Ettore Petrolini nasce nel 1884 e si esibisce per la prima volta su di un palcoscenico nel 1903: ha 19 anni. La sua ultima esibizione risale al 1935. Il grande attore comico muore nel 1936: aveva calcato la scena per 33 anni ed aveva 52 anni quando morì.
In questi anni in Italia (e nel mondo) succedono molte cose.…
Il 20 febbraio 1909 F. T. Marinetti pubblica su Le Figaro il Manifesto futurista. In Fascismo e cultura (storiaxxisecolo.it) si legge:

Fin dagli esordi il futurismo è per sua natura politico: "Noi vogliamo glorificare la guerra - sola igiene del mondo - il militarismo, il patriottismo, il gesto distruttore dei libertari, le belle idee per cui si muore…" Siamo nel 1909 e Marinetti lancia già il primo proclama politico ispirato al nazionalismo. Obiettivo: l'orgoglio, l'energia e l'espansione nazionale contro i vecchi e i preti, per una rappresentanza in Parlamento che deve essere "sgombra da mummie e libera da ogni viltà pacifista". Anche in questo caso il vitalismo irrazionale è il collante e la molla delle posizioni interventiste e irredentiste di Marinetti e i suoi. Un altro elemento "politico" del primo futurismo è la guerra al parlamentarismo: "Quasi tutti i Parlamenti d'Europa- scrive Marinetti - non sono che pollai rumorosi, greppie e fogne". […] Ma dopo la nascita dei fasci futuristi, Mussolini organizza i suoi fasci per la scalata al potere. Lo scontro è inevitabile. Nel 1920 i futuristi escono dal movimento fascista. E due anni dopo, nel '22, quando Mussolini riceve l'incarico di formare il governo e comincia a trasformare la rivoluzione in "regime", i futuristi sentono subito di essere stati traditi. […] Ma dopo la nascita dei fasci futuristi (1919), Mussolini organizza i suoi fasci per la scalata al potere. Lo scontro è inevitabile. Nel 1920 i futuristi escono dal movimento fascista. E due anni dopo, nel '22, quando Mussolini riceve l'incarico di formare il governo e comincia a trasformare la rivoluzione in "regime", i futuristi sentono subito di essere stati traditi. […] Giuseppe Prezzolini, in un articolo intitolato Fascismo e futurismo, pubblicato il 3 luglio del '23, scrive: "Evidentemente nel Fascismo c'è stato del Futurismo e lo dico senza alcuna intenzione. Il futurismo ha rispecchiato fedelmente certi bisogni contemporanei e certo ambiente milanese. Il culto della velocità, l'amore per le soluzioni violente, il disprezzo per le masse e nello stesso tempo l'appello fascinatore alle medesime, la tendenza al dominio ipnotico delle folle, l'esaltazione di un sentimento nazionale esclusivista, l'antipatia per la burocrazia, sono tutte tendenze sentimentali passate senza tara nel fascismo dal futurismo".
Ma lo stesso Prezzolini, più avanti, spiega che nello sviluppo del Fascismo non c'era più posto per il Futurismo. Il ribollire di forze per Prezzolini andava bene per la rivoluzione, ma "stona in un periodo di governo". "Se il fascismo vuol segnare una traccia in Italia - continuava Prezzolini - deve espellere ormai tutto ciò che vi rimane di futurista, ossia di indisciplinato e anticlassico. Sarei troppo seccante se ai miei conoscenti del movimento futurista chiedessi un franco giudizio sulle riforme classiciste del ministro Gentile?".
Nonostante gli strali di Prezzolini, nel '24, con le Onoranze a Marinetti a Milano e col 1. Congresso Nazionale futurista, il Movimento si riavvicina al fascismo, chiedendo aiuti agli artisti, nell'ottica dell'affermazione del Futurismo come unica arte innovatrice. I futuristi si attestano su posizioni che potremmo definire "di sinistra". Più tardi Marinetti verrà nominato da Mussolini "accademico d'Italia", ma la spinta modernista del movimento è ormai in gran parte già neutralizzata dal regime.

