Luciano Vasconi

 
  • 1966-L.Vasconi-La

    1966-L.Vasconi-La "nuova linea" di McNamara  In evidenza

    Lunedì, 01 Febbraio 2021 - 110.99 Kb - pdf - 067f7b431e91b7603dec5da2415d477a - Luciano Vasconi, L'Astrolabio, n. 23, pagg. 18-19, 5 Giugno 1966“Non esiste avversario con il quale non condividiamo un interesse comune nell'evitare la comune distruzione … Realismo non significa un atteggiamento duro, inflessibile e privo di fantasia. La mente realistica è una mente in continua fase creativa, scevra di sciocche illusioni ma ricca di pratiche alternative. Esistono alternative pratiche ai nostri attuali rapporti sia con l'Unione Sovietica, sia con la Cina comunista ... Gettare un ponte verso l'isolamento di una grande nazione come la Cina rossa, anche se questo isolamento è in gran parte dovuto al suo stesso modo di agire, riduce il pericolo di malintesi potenzialmente catastrofici e aumenta da ambo le parti l'incentivo a risolvere le vertenze con la ragione e non con la forza”.Così parlava McNamara. [...]

  • 1966-L.Vasconi-Hanoi all'ora X

    1966-L.Vasconi-Hanoi all'ora X

    Giovedì, 04 Febbraio 2021 - 180.02 Kb - pdf - a2e6193e3870cab8cf1171fa70fa7597 - Luciano Vasconi, L'Astrolabio, n. 30, pagg. 22-25, 24 luglio 1966Ho Ci-minh ha ordinato la mobilitazione in Nord Vietnam. Lo ha fatto nel momento in cui Wilson era a Mosca per indurre Kossighin a indire la conferenza di Ginevra. Vi è un rapporto tra questi due fatti? Una volontà nord-vietnamita, cioè, di sabotare la trattativa? A questa domanda i commentatori occidentali rispondono, in genere, senza porsi neanche un margine di dubbio: Ho Chi-minh, per costoro, o è un fanatico megalomane che arde dal desiderio di immolare il suo popolo, oppure è legato mani e piedi a Pechino (contraria ai negoziati) e il risultato è il medesimo.Non passa per la testa di simili commentatori il fatto che una nazione aggredita, bombardata senza neppure che l'avversario si sia curato di dichiararle guerra, possa reagire con orgoglio al calcolo americano di metterla in ginocchio. E si irrigidisca proprio nel momento in cui viene colpita più duramente; come del resto avevano previsto i Bob Kennedy, i Fulbright e tutti i democratici progressisti americani. [...]

  • 1967-L.Vasconi-Il momento di Ciu En-Lai

    1967-L.Vasconi-Il momento di Ciu En-Lai

    Martedì, 09 Febbraio 2021 - 249.99 Kb - pdf - d293d6738ee36555e992459f1ec10645 - Luciano Vasconi, L'Astrolabio n. 10, Pagg. 26-28, 12 marzo 1967Era da novembre che Ciu En-Lai stava lavorando all'unità del partito nazionale, dopo aver aderito alla “rivoluzione culturale” portandovi, sin dall'inizio, un contributo moderatore. La sua piattaforma politica, all'interno del gruppo maoista, è ora in netta prevalenza. Oggi la parola d'ordine è quella della “grande alleanza”, la più vasta possibile, e, sul piano immediato, “l'alleanza a tre”: fra i ribelli rivoluzionari (maoisti), l'esercito e il partito. [...]

  • 1967-L.Vasconi-Una lacrima per Svetlana

    1967-L.Vasconi-Una lacrima per Svetlana  In evidenza

    Mercoledì, 10 Febbraio 2021 - 170.52 Kb - pdf - 6a85d593f0c5bc5ee471643e6d7d46d1 - Luciano Vasconi, L'Astrolabio n. 12, Pagg. 23-24, 19 marzo 1967La fuga in occidente dì Svetlana, la figlia di Stalin, ha occupato nei giorni scorsi le prime pagine dei quotidiani italiani, che non si sono lasciati sfuggire l'occasione per inscenare la consueta campagna antisovietica. I comunisti se ne sono indignati, e non sapremmo dargli torto. Ma dobbiamo dargli ragione anche quando sostengono che la fuga di Svetlana è solo una questione personale?

