Una vecchia foto del piazzale del santuario di S. Matteo a San Marco in Lamis.
Una vecchia foto del piazzale del santuario di S. Matteo a San Marco in Lamis.
Quando nel 1997 Presidente prof. Antonio Pellegrino e mons. Giuseppe Casale, allora Arcivescovo di Foggia-Bovino, istituirono il Comitato Paritetico per il Giubileo, pur centrando l'interesse religioso e organizzativo sull'anno giubilare di inizio Millennio, intendevano percorrere tempi lunghi proiettando l'idea giubilare e tutto ciò che ne derivava verso obiettivi ampi, profondi e duraturi nel tempo.
I Convegni del 9 marzo 1996 'La Capitanata verso il giubileo del 2000' e del 16 aprile 1997 'Verso il giubileo del 2000 - Pellegrini di oggi sulle strade di ieri' ebbero la funzione e il merito di ravvivare negli ambienti della Capitanata la consapevolezza del valore religioso, storico, artistico del miracolo del pellegrinaggio che si compiva da oltre 1500 anni sulle nostre strade. La sufficienza tollerante e condiscendente con cui la nostra pigrizia aveva tollerato i pellegrini, si tradusse pian piano in autentico interesse per l'incessante novità dell'andare di lingue, popoli e nazioni verso l'antro misterioso dell'Arcangelo e verso i luoghi benedetti dalla presenza di P. Pio. Cominciammo a percepire che i pellegrinaggi non erano solo un fenomeno curiosamente sopravvissuto a un lontano passato, né una mera risorsa economica, ma una benedizione, un rimedio contro la pigrizia e la colpevole rassegnazione, un luogo scelto dallo Spirito per rinsaldare la fede, eccitare la devozione, rinverdire l'ottimismo della speranza, rinnovare la faccia della terra.
Emerse con maggior chiarezza anche una verità che era già sotto i nostri occhi: molto di ciò che esiste nel Gargano Meridionale e in buona parte della Puglia piana, monasteri, chiese, ospedali, intere città è in qualche modo originato dai pellegrini o in funzione di essi, e che quasi tutto in questi luoghi è figlio della strada.
Per la verità la presa di coscienza del pellegrinaggio nella sua valenza spirituale ed ecclesiale era stata preparata da lunghi studi condotti a diverso titolo e con diverse finalità nei vari istituti Universitari. Voglio ricordare gli studi condotti sulla pietà popolare dall'Istituto sulla religiosità popolare dell'Università di Bari che aveva fatto del pellegrinaggio e fenomeni affini l'oggetto principale della sua ricerca. Ricordo anche gli studi dell'Istituto di Letteratura Cristiana e classica parimenti dell'Università di Bari sul culto di San Michele, sul Santuario michaelico di Monte Sant'Angelo e sulle molteplici relazioni con popolazioni lontane. A questi vanno aggiunti gli studi degli specialisti degli ex voto che hanno provocato un diversificato interesse non solo fra gli studiosi, ma soprattutto tra i devoti e gli addetti ai santuari, abituati, aiméh, più a sottovalutare che ad approfondire. Fra questi studiosi non vorrei tacere il nome della prof. Anna Maria Tripputi autore di innumerevoli saggi, fra cui la grande Bibliografia degli ex voto, e direttore della nuova rivista di imminente pubblicazione tutta dedicata agli ex voto, edita dal Santuario mariano di Pompei.
Ecco! In questo clima e con questi presupposti si cominciò a lavorare alla preparazione del Giubileo 2000, ma con l'occhio proteso a quello (permettetemi) ...del 3000.
Il pellegrinaggio come percorso
C'era tuttavia una novità importante soprattutto a livello di riflessione all'interno della Chiesa, ma dai risvolti estremamente interessanti anche dal punto di vista sociale e politico-amministrativo: si stava riscoprendo il valore del cammino come elemento essenziale del pellegrinaggio stesso.
Il titolo del sito INTERNET 'La Via dell'Angelo', che segue l'omonimo CD Rom pubblicato qualche anno fa, rievoca questa intenzione designando non certo un mero luogo geografico su cui sono disposte le mete che attirano il nostro interesse religioso quanto un terreno spirituale su cui, dopo aver colto il pius credulitatis affectus, germoglia e matura il miracolo della conversione dei cuori e la riprogettazione della vita. La Via è percorso che i pellegrini compiono sulla guida dei santi "nostri avvocati" per arrivare al luogo saziante dell'incontro con Dio.
