Il Prof. Michele Melillo
Il Prof. Michele Melillo
Brano tratto dalla rivista ‘La Capitanata’ del 1964. L’autore è il Prof. Michele Melillo (+2004), libero docente di dialettologia nella Università di Roma. Preside del Liceo Scientifico Statale “Galilei” di Manfredonia.

L’”Atlante Linguistico Italiano” (ALI) è una raccolta ordinata e sistematica di carte sulle quali sono riprodotte, per ogni località italiana esplorata (chiamata “punto”), le corrispondenti traduzioni dialettali di un concetto, di una nozione o di una frase, raccolte dalla viva voce dei parlanti da parte di uno o più raccoglitori.
L’”Atlante Linguistico Italiano”, con i suoi oltre 5 milioni di schede dialettali e con circa 10.000 fotografie etnografiche di altissimo valore documentario, costituisce pertanto la massima impresa dialettologica nazionale e una delle maggiori in assoluto fra le consorelle pubblicate o in fase di realizzazione in Europa e nel resto del mondo. Può a buon diritto essere considerato il corrispettivo del Vocabolario della Crusca dei dialetti.
È pubblicato a cura dell’Istituto dell’ALI, centro autonomo di ricerca dell’Università degli Studi di Torino.
Il progetto dell'Atlante nasce nel 1924, sotto la direzione di Matteo Bartoli e su iniziativa della Società Filologica Friulana "G.I. Ascoli", presso l'Istituto per l'ALI annesso alla cattedra di Linguistica e Glottologia dell'Università di Torino.
Il principale raccoglitore di dati fu in questa fase Ugo Pellis, che mise insieme più di settecento inchieste sul terreno tra il 1925 e il 1940; dopo la seconda guerra mondiale fu solo nel 1952 che Benvenuto Terracini dispose l'effettuazione delle ultime raccolte, completate nel 1965. La redazione dell'Atlante fu posta in essere solo alla fine degli anni ottanta, grazie all'impegno di Arturo Genre e Lorenzo Massobrio; la pubblicazione, ad opera dell'Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato, è iniziata nel 1995.

Come vivono e come parlano sul Gargano

Mappa del promontorio del Gargano.
Mappa del promontorio del Gargano.
Raccolgo qui alcune impressioni che sono andato fermando un tre-quattro anni addietro, durante le inchieste che ho condotto in Puglia e in Lucania per conto dell'Atlante Linguistico Italiano. L'opera, che è in cantiere sin dal 1925, interessa non meno di un migliaio di comuni distribuiti su tutto il territorio nazionale; e per ognuno di questi è stato raccolto un materiale corrispondente al risultato di un interrogatorio di circa una settimana su argomenti di ordine generale, sulla famiglia, sul focolare, sulle usanze, sugli utensili, sulle tradizioni, sulle manifestazioni di vita pubblica, sulle arti e sui mestieri, sull'agricoltura, sull'arte della pesca, su tutto ciò che riguarda le attività e la vita di un centro. Tutte notizie che saranno leggibili diffusamente in una serie considerevole di carte linguistiche. In ognuna di queste carte sarà raffigurata la fortuna che una parola o un oggetto ha avuto da un capo all'altro dell'Italia.
Una raccolta di carattere linguistico, ma anche di carattere etnografico e sociale. Le voci e i suoni vanno considerati insieme alle cose e alle usanze e in considerazione dei ceti e delle categorie che costituiscono una società di uomini.
E quando si coglie l'indirizzo di una voce o di una corrente fonetica o di un movimento lessicale, si viene a cogliere anche la parabola di un uso, di una tradizione, di un fatto storico.
Perché l'Atlante Linguistico Italiano (ora specialmente che la direzione è affidata alla competenza e alla sensibilità del prof. Benvenuto Terracini) vuole essere essenzialmente un'opera storica, o, se piace di piú, un'opera strumentalmente linguistica, ma sostanzialmente storica.