Orazio Barrese

www.giornalistiitalia.it del 7 febbraio 2016
È morto a Roma, all’età di 84 anni, il giornalista Orazio Barrese, una delle firme storiche del quotidiano L’Ora. Nato il 20 febbraio 1931 a Radicena, oggi Taurianova, in provincia di Reggio Calabria, Barrese aveva cominciato la sua carriera a Paese Sera, proseguita poi a L’Ora sotto la direzione di Vittorio Nisticò. Era stato notista politico, inviato, quindi redattore capo.
Giornalista professionista iscritto all’Ordine del Lazio dal 1 giugno 1958, per il quotidiano di Palermo aveva seguito soprattutto i grandi processi di mafia degli anni Sessanta e i lavori della prima Commissione antimafia. Era stato proprio Barrese a rivelare il caso di Luciano Liggio, fuggito da una clinica romana per la mancata esecuzione di un ordine di cattura emesso dal procuratore Pietro Scaglione.
Sulle vicende dell’Antimafia Barrese aveva, poi, pubblicato per Feltrinelli nel 1973 il libro I complic” che,per la prima volta, ricostruiva in modo organico le biografie dei padrini del tempo e le relazioni tra la mafia e il potere politico.
Sempre per Feltrinelli aveva pubblicato nel 1977 il volume L’anonima Dc, una ricostruzione degli scandali del dopoguerra.
Orazio Barrese ci lascia anche un volume sulle vicende del bandito Salvatore Giuliano, La guerra dei sette anni, scritto con Giacinta D’Agostino per i tipi di Rubbettino. L’ultimo lavoro di Barrese, Il pianoro delle quaglie, è invece un libro di memorie che narra storie di lotte e di antichi soprusi in Calabria.
Vale la pena ricordare anche le sceneggiature che portano la sua firma, realizzate per due film diPasquale Squitieri, Corleone e Il pentito.

 
  • 1980 - Orazio Barrese - Un padre

    1980 - Orazio Barrese - Un padre

    Domenica, 21 Maggio 2023 - 69.76 Kb - pdf - 6e0306701bd566c620816da2996610e6 - L’Astrolabio, n. 12 del 1980Un padredi Orazio BarreseC'era una volta una scuola sperimentale …. Potrebbe cominciare così, quasi favoleggiando, il racconto di un tentativo di riforma dell'istruzione media superiore, avviato agli inizi degli anni '70, quando ancora le passioni e le speranze delle lotte studentesche e sindacali e anche la rabbia per la strage di Milano erano intense, brucianti, come immerse nella carne viva.Di quel tentativo, avviato “dal basso” non rimane più nulla. V'è stata la morte per consunzione. Si sono lasciati arrivare gli studenti alla licenza liceale senza ripristinare le classi precedenti, con una procedura ipocrita e sottile che ha fatto leva sugli egoismi e sul disimpegno. Chi era già all'interno della sperimentazione, infatti, è arrivato fino in fondo e dal punto di vista dell'interesse personale non aveva nessuna lamentela da proporre; chi, invece, non era ancora nella scuola sperimentale ha continuato come prima, e non ha avuto quindi argomenti da far valere. [...]

  • 1979 - Orazio Barrese - Lo Stato brigante

    1979 - Orazio Barrese - Lo Stato brigante

    Martedì, 30 Maggio 2023 - 71.44 Kb - pdf - 60c30a476579634eee127f0847debb67 - L’Astrolabio n. 22 del 1979Lo Stato brigantedi Orazio BarreseDa due anni a questa parte si parla di riflusso. E' un fenomeno che connota la patologia del disimpegno, provocato da sfiducia più che da scelta morale o politica, e che investe anche la lotta alla mafia. Il riflusso in questo campo s'è avuto persino in Parlamento ed è quindi naturale che la mafia sia oggi più viva e vitale che mai ed arrivi addirittura - essa che è sempre stata in Sicilia una componente non secondaria del potere pubblico - a dichiarare guerra allo Stato.Si è discusso a lungo delle implicazioni sociologiche di questo disimpegno, ma molto meno delle responsabilità: è invece su questo secondo aspetto che bisogna riflettere chiedendosi se esso non sia pilotato, se non faccia cioè parte di un preciso disegno politico, come quello della strategia della tensione. [...]