La riscoperta del pellegrinaggio come percorso spingeva il pellegrinaggio stesso nel cuore dei suoi elementi fondanti: l'affermazione che Dio è l'unico Signore, e la sua ricerca attraverso i meandri dell'esistenza.
Il concetto di "percorso" ridà al pellegrinaggio il suo significato originario: andare "peregre", "per agros" non è né un dimenarsi turistico di meta in meta da godere e dimenticare, né uno sgranarsi del cammino in una serie di visite e preghiere slegati e privi di una intenzione di fondo: è, invece, la realizzazione di un progetto vitale intorno ad alcune idee fondamentali di cui la prima era la rappresentazione della vita come tenace salire al monte di Dio. Con fatica quotidiana si realizzano i passi del cambiamento spirituale e l'uomo diventa nuova creatura.
Permettetemi, a questo punto, di rammaricarmi che l'organizzazione di molti pellegrinaggi moderni, rapida, efficiente, spesso invadente e soffocante, li abbia privati della capacità di rappresentare la 'metanoia', il cambiamento, cedendo spesso a un devozionismo greve e spesso di sapore idolatrico. Spesso il grandioso progetto battesimale del pellegrino, il quale avendo perduto l'innocenza primitiva la ritrova nella sofferenza guidata dalla grazia, si perde in una selva di 'opere' offerte a Dio con animo mercantile.
Anche le figure dei Santi che si visitano, pur nel tentativo di esaltarle smodatamente, vengono effettivamente ridimensionate. Il Santo che elargisce la sua protezione, alla cui dimora ci si accosta come "clienti" mendicanti, impoverisce la figura del Santo 'nostro avvocato' e 'pedagogo', che cammina per le vie del Signore avanti ai pellegrini, anche lui seguendo la croce che apre la strada.
In molti pellegrinaggi moderni, infine, s'affievolisce la percezione della comunione dei Santi, di questo scambio continuo e misterioso fra cielo e terra fondato sull'Incarnazione del Verbo "il quale in sé riconcilia quanto di più alto è in cielo con quanto di più basso è sulla terra", della solidarietà della fede, della speranza e della carità vissuta in terra come in cielo nelle quali si compie tutto il cammino. Il pellegrinaggio perde, così, la sua valenza ecclesiale e comunitaria e diventa un evento individuale, reso collettivo dalla materiale e quasi casuale vicinanza con gli altri.
La 'Via Francesca' - 'Via dell'Angelo'
Pellegrini nel piazzale del santuario di s. Matteo a S. Marco in Lamis in una vecchia immagine.
Pellegrini nel piazzale del santuario di s. Matteo a S. Marco in Lamis in una vecchia immagine.
In quest'opera di riscoperta del pellegrinaggio come percorso, bisogna sottolineare il grande coordinamento di sforzi e di intenzioni tra i responsabili della pastorale, in particolare i Vescovi e i responsabili della cosa pubblica, in particolare l'Amministrazione Provinciale e la Comunità Montana del Gargano.
Furono promossi degli studi per esplicitare i punti fondamentale della storia religiosa della Capitanata. Si pubblicò la carta della Via Sacra dei Longobardi e il libro 'Le vie e la memoria dei Padri - Santuari e percorsi devoti in Capitanata'. L'itinerario principale, chiamato fin dall'inizio del precedente Millennio 'Via Francesca', chiamato poi con un certo ardimento storico "Via sacra del Longobardi" e oggi ribattezzato come "Via dell'Angelo", delineava il rapporto strettissimo fra i santuari garganici di San Maria di Stignano, San Matteo, P. Pio, San Michele e Pulsano a Monte Sant'Angelo e San Leonardo di Siponto con il grande Santuario dell'Incoronata. Gli studi hanno evidenziato che tutti questi santuari costituiscono un solo organismo religioso che, pur nella specificità delle storie e dei richiami spirituali, sono da ritenersi come un unico grande santuario i cui punti salienti sono la tomba del Beato P. Pio, la Grotta di san Michele e l'Incoronata di Foggia. La 'Via dell'Angelo', quindi è costituita da un complesso unitario di santuari, i quali nel loro insieme esprimono uno sviluppo spirituale progressivo e consequenziale. .
