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 Appunti

Cintura milanese - Bollate - Via Carlo Cattaneo
Cintura milanese - Bollate - Via Carlo Cattaneo
Bollate è un paesone appartenente alla cintura milanese. Ultimamente a Carlo Cattaneo è stata dedicata una via. Questa via è alquanto desolata (vedi piantina acclusa); non c'è assolutamente nulla, all'infuori di un centro commerciale. Considerazione: Cattaneo è tuttora tenuto in poco conto addirittura nella sua patria!
Scriveva Mario Boneschi: Il giudizio corrente classifica Carlo Cattaneo politico, un vinto, anzi il “gran vinto” del Risorgimento. [...] Si parla nelle storie patrie di una corrente federalista facente capo a Cattaneo ed a Ferrari, mentre in realtà una forza politica federalista democratica non si è concretata nella realtà politica, e giustamente Salvemini parla di Cattaneo, “circondato dal deserto”. Lo scrittore milanese non fu uomo politico.
Fu nell'azione, in modo folgorante, ma per brevissimo tempo, non più di diciassette giorni in quasi settant'anni di vita.

La copertina del vol. I di Memorie di economia pubblica
La copertina del vol. I di Memorie di economia pubblica
Durante l'insurrezione di Milano s'impose per antiveggenza, energia, coraggio, e fu lui a battere
Radetzky, del quale a buon diritto cinse la spada conquistata. Guidò la rivoluzione nell’ora decisiva, degna di una personalità che poteva imporsi ai mediocri ed ai pavidi, solo sull’onda di grandi avvenimenti. [...]
Nel seguito della sua vita Cattaneo rifiutò ostinatamente l’azione politica. Rifiutò di essere ministro ed organizzatore del demanio della Repubblica Romana, rifiutò di sedere al Parlamento del Regno, non senza incertezze e rinunce finali, che rivelano un processo interiore assai tormentoso. [...]
Leggendo il brano di Cattaneo Se fossi ricco! notiamo che il nostro non aveva molte pretese; era umile e schivo, si accontantava di poco ed aveva una fortissima tensione morale.
Egli scriveva in Alcuni scritti, Milano 1846: Dopo aver potuto superare li anni della giovinezza quasi senza scrivere, e aver potuto, anche poco e tardi scrivendo, rattenermi entro materiali e quasi fabrili ricerche intorno a strade ferrate e riforme legislative e tariffe e banche, a tale d’esser compianto dagli amici poeti e metafisici come uomo incurabilmente positivo , mi par quasi farmi reo di lesa specialità, se nel raccogliere in manipolo le cose falle in questi dieci anni, mi reco tra mano un volume tutto di letterarie divagazioni. [...]
Continua ancora Boneschi: [...] Dopo l’esperienza del ’48 gli nacque avversione per ogni carica e prevalse in lui la personalità di maestro e di conversatore, l’amore per gli “studi onorati e tranquilli”. “Rifuggo da ogni posizione troppo cospicua, dove le transazioni sono inevitabili”; “la politica è odio, è lotta perpetua, io sono nato per altre attività di natura più quieta”, scrive nelle sue lettere, quando ancora era in corso l’esperienza italiana del 1948-49, ed è nota la giustificazione del rifiuto al seggio parlamentare: “Il Parlamento me lo faccio in casa”. Non per questo il pensatore si chiuse nella torre d'avorio; egli fu sempre presente nelle lotte politiche, persino in quelle della sua patria d'adozione, il Canton Ticino, ma lo fu come consigliere (la “parte del suggeritore nelle cose d'opinione” alla quale egli invitava Mazzini), e di educatore militante (secondo la bella formula dell'Ambrosoli).
Quest'uomo di pensiero è un vinto? [...] (Puoi scaricare il testo completo QUI)
Copertina dei Saggi di filosogia civile di Carlo Cattaneo.
Copertina dei Saggi di filosogia civile di Carlo Cattaneo.
Scriveva Cesare Angelini in Nostro Ottocento, Boni Editore, Bologna, 1970: [...] Si doleva il Carducci di certo abbandono in cui era lasciato il Cattaneo e, confessandosi suo ammiratore antico, gli dava “mesta occasione di riso il vedere come nelle letture di prosa moderna per le scuole italiane, nessuno si degnasse di ammettere pur una sua pagina letteraria o storica”. Alla disattenzione, ci hanno rimediato, più tardi, due uomini di giudizio sicuro: De Robertis e Pancrazi, includendo in una loro Antologia per le scuole le pagine, tolte dalle Notizie, sui diversi sistemi dell’agricoltura lombarda; e, tra tanti “letterati”, uno “scrittore” ci stava bene davvero [...]. (Leggi il testo completo)
Nel 1848 a Milano, dopo le 5 giornate e dopo la cacciata degli Austriaci, convennero le persone più disparate. Scriveva Agostino Gori nei titoli al III capitolo in Milano fra il cadere del luglio e l'entrare nell'agosto 1848, Roma 1913: [...] Li avversari del governo lombardo - Austriacanti - Albertisti - NeogueIfì - Neoghibellini - Manzoni - Cantù - Cattaneo - Ferrari - Sirtori - Repubblicani - Unitari - Federali - Gallizzanti - Ambrosiani - Accuse al governo provvisorio. [...]
Sembra di assistere alla ridda di voci che, giornalmente, si accavallano in Italia e nel mondo durante la pandemia da Covid-19. Tutto ed il suo contrario. Politicanti che si combattono aspramente per un pugno di voti; mascherine sì, mascherine no (mancano, il prezzo è schizzato in alto e non si trovano facilmente!), 20 sistemi sanitari nazionali; assessori regionali che minacciano il governo usando espressioni da ubriachi e molto altro....
Scrivevo su FB il 24 marzo 2020: [Titolo] Piove sul bagnato. Stiamo a casa! Non sottovalutiamo questo virus!
Quanto tempo ancora? Nessuno lo sa. Certamente mesi, forse anni; la vita “normale” è stata sconquassata e noi non eravamo pronti...
Grazie di cuore a coloro che si impegnano per superare questa emergenza.
Non ci sono certezze, all'infuori di una: “dopo” tutto sarà diverso. Tutto che? In quale direzione andiamo? Non lo so; so soltanto che il nostro punto di partenza è alquanto problematico... Eravamo in un certo senso già “infettati”.
Luciano Manara
Luciano Manara
L'unica cosa che penso è: non ci scoraggiamo! Combattiamo! Stiamo a casa! [...]