  • 1979 - Orazio Barrese - La Dc denuncia uno scandalo

    1979 - Orazio Barrese - La Dc denuncia uno scandalo

    Martedì, 30 Maggio 2023 - 133.92 Kb - pdf - aa8616990e85b191ce46cc4b4f5a96ac - L’Astrolabio, n. 25 del 1979Proponiamo un postulato: è una montatura per fini inconfessabili. Lo dimostra la vicenda nucleare e la persecuzione del segretario generale del CNEN. Conseguenze: l'ENEL condizionato dai petrolieri, fondi neri e tangenti ai partiti del centro sinistra, fallimento della programmazione.Un film sul caso IppolitoSe è la Dc a denunciare uno scandalo.di Orazio BarreseIn un recente saggio, del quale tanto e giustamente si discute, Franco Cassano ha illustrato il “teorema democristiano”. Restando nella metafora geometrica, ritengo non sia azzardato enunciare anche un postulato: “La denuncia di scandali e malversazioni da parte dc è solido elemento indiziario di secondi fini e di lotte di potere e comunque depone a favore della innocenza dell'accusato”. A dar forza a questo postulato stanno tutta una serie di montature operate dalla DC. Tra esse il più sconcertante è forse il capo Ippolito, tornato in questi giorni d'attualità per un film prodotto dalla seconda rete televisiva, registi Marisa Malfatti e Riccardo Tortora che, assieme ad Antonio Saguera, sono anche gli autori della sceneggiatura.Essendo stato il consulente storico politico del film, che andrà in onda tra qualche mese, ho dovuto anch'io “rivisitare” il caso Ippolito. E ciò che più mi ha colpito non è stata tanto l'inusitata ansia di moralizzazione della DC, quanto la vertiginosa rapidità dell'operazione. La DC si servì di ogni mezzo, seppe sfruttare le faide politiche e accademiche, utilizzare taluni settori della magistratura e persino lasciare ad altri, a Giuseppe Saragat, il “merito” della prima mossa. [...]

  • 1980 - Orazio Barrese - Mamma comanda, picciotto vota

    1980 - Orazio Barrese - Mamma comanda, picciotto vota

    Martedì, 30 Maggio 2023 - 73.24 Kb - pdf - 984e4f45dfde8b54dc64cd89021aa347 - L’Astrolabio, n. 13 del 1980Nuovi equilibri dopo l’8 giugnoMamma comanda, picciotto votaQualche giorno prima dell'8 giugno, fiero e sorridente tra un codazzo di “autorità” e di galoppini, giunge a Chieti per il taglio di un nastro elettorale il ministro Remo Gaspari.Improvvisamente da un folto gruppo di operai si leva una salve di fischi. Il ministro è esterrefatto ma ritiene di potere concludere la cerimonia.Senonché i fischi diventano bordate e i volti degli operai annunciano tempesta. E allora Gaspari, padrone incontrastato d'Abruzzo, decide che è più prudente darsi alla fuga.In Calabria migliaia di forestali, molti dei quali assunti con sistemi clientelari, stanchi del precariato, contestano anch'essi, e con modi ancora più rudi, i responsabili della regione. Ed è una nuova fuga. [...]

  • 1980 - Orazio Barrese - Questione morale e questione politica

    1980 - Orazio Barrese - Questione morale e questione politica

    Martedì, 30 Maggio 2023 - 80.05 Kb - pdf - d010fdcdd3fdd0b5f6ff8656393dc9ae - L'Astrolabio n. 24 del 1980Chi gioca a guardie e ladriA nove mesi dal preambolo la Dc si autodistruggeQuestione morale e questione politicadi Orazio BarreseCon rapida successione, in queste settimane, dopo lo scandalo dei petroli, sono venuti alla ribalta altri scandali: i comportamenti dei massimi dirigenti del Sid, gli insabbiamenti politici e giudiziari, le omissioni della Procura della Repubblica di Roma dopo l'omicidio Pecorelli e l'improvvisa scoperta del “segreto di Stato” nelle sue carte, i rapporti politici del giornalista assassinato, le “cene delle beffe”, la catena di Sant'Antonio delle lettere accusatorie - o ricattatorie - e delle chiamate di correo. [...]