Nel 1922, F. T. Marinetti, Emilio Settimelli e Bruno Carra (tutti e tre, nel 1915, arrestati e poi rilasciati dalla polizia, insieme ad un certo Benito Mussolini), danno alle stampe a Piacenza un libro: Il teatro futurista sintetico, del quale pubblico (in tre parti) l'introduzione scritta ... nel 1915. Prima parte.
Il 21 marzo 1919 Benito Mussolini fonda a Sansepolcro (Mi) il Fascio Milanese di Combattimento. Sono anni terribili, nei quali, prima del fascismo, la stampa “ufficiale” cita poco o per nulla Ettore Petrolini, con l’eccezione di appartenenti al movimento futurista.
In Annali del teatro italiano, Vol. I, 1901-1920, Ettore Petrolini (che aveva già un enorme successo di pubblico - vedi l'articolo di V. Tanzi) viene nominato un sola volta, che riporto:

Compagnia ETTORE PETROLINI.
Artiste: Isabeau Brizzi, Maria Wais, Silvia Da Bene, Tilde Ivette, Dina Ferrea, Ida Bini, Cinzia Fulves, Attilia Suttier, Amalia Donnarumma, Ebe Rossi, Teresa Bruno, Maria Masino, Erminia Bandini, Lira Renard, Dora Pamel, Rotondi Maria, Lina Gamberini, Annita Bianchi, Elena Prati, Augusta Rivalta, Elvira Giustini.
Artisti: Petrolini, E. Montefameglio, G. Albertini, R. Musicare, A. Billi, Mario Trebbi, G. Brillarelli, F. Durante, A. Asti, R. Rivolta, R. Bosco, E. Palumbo, L. Rossi, V. Pasca, U. Mugnonizap.
Maestro concertatore direttore d'orchestra: Cav. Giovanni Ingenito.
Maestro sostituto: Antonio Palmense.
Amministratore rappresentante: Cesare Zoli.

Specialmente in Italia si afferma la dittatura fascista, che cadrà solo nel 1943, dopo una guerra disastrosa che provoca distruzioni e morte.
A questo proposito: facendo una ricerca bibliografica per il tramite dell’Opac della Magna Capitana (FG) e delle biblioteche associate, ho notato che esse non sono ben fornite delle opere di Ettore Petrolini, che pure scrisse tantissimo. Solo nella biblioteca di S. Marco in Lamis ho scovato Ettore Petrolini, Teatro di varietà, a cura di Nicola Fano con la collaborazione di Anna Maria Calò, Einaudi Torino 2004.
Tornando ad Ettore Petrolini, Nicola Fiano, in Teatro di varietà del 2004 scrive:

[…] La considerazione principale che deriva da questa postuma acquisizione di nobiltà toponomastica è che Petrolini è più famoso che realmente conosciuto. […]

E scrive ancora Nicola Fano:

[…] Di contro, affermare che Petrolini abbia avuto una qualche consapevolezza artistica (o, peggio politica) della sua militanza prima futurista e poi fascista sarebbe ingeneroso nei suoi confronti: esattamente come ogni attore di ogni tempo, anche Petrolini fu di un’ignoranza colossale in materia di politica. […]

Anche Antonio Gramsci si era sbagliato su Ettore Petrolini, quando (Gramsci) faceva il critico teatrale per l’Avanti! nel 1916-1920.
Per Petrolini uno soltanto doveva vincere, ed il suo nome era Ettore Petrolini; ma egli non poteva presagire il seguito: che il "suo" popolo, tanto amato e sbeffeggiato, lo dimenticasse e lo "celebrasse" stancamente.
Mi ha colpito il fatto che nel 1936 sono morti Ettore Petrolini e Leopoldo Fregoli. Ma è nato Silvio Berlusconi...
Su di lui è stato scritto tantissimo e per ultimo arriva il sottoscritto, che preferisce fare parlare “gli altri”, organizzando materiali trovati sul web e studiati attentamente.
Ho utilizzato come canovaccio per il mio lavoro, il libro scritto dal Nostro, Abbasso Petrolini! del 1922, una sorta di autobiografia.
Le illustrazioni, ed in generale tutto il materiale proposto da questo web, sono tratte da stampe e libri dell’epoca, trovate su internet (Ah!, Umberto Eco...).