  • 1968-L.Vasconi-La guerra in Vietnam

    1968-L.Vasconi-La guerra in Vietnam

    Lunedì, 31 Maggio 2021 - 183.22 Kb - pdf - 800d673345c5982dc8e686db56684d6a - Luciano Vasconi e Tiziano Terzani, Astrolabio, n. 1 del 7 gennaio 1968La rivista americana Time ha nominato Johnson l'uomo dell'anno a conclusione del 1967. Ha aggiunto di averlo scelto perché, "per il bene o per il male", ha avuto una influenza determinante negli avvenimenti mondiali. La rivista Newsweck ha confermato che l'incontro fra Paolo VI e Johnson non è stato affatto "cordiale", ma, piuttosto, "una glaciale riunione fra diplomatici", con il Pontefice scosso e turbato per il rifiuto del presidente a estendere la tregua di Natale e, soprattutto, a cessare i bombardamenti sul Vietnam.Il presidente americano ha allungato di 12 ore la tregua di Capodanno, portandola da 24 a 36 ore: è stato il massimo di "cortesia" texana alle richieste del Pontefice.Paolo VI, nel messaggio di Capodanno, scelto come giornata mondiale per la pace, ha nuovamente invocato una tregua "sincera e durevole", "leali trattative", e ha messo in guardia contro la "tremenda sciagura d'una guerra che cresce, d'una guerra senza fine". [...]

  • 1968-L.Vasconi-I vietnamiti all'attacco

    1968-L.Vasconi-I vietnamiti all'attacco

    Mercoledì, 09 Giugno 2021 - 213.30 Kb - pdf - 0a11ebdccc2b9aa312b11e4be9355046 - E. J. W., Luciano Vasconi, Astrolabio, nn.  6 e 7, 8 del 1968- E' la mattina del 29 gennaio. La riunione al quartier generale di Westmoreland è rapida, di ordinaria amministrazione.- 31 gennaio. Ore 3. L'ambasciata americana a Saigon viene occupata dai partigiani. Per sei ore un edificio costruito a "prova di guerriglia" serve da trincea anti-GI per le mitragliatrici viet.- Domenica, 4 febbraio. I guerriglieri danno l'assalto al comando della polizia politica. La debacle USA si rivela in tutte le sue dimensioni.

  • 1968-L.Vasconi-La linea O Chi Minh

    1968-L.Vasconi-La linea O Chi Minh

    Martedì, 26 Ottobre 2021 - 156.74 Kb - pdf - dec4a9402064069a8cec41696e3e4d87 - Luciano Vasconi, Astrolabio, n. 15 del 14 aprile 1968Era giusto confidare nel senso di responsabilità dei vietnamiti. Anche se il paragone ripugna, perché sono in gioco vite umane, per usare termini elementari e comprensibili a tutti possiamo dire che Ho Ci-minh ha chiesto di «vedere» le carte di Johnson e la sincerità della offerta di pace americana.Non si tratta solo di abilità diplomatica, ma di una giusta risposta politica, la più corretta, all’iniziativa americana, per non dare respiro e spazio all'oltranzismo che si sarebbe scatenato dopo un «no» vietnamita. Un rifiuto, come ha riconosciuto gran parte della stampa libera occidentale (i «codini» italiani hanno perduto l'ennesima occasione di mostrare intelligenza e autonomia di giudizio), era più che giustificato di fronte a una offerta ambigua, accompagnata dalla prosecuzione dei bombardamenti fino al ventesimo parallelo. Ma sarebbe stato un errore, quanto meno un rischio.

