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Il secolo XIX

 
  • 1902 - Pasquale Turiello - Il sec. XIX - Cap. 1

    1902 - Pasquale Turiello - Il sec. XIX - Cap. 1

    Lunedì, 30 Maggio 2022 - 135.90 Kb - pdf - b3c73122e16809e4a6fd9bf3f6f152ca - Pasquale Turiello, Il secolo XIX, Remo Sandron Roma-Palermo-Napoli 190Questo lavoro fu concepito sin dal suo principio per il pubblico italiano. Vi attesi un anno; ma questa primavera volli saggiar su di esso l'impressione di pochi, leggendolo nella sua prima forma a’ miei colleghi della R. Accademia di scienze morali e politiche, in tre tornate. Tornandovi su, e giovandomi sopra tutto di qualche osservazione del mio amico, il prof. A. Franchetti (Nota), questo scritto risulta in una forma più piana, con maggiore rincalzo di prove, ed ampliato alquanto, pure conservando la sostanza di quel ch'era scritto otto mesi fa.Nota Da non confondere con Leopoldo Franchetti (1847-1917), iniziatore del meridionalismo. NdR

  • 1902 - Pasquale Turiello - Il sec. XIX - Cap. 2

    1902 - Pasquale Turiello - Il sec. XIX - Cap. 2

    Lunedì, 30 Maggio 2022 - 89.74 Kb - pdf - a16397f8803058bb959ac6361b83afc2 - Pasquale Turiello, Il secolo XIX, Remo Sandron Roma-Palermo-Napoli 1902Il merito del massimo progresso, rispetto a quel che essi valeano in principio del secolo XIX, parmi che non si possa negare a due stati, di cui molti non misurano ancora bene tutto l’immenso cammino fatto nel secolo. Questi sono il Giappone e la Russia. Ciò che più sfugge in questi paragoni, per solito, è quello che non può risultare da cifre. Ora è certo che la consistenza della cresciuta rapida delle due predette nazioni è maggiore dei progressi che si possono misurare. Ivi è una sicurezza massima di durata e di continuità, che difettano in pari grado ad altri stati, che pur mostrano una fioritura ed una fruttificazione più abbondanti. Il Giappone s'è trasformato in un tempo brevissimo, imitando il meglio. delle forme di coltura e dell’armi europee, ma non perdendo riverenza alla dinastia che forse da duemila anni lo governa; né sognando scioccamente, come altri avrebbe fatto (perché stato insulare) né disarmo né inermi officii sacerdotali di pacificatore non richiesto. Al Giappone questi officii non li va a predicare come una bella cosa nessuno di quelli che non disperano oggi che l’Italia si stupidisca sino a farli suoi. La libertà giapponese è poi recente; ma ordinata e non condita d’odii interni, come altrove. Né in guerra poi le vittorie han gonfiato quell’impero, né corrotto. Singolare caso nella storia; onde quello ha già rapito più di un primato alla razza bianca. Se poi si voglia misurare il progresso d’ un popolo dalla grandezza degli acquisti, come dalla sicurezza del poi, verso un immenso avvenire non lontano e durevole, bisogna dire che, anche sopra i due grandi popoli anglosassoni, spetti alla Russia la palma del maggior cammino percorso durante il secolo passato.

  • 1902 - Pasquale Turiello - Il sec. XIX - Cap. 3

    1902 - Pasquale Turiello - Il sec. XIX - Cap. 3

    Lunedì, 30 Maggio 2022 - 113.49 Kb - pdf - 9aa81f77d2e25f8f7624ae93cbf6a8b9 - Pasquale Turiello, Il secolo XIX, Remo Sandron Roma-Palermo-Napoli 1902Le due specie de’ progressi maggiori veduti sopra, del secolo XIX, la liberazione dalla schiavitù di parecchi milioni di schiavi, ed il risorgimento della indipendenza o della coscienza nazionale di parecchi popoli, ispirando nuovi ardimenti, moltiplicando i contatti, facendo frugare il mondo intero la prima volta e conquistandolo a gara, affrettarono insieme il maturarsi di quelle difficoltà e di quei sospetti, che han fatto così mesto il suo tramonto; e tale pure l’alba del secolo ventesimo. La terra, tutta nota, appare scemata ormai, nel suo giro, a’ suoi abitanti; minore che non apparisse all'alba del secolo scorso.