  • 1980 - Orazio Barrese - La grande sfiducia

    1980 - Orazio Barrese - La grande sfiducia

    Martedì, 30 Maggio 2023 - 80.97 Kb - pdf - 1df0fba9c3c67d93e6a1d4f5cb8f53d4 - L’Astrolabio, n. 25 del 1980Mezzogiorno: il terremoto come effetto moltiplicatore di una secolare crisi. Due fallimenti nazionali: la politica del territorio e la difesa civile. “L'operazione sfiducia” è innescata dalla stessa classe di governo, incapace dì legiferare, impotente di fronte alla catastrofe.La grande sfiduciadi Orazio BarreseNessuno avrebbe potuto immaginare un così massiccio rifiuto. Appariva impensabile che i sopravvissuti del terremoto volessero restare in un inferno di macerie e di gelo, mettendo a repentaglio la propria esistenza. È accaduto, invece, e il fallimento del “piano S” è stato così dirompente che alcuni hanno sposato l'ideologia delle pie dame dell'“esercito della salvezza”: decisione e “ordine”. Addirittura Giorgio Bocca ha sostenuto che “qualcuno dovrà pur trovare il modo di imporre gli esodi, i cambiamenti, le discipline necessarie”.Se questa dovesse essere la scelta, le conseguenze sarebbero imprevedibili. Il Mezzogiorno ha lunghi periodi di rassegnazione, e lo dimostra il fatto che le popolazioni terremotate, già prima del sisma le più disastrate del paese, hanno costituito un ampio serbatoio di voti per i monarchici e per la Dc, per i responsabili cioè di una politica che pone Avellino all'ultimo posto tra le province italiane, nella graduatoria del reddito pro-capite. Ma a lunghi periodi di rassegnazione fanno da contrappunto improvvise rivolte e non è ancora spenta nella memoria l'epopea del brigantaggio contro la truffa del plebiscito e del processo unitario e contro le truppe piemontesi che volevano instaurare il “loro” ordine. Si favoleggia ancora dei briganti La Gala di Avellino, Sacchettiello dell'Alta Irpinia, Schiavone del Beneventano, per non parlare di Carmine Crocco e Ninco Nanco, e delle insurrezioni di Sant'Angelo dei Lombardi, Montemiletto, Sora, Venafro, Atella, Rionero e di tanti e tanti altri comuni. E si ha piena coscienza che quell'enorme sollevazione, nonostante fosse stata alimentata dai Borboni e dal papato, e poi da essi tradita, fu la prima rivolta anticapitalistica e anticolonialìstica dell'Italia post unitaria. [...]

  • 1980 - Orazio Barrese - Terrorismo contro rinnovamento

    1980 - Orazio Barrese - Terrorismo contro rinnovamento

    Martedì, 30 Maggio 2023 - 73.40 Kb - pdf - 2edf91606faae88c231dffeedeeccaa4 - L’Astrolabio, n. 27 del 1980L'assassinio di Pier Santi MattarellaTerrorismo contro rinnovamentodi Orazio BarreseNon c'è stato un solo osservatore o un qualsiasiuomo della strada che non abbia attribuito all'assassinio del presidente della Regione Siciliana, quali che siano stati gli esecutori, un significato politico. E non soltanto per il ruolo istituzionale della vittima ma anche e soprattutto per la dignità e la passione autonomistica e meridionalistica con le quali permeava la sua alta carica.Aperta da alcune settimane la crisi del governo regionale, Piersanti Mattarella era infatti impegnato per una soluzione più avanzata che, se realizzata, avrebbe dovuto portare i comunisti ad assumere dirette responsabilità di governo. E tale linea, tale progetto di rinnovamento, avrebbe sostenuto sia al congresso regionale che a quello nazionale della DC. [...]