  • 1968-L.Vasconi-Un PC per Brandt

    1968-L.Vasconi-Un PC per Brandt

    Sabato, 30 Ottobre 2021 - 371.07 Kb - pdf - dd37451cb689886bb27ab215b40a2951 - Luciano Vasconi, L’Astrolabio, n. 17 del 28 aprile 1968I moti studenteschi che hanno sconvolto la Germania federale dopo l'attentato a Rudi Dutschke sono stati un campanello d'allarme per la grande coalizione•, e soprattutto per il partito socialdemocratico. I settori più estremisti della CSU bavarese di Strauss e della CDU di Kiesinger hanno teorizzato l'esistenza di un pericolo insurrezionale, e ne hanno tratto motivo per sollecitare una rapida approvazione delle leggi di emergenza. Il progetto è stato fortemente avversato non solo dalle organizzazioni giovanili come lo SDS di Dutschke, ma dai sindacati e da un buon terzo della socialdemocrazia, la parte, cioè, che ha sempre sospettato di dover rendere questo estremo servizio ai cristiano-sociali e ai cristiano-democratici prima di ricevere il benservito e il licenziamento. Brandt, il leader della SPD, non ha mai avuto il coraggio, e la possibilità, di negare che questo fosse il vero scopo di Kiesinger e di Strauss.Dopo gli incidenti, i primi morti - il fotoreporter Klaus Frings e lo studente Ruediger Schreck -, le centinaia di feriti e contusi, gli innumerevoli arresti, il clima è diventato rovente.Il ministro degli Interni Benda ha sostenuto che l'SDS dovrebbe esser dichiarato fuori legge; altri, come l'ex ministro dei profughi Lemmer, hanno denunciato legami fra l'organizzazione studentesca e le e centrali sovversive di Berlino est, con diramazioni fino all’ambasciata cinese. Tutto fa gioco per ricreare in Germania un clima di guerra fredda, e se non si può ancora sostenere che Rudi il Rosso era venuto di là dal muro d'accordo con Ulbricht per fare il doppio gioco (ma diranno anche questo), c'è sempre la risorsa dell'etichetta cinese. E' già stato annunciato che Dutschke, se riuscirà a sopravvivere, finirà sotto processo. [...]

  • 1968-L.Vasconi-Il miraggio della pace

    1968-L.Vasconi-Il miraggio della pace

    Domenica, 31 Ottobre 2021 - 129.96 Kb - pdf - f1b9d84988d35c99da921d6a4947fe2c - Luciano Vasconi, L’Astrolabio n. 17 del 28 aprile 1968Siamo stati fra i più attenti nel registrare le impennate del Wall Street Journal e della Borsa di New York. Cioè nel prendere in seria considerazione le ragioni economiche che imponevano agli Stati Uniti di chiudere l'avventura vietnamita, una guerra troppo cara che finiva con lo scardinare il vecchio presupposto che i “consumi” bellici siano indispensabili alla sopravvivenza del capitalismo. Questi “consumi” possono essere utili fino a un certo limite, e non è il caso di tornare sulla Montagna di ferro, il provocatorio ma lucido studio attribuito a Galbraith per denunciare la “indesiderabilità” della pace.Abbiamo anche evitato di cadere nell'ottimismo, cioè di prendere per oro colato tutte le iniziative americane di pace, che continuano a rivelarsi contraddittorie e ambigue, e non ancora una chiara scelta. Esistono ragioni di fondo per accreditare l'interesse americano di farla finita: le tendenze inflazionistiche, la crisi del dollaro, il deficit della bilancia dei pagamenti, i contrasti sociali in America fra bianchi e neri, il crollo dei programmi tipo la “grande società”, l'isolamento internazionale di Washington e il costo che ne deriva. [...]