Bisogna dire, permettetemi la punta polemica, che qualche volta gli interessi particolari, e molto più spesso la pigrizia intellettuale e spirituale fanno apparire queste cose come delle conclusioni affrettate o come delle elucubrazioni accademiche. Basta, tuttavia, accostarsi con qualche interesse ai pellegrini di oggi per percepire che il fenomeno è ancora in atto, anzi, in netta crescita.
I singoli santuari anche oggi sono percepiti dai pellegrini come incastonati in una unica idea originaria, esprimenti una successione di tappe le quali, in progressione, consentono di realizzare un disegno, di completare un progetto. E', quindi, una strada devota da percorrere nella sua interezza perché rappresenta, nella successione delle tappe e nella completezza dei suoi richiami spirituali, il percorso di conversione che il cristiano è chiamato a compiere.
A riprova di questa unità percepita e vissuta mi preme riferirvi quanto abbiamo potuto apprendere, tra l'altro, dal nostro piccolo osservatorio di San Matteo sulla evoluzione dei pellegrinaggi in questi ultimi trent'anni.
Dalla morte di P. Pio, 23 settembre 1968, fino a verso la metà degli anni 70, i pellegrini che si recavano alla tomba di P. Pio e quelli tradizionali che si recavano a San Michele o a san Matteo costituivano due entità parallele e ben distinte. I primi per lo più si disinteressavano agli altri santuari garganici; chi, invece, era diretto a San Michele o a San Matteo si limitava a frequentare le tappe tradizionali a cui aggiungeva, in genere, una rapida visita alla tomba di P. Pio, ma solo per soddisfare la devozione individuale. I due flussi scivolavano l'uno vicino all'altro senza che fra loro avessero contatti significativi.
Intorno agli anni '80 i pellegrinaggi tradizionali entrarono in grave crisi. Il numero delle comitive provenienti dalle zone più legate al Santuario di San Michele, il Molise, l'Abruzzo, alcune regioni della Campania e del Lazio, subì un calo repentino. Molte compagnie antiche di secoli sparirono. Quelle rimaste erano composte di anziani, tenacemente abbarbicati alle tradizioni. La presenza giovanile appariva gravemente compromessa dall'emigrazione e dal disinteresse. Anche lo storico pellegrinaggio a piedi di tre giorni che si organizza a San Marco in Lamis alla metà di maggio, si presentava ormai ridotto a pochi e stanchi elementi.
Contemporaneamente si assisteva alla crescita esponenziale dei pellegrini diretti a San Giovanni Rotondo. Questi, tuttavia, superato il blocco mentale e spirituale che li teneva legati alla chiesa dei Cappuccini come all'unico santuario interessante, cominciavano ad aprirsi anche alle altre mete religiose. Molti gruppi frequentavano con una certe regolarità la Grotta di San Michele e San Matteo. Molti altri li scoprirono, a volte per caso, altre volte per curiosità, spinti da interessi storici, ambientali o culturali. In tutti i casi la loro frequentazione non era tanto effetto di conoscenza della storia e della spiritualità del territorio, quanto piuttosto frutto di una curiosità più di turisti che di pellegrini. S'innescò, comunque, incoraggiato sia dai confratelli Cappuccini sia dalla popolazione di San Giovanni Rotondo, un interesse crescente fra autisti, agenzie. Gruppi di preghiera, con la conseguenza che alcune regioni in origine del tutto estranee alle specificità spirituali e culturali di San Matteo o di Monte Sant'Angelo, oggi sono tra le più presenti come la Sicilia arrivata a San Matteo in pochi anni da zero a oltre 1000 comitive ogni anno.
Poco prima degli anni '90, questa tendenza maturò. Anche i pellegrini diretti alla tomba di P. Pio scoprirono pian piano il valore religioso degli altri santuari, la loro specificità, i rapporti col santuario di P. Pio, le reciproche integrazioni, la funzione storica ricoperta dai santuari nella storia del Gargano. Oggi si può dire che l'integrazione di quasi tutti i santuari del Gargano, lungo il percorso della 'Via dell'Angelo' si stia perfezionando, anche se, come è evidente, il gran numero dei pellegrini resta ancora concentrato entro gli interessi religiosi di San Giovanni Rotondo.
Si ricostituisce, quindi, pian piano quel percorso fortemente sentito come unitario dai rituali dei pellegrini di area abruzzese e molisana come quelli di area barese. Il Rituale di Ripabottoni, di imminente pubblicazione, designa l'intero percorso semplicemente con l'espressione 'Pellegrinaggio al rito santuario'.
