padre Diomede Scaramuzzi in una foto degli inizi del '900 - Archivio della Biblioteca di S. Matteo a S. Marco in Lamis - Foto scansionata ed ottimizzata dallo scrivente.
padre Diomede Scaramuzzi in una foto degli inizi del '900 - Archivio della Biblioteca di S. Matteo a S. Marco in Lamis - Foto scansionata ed ottimizzata dallo scrivente.
P. Diomede Scaramuzzi nacque il 15 novembre 1880 da Antonio e Maria Nicola Cipriani. Al fonte battesimale fu chiamato Giocondo.
Conobbe e apprezzò l'ideale francescano per opera di P. Giocondo De  Nittis, suo parente, che era stato Provinciale della Riformata Provincia di S. Angelo in Puglia e, dal 1884, vescovo di Castellaneta. In casa c'erano altri sacerdoti fra cui don Michele De Nittis a cui P. Scaramuzzi fu sempre legato.
A 15 anni il giovane Giocondo iniziò l'anno di noviziato presso i Frati Minori Riformati nel convento 'Maria Misericordiosa' di Casalbore (Avellino) con il nome religioso di Fra Diomede.
Nel 1899 con decreto del padre Ministro Generale dell’Ordine dei Frati Minori, P. Luigi Lauer, tutti i frati del Molise, della Capitanata e della Terra di Bari appartenenti alle anti­che province monastiche  francescane degli Osservanti, dei Riformati e degli Alcantarini furono riuniti in una sola grande Provincia Monastica che assunse il nome di Provincia Apuliae Sancti Michaelis Archangeli. Anche il nostro Fra Diomede, che da poco aveva emesso la professione temporanea, venne integrato nella nuova Provincia francescana.
Nel 1901 fu inviato a studiare teologia nel Collegio Internazionale 'S. Antonio' a Roma.
Nel 1903, non ancora sacerdote, pubblicò il suo primo articolo su L'eco del Serafino d'Assisi, rivista francescana di Genova. Il suo articolo fu messo in bella mostra in prima pagina.
Il 25 luglio del 1903 fu ordinato sacerdote.
Nel 1904 fu di nuovo inviato a Roma per conseguire la laurea in teologia.
Completati gli studi, nel 1905 fu trasferito nel convento garganico di San Matteo a San Marco in Lamis per insegnare teologia ai giovani studenti francescani.
Il convento di San Matteo era stato da poco tempo restituito ai frati i quali erano impegnati nell'opera di ricostruzione materiale e morale dopo il difficile periodo della soppressione degli Ordini Religiosi.
Il P. Provinciale dell'epoca, P. Filippo Petracca, aveva capito che l'opera di ricostruzione passava, certamente, attraverso l'osservanza religiosa e un profondo spirito di pietà, ma anche attraverso un vivace e disponibile impegno culturale.
Nel silente storico convento di San Matteo, P. Diomede, per diversi anni, incoraggiato dal suo superiore e amico P. Filippo, approfondì la sua formazione culturale con l'insegnamento, la ricerca teologica, la predicazione e l'attività giornalistica.
Anche se di giovane età, era molto richiesto sia sul pulpito che sulla cattedra.
Si manifestò subito come oratore facondo e dotto, ma anche aperto alle problematiche del tempo e fedele ai propri ideali sacerdotali e francescani.
Opera di p. Scaramuzzi del 1908
Opera di p. Scaramuzzi del 1908
Il suo primo lavoro importante è L'evoluzione del dogma dell'Immacolata nell'Ordine Francescano, che è il testo di una conferenza che, non ancora venticinquenne, aveva tenuto nel 1904 a Bitonto.
Del 1908 è l'opuscolo Il Santuario di San Matteo presso San Marco in Lamis scritto ad uso dei visitatori e dei pellegrini sulla scorta di una superstite avara documentazione.
Si rivelò ancora valido ricercatore e felice espositore con il volumetto Problemi cristologici che pubblicò nel 1909 dedicandolo a San Francesco d'Assisi per ricordare il VII centenario della fondazione dell'Ordine dei Frati Minori.
Fino al 1927, pur non trascurando l'insegnamento e l'attività giornali­stica, il suo impegno principale fu la predicazione.
