Si tratta di testi che hanno più di 10 anni, ma io penso che siano ancora attuali.
La Garganoverde srl di San Marco in Lamis è attivamente impegnata nel campo della valorizzazione della risorse naturalistiche ed umane del Gargano e dell'Italia tutta. Nelle dieci schede che seguono sono illustrati alcuni esempi di come la creazione di reddito e benessere non fanno a cazzotti con la salvaguardia della risorse naturali delle quali disponiamo.
Voglio ringraziare il Dott. Alessandro Augello, autore dei testi e delle foto; il Dott. Raffaele Cuccurullo, Direttore di Sco (Sviluppo Cooperazione Occupazione s.c.p.a. di Roma) e tutto il suo Team.
A più di un decennio dall'emanazione della prima legge quadro sulle aree protette, sono numerosi i contributi di studiosi in merito alle possibilità e alle opportunità offerte dai parchi e dalle riserve naturali per lo sviluppo economico, sociale e culturale del Paese.

Dal 1991 in poi, si è assistito alla nascita di numerosi parchi e riserve naturali che hanno determinato, soprattutto all'inizio, l'istaurarsi di un rapporto non sempre collaborativo con le economie locali. Infatti, fedeli al loro compito istituzionale di garanti e promotori della conservazione e della valorizzazione del patrimonio naturale (art. 1, Lg. 394/91), gli Enti Parco hanno avviato, fin dalla loro costituzione, una serie di azioni volte alla salvaguardia degli ecosistemi e dei patrimoni naturalistici delle aree di competenza che, in alcuni momenti, sono state considerate dalle popolazioni residenti come limiti per lo sviluppo dell'economia locale. Se, da un lato, l'aspetto vincolistico legato alla presenza dei parchi è stato gradualmente accettato anche grazie ai rapporti di collaborazione che si sono creati tra le Amministrazioni dei parchi e le Amministrazioni Pubbliche locali, da un altro lato si è assistito ad una crescita costante delle aspettative di nuove opportunità di sviluppo economico-sociale che le comunità locali sollevavano nei confronti degli Enti Parco. L'attenzione si è spostata in tal modo sulla valorizzazione dell'ambiente aprendo tutta una serie di problematiche sulle possibili attività di cui un Ente Parco si può fare promotore, sulle risorse necessario all'avviamento di tali attività e sul rapporto tra costi, ricavi e risultati.
Viste le peculiarità dei Parchi Naturali Italiani, che sono custodi di ricchezze ambientali, di antichi siti archeologici, di importanti beni culturali, nonché di numerosi insediamenti antropici, il ruolo che le amministrazioni degli Enti Parco possono giocare per lo sviluppo economico delle rispettive aree, sopratutto in termini di crescita occupazionale e di reddito economico, è ritenuto molto importante da tutti gli attori economici, politici e sociali che ne sono direttamente coinvolti.
La presente pubblicazione vuole valorizzare l'esperienza maturata da S.C.O. durante un periodo di circa quattro anni di attività svolta a stretto contatto con gli enti parco nazionale che hanno avviato progetti di lavori socialmente utili. Tali progetti hanno dato la possibilità agli Enti Parco di esternalizzare alcuni servizi di manutenzione e di valorizzazione turistica del territorio a cooperative sia costituite direttamente dagli LSU, sia appartenenti alla rete consortile di S.C.O.
Sebbene tali esperienze fossero collegate intrinsecamente alla natura giuridica molto particolare della figura del lavoratore socialmente utile - con tutti i punti di forza e di debolezza connessi - l'esperienza compiuta durante la progettazione, la gestione e il monitoraggio dei risultati raggiunti ci ha consentito di maturare alcune riflessioni che possono costituire un punto di partenza per gli interventi mirati alla crescita occupazionale e allo sviluppo delle aree dei parchi naturali. Esse si riferiscono sia alla progettazione di nuove attività che si possono svolgere nelle aree naturali protette, sia alla definizione di un modello di intervento in campo occupazionale mirato al coinvolgimento attivo e continuo delle risorse umani locali.
Per quanto riguarda il primo aspetto, la nostra esperienza ci porta ad affermare che, nei progetti di stabilizzazione occupazionale dei lavoratori socialmente utili, le attività di manutenzione ambientale (la tabellazione, la manutenzione delle rete sentieristica e delle aree silvo-pastorali, il recupero delle biomasse, ecc.), le attività di recupero/riqualificazione delle aree degradate e le attività più strettamente collegate alla protezione ambientale (la creazione e la manutenzione delle aree faunistiche, per esempio) hanno giocato un ruolo molto importante nell'avviamento delle cooperative in questione perché:

  • hanno portato alla conoscenza approfondita del territorio da parte di tutti coloro che vi sono stati direttamente coinvolti, facilitando in tal modo la capacità di replicare gli stessi interventi in altre aree (anche esterne al parco) che presentavano problematiche similari;
  • hanno consentito lo start-up delle cooperative coinvolte nella stabilizzazione occupazionale dei lavoratori socialmente utili;
  • hanno migliorato l'accesso e la fruibilità delle bellezze del parco, "facendo strada" ad altre aziende che operano in questo settore (si tratta, per esempio, delle attività relative all'organizzazione di visite guidate, di "laboratori natura", di manifestazioni culturali e sportive in varie aree del parco).

Di conseguenza, sulla scorta delle esperienze maturate, possiamo valutare che le attività rivolte alla protezione delle risorse naturali, artistiche e culturali, al recupero e alla riqualificazione delle aree degradate o alla manutenzione dei beni culturali e archeologici, nonché dei percorsi e delle aree protette rappresentano ambiti d'impiego importanti nei parchi naturali perché contribuiscono alla conservazione naturalistica e al consolidamento della presenza di una comunità locale in quella determinata area.
Per quanto riguarda il secondo aspetto invece, possiamo affermare che, anche se non esiste una "ricetta" unica da applicare per tutte le situazioni, si possono definire alcuni elementi che accomunano tutti i percorsi di stabilizzazione che hanno portato risultati positivi:

  • la collaborazione tra tutti gli attori per la definizione del percorso di stabilizzazione (soggetti istituzionali locali, parti sociali, rappresentanti del mondo imprenditoriale ecc.);
  • la definizione di un percorso articolato senza perdere di vista alcun aspetto: realtà territoriale locale, percorsi professionali da compiere, risorse economiche necessario, tempistica degli interventi che si vogliono realizzare;
  • l'avvalersi dell'assistenza tecnica di un unico soggetto, preferibilmente esterno alla realtà locale, che ha recuperato tutti i contributi pregressi (coinvolgendo le persone che avevano già lavorato su varie ipotesi progettuali e dando ascolto alle "voci del territorio") e ha facilitato il dialogo tra tutti i soggetti coinvolti nel percorso di stabilizzazione occupazionale.

Quanto di questi "ingredienti" si trova nei progetti conclusi potrebbe costituire oggetto di ulteriori valutazioni. L'attuazione dei progetti di stabilizzazione occupazionale vive certamente anche situazioni di contraddizione, tipiche dei processi che coinvolgono, nelle loro gestione, una pluralità di soggetti. Pertanto, il grado di avanzamento verso gli obbiettivi fissati nei vari progetti non è omogeneo. Ma la nostra pubblicazione ha scelto, consapevolmente, di valorizzare le potenzialità che emergono da questa esperienza, lasciando spazio alle cooperative e ai loro lavoratori. Abbiamo scelto di mostrare, per ogni progetto di stabilizzazione concluso, le attività più caratterizzanti. In alcuni casi si tratta di attività antiche che si sarebbero perse col tempo (come ad esempio la lavorazione della pietra, l'esbosco con l'utilizzo dei muli oppure la coltivazione di alcune specie fruttifere tradizionali, il recupero dei rifiuti organici per la produzione del compost), mentre, in altri casi, si tratta di attività innovative, avviate in tempi relativamente recenti nelle aree naturali protette (l'istallazione di panelli solari, la costruzione di percorsi di accessibilità per i disabili).
Per tutte queste esperienze, ma anche per tante altre che non hanno trovato posto in questa pubblicazione, vogliamo testimoniare che senza di loro, senza i lavoratori socialmente utili, tutto ciò non sarebbe esistito. Ecco perché vale la pena conoscere più approfonditamente il loro lavoro, un lavoro che prima non c'era.
Mirela Barbu