Ernesto Rossi

 
  • 1963-E.Rossi-L'ondata integralista

    1963-E.Rossi-L'ondata integralista

    Lunedì, 11 Marzo 2019 - 637.14 Kb - pdf - 7166a1751d5630be2a4ad6df5da0a39b - Ho messo assieme i primi tre articoli, estratti de La Chiesa nella politica italiana (1944-1963) di Domenico Settembrini, storico (?-2012) pubblicati sull'Astrolabio n. 5, 7 ed 8 del 1963 e la recensione a questo libro di Ernesto Rossi (1897-1967), fondatore insieme a Ferruccio Parri (1890-1981), della rivista, pubblicata sull'Astrolabio n. 16 del 1964. Ho inserito un paio di note esplicative.“Sentiamo parlare di una destra e di una sinistra - [Gaetano Salvemini] scriveva in un articolo ristampato in Italia scombinata (Einaudi, 1959, pp.g. 343). Della destra sappiamo benissimo dove vuole andare: vuole andare alla alleanza coi monarchici e coi fascisti, e questo le è naturale come respirare e vestir panni. Ma che cosa c'è da aspettarsi dalla sinistra? Esiste veramente nella Democrazia cristiana, una sinistra deliberata ad associarsi a noi per rendere difficile una operazione Sturzo su scala nazionale? Esiste una sinistra che oltre ad esser tale (e fin dove?) sul terreno sociale, non sia più “integralista”, cioè più clericocatrica della stessa destra? Esiste una sinistra che non sia pronta a sbandare (se non a passare addirittura a destra) al primo ordine che le venga dalle autorità ecclesiastiche accentrate nel Vaticano?”

  • 1965-E.Rossi-Lo sfasciume generale

    1965-E.Rossi-Lo sfasciume generale

    Domenica, 22 Settembre 2019 - 166.01 Kb - pdf - 309148a7587b5ccf64f0bccf44172ed4 - Ernesto Rossi (1897-1967), L'Astrolabio, Pagg. 14-19, Anno III, N. 11 (52), 16-30 Giugno 1965[...] Anche se i magistrati si limitassero a punire chi ruba il pubblico denaro avrebbe sempre troppo da fare.Oggi nel nostro paese, si ruba a man salva nelle casse dello Stato e degli enti pubblici, con la complicità dei ministri e dei più alri funzionari, ai quali è affidata la vigilanza sui diversi servizi. E questa complicità rende dìfficilissimo far luce sulle maggiori malefatte compiute nella pubblica amministrazione. Quasi tutte le iniziative delle ultime azioni penali contro pubblici funzionari sono venute da impiegati disonesti che hanno tirato troppo la corda per ricattare i loro superiori o sono state una conseguenza di contrasti fra le diverse fazioni del partito dominante. La magistratura è riuscita a rompere il muro della omertà, delle false testimonianze e delle contro relazioni addomesticate soltanto quando ha avuto l'appoggio di una di queste fazioni.Ha, perciò, al mio palato, un amaro sapore di ironia l'affermazione del comm. Marzano che i processi recenti hanno confermato l'idoneità delle nostre istituzioni a reagire ai casi “eccezionali e sporadici” di disonestà.“Niente - egli scrive - consente di pensare che, se ancora ve ne fossero, non riceverebbero la giusta sanzione”.È un'opinione più ingenuamente ottimistica di quella di chi sostenesse che i casi di adulterio sono in Italia rarissimi perché sono pochi i processi per adulterio, e che le condanne inflitte ai colpevoli di tale reato dimostrano che la magistratura è efficientissima nel reprimere l'adulterio.Nella pubblica amministrazione, si ruba, come ho detto, a man salva. Si ruba in forma diretta, levando taglie, balzelli e “bustarelle” nei punti di passaggio obbligato, ma molto più si ruba attraverso le “gestioni fuori bilancio”, i “fondi scorta”, le società per azioni con capitale totalmente o parzialmente dello Stato; le banche che danno premi di “scarrellamento” sui depositi del denaro che avrebbe dovuto essere versato in tesoreria; le associazioni private alle quali sono affidate funzioni pubbliche. Buona parte di questi quattrini va nelle tasche dei ladri; ma una parte molto maggiore serve a finanziare le “macchine” e i giornali dei partiti governativi. (Negli enti locali, i partiti di opposizione, quando possono, emulano i partiti governativi; ma in generale rubano molto meno, in conseguenza del più severo controllo esercitato dalle prefetture sulle loro gestioni).L'aspetto più negativo di queste operazioni sta nel fatto che i funzionari che tengono il sacco ai segretari amministrativi dei partiti diventano intoccabili; qualunque sia la loro incapacità e la loro disonestà, se riescono a mettere da parte una documentazione sufficiente per poter ricattare gli uomini politici, sono sicuri di fare le più brillanti carriere e se ne possono fregare allegramente dì qualsiasi denuncia alla autorità giudiziaria.Va aggiunto che i finanziamenti ai partiti ed ai giornali con i quattrini rubati nelle casse degli enti pubblici e delle società controllate dallo Stato, se non fosse per questi riflessi negativi indiretti sarebbero di gran lunga preferibili ai finanziamenti fatti dai Grandi Baroni dell'industria e della finanza, in cambio di divieti alle importazioni, di premi alle esportazioni, dì garanzie di crediti all'estero, di forniture a prezzi maggiorati, di esenzioni fiscali, di salvataggi di aziende dissestate, e di alti privilegi dello stesso genere.Sono anche queste operazioni predatorie come quelle alle quali ho sopra accennato, anche se sfuggono al codice penale perché non lasciano tracce, o perché vengono autorizzare con provvedimenti legislativi e con circolari ministeriali cucinate dagli stessi interessati; ma sono operazioni molto più costose: per ogni miliardo che arriva nelle casse dei partiti, molte decine di miliardi del consumatori o dei contribuenti sdrucciolano nei conti bancari dei “generosi benefattori”. [...]

