Intervento letto a Monte Sant'Angelo il 28 novembre 2010 in occasione della Bitrel

I pellegrinaggi ai santuari garganici a rischio di secolarizzazione
Credo che per parlare della Via Francigena del Sud, vale a dire della strada che congiunge idealmente il centro della cristianità al Gargano, sarebbe bene partire dalla conoscenza dell'ultimo tratto della Via costituito dal grande anello lungo poco più di cento Km, che congiunge il Santuario di Santa Maria di Stignano, posto sulle pendici nord-occidentali del Gargano, all'imboccatura della omonima valle, al grande Santuario della Vergine Incoronata posto in pianura a sud-est di Foggia. All'interno di questo anello, dislocato tra montagna e pianura, vi sono i motivi del pellegrinaggio, i grandi santuari garganici di S. Padre Pio e di San Michele Arcangelo, insieme a quelli di San Matteo, S. Leonardo di Siponto e il santuario dell'Incoronata.
Si tratta di un complesso di santuari, organicamente strutturato, che ha pochi riscontri in Italia.

Un coro si esibisce nella chiesa del santuario di S. Matteo a S. Marco in Lamis.
Un coro si esibisce nella chiesa del santuario di S. Matteo a S. Marco in Lamis.
La storia ci parla di una frequentazione ininterrotta di oltre 1500 anni. Ciò fa di questo tratto della Via Francigena un caso unico fra tutti i percorsi devoti che in Italia portano questo nome.
Nelle altre regioni d'Italia, infatti, questa via era, fino a non molto tempo fa, un retaggio definitivamente consegnato al passato, un rudere da riscoprire con l'apporto di studiosi e di specialisti e da rivitalizzare per le sue valenze culturali, turistiche e, dove era possibile, anche religiose, cosa che è stata fatta alla grande.
Al contrario, questo nostro tratto garganico della Via Francigena non è stato mai riscoperto semplicemente perché non è mai stato coperto dall'incuria né dimenticato per il non uso. Si è solo evoluto seguendo le naturali trasformazioni ambientali e i cambiamenti generali del comportamento religioso. Fino alla metà del sec. XX i pellegrini venivano a piedi o a bordo di carretti; poi è cominciata la motorizzazione col relativo decadimento di taluni aspetti importanti del pellegrinaggio, col facile cedimento alla rapidità, all'efficienza ecc.
Da queste parti il flusso dei pellegrini è un fatto naturale, come il succedersi delle stagioni. Il pellegrinaggio a S. Michele e, oggi, quello alla Tomba di Padre Pio è un avvenimento legato all'ordinarietà della vita delle famiglie e dei gruppi sociali. Questo aspetto notava da par suo, già alla fine del sec. XIX, il francese Emile Bertaux nelle sue peregrinazioni di grande storico dell'arte dell'Italia meridionale.
Santuario di San Matteo a S. Marco in Lamis. Una immagine della chiesa del convento francescano.
Santuario di San Matteo a S. Marco in Lamis. Una immagine della chiesa del convento francescano.
Se in questo sistema esiste una debolezza è quella della memoria e della comunicazione, dovuta all' usualità e alla naturalezza del pellegrinaggio, come parte dello stesso paesaggio ordinario entro cui si inscrivono le persone che la mattina vanno a far la spesa e i bimbi che vanno a scuola.
Come spesso accade con le cose usuali della vita, non facciamo più conto dell'importanza che i percorsi devoti del nostro territorio hanno nell'economia generale degli scambi religiosi e culturali.
Gli stessi fatti storici accaduti nei suoi punti più importanti, veri emblemi della centralità assunta dal Gargano da 1500 anni nella storia della devozione e della pietà popolare nell'Italia Meridionale, sono caduti in oblio. Così abbiamo dimenticato le incursione saracene, le ruberie aragonesi del sec. XV e quelle francesi della fine del sec. XVIII perpetrate ai danni della Celeste Basilica; abbiamo dimenticato che nella Grotta dell'Arcangelo Michele, nel 1016 l'incontro tra Melo da Bari ed un gruppo di pellegrini normanni fu probabilmente l'atto determinante della fondazione del Regno di Napoli. A mala pena riusciamo a ricordare il nome di Bianca Lancia, la sfortunata madre di Manfredi, relegata nel castello di Monte S. Angelo.