  • 1968-L.Vasconi-Gli scogli di Parigi

    1968-L.Vasconi-Gli scogli di Parigi

    Mercoledì, 03 Novembre 2021 - 209.54 Kb - pdf - dc4dfd64da2c2da251df673d7f1003ca - Luciano Vasconi, L’Astrolabio, n. 19 del 19 maggio 1968L’accordo sulla sede è stato finalmente raggiunto e il dialogo preliminare tra americani e nord-vietnamiti ha luogo a Parigi. La scelta è significativa; essa premia un paese, e soprattutto un governo, che ha avuto il coraggio e la coerenza di prendere posizione contro l'aggressione americana in Vietnam. Oggi i propagandisti dc scoprono che Parigi è una capitale europea, e fanno buon viso a cattivo gioco per trarne qualche indiretto beneficio.Se si pensa al modo come Fanfani è stato boicottato in questi anni, fin dai primi tentativi di agganciare i belligeranti (e boicottato non solo dalle destre in genere ma dalla destra dc), vien da sorridere. Secondo l'on. Longo poteva anche essere scelta Roma se vi fosse stata più coerenza da parte italiana. Non è comunque questo l'essenziale, anche se induce a riflettere su quella che dovrebbe essere, almeno in futuro, una politica estera più attiva ed efficace ai fini della pace. Dopo tante ironie sulla “impotenza” gollista si ha la prova che una piattaforma di autonomia è ancora la più utile. Perfino Johnson ha dovuto far buon viso a cattivo gioco, rompendo gli indugi dopo che, diventato insostenibile il rifiuto di Varsavia, Hanoi aveva suggerito Parigi.Avevamo già sottolineato il motivo della preferenza nord-vietnamita per Varsavia. La capitale polacca, sede degli incontri periodici a livello d'ambasciata fra cinesi e americani, era una garanzia offerta a Pechino per fugare il sospetto di una operazione condotta senza tener conto degli equilibri asiatici. [...]

  • 1968-L.Vasconi-La trattativa armata

    1968-L.Vasconi-La trattativa armata  Nuovo

    Giovedì, 04 Novembre 2021 - 335.43 Kb - pdf - 35e21bbdcd373446504a65fe5c2be4db - Luciano Vasconi, L’Astrolabio, n. 20 del 19 maggio 1968A Parigi si discute, a Saigon si combatte.Sono due forme del prenegoziato, inevitabili finché gli americani non riconoscano il Fronte di liberazione sud-vietnamita. Harriman è un buon diplomatico, ma non c'è mestiere che tenga quando dalla correttezza formale si entra nella sostanza del problema.Il delegato americano ha mostrato meraviglia perché “in questo preciso momento ( 13 maggio) le forze nordvietnamite sono impegnate in attacchi terroristici attorno a Saigon contro la popolazione civile”.In quel “preciso momento” la situazione era diversa: gli americani annunciavano di aver distrutto a Saigon, a partire dall'alba del 5 maggio (inizio dell'ultima offensiva Vietcong sulla capitale sud-vietnamita) 10.700 case; tale la cifra in nove giorni di combattimenti dentro Saigon, non attorno alla città.Case distrutte dai “nord-vietnamiti”? No: dai carri armati, dai cannoni, dagli elicotteri, dai bombardieri che si gettano in picchiata e dalle stratofortezze B-52 che radono a tappeto i quartieri popolari della periferia come Cholon. [...]