La fama della sua parola chiara e dotta superò ben presto i confini della Capitanata, della Puglia e del Molise e arrivò fino all'Umbria, alla Sicilia, alla Sardegna, a Napoli, Milano.
Dappertutto si coglieva l'eco favorevole dei vescovi e dei fedeli, dei confratelli e della stampa.
Ai temi squisitamente teologici si aggiungevano quelli che la vita in continuo divenire sottoponeva all'attenzione del giovane teologo: la stampa, l'amor patrio, il femminismo, la grande guerra, il lavoro, la moda ecc.
Durante la Quaresima del 1926, predicata nella chiesa di Santa Caterina a Chiaia a Napoli, dinanzi a un pubblico folto e attento riunito nella sala 'Verdi' di Palazzo Maddaloni parlò della Modernità di San Francesco.
Nella primavera dello stesso anno predicò il Mese di Maggio a Costantinopoli. I resoconti della stampa furono entusiastici.
Nel 1926 iniziò un nuovo capitolo.
La foto reca il testo: Gruppo fatto a S. Damiano (Assisi) la mattina del 4 sett. 1941, in occasione di una gita con Piero Bargellini e Igino Giordani - Archivio della Biblioteca di S. Matteo a S. Marco in Lamis - Foto scansionata ed ottimizzata dallo scrivente.
La foto reca il testo: Gruppo fatto a S. Damiano (Assisi) la mattina del 4 sett. 1941, in occasione di una gita con Piero Bargellini e Igino Giordani - Archivio della Biblioteca di S. Matteo a S. Marco in Lamis - Foto scansionata ed ottimizzata dallo scrivente.
A 46 anni di età, di cui 23 di sacerdozio, quando ognuno, raggiunta la piena maturità, vuol giustamente gustare i frutti di un lungo e duro apprendistato, P. Diomede esordì in campo nazionale nel difficile e a volte infido terreno della ricerca storico-filologica.
I suoi saggi Il Centenario della Scienza Nuova di Giambattista Vico e L'infiltrazione della dottrina di Giovanni Duns Scoto in Giambattista Vico, e più ancora il suo libro Il pensiero di Giovanni Duns Scoto nel Mezzogiorno d'Italia suscitarono consensi e rivelarono l'autore come personalità eminente nel campo della cultura italiana. Benedetto Croce gli scrisse una lettera di apprezzamento.
Nel 1927 i Superiori Generali lo chiamarono a Roma ad insegnare Teologia Fondamentale e Teologia Sacramentaria nel Pontificio Ateneo Antoniano che già lo aveva avuto studente dal 1900 al 1904.
La tranquilla vita accademica, tuttavia, durò il solo anno scolastico 1927-1928.
Ormai si era fatto un nome come ricercatore informato, profondo, puntiglioso e critico.
Nell'estate del 1928 ci fu una parentesi festosa: il 25° anniversario dell'ordinazione sacerdotale. Il suo animo di eterno fanciullo esultò nella cerchia di amici e confratelli.
Una festa presso la famiglia Rotundi, a Roma. Al centro, di profilo, l'allora Ministro Provinciale p. Agostino Catrillo - Archivio della Biblioteca del Convento di San Matteo - Foto scansionata ed ottimizzata dallo scrivente.
Una festa presso la famiglia Rotundi, a Roma. Al centro, di profilo, l'allora Ministro Provinciale p. Agostino Catrillo - Archivio della Biblioteca del Convento di San Matteo - Foto scansionata ed ottimizzata dallo scrivente.
Nel 1929 fu mandato a Firenze, nel Collegio Internazionale di San Bonaventura a Quaracchi come membro di una speciale commissione incaricata di preparare l'edizione critica delle opere di Giovanni Duns Scoto.
Uscirono a ritmo serrato in questo periodo diversi saggi come La dottrina del Beato Giovanni Duns Scoto nella predicazione di San Bernardino da Siena.
Una delle figure che più hanno affascinato P. Diomede è stato Sant'Antonio di Padova. A Sant'Antonio ha dedicato ben tre volumi, oltre a diversi saggi minori: La figura intellettuale di S. Antonio di Padova, La dottrina teologica di S. Antonio di Padova, e Alla scuola del Santo di Padova.
Nel 1923 pubblicò Duns Scoto - Summula, intorno a cui s'intrecciarono consensi e polemiche.