  • 1967-E.Rossi-Su Salvemini.

    1967-E.Rossi-Su Salvemini.

    Domenica, 22 Settembre 2019 - 229.68 Kb - pdf - a7227989d1a587539b2d7653b8fdd674 - Ernesto Rossi, L'Astrolabio, n. 1, Pagg. 27-32, 1 gennaio1967[...] Oltre ad essere un grande storico, Salvemini è stato il più vigoroso polemista che il nostro paese ha avuto nella prima metà di questo secolo. Il metodo critico, che aveva appreso dai suoi maestri dell'università fiorentina, e al quale si era lungamente allenato nelle ricerche di archivio, gli serviva per documentare in modo irrefutabile le falsificazioni della propaganda fascista, mentre la forza eccezionale del suo stile gli dava la possibilità dì mettere knockout anche i più famosi scrittori filofascisti: basti ricordare la figura che fece fare a George Bernard Shaw nella lunga polemica del 1927, sul Manchester Guardian e su The Nation (polemica che è, per me, la più bella perla della raccolta pubblicata ora nel decimo volume della collana). [...]

  • 1957-E.Rossi-Salvemini, il non conformista.

    1957-E.Rossi-Salvemini, il non conformista.

    Domenica, 22 Settembre 2019 - 125.28 Kb - pdf - f91d966d39155e618da8931f6944c117 - Il Mondo, 17 settembre 1957, ripubblicato da Quaderni Radicali, n. 11/12, gennaio-giugno 1981[...] La impopolarità che Salvemini raggiunse in certi momenti - specie negli anni immediatamente successivi alla prima guerra mondiale - credo che non sia mai stata raggiunta da nessun altro uomo politico italiano.La prima volta che notai per la strada la sua strana figura (indossava allora un “pipistrello nero”, passato da parecchi anni di moda, che neppure i fiaccherai portavano più, e il cappellino a pan di zucchero dei contadini pugliesi) fu nel 1919, mentre mi trovavo in tranvai; un energumeno si sporse tutto dallo sportello della piattaforma per urlargli in faccia l'insulto: “Rinunciatario!”.Con questo titolo Salvemini è stato conosciuto da tutta una generazione di “patrioti”; anche da quelli che non avevano mai letto il suo nome su Magnati e popolani in Firenze e sulla Storia della rivoluzione francese.Nonostante la severità dei suoi principi morali, che non ammettevano compromessi di alcun genere a vantaggio del suo “particulare” e ben poco spazio lasciavano al riposo ed agli svaghi, Salvemini era un compagno socievole, allegro, sempre pronto alla battuta scherzosa. Rideva di tutto cuore, come un bambino, quando gli raccontavano una buona barzelletta.Fra le poche lettere che ho salvate di lui, ne ho trovate due che mi scrisse nel 1923 dall'Inghilterra, dove si era ritrovato con Carlo Rosselli.“Rosselli ed io - scriveva il 23 agosto - abbiamo passato a Hindhead tre settimane incantevoli. Rosselli fece furore nel mondo femminile; ma credo che non sia arrivato mai al di là delle spese minute. Io, da quel povero vecchierello che sono, non mi lamento. Eravamo in concorrenza per la più bella signora della comunità: una irlandese giunonica, vedova di guerra, fra i 35 e i 40 anni, veramente bella e deliziosa pianista e cantatrice, che... ci serviva a tavola: perché il servizio era fatto da studenti di Cambridge e di Oxford, da professori di scienze e lettere, artisti e altri simili ingredienti. Dunque Rosselli ammirava quella signora very much: e io anche. Rosselli si lancia all'attacco con baldanza giovanile. Io zoppicavo alla retroguardia. L'ultima sera ci invitò entrambi a fare una passeggiata al chiaro di luna. Rosselli era aggressivo: io taciturno. Alla fine la bella dichiarò che io le piacevo di più. Disastro irreparabile! Rosselli ci pianta e se ne va. Io rimango unico padrone delle acque. Quel che successe allora nella solitudine, in presenza della sola luna, non posso dirlo... perché non successe niente. Le donne inglesi sono come l'Italia: non succede mai niente, e non dura mai niente”. [...]