  • 1968-Vietnam-L.Vasconi-Le idee buone di Harriman

    1968-Vietnam-L.Vasconi-Le idee buone di Harriman  Nuovo

    Sabato, 06 Novembre 2021 - 138.24 Kb - pdf - 5fc1ff286d88c9fafc589a327583cb78 - Vietnam-L.Vasconi, L’Astrolabio, n. 22 del 2 giugno 1968Lunedì 27 maggio c'è stato il quinto incontro, a Parigi, fra il delegato nord-vietnamita Xuan Thuy e l'americano Harriman. Quest'ultimo aveva promesso di lanciare delle “idee nuove” per superare l'impasse del prenegoziato, fermo alla questione dei bombardamenti americani (2.600 incursioni nella prima quindicina di maggio, sia pure sotto il 19 parallelo, contro le 2.300 incursioni dell'intero mese di aprile). Nei giorni precedenti il quinto round il pessimismo aveva raggiunto livelli tali che gli americani non escludevano una rottura. Nell'incontro numero 4 Xuan Thuy aveva parlato chiaro: se non discutete la materia all'ordine del giorno, la cessazione totale e incondizionata dei bombardamenti, può finir male e la colpa sarà degli americani. Sulle prime Harriman s'è mostrato tranquillo con i suoi collaboratori, ancora la mattina del 23 maggio; poche ore dopo, apprendendo che Johnson stava per dichiararsi scettico sulla buona disposizione nord-vietnamita, ammetteva la possibilità di una rottura ma distribuiva la velina sulle “idee nuove”: la parola d'ordine era “pessimismo ma con moderazione”.In che consistevano le “idee nuove”?Nel negoziato segreto: Harriman aveva anticipato la proposta durante il quarto appuntamento. Xuan Thuy aveva già replicato, con flemma orientale: “Nel nostro paese c'è un proverbio: chi ha qualcosa da nascondere si cela dietro i cespugli, chi non ha nulla da nascondere continua diritto per la sua strada” (22 maggio).Fra il quarto e il quinto appuntamento Harriman ha fatto capire quali erano le sue vere inte1nzioni (attraverso le solite indiscrezioni giornalistiche): dateci una via d'uscita, sulla “reciprocità” della descalation, e ordineremo una riduzione scalare dei bombardamenti, dal 19 al 18 parallelo, e alla fine arriveremo al 17, al confine tra i due Vietnam. [...]

  • 1968-Usa-Vietnam-L.Vasconi-I due Vietnam

    1968-Usa-Vietnam-L.Vasconi-I due Vietnam  Nuovo

    Venerdì, 12 Novembre 2021 - 238.24 Kb - pdf - 7e9d23576bcafaa5da5ffe45982c0288 - Usa, Luciano Vasconi, L’Astrolabio, n. 27 del 7 luglio 1968Il Nord-Vietnam ha mandato i propri delegati a Parigi con intenzioni serie, non per propaganda: lo ha riconosciuto Harriman, capo dei negoziatori americani, prima di recarsi a rapporto da Johnson. La fonte è insospettabile, e Harriman non ha avuto scrupolo di smentire se stesso. In sede di conferenza Harriman ha sempre detto il contrario. E' bastato un attimo di sincerità all'aeroporto di Orly, sulla scaletta dell'apparecchio che doveva portarlo a Washington, perché saltasse tutto l'impianto propagandistico della delegazione americana. Che cosa ha spinto il vecchio diplomatico a parlare con tanta chiarezza? Harriman è troppo abile per lasciarsi sfuggire una dichiarazione non calcolata.Le ipotesi accreditate sono due: che Harriman fosse autorizzato a capovolgere la versione ufficiale del suo governo; che abbia invece deciso, a rischio e pericolo, d'inserirsi nella prova di forza che divide tuttora, negli Stati Uniti, i falchi e le colombe. Da molti indizi (dichiarazioni contraddittorie a Washington) sembra più verosimile la seconda ipotesi.In quei giorni, verso la fine di giugno, è stato il segretario alla difesa Clifford a rivelare per primo, in una conferenza stampa cautamente ottimistica, che si erano intravisti dei segni incoraggianti da parte nord-vietnamita. [...]

