Antonio Beltramelli
Antonio Beltramelli
Antonio Beltramelli è nato nel 1879 ed è morto nel 1930 all’età di 51 anni.
E’ stato corrispondente del Corriere della Sera dal 1907 al 1910 e viaggiò molto.
Nel 1923, ottenne un grande successo con la sua biografia di Mussolini, intitolata L'uomo nuovo.
Nel 1925 fu tra i firmatari del Manifesto degli intellettuali fascisti, redatto da Giovanni Gentile.
Nel 1929 fu nel primo gruppo di nominati nell'Accademia d'Italia.
Beltramelli è stato un autore molto prolifico e di grande successo nella prima metà del Novecento. Noti sono anche i suoi resoconti di viaggio, come ad esempio quello sul Gargano.
Ai primi del Novecento persino nella pronuncia era sconosciuto ai molti italiani che lo chiamavano Gàrgano: per andare da Apricena a Vieste bisognava salire su una diligenza e lasciarsi trasportare per ben dodici ore. Lo scrittore Antonio Beltramelli percorse il Gargano viaggiando, tra l' altro, su uno sciarabbà, un rudimentale veicolo a due ruote trainato da un mulo e dedicò a questa zona pagine che mescolano poesia e descrizioni efficaci. Raccontò i due volti del Gargano, da una parte la natura ammaliante, dall'altra un'arretratezza dura a morire.
Scrive Sergio D’Amaro in una sua recensione al libro:

La copertina de 'Il Gargano' di Antonio Beltramelli
La copertina de 'Il Gargano' di Antonio Beltramelli
”Sono passati ormai quasi cent'anni dalla pubblicazione della monografia dello scrittore romagnolo Antonio Beltramelli, Il Gargano. Essa uscì per i tipi dell'Istituto Italiano di Arti Grafiche di Bergamo nella collana "Italia Artistica" voluta dallo storico dell'arte Corrado Ricci, che affidò a firme famose come Borgese e De Roberto altri titoli che incontrarono il favore del pubblico. Beltramelli era uno scrittore fecondo di romanzi (non più riproponibili per la verità) e collaborò attivamente a parecchi giornali, tra cui il "Corriere della Sera". Sulla rivista "Varietas" aveva già fatto uscire qualche anteprima del suo reportage del viaggio avventuroso sul Gargano, fatto nel 1905 e pubblicato in volume nel 1907.
All'inizio del '900 il Gargano era ancora fuori del civile percorso di strade degne di questo nome. Per andarci e inoltrarsi tra paesi e selve fino a sboccare al mare occorreva coraggio e fortuna, in sella a "sciarabbà" e diligenze scassatissime su ancora più impervie mulattiere e sentieri. Beltramelli, che aveva coraggio e curiosità sufficienti, insieme a una bella penna affilatasi sui morbidi torni dannunziani, affrontò cavallerescamente quella sfida e annotò e descrisse con vivida vena narrativa la realtà multiforme del promontorio e delle sue genti.
Arrivando dall'infuocato Tavoliere, Beltramelli s'immerge così in una sorprendente dimensione naturale e antropologica. I luoghi sono di una bellezza selvaggia e primitivi appaiono ancora alcuni tratti della cultura e dei costumi degli abitanti. Ogni paese ha le sue caratteristiche: San Marco in Lamis l'usanza di disonorare le donne togliendo loro il fazzoletto, San Giovanni Rotondo la vanità delle sue donne ingioiellate fino all'inverosimile, San Nicandro la curiosa animosità politica, Carpino la sua sporcizia, Rodi il dinamismo commerciale e la lindura delle sue strade. Le pagine più memorabili sono dedicate a Monte S. Angelo, alla Foresta Umbra e alle lagune di Varano e di Lesina. Da una parte campeggia lo splendore storico-architettonico del paese consacrato all'Arcangelo, con la sua posizione geografica dominante sul golfo di Manfredonia e sull'intera pianura dauna; dall'altra, la sensibilità del viaggiatore si appunta sull'estrema miseria e insalubrità in cui versano i capannicoli dei laghi costieri.
Qui è il dominio della malaria, dell'abbandono, della derelizione. Quanto diverso il paesaggio della Foresta Umbra coi suoi cerri, carpini e faggi secolari, con la sua possente natura che annichilisce ogni senso e ogni immaginazione! Alla vigilia dell'avvento della "corriera postale" e del trasporto meccanizzato il Gargano è ancora immerso nel medioevo, isola a se stesso, struggentemente bello ma maledetto. A San Giovanni Rotondo mancano più di dieci anni all'arrivo di Padre Pio e Vieste è ancora ritenuta una località inaccessibile, con oltre dodici ore che la separano da Apricena. Cristo sembra davvero fermo ben al di qua del confine di Eboli. Beltramelli ci offre, quindi, il documento vibrante di un viaggio agli inferi, quasi un'anticipazione di quello fissato da Carlo Levi per i suoi paesi lucani.”

L’impaginazione del libro proposto deve avere senz’altro creato non pochi problemi al redattore dell’epoca. L’apparato fotografico è veramente imponente. Le foto proposte sono state scattate in maggior parte dallo stesso Beltramelli. Alcune foto sono di Michele Vocino.
Mi vengono in mente gli appunti scritti nel 1805 da p. Michelangelo Manicone sul Gargano (vedi Michelangelo Manicone, La fisica daunica Parte II Gargano, a cura di Loredana Lunetta e Isabella Damiani, Ed. di Storia e Letteratura, 2005).
Molte citazioni del Manicone sono state inserite, con la tecnica dell’ipertesto, sul buon libro del Beltramelli, pubblicato integralmente su questo web, che illustra quasi esclusivamente il Gargano.
Tante altre note esplicative, dal carattere storico a quello grammaticale, sono state inserite nel testo originale, proposto integralmente e secondo la formattazione originale.
NB. I grassetti sono dello scrivente.

Per approfondire le tue conoscenze sul Gargano, visita anche la sezione dedicata ai Paesi e quella dedicata all'Entroterra del Gargano. Altre cifre interessanti potrai trovarle visitando la sezione Scrittori > p.M.Manicone