  • 1963-E.Rossi-Le riforme economiche impopolari

    1963-E.Rossi-Le riforme economiche impopolari

    Martedì, 28 Luglio 2020 - 166.56 Kb - pdf - a95c95e911a6987646a27fc6d22b19d9 - Ernesto Rossi, L'Astrolabio, pp. 23-27 e pp. 33-35 , N. 14, 25 Ottobre 1963[...] Dopo un quindicennio di malgoverno democristiano la nostra pubblica amministrazione è oggi molto più sfasciata di quella ereditata dal regime fascista e dalla disfatta. Dietro le imponenti facciate dei ministeri c'è il caos o il vuoto pneumatico. Salvo rarissime eccezioni, nei ministeri, il “personale di concetto” è composto di poveri cristi che, per la loro completa incapacità, non sono riusciti, neanche durante il periodo del boom, a trovare una sistemazione migliore nelle imprese private, e di camorristi che hanno imparato a moltiplicare per dieci e per cento i loro stipendi, stando al servizio degli affaristi privati, o facendo commercio di autorizzazioni, appalti, licenze, transazioni, collaudi; mentre il personale esecutivo è formato, nella maggior parte, da impiegati assunti per raccomandazioni, che niente sanno fare e che non hanno alcuna voglia di lavorare. Quasi tutti i concorsi per immettere dei tecnici nella pubblica ammmistrazione vanno deserti, sicché i posti dei tecnici sono ricoperti da persone che mancano di qualsiasi preparazione per attuare gli interventi dello Stato nella vita economica. I direttori generali dei più delicati servizi economici non si trovano mai nei loro uffici; sono sempre occupati nei consigli di amministrazione degli enti e delle società statali e parastatali per avallare, con le loro firme, tutte le porcherie. Nessuno è più personalmente responsabile di quello che fa l'amministrazione. Nessun crivello seleziona gli impiegati buoni dai cattivi: tutti sono qualificati ottimi e tutti fanno ugualmente carriera. I controlli vengono affidati ai medesimi funzionari che dovrebbero essere controllati; servono molto spesso a fare ricatti; e il più delle volte arrivano ad accertare malefatte quando i responsabili sono tutti morti. Vigono ancora quasi tutti i regolamenti che disciplinavano l'attività dell'amministrazione al tempo della penna d'oca e del polverino. La sistemazione irrazionale degli uffici, la deficienza delle attrezzature, renderebbe impossibile un lavoro efficiente, anche se ci fosse qualcuno che volesse farlo. Ciascun servizio è gestito da un gruppo di funzionari come feudo particolare per levare taglie di tutti i generi nei posti di passaggio obbligato. Le imprese a capitale statale fanno gli interessi delle imprese concorrenti o fornitrici private, ed ognuna va avanti senza tener alcun conto di quello che stanno facendo, nello stesso ramo, le altre imprese statali. Nei pubblici uffici si accumulano montagne sempre più alte di pratiche inevase: domande, ricorsi, denunce, dalle quali dipende il benessere e spesso anche la possibilità di vita per centinaia di migliala di persone. Nessun ministro è riuscito finora ad ottenere un elenco completo delle gestioni fuori bilancio; né degli enti autorizzati dallo Stato a riscuotere tributi; né degli enti sovvenzionati in via ordinaria con i quattrini dei contribuenti; né delle società a catena figliate dalle società a partecipazione statale; né dei compensi straordinari cumulati con la moltiplicazione delle cariche dai dirigenti dei ministeri; né dall'ammontare dei “diritti casuali” distribuiti fra i funzionari... e neppure è mai riuscito a sapere quante automobili circolano a spese del ministero. [...]

