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Il Gargano di Michelangelo Manicone nella prospettiva attuale. Proposte di studio e attività.
Appunti introduttivi
Questa giornata di studio è stata pensata come un tentativo di identificare alcune linee di ricerca presenti nell’opera e dalla vita di P. Michelangelo Manicone che siano ancora suscettibili di un approfondimento nel momento storico che stiamo vivendo. Il programma inserisce qualche aspetto dell’opera di Manicone che nei tempi passati non ha avuto molte occasioni di essere approfondito. Mi riferisco in particolare al tema trattato dal prof. Scaramuzzi a proposito delle ipotesi del P. Manicone su un nuovo piano formativo dei religiosi in generale e dei francescani della Capitanata in particolare. E’ un tema indubbiamente nuovo che finora emergeva in modo marginale e alquanto evanescente nelle compilazioni storiche riguardanti la nostra Provincia Religiosa di S. Michele Arcangelo di Puglia e Molise. I termini della questione, infatti, erano sostanzialmente sconosciuti per la mancanza di fonti specifiche. La generosa disponibilità del prof. Tommaso Nardella, del prof. Tortorella di Vico e dei Padri Cappuccini della provincia di S. Angelo, fra cui mi è caro ricordare P. Cristoforo Iavicoli e P. Emidio Cappabianca, ha dato concretezza ad ipotesi, già altrove formulate, dell’esistenza di scritti ancora sconosciuti di P. Manicone che giustificassero, al di là delle generiche affermazioni della sua tendenza agli studi scientifici e all’amore per il Gargano e i garganici, il suo continuo riferirsi alla necessità di un più corretto uso del territorio, di una agricoltura più accorta e di una istruzione di massa più adeguata. L’esigenza di far chiarezza su questo argomento si poneva nel quadro di una problematica generale, ben conosciuta dagli studiosi di storia della teologia, molto presente tra il clero sia secolare che regolare dell’epoca di Manicone: quella dell’approfondimento teologico non solo nei suoi aspetti speculativi, di pura contemplazione del mistero, ma anche con i suoi risvolti pratici, legati alla vita di ogni giorno, di cui l’esercizio delle opere di misericordia, e in particolare quella che prescrive l’istruzione degli ignoranti erano ritenute le punte emergenti.
L’inserimento di questo tema nell’odierna giornata di studi risponde anche all’esigenza di una conoscenza più approfondita di un particolare periodo storico della nostra Provincia Religiosa carico di tensioni, ma anche, purtroppo, esemplarmente sguarnita di documentazione storica. Le due devastanti soppressioni ottocentesche ci hanno privato di quasi tutta la documentazione archivistica. L’unica fonte attualmente disponibile è la produzione letteraria dei frati degli ultimi decenni del sec. XVIII che il nostro Gruppo di Studio della Biblioteca sta cercando faticosamente di ricostruire. In particolare, oltre alle opere inedite e edite ma quasi del tutto sconosciute del p. Manicone, sta venendo alla luce la produzione filosofica, scientifica e teologica dello Studio Generale di Gesù e Maria in Foggia in cui il P. Manicone insegnò per molti anni, insieme a scritti di Frati che non facevano parte dello Studio, ma che in quel convento dimoravano, come il p. Antonio da Cave, docente alla cattedra di filosofia del Comune di Foggia e di matematica all’Università di Napoli nella seconda metà del ‘700.
A questo punto mi preme precisare che questa giornata di studio è motivata, oltre che dal secondo centenario della pubblicazione della Fisica Appula, anche dall’ottavo centenario della fondazione dell’Ordine dei Frati Minori.