  • 1980 - Orazio Barrese - Col Garofano e con lo Scudo crociato

    1980 - Orazio Barrese - Col Garofano e con lo Scudo crociato

    Martedì, 30 Maggio 2023 - 174.62 Kb - pdf - dbf01493cea994890c5a28bf187be817 - L’Astrolabio, n. 14 del 1980La 'ndrangheta col Garofano e lo Scudo Crociatodi Orazio BarreseFino a qualche anno addietro la mafia operava una netta distinzione tra sindacalista e uomo politico, di partito. Il sindacalista poteva essere colpito in quanto ciò avrebbe avuto un immediato effetto intimidatorio sui lavoratori coi quali si trovava in quotidiano contatto. Il politico, e così anche il magistrato e il funzionario di polizia, a meno di non avere avuto collusioni mafiose, non entrava invece nel mirino dei killer. Era, questo, una sorta di dogma, non incrinato dalla strage compiuta a Villalba nel 1944 da don Calò Vizzini, nel fallito tentativo di uccidere Girolamo Li Causi. Questo episodio, infatti, è del 1944 quando la mafia doveva ancora trovare un assetto organico, senza contare che la presenza di Li Causi a Villalba costituiva una sfida che don Calò non poteva assolutamente ignorare. [...]

  • 1981 - Orazio Barrese - Energia off limits

    1981 - Orazio Barrese - Energia off limits

    Martedì, 30 Maggio 2023 - 100.76 Kb - pdf - 0224d9d7c9a31d77c39db166b7c024f4 - L’Astrolabio, n. 4 del 1981Energia off limitsIppolito e l'apertura a sinistra nel mirino del “partito americano”.di Orazio BarreseÈ da qualche giorno in libreria un altro lavoro di Orazio Barrese: Un complotto nucleare - Il caso Ippolito edito dalla Newton Compton. Con questo libro l'autore prosegue l'indagine, avviata nei precedenti saggi, sul potere e sulla storia politica del dopoguerra, questa volta sotto l'ottica della ricerca scientifica e di un clamoroso caso giudiziario. Abbiamo chiesto a Barrese di parlarci egli stesso del suo libro.Ancora oggi, a diciotto anni di distanza, c'è una parte, sia pure non cospicua, dell'opinione pubblica che vede il “caso Ippolito” come una semplice anche se aberrante vicenda giudiziaria, così come c'è chi vede la strage di Portella della Ginestra come un puro alto di banditismo decretato ed eseguito da Salvatore Giuliano.C'è indubbiamente in tale valutazione il fattore primario della disinformazione, ma è probabile anche una componente esorcistica, sul tipo, ad esempio, di quella che nell'agosto dello scorso anno indusse il paese a sperare accanitamente che la strage di Bologna fosse dovuta a una disgrazia e non a un'impresa terroristica. [...]

  • 1981 - Orazio Barrese - Governabilità e acqua in bocca

    1981 - Orazio Barrese - Governabilità e acqua in bocca

    Martedì, 30 Maggio 2023 - 119.35 Kb - pdf - 1dbba23b6fd8d28b99fa6e000912fa48 - L'Astrolabio n. 8 del 1981La mafia in questi anni in Sicilia è prosperata - oltre che per le proprie capacità - per quello che in termini di politica generale, economica in particolare, hanno fatto o non hanno fatto i governi nazionali e regionali.La “forbice” tra il reddito dei siciliani e quello medio nazionale si è allargata, tra il ' 70 e il ' 79, nonostante “l'indotto” delle attività criminali.Con un Sud che diventa sempre più Sud, la presenza mafiosa e le clientele politiche si fanno più forti e insinuanti.Morte bianca per il Convegno De sulla mafiaGovernabilità uguale “acqua in bocca”di Orazio BarreseLa mafia è un'invenzione dei comunisti e dei giornalisti; un'inchiesta parlamentare sulla mafia offenderebbe la Sicilia; ogni siciliano dovrebbe reagire con sdegno a tale proposta. Espressioni di questo tipo erano frequenti tra gli esponenti della Dc e della destra negli anni cinquanta. Ancora nell'ottobre 1960, dopo che l'opinione pubblica era stata scossa dall'assassinio del commissario di Ps Cataldo Tandoj (avvenuto ad Agrigento nel marzo precedente), il sottosegretario all'interno Guido Bisori negava in Senato l'esistenza del fenomeno mafioso. Anzi “un'analisi accurata ci porta a questa constatazione: che autori e vittime dei reati sono prevalentemente braccianti, carrettieri, autisti; causale dei delitti: motivi di onore, di interessi spesso futili (qualche volta si uccide qualcuno trovato a raccogliere un grappolo d'uva in un piccolo campo), risse, vendette... “. Con impertinente pertinenza il senatore Oreste Gelmini fulminò Bisori: “Anche Tandoj” - domandò - “ha rubato il grappolo?”. [...]