Il nome stesso di Via Francigena era sparito dalla nostra mente, sostituito da un fantasioso quanto improbabile "Via Sacra Langobardorum". Il nome di Via Francesca ricomparve, non più di 30 anni fa, studiando la superstite documentazione relativa alla storia alto medievale dell'Abbazia benedettina di S. Giovanni in Lamis, l'attuale convento di S. Matteo in cui ho il piacere di vivere. Per la prima volta questo nome è riportato in un documento bizantino del 1007 come un elemento identificativo dei confini dei possedimenti dell'abbazia. Si può credere, quindi, che fosse un elemento da tutti conosciuto e di facile identificazione, per cui si può pensare che la sua esistenza sia ascrivibile a tempi molto anteriori al citato anno 1007.
Oggi il percorso dei santuari garganici è più ricco e importante. La figura dolcissima di Padre Pio, che molti di noi hanno conosciuto personalmente, ha ridato vita e consistenza religiosa al pellegrinaggio. La sua presenza nella vita delle chiese e delle famiglie ha unito nella preghiera una folla sconfinata proveniente da tutte la parti del mondo. Intorno alla figura di Padre Pio la centralità religiosa del Gargano non è limitata solo all'Italia Meridionale ma riguarda tutto il mondo cattolico.
Negli ultimi anni va riprendendo anche la pratica dei pellegrinaggi a piedi. Questa pratica, per la vertità, non è mai cessata del tutto. Infatti, anche se fortemente ridimensionati, continuano i pellegrinaggi a piedi provenienti dall'Abruzzo, in particolare San Salvo, Vasto e altre città. Oggi queste comitive, in genere, iniziano il loro percorso a piedi dal Santuario di Stignano. Visitano i Santuari del Gargano e l'Incoronata di Foggia. Alcuni proseguono, sempre a piedi, fino al Santuario di S. Nicola a Bari. Mi preme ricordare anche il pellegrinaggio annuale di San Marco in Lamis alla Basilica di San Michele..
Sono ripresi ugualmente i pellegrinaggi a piedi provenienti dall'estero. Nel nostro convento di S. Matteo abitualmente ospitiamo molte piccole comitive provenienti dalla Francia, dalla Germania, dalla Spagna. A volte le comitive sono più consistenti, come il gruppo di oltre venti giovanissimi spagnoli che qualche anno fa fecero a piedi tutto l'itinerario da Roma a S. Giovanni Rotondo. Dobbiamo aggiungere che questi gruppi provenienti dall'estero vivono il loro pellegrinaggio secondo un modello per noi del tutto inusitato: non portano con sé alcuna risorsa, né in denaro, né in natura; si nutrono di quel che gli vien donato dai preti a cui chiedono ospitalità, e dalle anime buone che incontrano; dormono dove possono e si lavano quando possono.
Guardato, quindi, nella sua fredda consistenza storica, questo tratto finale della Via Francigena, non ha bisogno né di essere riscoperto, né rivitalizzato.
Bisogna ringraziare gli organizzatori di questa Borsa del Turismo Religioso, come tutti quelli che si interessano a diverso titolo dell'argomento, per lo sforzo che fanno di ricollegare quest'ultimo tratto col resto delle vie Francigene d'Italia, prima di tutte quella che attraverso la Via Appia-Traiana ci porta a Roma.
Santuario di San Matteo a S. Marco in Lamis. Una immagine del coro della fine del '500.
Santuario di San Matteo a S. Marco in Lamis. Una immagine del coro della fine del '500.
L'apertura di questi collegamenti estenderà l'interesse per i percorsi a piedi ai turisti, agli amanti della natura, a chiunque, a diverso titolo, voglia realizzare un'esperienza diversa. Tutti siamo sicuri che il lungo itinerario che si vuol proporre, qualunque siano le intenzioni individuali, apporterà un cumulo di benefici spirituali e culturali. Crediamo anche che sia perfettamente legittima la preoccupazione di autorità e operatori per l'apertura di itinerari interessanti anche sotto l'aspetto economico e sociale.
Vorrei, a questo punto, proporre dei pensieri.
Parlando per paradossi: se da Roma eliminassimo i pellegrini, il danno sarebbe certamente grande. Roma, tuttavia, sopravviverebbe per la grandezza e l'importanza degli altri suoi richiami storici, culturali, economici, politici, religiosi ecc.
Se, invece, dal Gargano meridionale eliminassimo i pellegrini, aboliremmo la ragion d'essere della stessa gente garganica. Non c'è nulla, infatti, nel versante meridionale del Gargano, sia di realtà religiose che civili, che non sia stato originato dai pellegrini o che non abbia usufruito del loro determinante contributo. Qui i pellegrini sono l'elemento fondante e, in qualche maniera lo sono ancora.
