevalentemente rivolto alla storia italiana della seconda metà del Novecento. Penetranti, in particolare, alcune categorie come quella di 'guerra civile fredda', proposta per rappresentare il ciclo della politica interna italiana dei primi anni Cinquanta del Novecento. Napoli e la cultura storica italiana perdono dunque una straordinaria personalità, che lascia un segno profondo nei colleghi e allievi che l'hanno conosciuta e frequentata.Aurelio MusiLa Repubblica del 12 gennaio 2014  

  • La burocrazia

    La burocrazia

    137.17 Kb - pdf - Giuseppe Gadda (1822-1901), in Nuova-Antologia, Vol. III, Firenze, 1866, pp. 377-395 [...] Si scelsero persone per transazioni di partito, per compiacere ad insistenze d'amici, per calmare ire di nemici con indirette servilità, e per adulare facili e passeggere simpatie popolari.Gli uomini che pel solo titolo dei loro antecedenti politici e di quelli dei loro amici entrarono nuovi nella burocrazia, sedendo d'un tratto in posti eminenti, se per indole leggeri, vennero in una presunzione grandissima e sentirono una tale fiducia nella loro capacità da renderli realmente pericolosi amministratori della cosa pubblica; e tutte le circostanze, fra le quali si svolgeva con tanta fortuna il nostro risorgimento nazionale, cooperarono a generare od accrescere questa eccessiva fidanza nelle proprie forze in tutti gli uomini che salivano a mano a mano in alto negli uffici governativi. [...]

  • I misteri di Napoli

    I misteri di Napoli

    171.49 Kb - pdf - [...] Ma, che dico! I governi san pure trovare un premio per... la più sfacciata immoralità, per la mezzanità proterva e boriosa, per la raffinata ipocrisia, per la codarda ed abbietta cortigianeria.Vistosi emolumenti, alti ufizi, ciondoli e croci piovono addosso a gente immorale, ignorante, proterva, strisciante, vituperevole.Siamo ogni dì contristati dallo scoraggiante spettacolo d'impieghi ottenuti per la impudicizia di donne disonorate, per la vergognosa condiscendenza di abbietti mariti, e non poche volte pel sacrificio di caste ed innocenti donzelle. Ci nausea la vista perpetua di eleganti camoristi accolti e festeggiati nelle case patrizie e sfacciatamente sfolgoranti di un lusso, la cui origine dovrebbe fare arrossire il codice penale.Intanto, che cosa fanno i governi civili a pro dell'ingegno e della virtù? Colpiscono il ladro, se ha la malaccortezza di farsi ghermire nel momento che mette la mano nell'altrui tasca per rubare il portafogli, l'oriuolo o il moccichino; ma gli appiccano un ciondolo al petto, se ha l'abilità di deviare un milione.

  • Carlo Cattaneo

    Carlo Cattaneo

    402.14 Kb - pdf - Vi presento questo libro completo, ripreso successivamente ed in modo più completo in Alberto e Jessie Mario, Carlo Cattaneo Cenni e reminiscenze, Roma, 1884. Ho arricchito la pubblicazione con decine di mie note esplicative. “L'Italia non è studiata, non è conosciuta dagli italiani. Dobbiamo rifare la nostra educazione politica e civile sulla base di una nuova e più razionale conoscenza del nostro paese. Dobbiamo studiare l'Italia regione per regione nella natura del suolo, nella sua topografia, ne' suoi prodotti nelle sue industrie, ne' suoi dialetti, nelle sue tradizioni, nelle sue varie necessità politiche e sociali…”Arcangelo Ghisleri (1855-1938)[...]Anche il popolo leghista, di conseguenza, non è mai stato particolarmente attratto dalla cultura e dagli intellettuali. Una ricerca dell’Aaster, fatta nelle leghistissime province di Bergamo e Lecco, individua, infatti, come figura più odiata il bibliotecario comunale: ”Agli occhi del montanaro lumbard è la somma di tutte le ignominie: uno statale, un intellettuale, un parassita improduttivo” .Secondo Paolo Rumiz “L’intellettuale per il leghista è una minaccia mortale. Hanno paura che qualcuno gli smonti il mito e ne dimostri l’insussistenza. I miti, si sa, non si discutono, si difendono. Sono allergici all’analisi culturale”. Il punto di riferimento principale della Lega è Carlo Cattaneo, padre del federalismo, che avrebbe voluto trasformare l’impero austriaco in una sorte di Commonwealth plurinazionale, con una Lombardia autonoma… In merito scrisse impietoso Montanelli: ”Se il colto Cattaneo sentisse parlare Bossi, imbraccerebbe il fucile: ma per sparare contro di lui e i suoi squadristi”.www.varesenews.it del 17 novembre 2018