Abbiamo pensato di unire la celebrazione di questa ricorrenza a quello del secondo centenario della pubblicazione della Fisica Appula sulla base di una considerazione che ci sembra abbastanza semplice. Se la pubblicazione della Fisica Appula rappresenta la risposta di un Frate Minore come Padre Manicone, che ci tiene a qualificarsi come tale, alle esigenze di conoscenza e di riforme sempre più urgenti, dobbiamo in pari tempo tener conto che questa risposta si pone in un tempo difficile per l’Ordine dei Frati Minori, stretti fra le ormai antiche deficienze dei rapporti interni, il dogmatismo ideologico proveniente da oltralpe che affermava i frati essere perfettamente inutili alla società e la tendenza, tutta politica e diffusa soprattutto negli stati asburgici e in Italia, di considerare i Frati come sostanzialmente adatti a svolgere un vigoroso programma di alfabetizzazione delle plebi soprattutto nel difficile campo dell’agricoltura.
E’ nostra ambizione, in questi due anni, di contribuire alla conoscenza della storia del nostro Ordine nella piccola realtà della Capitanata anche partendo dagli spunti che la letteratura del Settecento ci offre.
La collocazione culturale del P. Manicone negli ambienti religiosi e garganici parte dalla consapevolezza di vivere in un periodo di transito in cui è già iniziato un radicale processo di rinnovamento. Ma questo processo, benché già iniziato, è sconosciuto ai più e respinto da molti che ne hanno sentore. Egli si trova, permettetemi il paragone, un po’ come si trovava il patriarca Noè mentre si costruiva l’arca. Lui viveva nell’angoscia di ciò che sarebbe successo, del diluvio imminente, ma i suoi concittadini si davano beatamente alle gozzoviglie, sicuri che non sarebbe successo mai niente.
Del resto anche coloro che, come Manicone, erano ben coscienti delle esigenze di cambiamento, non avevano ancora chiaro tutto il quadro della situazione sì che le loro analisi, come le loro proposte, erano ancora frutto di visioni parziali. P. Manicone è consapevole della fluidità della situazione, ma anche che è indispensabile iniziare un processo di chiarimento dei problemi sia in campo garganico che religioso anche a costo di mettere in crisi un sistema apparentemente granitico di convinzioni fondate sul puro e semplice appiattimento sul ricevuto, sul tramandato, e conseguente rifiuto del nuovo che avanza. Perciò p. Michelangelo è un lettore attento che allarga il suo interesse sullo sterminato campo delle analisi, delle proposte, dei dibattiti, dei progetti e delle polemiche. In campo scientifico Manicone ha a disposizione una sterminata produzione che gli arriva di prima mano dagli angoli più impensati d’Europa. Conosce i maggiori cultori contemporanei delle diverse discipline scientifiche, e dappertutto trova gli elementi per avanzare una proposta o aprire un dibattito.
Per ciò che riguarda gli scritti sulla la vita religiosa, le cose stanno diversamente. Non dispone di una letteratura di ricerca perfettamente adeguata alla gravità della situazione. Del resto, anche i dibattiti sulla politica ecclesiastica dei vari governi europei non vanno al di là dei temi attinenti la giurisdizione. Manicone è troppo buon osservatore per non accorgersi che la politica giurisdizionalista, il disagio espresso da studiosi di vaglia come il Giannone, e perfino gli scritti ideologicamente strutturati dilaganti oltralpe, rivelano, tra l’altro, anche uno stato di non perfetta congruità con i tempi di molta parte del clero e perfino di allontanamento dallo spirito originario. Perciò anche nei suoi studi sullo stato religioso e in particolare nelle sue proposte di un nuovo piano formativo degli ecclesiastici, come nella Fisica Appula, P. Manicone è alla ricerca, oltre che degli attuali errori di impostazione, anche di nuove metodologie e di nuovi linguaggi.
Voglio terminare questi miei appunti esprimendo la speranza di veder completata, con l’aiuto generoso di tanti amici, la raccolta di tutte le opere del P. Michelangelo Manicone. Sappiamo che oltre a quelle che conosciamo, ce ne sono altre, alcune delle quali prigioniere in ben muniti castelli di collezionisti. A questo punto mi corre l’obbligo di ringraziare le nostre due amiche fiorentine, Isabella Damiani e Loredana Lunetta che hanno messo a disposizione di tutti i preziosi manoscritti della Fisica Daunica e che, ci hanno promesso, fra breve ci faranno dono di altre sorprese.
P. Mario Villani
S. Matteo 9 novembre 2007