Una foto di don Luigi Tardio
Una foto di don Luigi Tardio
A oltre un anno dalla sua morte, don Luigi Tardio è ben vivo nel ricordo dei colleghi e degli alunni che hanno avuto la ventura di condividere con lui l’esperienza della scuola nel Liceo Classico di San Marco in Lamis.
Era una scuola povera, dalle limitate possibilità economiche; non esistevano ancora i “progetti” e gli alunni si godevano la loro canonica gita scolastica spingendosi fino a Roma, o, al massimo, a Venezia, lieti di appagare il desiderio di libertà con qualche notturna monelleria. Il preside Michele Coco dirigeva il Liceo con la sua autorevolezza di studioso e la serietà di docente, ma soprattutto col suo carattere dolce, disponibile a capire, venire incontro, tessere rapporti.
Don Luigi era il fratello di tutti; esplicava il suo sacerdozio soprattutto nella scuola nell’esercizio del suo ruolo di insegnante di discipline classiche, e soprattutto con il suo naturale equilibrio di giudizio, il suo rigore morale, la dolcezza del carattere, la discrezione e signorilità del tratto con cui contribuiva in modo determinante alla formazione di una famiglia docente che sentiva come suo sommo compito la responsabilità delle giovani vite ad essa affidate.
Un aspetto poco conosciuto di don Luigi era costituito dai suoi ampi interessi culturali. La sua aspirazione, da quando era seminarista, era lo studio della Bibbia. Da giovane non gli fu possibile realizzarla. Poi fu preso dalle discipline classiche. Partendo proprio da queste, don Luigi approdò al complesso e affascinante universo della Bibbia con la sua variegata composizione di storia, filologia, lingue semitiche del ceppo medio orientale, con interessanti sviluppi negli studi patristici. Le discipline bibliche, coltivate discretamente e quasi nel segreto durante la sua docenza nel Liceo, si approfondirono e vennero allo scoperto quando, finalmente pensionato, accettò di insegnare Storia della Chiesa Antica, Patrologia e Letteratura cristiana antica all’Istituto Superiore di Scienze Religiose di Foggia. Intanto il suo segreto desiderio si era maturato. S’iscrisse all’Orientale di Napoli nel Corso di Laurea di lingue mesopotamiche. La lingua preferita era il sumero. Un giorno gli chiesi: perché, dopo tanti anni di scuola, ti sei impegolato in un altro corso di laurea. La disarmante risposta fu: mi piace. Si laureò con una tesi sulla lingua sumera. Di questa lingua stava redigendo un dizionario. I suoi libri, per volere della famiglia, sono ora patrimonio della Biblioteca di S. Matteo. Una parte molto grande è costituita dalle discipline classiche. L’altra sezione importante è quella delle lingue e della storia mesopotamica. È formata da un numero impressionante di dizionari assiri, babilonesi, accadici, ittiti, e, naturalmente, sumeri. Questo complesso è accompagnato da un grande sezione di grammatiche e di studi linguistici di vario genere. E poi ci sono le opere degli scrittori in lingua originale o tradotte nelle varie lingue moderne, inglese, tedesco, francese, spagnolo e italiano. Ci sono poi le opere pubblicate in lingua originale dal Pontificio Istituto Biblico di Roma con i relativi studi e le raccolte delle tavolette cuneiformi dei Musei londinesi con relative trascrizioni e traduzioni in lingua inglese. Il tutto è corredato da un sontuoso apparato di riviste specializzate che riguardano sia le civiltà mesopotamiche, sia la Bibbia, la Patrologia e le scienze classiche. Una immensa ricchezza culturale in attesa che altri spiriti liberi continuino a studiare perché sapere è bello, o, come don Luigi diceva, perché mi piace.
P. Mario Villani
San Matteo 15 dicembre 2011