  • Una tesi di Maturità

    Una tesi di Maturità

    101.05 Kb - pdf - Antonella Danna, La Questione Meridionale. Tesi di Maturità, Liceo Classico dell'I.I.S.S. "Francesco Crispi" di Ribera Con l'espressione “Questione Meridionale” si definisce lo sproporzionato divario, nelle attività sociali ed economiche, nell’intensità della vita collettiva, nella misura e nel genere della produzione, tra le regioni settentrionali e quelle meridionali dell’Italia; tale divario ha dato luogo ad un ampio dibattito relativo alle cause del mancato sviluppo economico, sociale, culturale del Sud dopo l'Unità d'Italia. [...]

  • I galoppini

    I galoppini

    140.03 Kb - pdf - De Blasio, La malavita a Napoli: ricerche di sociologia criminale, Napoli, Stab. tip. G. M. Priore editore, 1905 [...] “Elettori! Se mi permetto di chiedervi il voto, non lo faccio per vanagloria, ma per distruggere il monopolio della corruttela, che da anni tiene avvinto il nostro collegio!” [...] Ad elezione finita restano come amici del Deputato i soli Guardaspalle, ai quali ricorrono gli elettori per avere delle raccomandazioni. È inutile dire che la maggior parte dei nostri onorevoli non si sono mai occupati dei loro elettori; ma certe volte, per togliersi, come essi dicono, le seccature,...[...]

  • Emigrazione e questione meridionale

    Emigrazione e questione meridionale

    189.15 Kb - pdf - “Il problema meridionale si risolverà… se sapremo creare una nuova idea politica e una nuova forma di Stato, che sia anche lo Stato dei contadini; che li liberi dalla loro forzata anarchia e dalla loro necessaria indifferenza. Né si può risolvere con le sole forze del mezzogiorno… ma soltanto con l’opera di tutta l’Italia, e il suo radicale rinnovamento”.C. Levi, Cristo si è fermato ad Eboli, Mondadori, Cles (TN) 1976, pag. 210

  • Partecipazione e spartizione

    Partecipazione e spartizione

    96.40 Kb - pdf - Angelo Romanò, L'Astrolabio, n. 21 del 14 novembre 1977 [La lottizzazione] è, nella sfera del sottogoverno, il correlato del consolidamento delle correnti nella DC prima, e poi delle formule di coalizione nella fase del centrismo e del centrosinistra. La pratica ormai abituale d'assegnare a uomini designati dai partiti gli incarichi che comportano responsabilità non politiche ma amministrative e manageriali negli enti e nelle aziende delle Stato o collegate ad esso è un momento, tra i più rilevanti e carichi di conseguenze, della tendenza ad espropriare lo Stato che caratterizza la presenza dei partiti nel nostro Paese; e ha riflessi sia sul ruolo dei partiti, che così si trasformano da centri di elaborazione politica, di dibattito, di orientamento ideologico e culturale, di progettazione in vere e proprie strutture di potere, sia sul libero dispiegarsi della dialettica democratica della società, dal momento che il potere, concentrandosi, tende a emarginare e a escludere coloro che non si riconoscono nei suoi apparati. Di fatto, la società si spacca e disunisce, con fenomeni diversi ma sempre negativi ai fini della sua crescita. [...]

  • Clientele ed ipocrisie

    Clientele ed ipocrisie

    148.98 Kb - pdf - Bruno Manfellotto, L'Astrolabio, n. 24, 1977 [...] La cosiddetta “catena di Sant'Antonio” si è ormai spezzata e non darei quest'onore a Luciano Infelisi; l'arte del rovellismo è solo l'esempio più deteriore di come - e con i soldi di chi - abbiamo industrializzato buona parte del Mezzogiorno, ma non darei affatto il primato di questa scoperta al magistrato romano.[...] 

  • Marcello Vittorini

    Marcello Vittorini

    3.38 Mb - pdf - Marcello Vittorini, 16 articoli sulla rivista L'Astrolabio (1978-1979), a cura di Michele Colletta. Ho trovato i 16 articoli che vi propongo, nella raccolta de L'Astrolabio (1963-1984), rivista molto letta all'epoca e creata da Ferruccio Parri ed Ernesto Rossi, al quale si deve anche il titolo.I contenuti degli scritti mi hanno colpito profondamente, per cui ho cercato informazioni sull'Autore, Marcello Vittorini.Purtroppo ho trovato poco. Sono, tuttavia, convinto che il nostro sia uno di quegli italiani geniali, ma sconosciuto ai più. Per questo mi sono deciso a pubblicare questi suoi 16 articoli.Marcello Vittorini era un Ingegnere civile, docente universitario ed urbanista di fama internazionale, protagonista dell'urbanistica italiana della seconda metà del secolo XX.Egli ha perso, ma le sue intuizioni, le sue proposte, i suoi scritti, a volte durissimi, sono di una attualità impressionante.