  • 1902 - Pasquale Turiello - Il sec. XIX - Cap. 4

    1902 - Pasquale Turiello - Il sec. XIX - Cap. 4

    Lunedì, 30 Maggio 2022 - 110.78 Kb - pdf - 7b88bd3b2201323fd2315b6bf907d29c - Pasquale Turiello, Il secolo XIX, Remo Sandron Roma-Palermo-Napoli 1902Sembra difficile che, se oggi rinascesse Carlo Botta, dopo chiuso il corso del secolo XIX, egli muterebbe la opinione espressa nel primo terzo di esso, che, dove allignano gli aranci non allignano i parlamenti. Oggi anzi allargherebbe oltre quei limiti geografici il suo giudizio: che (se togli deputati, candidati, alcuni studenti e molta parte dei giornalisti de’ paesi liberi) scandalizzerebbe ben pochi lettori. Perché oggi si può ben dire che il governo parlamentare, nella sua forma classica (che è il predominio nello Stato d’un’assemblea), non abbia avuto vita rigogliosa e ferace in Europa, se non per pochi lustri; e quasi solo in Inghilterra, nel Belgio ed in Francia. Di poi in Inghilterra quella potestà prevalente s'è avviata, da due elezioni, a piegare all’imperialismo d’un ministro. In Francia il secondo Impero ha preparata il 70 la sua rovina, a pena diventato parlamentare; e, con questa repubblica, sarebbe certo bastato che uomini mediocrissimi, come Enrico di Chambord o il Boulanger lo avessero voluto, per farla finire; come nulla impedirà al primo rischio grande, che vi si faccia imperatore chi a pena persuada di saper usare la spada. Dovunque poi nel continente questa forma di governare è riuscita la più imprevidente e la più costosa. In Italia e in Austria il parlamentarismo s'è avviato via via alla corruzione anarchica, sotto impero di fazioni che fan sapere di non voler attenere la fede giurata al re, od al prevaler delle violenze, per l’ostruzionismo. Decadenza dunque del parlamentarismo, per una o per l’altra via, in ogni gran paese dov'era in fiore. [...]

  • 1902 - Pasquale Turiello - Il sec. XIX - Cap. 5

    1902 - Pasquale Turiello - Il sec. XIX - Cap. 5

    Lunedì, 30 Maggio 2022 - 145.96 Kb - pdf - 36f7be1940dee38ac34888de19ab7b6d - Pasquale Turiello, Il secolo XIX, Remo Sandron Roma-Palermo-Napoli 1902Chi paragoni la storia di Grecia, di Spagna e d’Italia, nel principio e poi nella fine del secolo XIX, troverà subito una gran somiglianza fra queste nazioni, che in fondo un clima medesimo, più che il sangue in qualche parte comune, fa sorelle nel Mezzodì d’Europa. E molto naturale (per l’effetto continuo e durevole) mi sembra la simiglianza dell’indole tra più popoli viventi per millennii sotto una medesima latitudine. Falso e retorico invece io ritengo il pregiudizio non antico della sussistenza d’una fratellanza latina, per effetto d’una razza di questo nome; pregiudizio che grava come un fato, e quasi come una condanna ormai sui popoli che avean prese da Roma solo civiltà e lingua.Dovrebbe sembrare chiarissimo invece che, tranne forse i rumeni, né francesi, né iberici presero da Roma il più del sangue loro. Quest’errore sulla fraternità de’ parlanti lingue latine, passato da poco quasi in dogma oggi tra i semidotti, è stato confutato con molta precisione dall’illustre Fouillée; a cui nessuno ha risposto ancora con prove. [...]