Il giornalismo è stata la vera vocazione di P. Diomede. E' l'unica delle tante attività praticate, che P. Scaramuzzi abbia coltivato dagli albori della sua vita pubblica alla tarda vecchiaia.
Se il lavoro di ricerca lo entusiasmava, nel giornalismo trovava il mezzo con cui esplicare compiutamente il suo essere apostolo francescano.
Pubblicò  oltre 500 articoli su periodici e quotidiani, piccoli e grandi, religiosi e letterari: Il Crocifisso Redentore di Roma, Vita Francescana di Napoli, Vita e Pensiero di Milano,Madonna del Pozzo di Capurso, Studi Francescani di Firenze, Antonianum di Roma. e poi: Il Frontespizio, Rivista del Clero, Bollettino di studi bernardiniani, Sophia, l'Avvenire e, soprattutto, l'Osservatore romano.
Nel 1935 i Superiori Generali, allo scopo di utilizzare la sua enorme competenza in campo giornalistico, crearono apposta per lui il 'Segretariato dell'Ufficio stampa per l'Italia Francescana'. Compito dell'ufficio era quello di promuovere, collegare, recensire la stampa fran­cescana d'Italia. Suo compito era anche sviluppare la conoscenza delle cose francescane in tutto il territorio nazionale e di fornire alla stampa le notizie provenienti dagli organi centrali dell'Ordine e dalle varie Province italiane. In effetti, l'ufficio diretto da P. Scaramuzzi fu un punto di riferimento essenziale non solo per i francescani d'Italia, ma anche per quelli di molti paese europei.
Fino al 1963 P. Diomede si dedicò interamente a recensire e se­gnalare opere francescane; organizzare convegni, mostre di libri, corsi di studio, esercizi spirituali dedicati ai giornalisti, agli intellettuali, alle maestranze delle grandi tipografie romane.
A San Matteo - Settembre 1956 - Alla sinistra di p. Diomede: p. Pasquale Francalancia, alla sua destra, p. Ruggiero Spadavecchia Archivio della Biblioteca del Convento di San Matteo a S. Marco in Lamis - Foto scansionata ed ottimizzara dallo scrivente.
A San Matteo - Settembre 1956 - Alla sinistra di p. Diomede: p. Pasquale Francalancia, alla sua destra, p.  Ruggiero Spadavecchia Archivio della Biblioteca del Convento di San Matteo a S. Marco in Lamis - Foto scansionata ed ottimizzara dallo scrivente.
E intanto i suoi articoli uscivano uno dopo l'altro toccando tutti i temi della teologia, della storia e della cronaca con una prosa piana, immediata, sintetica, in un parlare 'chiarozzo', secondo lo stile del  suo amato San Bernardino da Siena.
Il suo era vero apostolato che aveva scelto il giornale come mezzo pri­vilegiato, ma che tendeva anche ad evangelizzare lo stesso difficile, e a volte ambiguo mondo della carta stampata. 'Se il P. Scaramuzzi non esistesse, bisognerebbe inventarlo' scriveva il prof. Lamberto De Camillis redattore de Il Quotidiano nel 1946.
Alla fine della sua vita P. Diomede tornava spesso nel suo amato convento di San Matteo.
Nell'aria balsamica del Gargano ritemprava le sue energie.
Il luogo che lo aveva visto sacerdote novello, entusiasta ed aperto alla vita, lo affascinava sempre con l'aria dolce dei suoi boschi, odorosa di timo e un po' aspra, con l'affetto degli amici da cui era sempre circondato e a cui dispensava, con un pizzico di vanità, il suo sorriso fanciullesco, la sua saggezza e i suoi versi estemporanei.
Nel silenzio della natura ritrovava il piacere della conversazione semplice fra le persone dalle quali era stato costretto a vivere lontano ma che non aveva mai veramente abbandonate: gli amici di San Giovanni Rotondo, i parenti, i confratelli Cappuccini, P. Pio da Pietrelcina, i frati di San Matteo, i freschi e vivaci studenti di filosofia che lo chiamavano 'nonnino'.
La sua fervida vita si concluse a Roma il 20 febbraio 1966.
La sua bibiblioteca, insieme ai cinque grossi volumi di articoli e ai suoi manoscritti, è ora patrimonio prezioso della Biblioteca di San Matteo.
P. Mario Villani  o.f.m.