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Santuari e pellegrini in Capitanata: problemi e prospettive di sviluppo turistico

Interno del Santuario di san Matteo S. Marco in Lamis.
Interno del Santuario di san Matteo S. Marco in Lamis.
Se diamo uno sguardo, anche fugace, alla geografia religiosa della Capitanata, ci accorgiamo facilmente come tutto il territorio sia punteggiato di santuari. Alcuni sono piccoli; altri, invece, sono grandi e si propongono come vere e proprie piccole capitali dello spirito di vaste aree geografiche che vanno ben oltre la Capitanata e la Puglia. Questi santuari sono fra loro correlati e uniti da una fitta rete di percorsi stabilitisi dalla millenaria frequentazione.
Centralità del Gargano
II Gargano è l'elemento che dà unità spirituale a questa complessa geografia religiosa. Le strade convergono verso i santuari montani e da questi diramano verso gli altri centri religiosi costituendo un complesso spirituale organicamente strutturato.
La centralità del Gargano nel paesaggio religioso della Capitanata è un fatto attestato fin da epoche precristiane.
Ai celebri passi di Strabone e di Licofrone dove si parla dei due santuari dedicati a Calcante e a Podalirio si aggiungono le recentissime scoperte archeologiche che hanno messo in luce un santuario dedicato a Venere Sosandra in una grotta sita nello scoglio di Santa Eufemia a Vieste. Recenti studi hanno rivelato un santuario attivo dal III secolo a. C. alla tarda età romana. La grotta è tappezzata di ringraziamenti di naviganti a Venere Sosandra per averli salvati dal naufragio.
Non credo si vada molto lontano dalla realtà affermando che il Gargano ha una sua naturale vocazione ad essere un santuario. Presenta infatti alcuni importanti elementi naturalistici ricorrenti nella storia delle religioni: la montagna, solitaria fra pianura e mare, si perde nel ciclo: su di essa la divinità poggia il suo piede e fa sentire la sua voce. La montagna, poi, è la roccia salda, punto di riferimento del viandante, che dà sicurezza ai naviganti e li accoglie nel seno delle sue grotte con atto di immensa pietà.
Il cristianesimo ha recuperato i valori e i simboli naturali evidenziati da tutte le culture, sublimandoli in una visione trascendente del mondo e della storia.
Santuario di san Matteo a S. Marco in Lamis. Particolare della Chiesa.
Santuario di san Matteo a S. Marco in Lamis. Particolare della Chiesa.
La storia del culto di S. Michele dimostra in modo inequivocabile questo incarnarsi della Parola salvatrice di Dio nella concretezza del linguaggio umano.
La montagna è il monte di Dio della Bibbia, monte dalla alte cime, conquistato con la fatica, il luogo del silenzio interiore dove Dio parla e dove l'uomo finalmente troverà la beata pace del giorno del Signore.
La grotta è il luogo della salvezza integrale dove l'uomo ritrova il rispetto di se stesso e pace con gli altri: 'Ubi saxa panduntur ibi peccata hominum dimittuntur; haec est enim domus specialis, ubi quaeaue noxialis actio diluitur', così dice il Liber de Apparitone (Dove le rocce si aprono i peccati degli uomini vengono perdonati; questa è una casa speciale dove le azioni malvagie degli uomini vengono dissolte). Nei tempi più vicini a noi l'interesse per la tomba di P. Pio ha spostato il centro di gravità della maggior parte dei pellegrinaggi verso San Giovanni Rotondo. Il pellegrinaggio si è evoluto ma la centralità del Gargano è rimasta intatta. Si è allargata, invece, la geografìa dei pellegrinaggi con l'inserimento della maggior parte dei paesi europei e di moltissimi paesi extra europei fino al Giappone, all'isola di Mauritius, alle Hawai ecc.
Oggi, per merito di P. Pio da Pietrelcina, il Gargano è tornato ad essere uno dei massimi punti di aggregazione mondiali dei pellegrini, come nel medioevo lo era a causa della Grotta di San Michele.
Oggi, più che ieri, il Gargano si identifica con i suoi santuari, e gli interessi religiosi della Capitanata trovano nel Gargano il loro punto di forza.
Il Gargano e la Puglia Piana
II complesso dei santuari garganici è coordinato con il resto dei santuari della Capitanata la quale risulta unificata religiosamente intorno ai centri maggiori di Monte Sant'Angelo, San Giovanni Rotondo, l'Incoronata di Foggia mediante una serie di percorsi tracciati dalla sua storia economica e religiosa.