  • 1902 - Pasquale Turiello - Il sec. XIX - Cap. 6

    1902 - Pasquale Turiello - Il sec. XIX - Cap. 6

    Lunedì, 30 Maggio 2022 - 120.17 Kb - pdf - 8a6f74625d2b025efe0fcc0f10660db4 - Pasquale Turiello, Il secolo XIX, Remo Sandron Roma-Palermo-Napoli 1902È chiaro dal sopraddetto come sia impossibile a Stati che vorranno durare in piedi solo alcuni altri lustri, il reggersi più per favore di piazza o per favore di corridoi parlamentari, al principio del secolo vigesimo; dopo le esperienze fatte del parlamentarismo, e dopo le rovine costose che ha portate nel secolo decimonono questa forma degenerata dei governi rappresentativi, specie nel continente europeo. E che senza ideali grandi, e senza proporzionato sforzo d’armi non è ormai possibile più la vita collettiva degli Stati civili nel mondo moderno: nel quale le grandi democrazie si van mutando, come sempre, in grandi imperi, in cui si cerca di commettere: il governo legalmente al predominio d’uno o pochi ingegni e volontà più forti, qualunque di questi governi sia poi il nome, o regni, o repubbliche, o anche papato, reso imperiale ormai dal 1870. Non son più vitali oggi gli organismi volgarmente parlamentari, perché questi per natura curano solo i brevi interessi quotidiani e urgenti degli Stati, che vivacchiano; ma senza sguardo e senza sforzi al poi. Ma oggi il poi non tarda molto a maturare, ed a schiacciare chi lo aspetti. Se non che quest’atteggiamento imperiale, e questa mischia stretta che s'inizia col secolo, tra gli Stati più vitali, pel predominio sul mondo, non sono nati senza semenza. La quale fu che nel secolo scorso, toccandosi i confini altrui, coll’estensione dei dominii coloniali, si maturò quella gara tra gli Stati più alacri, di cui l’Italia non pare accorta ancora; neppure oggi che la gara si comincia a mutare in quella mischia ed in quella gran tragedia che darà la intonazione al secolo vigesimo. Interrotta dalla rivoluzione francese la corrente delle conquiste e delle colonie della razza bianca, nei continenti ed isole scoperte da Colombo a Cook, sulle coste e nell’interno, quella il 1815 ripigliò lena, con la emigrazione dall’Europa negli Stati Uniti e nell’Australia. [...]

  • 1902 - Pasquale Turiello - Il sec. XIX - Cap. 7

    1902 - Pasquale Turiello - Il sec. XIX - Cap. 7

    Lunedì, 30 Maggio 2022 - 127.40 Kb - pdf - 9d9bb4527a86127292df6824f70d17aa - Pasquale Turiello, Il secolo XIX, Remo Sandron Roma-Palermo-Napoli 1902Nel primo paragrafo di questo lavoro s'è accennato alla illusione dello Chateaubriand, diffusa poi in molti, che il secolo scorso dovesse riuscire a ravvivare la fede cattolica nel mondo; e si è notato che nelle sue stesse Memorie egli fece intendere poi come si fosse ingannato, già non fosse venuto a mezzo.Intanto, proprio in quel tempo, in Italia si ravvivava già l’illusione stessa, che tramontava in Francia nel suo principale autore. In Italia, si sognò, fra il 40 e il 48, il più bel sogno in cui potesse adagiarsi una nazione artistica, ma disusata dalle difficoltà e dalle virili responsabilità politiche; il pacifico connubio tra la fede religiosa ed il patriottismo, anzi la fusione in un papa dell’officio di pontefice e di presidente del senato dei principi italiani. Pei quali due officii il Gioberti presagiva poi al papa, che gli sarebbe stato riconosciuto agevolmente da tutti i cristiani nuova autorità di padre e di arbitro fra loro. Or, di quel mirabile libro che fu il Primato, la mente cerea di Pio IX si improntò per qualche anno; e così il Gioberti meritò il vanto di aver dato lui il programma al “quarantotto”: come egli stesso nel Rinnovamento preparò poi il programma unitario verificato il 1860. [...]
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