Indice

Le Quattro Prediche di Padre Antonio Vieira
Le Quattro Prediche di Padre Antonio Vieira
Non c'è forse in tutta la letteratura cattolica, oratoria e no, un uomo che abbia parlato con tanta spregiudicata sincerità, con tanto, quasi sfidante e arrogante, coraggio, agli uomini politici - Re, Ministri di Stato, Segretari e Sottosegretari Generali e Ammiragli, Magistrati e Governatori - come Antonio Vieira, portoghese, gesuita, missionario, diplomatico, stratega, consigliere e predicatore di Corte.
Nessuno come lui ha sferzato così violentemente la molteplicità degli incarichi, le remore della burocrazia, la peste dei favoritismi; nessuno ha ironizzato più spietatamente su la carta bollata, su illustri incompetenti dei loro dicasteri, su le votazioni fatte da ignari della materia su cui decidere. Contro gli statali che corrono alle cariche attraverso raccomandazioni e bustarelle; contro i Ministri di Stato che rubano, ha delle pagine di sarcasmo atroce; ma in lui, rimproveri, ironie, sarcasmi vogliono ricondurre all'onestà politica: tutto fluisce, nella sua smagliante parola, da un inestinguibile amor di pa­tria. Tra la sua vasta produzione oratoria - quindici volumi nella edizione Lello & Irmao di Porto, del 1951, - abbiamo scelto, per ora, quattro discorsi tenuti alla Corte di Lisbona o alla presenza della Corte: e li offriamo in omaggio ai parlamentari italiani, soprattutto democristiani.
I parlamentari democristiani non devono prendersela per questa offerta; né pensare che vi sia racchiuso, nell'omaggio, un tacito rimprovero a manchevolezze reali; ma il solo allarme per negligenze possibili, è già suffi­ciente perché la lettura di questo libro, purtroppo privo della voce viva dell'autore, sia desiderata da chiunque col nome cristiano sente la responsabilità dell'impegno politico, il terrore dello scandalo, e la necessità di illuminare sempre più la coscienza.
D'altra parte, chi se ne offendesse, avrebbe poca stima di sé, e chi teme di perdere, per questo, la stima pubblica, non la merita; e col nostro predicatore aggiungiamo: “Se a qualcuno sembra che io sia stato troppo audace nel dire ciò che sarebbe stato meglio tacere, io rispondo con Sant'Ilario: Quae loqui non audemus, silere non possumus. Ciò che non possiamo tacere, se vogliamo avere la coscienza tranquilla, dobbiamo dirlo, anche se troviamo ripugnanza”. E vi innesta subito una similitudine molto pertinente: “I medici dei Re devono prescrivere a questi ciò che è necessario per la loro vita e salute con maggiore libertà di quella usata con i pazienti curati negli ospedali. Negli individui si cura l'individuo; nel Re si cura lo Stato” (p. 127). I deputati sono un pò i re moderni: ne partecipano l'autorità, li sostituiscono, e, se il popolo è sovrano, li rappresentano.
I parlamentari cristiani, e quelli che non si fregiano del nome cristiano, o per rispettarlo, o per timore, o per non umiliarlo, apprenderanno da questi discorsi, che essi rovinano la patria tanto quanto la loro azione sarà opposta all'insegnamento di Cristo; e nella esatta misura e proporzione con cui allontanano dalla cosa pubblica il più autentico lievito cristiano, essi minano le basi stesse dello Stato, preparandone la rivoluzione o la tirannia: due precipizi in cui cade ogni nazione, per decreto divino, quando il cristianesimo non la sostenta nello scheletro costituzionale e non le da il respiro della sua libertà. I Farisei, dice il nostro Oratore, “chiamavano segni i miracoli di Cristo, e benché conoscessero il numero dei miracoli, si ingannarono nel numero dei segni: i mira­coli erano molti, ma i segni erano due soli: il seguire Cristo era segno di conservazione dello Stato; il non seguirlo, segno di rovina” (p. 35).
Tutta la predicazione politica del Vieira sembra girare su due cardini: parla ai Principi e ai Re, agli alti funzionari dello Stato e ai potenti, per ricordare loro che non devono mai abusare della loro autorità; parla ai sudditi irrequieti e aspiranti a cariche alte, e agli umili, per tenerli nella pazienza e calma cristiana. Dannoso l'abuso dell'autorità, più dannoso l'agitazione e la sollevazione del popolo. E' il pensiero di De Maistre: “La provvidenza - dice - predica sempre un discorso in due punti: essa dice ai grandi di evitare gli abusi di autorità, perché tali abusi sollevano le rivoluzioni; e dice ai piccoli di evitare le rivoluzioni, perché esse non fanno spesso che sostenere degli abusi, per altri lati, più gravi”.