Il tratturo che portava le greggi transumanti dall'Abruzzo alla Capitanata è punteggiato di Santuari dedicati alla Vergine Incoronata. Al termine di uno dei bracci minori, alle pendici del Gargano, si erge il Santuario di Stignano. A Foggia, alla confluenza dei tratturi, fu costruita la chiesa delle Croci.
Il percorso della transumanza s'interseca e s'innesta con quello più specificamente religioso in cui il santuario dell'Incoronata è tappa importante di un itinerario devoto, la cosiddetta "Via sacra Langobadorum", che inizia dal Santuario garganico di Stignano, attraverso San Matteo e Monte Sant'Angelo arriva all'Incoronata.
Il percorso, fino ad alcune decine di anni fa, prevedeva anche alcune tappe secondarie: San Marco in Lamis dove si venerava San Donato martire nella chiesa dell'Addolorata; la Collegiata di San Giovanni Rotondo; l'Abbazia di Pulsano presso Monte Sant'Angelo; la chiesa francescana di Santa Maria delle Grazie a Manfredonia dove si veneravano San Celestino martire e San Leonardo confessore; la scomparsa cappella di Sant'Amanzio sulla via dell'Incoronata
E' noto, poi, che il santuario di Valleverde a Bovino è sito lungo una delle strade più frequentate dai pellegrini, quella che, innestandosi alla Via Appia, dall'Irpinia, dal Sannio e dalla Terra di Lavoro porta alla Capitanata. Nel 1205 il vescovo Roberto vide l'esigenza di fondare a Bovino un ospedale per l'assistenza dei pellegrini diretti alla Grotta dell'Arcangelo a Monte Sant'Angelo.
Tipologia dei pellegrini
A causa dell'intreccio dei percorsi devoti e della varietà delle popolazioni i maggiori santuari della Capitanata esulano da un interesse specificamente localistico, e si propongono come un unicum spirituale e culturale che soddisfa una domanda religiosa polimorfa e piena di motivazioni differenti.
Sarebbe necessario dedicare un notevole spazio di riflessione e di approfondimento delle tipopogie dei pellegrini che salgono al Gargano, e, di conseguenza, sulla qualità della loro domanda religiosa e turistica e, quindi, sui servizi da offrir loro.
Santuario di S. Matteo a S. Marco in Lamis. La chiesa.
Santuario di S. Matteo a S. Marco in Lamis. La chiesa.
Per quanto riguarda San Matteo, per es. si possono distinguere tre tipi di pellegrini.
Il primo è costituito dai pellegrini classici, di origine medievale. Provengono in maggioranza dall'Abruzzo, dal Molise, dal Subappennino Dauno, dall'Irpinia, dal Napoletano, da alcune zone del Salernitano e del Lazio, dalla Basilicata, dal resto della Puglia.
Sono legati a questi luoghi secondo rituali secolari che pongono in unica catena i santuari di Santa Maria di Stignano, San Matteo, Monte Sant'Angelo, S. Maria di Pulsano, S. Leonardo a Manfredonia, l'Incoronata di Foggia, San Nicola di Bari.
La Grotta dell'Arcangelo e S. Nicola di Bari sono le mete verso per cui le carovane si muovono; gli altri santuari sono tappe intermedie di riposo e di riflessione.
Per questi pellegrini il Santuario di San Matteo è una tappa intermedia di preparazione. I servizi religiosi e logistici da offrir loro devono tener conto del diverso rapporto dei pellegrini con i singoli santuari, per cui, mentre a Monte Sant'Angelo si deve gestire una tappa di almeno un giorno intero e, spesso, di una notte, a San Matteo questa tappa si ridurrà a solo mezz'ora, o, al massimo un'ora.
La seconda categoria è costituita dai pellegrini che intendono San Matteo come loro centro spirituale. Sono costituiti per lo più da gruppi familiari provenienti dalle città di Manfredonia, Monte Sant'Angelo, Mattinata, Cerignola ecc. E' quindi fortemente caratterizzata in senso locale. Si trattengono volentieri anche per mezza giornata. Spesso fanno il pic-nic. Hanno una intensa frequentazione dell'ambiente naturale, verso cui, peraltro, non sempre il rapporto è corretto.
La terza categoria è costituita dai pellegrini che si recano a San Giovanni Rotondo per visitare la tomba di P. Pio. Una buona parte di essi visita anche il santuario di San Matteo. Fra gli italiani i più numerosi sono i siciliani. Tra gli stranieri i più assidui sono gli Irlandesi. E' una frequenza che, tuttavia, a san Matteo è in forte crescita.