  • 1981 - Orazio Barrese - L'inchiesta parlamentare sul Belice

    1981 - Orazio Barrese - L'inchiesta parlamentare sul Belice

    Martedì, 30 Maggio 2023 - 120.09 Kb - pdf - ab72b82e36625e707c693828858ac64d - L'Astrolabio n. 14 del 1981Le conclusioni dell'inchiesta parlamentare sul BeliceRivelati i peccati ma non i peccatoridi Orazio BarreseCome ha funzionato in Sicilia “l'industria del terremoto”: sette anni per completare lavori che dovevano essere consegnati in un anno e cifre mostruosamente dilatate - I finanziamenti per la ricostruzione commisurati alla scarsa capacità di spesa degli organi tecnici - Generica affermazione di responsabilità politiche nella relazione di maggioranza - Critiche comuniste al comportamento degli Uffici giudiziari - Gli atti della Commissione alla Procura generale di Palermo.Ancora vi sono le baracche di lamiera. Gelide d'inverno, roventi d'estate, sono immerse nelle “gigantografie” di audaci ponti che nessuno attraversa, di raccordi rapidi per un traffico inesistente, di strade larghe come piste di jet, che si fermano in aperta campagna, magari davanti a una villetta che ospita ragazze piacenti e compiacenti.Queste opere faraoniche dovevano essere i “grafici” di un'ipotesi di futuro e sono, invece, larve ibernate che forse non diventeranno mai crisalidi e farfalle perché, avendo lo Stato rinnegato gli impegni per lo sviluppo economico, il futuro - come il romanzo di fantascienza - potrebbe stabilizzarsi nel tempo che non scorre e restare, appunto, un'ipotesi. Di concreto ci sono le baracche che testimoniano l'infamia del Belice a tredici anni e mezzo dal sisma e le inutili gigantografie simbolo dell'incapacità dello Stato, dello spreco, della corruzione: dell'“industria del terremoto”, cioè, prosperata sui lutti e sulle sofferenze delle popolazioni della Valle. [...]

  • 1981 - Orazio Barrese - I Caduti della camorra

    1981 - Orazio Barrese - I Caduti della camorra

    Martedì, 30 Maggio 2023 - 75.99 Kb - pdf - da954ca0c5eac625b8049146737db296 - L’Astrolabio, n. 19 del 1981I Caduti della camorraNuovi e vecchi legami tra criminalità e terrorismo a Napoli: è tempo di non fermarsi alla cronacadi Orazio BarreseCento, centocinquanta, centosessanta ... A Napoli i morti nella guerra della camorra stanno diventando, persino per molti cronisti, un fatto puramente contabile. Si collocano i caduti secondo le squadre di appartenenza, si calcola il totale, si cerca di valutare di quanti uomini dispongano ancora le bande che fanno capo a Cutolo, Zaza, Bardellino, Nuvoletta, Maresca, Spavone, Giuliano Cozzolino.È un tragico “libro mastro” posto accanto a un'immensa cassaforte che accumula gli utili del contrabbando di droga, di diamanti, di sigarette, delle truffe alla Cee tramite i contributi sul pomodoro, delle estorsioni, dei sequestri di persona. Chi si accosta più degli altri alla cassaforte o chi cerca di impedirlo ha poche possibilità che il suo nome non finisca nel libro mastro.Dilaga un esercito di killer assoldati per abbattere ogni ostacolo, non solo i rivali, ma anche “avvocati scomodi”, sindacalisti, amministratori onesti, come accadeva in Sicilia nel periodo delle lotte contadine. [...]