Il mio punto di osservazione si trova nel profondo sud arretrato. I tedeschi definirebbero questi luoghi come “am Arsch der Welt” (traduzione letterale: in culo al mondo). A ragione, purtroppo. Ma adesso pensiamo a scansare ed annullare questo maledetto virus. Ma non dimentichiamo chi ci ha messo con le “pezze al culo”; i segnali che osservo sono alquanto inquietanti. E poi, la “classe dirigente” (sic) che ha combinato (e combina) questi guai, è ancora al suo posto, dove l’ha messa la maggioranza del “popolo”. “Classe dirigente” (ri-sic) che chiudendo un ospedale e facendo assumere qualche OSS, parafrasàva, e lo fa tuttora, Tito Livio: hic manebimus optime - Noi stiamo (e staremo) ottimamente qui. [...]
L'evasione fiscale, la delinquenza, una certa burocrazia, l'ignoranza, un debito pubblico abnorme, lo scarso senso civico, le pensioni false, tanti politicanti che formano una classe dirigente ed tanti altri aspetti negativi, oltre ai problemi enormi che ci stanno di fronte, erano già presenti in Italia, prima dello scoppio della pandemia mondiale. (Nota)
NB. Le illustrazioni sono tratte da giornali e riviste dell'epoca (dal 1839 al 1869).