  • Lezioni di Storia

    Lezioni di Storia

    133.77 Kb - pdf - Vincenzo Visco: [...] Il fatto è che le forze che potevano in teoria opporsi ad una deriva degenerativa non sono state all’altezza del loro compito per insufficienze culturali e politiche, ma soprattutto perché non avevano la stessa interpretazione della vicenda italiana e del percorso di necessaria modernizzazione del Paese, e comunque non ne avevano una adeguata. [...] Giorgio Ricordy: [...] Il piglio spregiudicato e decisionista con cui Craxi e il suo gruppo di potere si muovono su questa direttrice comporta da un lato il progressivo dilagare del sistema tangentizio e lottizzatorio nel quale trovano spazio diffusi margini di interessi personali, dall'altro il radicamento di ostilità e diffidenza da parte di aree crescenti del potere economico e internazionale. Contemporaneamente, la disinvoltura, spesso strumentale, con cui viene gestita la finanza pubblica per fini clientelari, apre la strada ad uno squilibrio debitorio che in pochi anni porta il debito a raddoppiare e il deficit di bilancio a diventare quasi incolmabile anche per la conseguente vertiginosa crescita degli interessi passivi. [...]

  • A. Graziani e il Mezzogiorno

    A. Graziani e il Mezzogiorno

    97.48 Kb - pdf - L'Astrolabio n. 23-1982 [...] Bisogna anzitutto avere percezione nitida del fatto che tracciare l'avvenire del Mezzogiorno come avvenire di produzione e di mercato e non di clientela e di assistenza, lede inesorabilmente una struttura di interessi che ha ormai acquisito una conformazione consolidata. Un avvenire produttivo del Mezzogiorno, significa per il Centro-Nord l'impossibilità di continuare nel disegno strategico di utilizzazione della zona lavoro meridionale che esso sta perseguendo e che consiste nell'utilizzare i lavoratori del Mezzogiorno mediante il decentramento di attività produttive, facendo affluire manodopera nelle regioni del Nord soltanto nella misura necessaria per rimpiazzare lavoratori locali nelle mansioni più ingrate e ormai rifiutate. Ma, e questo è forse l'ostacolo principale, un avvenire produttivo per il Mezzogiorno significa il venir meno della gerarchia burocratica e clientelare che, assicuratesi il controllo dei flussi di denaro pubblico, domina la società meridionale attraverso strade che passano per il controllo amministrativo e che nulla hanno a che vedere con i meccanismi del mercato. Sono, inutile dirlo, gli stessi ceti che sul piano nazionale stringono alleanze con gli imprenditori del Nord, per dare vita a governi nazionali che sì reggono sulle due staffe dell'efficienza nel Nord e del clientelismo nel Sud. Detronizzare questi ceti e sostituirli con una società democratica, fatta di borghesia imprenditoriale e di lavoratori che si muovono in un mercato di piena occupazione, rappresenta una prospettiva di portata rivoluzionaria. [...]

  • Economia e Mezzogiorno

    Economia e Mezzogiorno  Nuovo

    398.05 Kb - pdf - [...] I meridionalisti appaiono alla gente o come piagnoni che lacrimano sulle sventure del Mezzogiorno oppure come alacri sostenitori di un sistema di potere, per lo più corrotto e corruttore, ben nidificato e sostenuto con la finanza pubblica. O protestano oppure sono ben inseriti dentro enti, centri studi, organismi di consulenza e di ricerca, dispensatori di favori e di prebende. A volte singolarmente certi meridionalisti fanno l'una e l'altra cosa: contestano e approfittano al tempo stesso. E così intellettuali, come si dice?, impegnati tracciano la mappa dei malanni del Mezzogiorno e al tempo stesso si ritagliano una fettina di potere e di denaro all'ombra di “prestigiosi” centri. Ma lascerei ad un sociologo della conoscenza (possibilmente anglosassone) il compito di esplorare meglio le ragioni e gli effetti di questa schizofrenia di una certa intellettualità meridionalista. [...] Bisogna allora mettere a punto interventi specifici sul mercato del lavoro, sfuggendo al doppio pericolo, già sperimentato, del garantismo ad oltranza (vedi l'esperienza della legge 285 sulla disoccupazione giovanile) e del sussidio indiscriminato. [...]Mariano D'Antonio
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