  • 1981 - Orazio Barrese - I padrini nel palazzo

    1981 - Orazio Barrese - I padrini nel palazzo

    Martedì, 30 Maggio 2023 - 101.50 Kb - pdf - 55102d2956955ace12a4311a8c77973c - L’Astrolabio, n. 21 del 1981I padrini nel “palazzo”A proposito del Convegno su “Mafia e potere” promosso dall'Università di Messina.La Mafia svolge “a monte” un'attività criminosa, “a valle” una funzione economica di interesse pubblico. Il sistema la ripaga non approntando adeguati strumenti di lotta, come la confisca dei beni illecitamente conseguiti e addirittura il completamento degli organici della magistratura e della polizia.di Orazio BarreseMentre a Messina, tra il 19 e il 23 ottobre, storici, antropologhi, uomini politici, magistrati, criminologhi, esperti italiani, francesi, tedeschi e americani discutono su “Mafia e potere” in un convegno promosso da quell'Università, giunge la notizia che a Marsiglia è stato ucciso il giudice Pierre Michel (1). È la riprova di quanto vanno sostenendo numerosi relatori. E cioè che la mafia, impegnata ormai massicciamente nel traffico della droga, è un business, una multinazionale degli affari e - se necessario - del crimine. Pierre Michel, infatti, era stato a Palermo e doveva tornare a Palermo per completare la sua indagine sull'appendice francese della Sicilian Connection, incominciata due anni fa quando venne scoperta la prima raffineria di eroina della Sicilia.I rapporti internazionali della mafia non sono certo una novità, ma negli ultimi tempi sono emerse articolazioni particolari e interessi più specifici e massicci che nel passato: traffico d'armi, oltre che di droga, operazioni finanziarie, investimenti immobiliari nel Sud America. L'inchiesta sulla P2 e il caso Sindona hanno aperto grossi varchi nel muro di mistero che avvolge queste attività. E provocato anche reazioni a catena nell'organizzazione mafiosa, che direttamente o indirettamente si collegano al potere o almeno ad alti esponenti del potere politico ed economico. [...]

  • 1982 - Orazio Barrese - Una storia Dc

    1982 - Orazio Barrese - Una storia Dc

    Martedì, 30 Maggio 2023 - 84.04 Kb - pdf - 71beeb39296efb3d595386a7554e014a - L’Astrolabio, n. 1 del 1982Cambronne in Calabria ovvero una storia "tipicamente" dcMentre i comunisti presentano dettagliate liste di scandali, i “bravi ragazzi” della maggioranza continuano ad azzuffarsi per disporre di più potere, per controllare fette più consistenti di pubblico denaro.di Orazio BarreseIl Formez l'ha definita “maglia nera” dell'occupazione e dello sviluppo e lo Svimez nel suo “Rapporto sul Mezzogiorno” ne sottolinea il “ruolo più periferico”. Di questa condizione della Calabria fanno fede non solo il reddito procapite più basso tra le regioni d'Italia, ma anche i 200 mila disoccupati, cinquantamila dei quali giovani laureati o diplomati. Eppure vi sono circa mille miliardi tra residui attivi e passivi, inutilizzati o perché rimasti nelle casse della Regione o perché non sono stati riscossi.Qualche settimana fa il PCI calabrese ha presentato un “libro bianco”, nel quale si documenta come invece dello sviluppo la giunta regionale abbia programmato il clientelismo, l'occupazione del potere, l'esproprio delle prerogative del consiglio regionale. La responsabilità è dei partiti di centro-sinistra che sostengono la giunta, ma le colpe più rilevanti sono della Dc che da circa 40 anni ha nelle sue mani il controllo della Regione. Ma a definire la Dc calabrese “un partito di merda” non sono i comunisti, bensì l'onorevole Vito Ligato, deputato dc. “Sono venticinque anni che lavoro in questa merda di partito” - dichiara - “e se non lo conosco io vorrei proprio sapere chi lo conosce”. La referenza è ineccepibile, tanto più che Vito Ligato riceve, con Riccardo Misasi, il maggior numero di preferenze in Calabria. Gli si può quindi credere, quali che siano le ragioni del suo “sfogo”, anche perché i rifiuti organici sono conseguenza di lauti pasti. È, infatti, ancora Ligato a dire: “Sì, c'è chi mangia senza limiti. Ma non esiste soltanto questo aspetto etico: qui è impossibile fare programmi di sviluppo, perché con questi sistemi i programmi sono subito distorti”.