Voglio dire che è certo ottimo allargare il fenomeno dell'itineranza, religiosa, turistica o di altro tipo, nelle nostre plaghe; ma, nello stesso tempo, è essenziale che le cure maggiori vadano, in pari tempo, riservate all'esistente. Ci sono motivi molto semplici alla base di questa esigenza.
Santuario di San Matteo. Atrio di ingresso alla chiesa del convento.
Santuario di San Matteo. Atrio di ingresso alla chiesa del convento.
I pellegrini sono l'elemento esistente su cui molti operatori appoggiano con sicurezza i loro progetti. Inoltre: il turista arriva e riparte, e l'anno seguente va altrove; il pellegrino torna perchè ha con questi luoghi un rapporto che ha ereditato, e che altri dopo di lui erediteranno.
Una delle caratteristiche dei pellegrini che salgono ai Santuari garganici, comune peraltro a tutti i pellegrini in genere, è che il pellegrinaggio viene deciso nell'ambito di una progettazione familiare. Altri pellegrinaggi nascono nell'ambito delle normali attività spirituali di gruppi ecclesiali come momenti forti di recollezione, di approfondimento e verifica della vita spirituale. I pellegrini, quindi, esprimono una forte e vitale coesione interna che si proietta nel futuro come esigenza di perpetuare un rapporto privilegiato con i santuari del Gargano.
D'altra parte questo rapporto del pellegrino col nostro territorio si fonda sulle stabili e inalienabili realtà dei Santuari. I Santuari, quindi, vanno protetti e garantiti come un capitale che, lungi dal degradarsi, si rivaluta e cresce giorno dopo giorno. E qui vorrei far riferimento anche alle grandi capacità culturali dei Santuari, alle loro collezioni d'arte e di beni culturali, tutte cose che restano in gran parte inespresse se manca una volontà di collaborazione e di operare giusti investimenti che apporterebbero grandi benefici non tanto ai Santuari stessi, quanto al territorio su cui insistono.
Vorrei, poi, dire che i nostri santuari si inscrivono in un quadro storico-religioso di grande varietà e importanza, pieno di personaggi che qui son venuti in devoto pellegrinaggio. Chi non ricorda gli imperatori Enrico il Santo e Ottone III, il papa Alessandro III; S. Francesco d'Assisi, S. Vincenzo Ferrer, S. Gerardo Maiella, di S. Alfonso De Liguori e molti altri?. Molte di queste figure hanno lasciato su queste rupi ricordi importanti, poi ci sono le case religiose soprattutto francescane che testimoniano come questa montagna sia ancora fonte di ispirazione mistica e luogo di contemplazione nel ricordo di S. Francesco d'Assisi, che i nostri confratelli conventuali ricordano nel loro convento, e di S. Giovanni da Matera dell'abbazia di Pulsano.
Termino con un'ultima nota su una realtà sconosciuta ai più, ma che a molti pare determinante per la giusta percezione del pellegrinaggio garganico e fortemente interessante dal punto di vista politico-amministrativo.
I Santuari, dai pellegrini antichi, diretti solo alla Grotta dell'Arcangelo Michele, non erano intesi come delle realtà singole e slegate fra loro; ma, come grani dell'unico rosario. L'intero percorso da alcuni rituali di pellegrinaggio di origine molisana era chiamato con una espressione di difficile interpretazione il rito santuario o semplicemente il santuario, un unico santuario di cui la Grotta di S. Michele era il punto culminante. Nell'ambito di questo rito santuario la comunità dei pellegrini cresce nella fede e nella carità sulla scorta delle varie figure di santi che via via illuminano il suo cammino: la Madonna di Stignano è la stella che indica il cammino, S. Matteo propone la parola di Dio come unico criterio di vita, S. Michele Arcangelo guida il pellegrino nei pericolosi meandri della storia fino alla casa di Dio, rappresentata dalla grande Grotta dell'Angelo; la Madonna Incoronata di Foggia è la porta della speranza attraverso cui il pellegrino attraversando i verdi prati del Tavoliere avanza fiducioso versola sua vita ordinaria. I Santuari, nella specifica varietà delle storie e dei richiami spirituali sono fortemente integrati fra loro, atti a rappresentare la totalità dei bisogni spirituali.
Sarebbe bello, permettetemi di dirlo, se le autorità preposte, chierici e laici che siano, messi da parte i piccoli interessi di campanile, guardassero nei loro progetti con gli occhi limpidi dei pellegrini che non vedono confini di parrocchie o di comuni ma solo un grande rito santuario.
p. Mario Villani ofm
Monte Sant'Angelo 28 novembre 2010