  • 1968-Vietnam-L.Vasconi-La dottrina Abrams

    1968-Vietnam-L.Vasconi-La dottrina Abrams  Nuovo

    Domenica, 14 Novembre 2021 - 235.36 Kb - pdf - 0c5bbb3a08b3e634035ca318458869e1 - Vietnam, Luciano Vasconi, L’Astrolabio, n. 29 del 21 luglio 1968U Thant, il segretario dell'ONU, dice che sarà lunga molto lunga la strada per la pace in Vietnam. Fonti americane lasciano credere che siamo alla vigilia di fatti nuovi, importanti e decisivi. Si riparla di sospensione totale dei bombardamenti sul Nord, e quindi di possibilità di rapido accordo con Hanoi. Purché Hanoi accetti la famosa descalation, sospendendo le infiltrazioni di uomini e di aiuti al Sud.Però si dice anche che la descalation a Nord (interruzione dei bombardamenti aerei) sarà accompagnata da una escalation a Sud, non vietnamita bensì americana. E questa sarebbe la nuova dottrina Abram (dal nome del successore di Westmoreland, il generale Creighton Abrams).In che cosa consiste? E' presto detto: sospendendo i raids sul Nord-Vietnam, tutto lo sforzo bellico americano verrebbe concentrato nel Sud, contro i guerriglieri, con il preponderante uso dell'aviazione. Gli americani terrebbero le principali città costiere – in parte la teoria delle énclaves propugnata dal generale della riserva Gavin, ex ambasciatore a Parigi -, ma con la differenza che le énclaves non resterebbero passive, come elemento di pressione e di presenza americana (la tesi originaria di Gavin fu sempre giudicata “suicida” dal Pentagono); al contrario sarebbero i punti d'appoggio per sferrare colpi di maglio sulle retrovie Vietcong. In parole povere: gli americani terrebbero Saigon, Danang, Hué, e altre città importanti; il resto del Sud-Vietnam verrebbe “setacciato a dovere” fino alla liquidazione degli ultimi contingenti armati “irregolari”.Il Nord-Vietnam dovrebbe “soltanto” accettare, in cambio dell'immunità del suo territorio, che a Sud l'aviazione americana possa sfogare tutto il potenziale offensivo. [...]

  • 1968-Vietnam-L.Vasconi-La dottrina Abrams

    1968-Vietnam-L.Vasconi-La dottrina Abrams  Nuovo

    Domenica, 14 Novembre 2021 - 235.36 Kb - pdf - 0c5bbb3a08b3e634035ca318458869e1 - Vietnam, Luciano Vasconi, L’Astrolabio, n. 29 del 21 luglio 1968U Thant, il segretario dell'ONU, dice che sarà lunga molto lunga la strada per la pace in Vietnam. Fonti americane lasciano credere che siamo alla vigilia di fatti nuovi, importanti e decisivi. Si riparla di sospensione totale dei bombardamenti sul Nord, e quindi di possibilità di rapido accordo con Hanoi. Purché Hanoi accetti la famosa descalation, sospendendo le infiltrazioni di uomini e di aiuti al Sud.Però si dice anche che la descalation a Nord (interruzione dei bombardamenti aerei) sarà accompagnata da una escalation a Sud, non vietnamita bensì americana. E questa sarebbe la nuova dottrina Abram (dal nome del successore di Westmoreland, il generale Creighton Abrams).In che cosa consiste? E' presto detto: sospendendo i raids sul Nord-Vietnam, tutto lo sforzo bellico americano verrebbe concentrato nel Sud, contro i guerriglieri, con il preponderante uso dell'aviazione. Gli americani terrebbero le principali città costiere – in parte la teoria delle énclaves propugnata dal generale della riserva Gavin, ex ambasciatore a Parigi -, ma con la differenza che le énclaves non resterebbero passive, come elemento di pressione e di presenza americana (la tesi originaria di Gavin fu sempre giudicata “suicida” dal Pentagono); al contrario sarebbero i punti d'appoggio per sferrare colpi di maglio sulle retrovie Vietcong. In parole povere: gli americani terrebbero Saigon, Danang, Hué, e altre città importanti; il resto del Sud-Vietnam verrebbe “setacciato a dovere” fino alla liquidazione degli ultimi contingenti armati “irregolari”.Il Nord-Vietnam dovrebbe “soltanto” accettare, in cambio dell'immunità del suo territorio, che a Sud l'aviazione americana possa sfogare tutto il potenziale offensivo. [...]
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