  • 1982 - Orazio Barrese - La via siciliana al socialismo

    1982 - Orazio Barrese - La via siciliana al socialismo

    Martedì, 30 Maggio 2023 - 88.93 Kb - pdf - 4bcd7094fc59335ddf24ba0be0305818 - L’Astrolabio, n. 3 del 1982Fra lotte di popolo e tradimenti di notabiliLa difficile “Via siciliana” al socialismo.di Orazio BarreseFino ad allora le condizioni in provincia di Messina erano sempre state dettate dagli agrari. E per loro non fu solo sgomento ma anche stupore allorché nel 1920 i braccianti di San Piero Patti sostennero con lo sciopero la rivendicazione nazionale della giornata di otto ore, con l'ora di straordinario maggiorata del 30 per cento. Era il tempo della mietitura del grano e della roncatura per i noccioleti e gli agrari dovettero cedere. Ma fu solo la prima sconfitta. La mobilitazione contadina di tipo contrattuale si trasformò in un'aggregazione politica. Venne infatti costituita una sezione del partito socialista la quale, nonostante fermi di polizia, violenze e ricatti del padronato, conquistò alcuni mesi dopo il comune e confermò lo stesso risultato alle politiche del 1921.Quel piccolo centro del Sud - seimila abitanti sperduti tra le montagne dei Nebrodi - divenne un simbolo, sì da meritare il “battesimo” di “Piccola Torino proletaria”. Anche i lampioni, dipinti nottetempo dal contadino Vincenzo Schepis all'insaputa dei suoi compagni, divennero rossi. La nuova giunta si preoccupò anzitutto di salvaguardare il potere d'acquisto dei lavoratori e di risanare le finanze comunali. Fu così aperta una cooperativa di consumo e si fece mente al fatto che “perché il padrone possa suonare il pianoforte il contadino deve zappare per lui”. E allora nella seduta consiliare del 9 dicembre 1920, presenti 16 consiglieri su 20, venne approvata all'unanimità una delibera che stabiliva “una tassa di lire 100 per ogni pianoforte e per ogni biliardo, esentando da essa tassa quelli esistenti nelle fabbriche di costruzione, nelle sale da ballo pubbliche e cinematografiche. Nelle chiese e quanto serve per ricavare la vita”. [...]

  • 1982 - Orazio Barrese - Mafia questione nazionale

    1982 - Orazio Barrese - Mafia questione nazionale

    Martedì, 30 Maggio 2023 - 119.97 Kb - pdf - a67149e637f308c506063ffd83a2d39b - L’Astrolabio, n. 6 del 1982Mafia questione nazionaleUn disegno di legge governativo prevede la confisca dei patrimoni dei quali i mafiosi non sappiano dimostrare la legittima provenienza. Alcune delle diagnosi e delle terapie proposte dal PCI vengono, per la prima volta, fatte proprie dalla maggioranza.di Orazio BarreseA Palermo rilevanti settori della Dc, col pretesto di difendere il buon nome dell'imprenditoria siciliana, elevano spesso barriere protettive per gli imprenditori mafiosi; a Napoli la camorra si presenta, addirittura con un'operazione di volantinaggio presso i commercianti “invitati” a pagare la “protezione”, come l'unica forza che può garantire l'ordine e la sicurezza, vista l'“inettitudine” degli organi di polizia; in Calabria non si contano più gli episodi che denunciano come la 'ndrangheta ponga un'ipoteca sempre più pesante sulle ipotesi di sviluppo industriale della regione. E intanto, dovunque in queste zone, si è come in trincea, continua la strage, si dilata il fiume di sangue. [...]