E' documentato che la frequenza di questa categoria di pellegrini a san Matteo attualmente non si giustifica più con la semplice vicinanza con San Giovanni Rotondo, ma va sempre più motivandosi con i caratteri specifici attraverso i quali il Santuario di San Matteo si presenta.
Fra i motivi si segnalano soprattutto:
- l'ambiente religioso raccolto
- la vicinanza con San Giovanni Rotondo
- l'inserimento nella natura
- il richiamo della storia
- l'interesse dei beni culturali conservati nel Santuario.
Il Santuario di San Matteo si presenta come un luogo capace di offrire al pellegrino e al turista un pacchetto completo e di sicuro richiamo.
E' inutile sottolineare che questo pacchetto culturale almeno in parte resterà a lungo inespresso se non ci sarà da parte dei pubblici poteri e dei nostri superiori religiosi una inversione di tendenza nella politica culturale e ambientale anche con un chiaro riferimento nel redigendo Piano Regolatore Generale.
Se nel villaggio di Borgo Celano, originariamente Villaggio San Matteo, ci fossero adeguate strutture alberghiere, certamente, una buona fetta di utenza, proprio in considerazione dei limiti, ormai noti, dell'offerta alberghiera di San Gionvanni Rotondo e del complesso di interessi religiosi e culturali offerto dal Santuario di San Matteo, potrebbe essere soddisfatta in territorio sammarchese.
Tra i motivi che inducono i pellegrini a venire a San Matteo sono da considerare anche l'inadeguatezza dei servizi esistenti a San Giovanni Rotondo fra cui
- parcheggi insufficienti
- concentrazione eccessiva dei pellegrini
- difficoltà di circolazione
- mancanza di raccoglimento
La considerazione di questi semplici dati di fatto porta alla conclusione che ogni progetto di sviluppo turistico del territorio non può partire se non dalla consapevolezza che per il Gargano meridionale la quasi totalità del flusso di forestieri economicamente interessante è costituito dai pellegrini.
Pur nel giusto riconoscimento delle esigenza degli altri tipi di turisti, è ai pellegrini che le pubbliche amministrazioni devono rivolgere la maggior parte dei loro interessi principalmente con rispettosa attenzione per la loro indole, i loro bisogni spirituali, la loro esigenza di vedere incarnato l'oggetto della loro ricerca - non bisogna dimenticare, infatti che il pellegrino è colui che cerca Dio - nella concretezza del fluire della storia, in un ambiente naturale e umano significativo.
Sviluppare, pertanto, una riflessione sulla domanda di servizi religiosi, culturali, logistici ecc. dei pellegrini, è in pari tempo approfondire una riflessione sul possibile sviluppo di occupazione e di crescita economica delle nostre comunità.
Alcune urgenze
La prima urgenza è quella logistica.
Il primo punto che dovrebbe sollecitare un più vigoroso impegno delle nostre Amministrazioni civiche, è il dato di fatto che la crescita vertiginosa dei pellegrini ha messo in crisi i servizi alberghieri di San Giovanni. Qualche anno fa si diceva in ambienti informati che per gli anni immediatamente a venire sarebbero stati indispensabili almeno altri 3.000 posti letto.
Santuario di san Matteo a S. Marco in Lamis. Il refettorio grande.
Santuario di san Matteo a S. Marco in Lamis. Il refettorio grande.
Non conosco la ricaduta economica ed occupazionale provocata da 3.000 posti letto in nuovi alberghi. So, però che ben difficilmente San Giovanni Rotondo potrà soddisfare una richiesta cosi forte, come so che difficilmente l'eventuale distrazione o il disinteresse dell'Amministrazione sammarchese potrebbe non essere accusata di non aver colto una importante indicazione di sviluppo economico e sociale.
La seconda urgenza è squisitamente religiosa, sebbene con interessanti risvolti culturali.
L'urgenza catechetica.
I contenuti biblici e teologici del cammino e dello stare nella casa Dio devono essere percettibili ai pellegrini.
Il pellegrino deve essere guidato a leggere i segni della presenza di Dio e i simboli attraverso cui si articola il complesso linguaggio religioso.
Egli, infatti, non è tanto ascoltatore della parola proferita, quanto l'uomo dell'immagine, del segno che scava, del ricordo che vivifica e attualizza.
Per il pellegrini le memorie non sono realtà definitivamente consegnate al passato, o da recuperare a una contemplazione estetica, ma sono il luogo dove Dio si è manifestato e continua a manifestarsi soprattutto con la misericordia e il perdono.