Il pensiero corre evidentemente alla successione delle tappe spirituali dei sacramenti della iniziazione cristiana, o al procedere complesso della penitenza antica; ma va anche alla ricca spiritualità dei Salmi Graduali
Via dell'Angelo, strada d'Europa
L'espressione 'Via dell'Angelo' con cui è presentato il sito INTERNET è l'ultimo dei tanti nomi con i quali è chiamata la strada che da San Severo porta a Monte Sant'Angelo e all'Incoronata. In altre sedi ho tentato di proporre per questa via il suo nome originario 'Via Francesca', affermato fin dal 1030 in diversi documenti relativi all'Abbazia di San Giovanni in Lamis, oggi Convento di San Matteo sul Gargano. L'espressione è da tenere in grande considerazione perché rivela il ruolo europeo svolto da tale via. Via Francesca, o Francigena, indicava nel medioevo il sistema viario che si estendeva dall'Inghilterra al Gargano, caratterizzato dalla frequenza dei pellegrini diretti a Roma, alla Grotta di San Michele e poi, attraverso i porti adriatici, fino alla Terra Santa. Il nome, più che riferirsi a una strada, designa una dimensione la quale, oltre che geografica, è spirituale e culturale: il viaggio ai luoghi santi, il mescolarsi delle stirpi e delle culture, il comunicarsi notizie e invenzioni. Il nome rivela che sempre il Gargano è stato nello stesso tempo periferia del mondo e meta ambita di comitive salmodianti. Aggiungo che, mentre quasi l'intero complesso della "Via Francesca", dall'Inghilterra a Roma, è ormai un reperto consegnato definitivamente alla storia, sostituito anche nell'uso religioso alle autostrade, dai treni e dagli aerei, questo nostro tratto è ancora l'unico ancora attivo e vitale, e ancora riesce ad esprimere molte cose anche al pellegrino del XXI secolo.
Poiché i nomi non sempre sono soltanto dei 'puri, purissimi accidenti', permettetemi di dire che la sostituzione del nome originario con l'abusato 'Via Sacra Langobardorum' non ha giovato né alla identificazione del suo ruolo religioso, né alla vastità degli interessi culturali connessi con un nome che indica il tratto terminale di una strada che parte da molto lontano, dagli stessi confini dell'Europa; una via, quindi, che ha unito nel nome di Dio per molti secoli i popoli d'Europa, come tutti i tratti della Via Francigena.
Del resto i muri della Celeste Basilica di San Michele, soprattutto attraverso le pubblicazioni dell'Istituto di Letteratura Classica e cristiana dell'Università di Bari raccontano con dovizia di questo prezioso scambio.
Da questo semplice concetto deriva l'idea di proporre al consiglio dell'Europa di dichiarare la 'Via dell'Angelo' di interesse europeo. A questo proposito nel novembre del 1999 è stato celebrato a Foggia, a Manfredonia e a Monte Sant'Angelo il convegno Internazionale 'In Cacumine supremo beati Archangeli' di cui è imminente la pubblicazione degli atti.
Questa idea era sostanzialmente espressa anche dalla grande mostra "L'Angelo, la Montagna, il Pellegrino" esposta a Monte Sant'Angelo, a Roma e a Mont Saint-Michel.
Concludendo, non vorrei perdere l'occasione per ricordare che intorno a questa strada hanno lavorato in molti in questi ultimi anni. Non solo i Vescovi e i santuaristi, che sono gli addetti ai lavori e la cui presenza è del tutto scontata. Hanno lavorato anche l'Amministrazione Provinciale, la comunità Montana del Gargano, le Amministrazioni comunali delle città dei santuari e tanti altri conosciuti e poco conosciuti. Molti frutti sono stati raccolti, di altri si aspetta che maturino. Uno dei frutti, permettetemi, più importanti è stata la rivitalizzazione del santuario di Santa Maria di Pulsano a Monte Sant'Angelo.
Sarebbe auspicabile che i Vescovi delle due diocesi più interessate al percorso della 'Via dell'Angelo', insieme all'Amministrazione Provinciale, la Comunità Montana del Gargano, l'Ente Parco Nazionale del Gargano, insieme alle amministrazioni delle città dei santuari, ai superiori religiosi dei santuari dessero inizio a una seconda fase di lavoro per rendere più stabili ed approfondire i frutti del lavoro già fatto.
P. Mario Villani
Ottobre 2001