  • 1982 - Orazio Barrese - Guerra e pace in Sicilia

    1982 - Orazio Barrese - Guerra e pace in Sicilia

    Martedì, 30 Maggio 2023 - 79.52 Kb - pdf - fb4fe53b28cbb20a2034c8b30c423dad - L’Astrolabio, n. 9 del 1982Guerra e pace in SiciliaDalla retromarcia della DC contro la mafia all'assassinio del segretario del PC sicilianoLa lezione di Pio La TorreMafia e terrorismo, la destabilizzazione delle Br serve a “stabilizzare” la società sulla quale si regge la malavita organizzata. Un omicidio che era nell'aria, anche per la lotta contro l'installazione dei missili a Comiso. Per venire a capo dei crimini mafiosi, non bastano gli ordinari interventi polizieschi, ma occorrono strumenti di analisi politica.di Orazio BarreseCosternazione, angoscia, sdegno alle Botteghe Oscure quando la mattina di venerdì 30 aprile giunge la notizia che a Palermo il segretario regionale del PCI Pio La Torre e il suo autista Rosario Di Salvo sono stati assassinati. La Torre era deputato nazionale e membro della direzione comunista e quindi è ovvia la constatazione che egli è il primo esponente di alto rilievo del PCI ad essere ucciso in questo dopoguerra.Paolo Bufalini, che all'inizio degli anni cinquanta fu segretario della federazione palermitana del PCI e che puntò molto sulle potenzialità di dirigente ed organizzatore politico di Pio La Torre, allora poco più che ventenne, rivela commosso: “Pio se lo aspettava”. E non poteva non aspettarselo perché in tutto il suo lavoro, contro la mafia e per la pace, aveva messo lo stesso impegno, la stessa intransigenza, lo stesso coraggio di quando nel '50 guidava le lotte contadine nel Corleonese e finiva all'Ucciardone scontando diciotto mesi di carcere preventivo. [...

  • 2023 - In onore di Orazio Barrese

    2023 - In onore di Orazio Barrese

    Giovedì, 01 Giugno 2023 - 7.14 Mb - pdf - a9613f597955e53bbfd0ddd27085f37d - Vincenzo Ceruso, La Chiesa e la mafia, Newton Compton 2007[...] Nella DC siciliana sembra realmente che sia arrivato un soffio di aria pura. Nei comitati provinciali, nelle sezioni, nei consigli comunali, la giovane corrente di Iniziativa parte all'attacco di tutte le clientele, dei vecchi deputati che dominano zona per zona la vita politica dell'isola. La lotta raggiunge punte drammatiche: in provincia di Agrigento sono tre i segretari provinciali democristiani che perdono la vita nelle lotte contro la mafia; in molti paesi i sindaci DC, i segretari di sezione, vengono uccisi; in molte occasioni questa lotta vede i segretari di sezione della DC a fianco dei segretari di sezione comunisti o socialisti (in L'Ora, 17 giugno 1957) […][...] Con la cementificazione si riduceva al minimo il verde pubblico. Antiche splendide strade scomparvero del tutto o cambiarono assumendo i tratti di una modernità di risulta. Il centro storico sarebbe stato prima assediato dalla crescita abnorme di una selva di palazzoni, poi, via via svuotato e umiliato, degradato a squallido bacino di ogni tipo di emarginazione. E, fin qui, niente di eccezionale rispetto a quanto, negli anni Sessanta, stava accadendo, con l'invadenza dei palazzinari, anche in altre parti d'Italia, la specialità di Palermo consisteva nel fatto che i mafiosi dediti alle attività di costruzione erano, di norma, gli stessi che tenevano le fila della politica, sicché la strategia per gli affari coincideva con quella per l'integrale controllo politico del territorio (G. C. Marino, Storia della mafia, 1998, p. 227). [...]
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