Il santuario, d'altra parte, proprio perché è il luogo dove Dio si manifesta in modo particolare, è anche il luogo della festa, dello splendore degli ori e delle luci, il luogo dove il pellegrino vuol essere presente col suo contributo povero o ricco che sia.
Per questo motivo è necessario comprendere che il recupero della dimensione culturale serve a dar consapevolezza al pellegrino di tutta la grazia di cui è fatto segno da Dio, ma serve anche a dare a noi consapevolezza che il pellegrino stesso è un dono ricco che il Signore fa alla comunità.
Il pellegrino vuol sapere come Dio si è manifestato e continua a manifestarsi. Gli ex-voto, i numerosi attestati di ringraziamento esistenti nei santuari rendono in qualche modo visibili gli interventi di Dio nella storia e nelle vicende degli uomini. Il pellegrino vuole sentirsi protagonista in questa storia; vuole essere presente nella casa di Dio con un dono, un segno. Da ciò l'esigenza di informarsi, di soddisfare la sua curiosità verso luoghi, oggetti, tradizioni, persone; la sua ricerca di documenti; a volte la sua invadenza.
E' lo spinoso, bistrattato, ma tuttavia essenziale problema dei beni culturali, che dovrebbe trovare nei nostri superiori religiosi, prima, e poi nelle Pubbliche Amministrazioni, ben altra attenzione.
A modo di esempio, per quanto attiene la concretezza del nostro territorio sammarchese, voglio far riferimento all'esigenza di recupero della cosiddetta "Via Sacra Langobadorum" e alla valorizzazione dei beni culturali conservati nel convento di San Matteo.
Ambedue i programmi sono stati inseriti nei progetti della Comunità Montana del Gargano, e, una volta approvati dovrebbero essere finanziati con i fondi della Comunità Europea.
Non sarebbe male, tuttavia, se le Amministrazioni locali favorissero per proprio conto un'opera di salvaguardia, di restauro e di migliore conoscenza degli elementi superstiti di questo percorso religioso che apriva le porte del Gargano ai pellegrini provenienti dalle regioni settentrionali. Faccio riferimento, per esempio, a tutto il complesso di monasteri, di cappelle, di ospizi di cui ancora affiorano ruderi all'imboccatura della valle di Stignano, ai ruderi della Trinità, allo stesso convento di Stignano a cui un'accorta politica potrebbe restituire la sua funzione, ora quasi del tutto spenta, di primo santuario garganico che i pellegrini incontrano venendo da settentrione. Faccio riferimento agli eremi che costellano le nostre valli e di cui l'eremo di San Nicola nei pressi di San Matteo è un illustre esempio. Faccio riferimento allo spinoso problema dei servizi di competenza della Pubblica Amministrazione nella zona di San Matteo.
Altro argomento: i beni culturali conservati a San Matteo. Alcune sono collezioni notevoli, importanti per la storia, non solo religiosa, del territorio. Tali sono gli ex voto e la collezione di paramenti liturgici, una delle maggiori di Puglia. Senza parlare della Biblioteca e delle altre collezioni di arredi sacri, stampe antiche, quadri e sculture, di archeologia e perfino ferri chirurgici, conservati a San Matteo.
Concludendo vorrei ricordare che il nuovo Codice di Diritto Canonico, nel can. 1234, § 2, fa esplicito riferimento alle "testimonianze votive dell'arte e della pietà popolari". L'esortazione del Codice viene a sancire una caratteristica naturale dei santuari, quello di essere luoghi di conservazione e di fruizione del complesso di beni culturali accumulatisi in secoli di frequentazione. E' un invito pressante perché la complessa problematica dei beni culturali interessanti i santuari e i relativi itinerari trovi un momento privilegiato di riflessione. La Chiesa Italiana, con alcuni recenti documenti si sta facendo carico di una notevole inversione di tendenza nei riguardi dei beni culturali, dopo decenni di indifferenza, se non di sfascio.
Questa nuova tendenza ha già prodotto i suoi frutti con una maggiore attenzione, soprattutto nelle grandi città, al giusto rapporto fra il turista e il bene culturale tramite una presentazione adeguata fatta con rigore e competenza da personale qualificato.
Vorremmo che questa tendenza approdasse anche nella nostra Capitanata. Finalmente potremmo offrire a noi stessi prima, e poi ai forestieri, le immense ricchezze prodotte dalla nostra gente e da milioni di pellegrini, di Crociati, di viandanti che si sono susseguiti nei secoli per le nostre strade.
Grazie
P. Mario Villani o.f.m
Convento San Matteo 17 giugno 1996