  • 1964-E.Rossi-Tre hurrà per Bonomi

    1964-E.Rossi-Tre hurrà per Bonomi

    Domenica, 30 Agosto 2020 - 168.09 Kb - pdf - 3702b97b2efcf4255d5d223f2702fee6 - Ernesto Rossi, Tre hurrà per Bonomi, in L'Astrolabio, Anno II, n. 15, pagg. 19-22, 1964[...] Non ci resta - ho terminato io - che concludere questo nostro simposio con un ultimo brindisi; questa volta all'indirizzo dello stesso on. Bonomi. Vi invito a levare un triplice hurrà in onore del salvatore della agricoltura italiana, in onore del più valoroso paladino della politica autarchica e corporativa, in onore del geniale costruttore della “diga verde” contro il comunismo”.All'on. Bonomi ipp, ipp, hurrà! ipp, ipp, hurrà! ipp, ipp, hurrah - tutti insieme abbiamo gridato.Alle nostre urla è seguito, non so come e non so da dove, un rumore sconcio, come di tuono, che è rintronato su tutta la valle. [...]

  • 1964-E.Rossi-Avvento del fascismo

    1964-E.Rossi-Avvento del fascismo

    Domenica, 06 Settembre 2020 - 305.71 Kb - pdf - f4411baaa515bfb3c105b27265a28ad6 - Ernesto Rossi, L'Astrolabio, Pagg.18-26, N. 18, 10 Ottobre 1964 e N. 19, Pagg. 18-26, 25 Ottobre 1964Meminisse juvabitI due volumi di Rossi lasciano, a chi legge, la bocca amara perché mostrano come erano imputridite le travi che, a mezzo secolo dalla proclamazione dell'unità italiana, reggevano l'edificio dello Stato liberale, e di quale materiale friabile erano costruiti i suoi muri, sotto l'intonaco verniciato con i colori del marmi più pregiati.La sparutissima schiera che, durante tutto il ventennio, ha continuato la lotta contro il regime, ripeteva spesso che il popolo italiano non si meritava di essere governato dalla masnada di briganti che si era impadronita del potere con la violenza, e presentava la dittatura come l'effetto di una infezione morbosa che avesse improvvisamente colpito il nostro corpo sociale: se fossimo riusciti a superare la malattia, avremmo potuto senz'altro riprendere il cammino, con passo sicuro, verso una maggiore giustizia ed una maggiore libertà, al fianco dei popoli più civili.Col senno del poi, in base all'esperienza fatta negli ultimi venti anni, dobbiamo oggi francamente riconoscere che le cose non stavano cosi: anche i due volumi di Repaci ci danno nuove prove che la dittatura fascista fu uno sbocco logico, naturale, di tutta la nostra storia: Mussolini poté fare quel che fece perché la nostra classe dirigente era quasi tutta composta di abilissimi manovrieri (Giolitti, Bonomi, Orlando, Salandra, De Nicola, Nitti, Facta, Baldesi e compagni), che non credevano più neppure nel pan grattato, e che cercavano solo di fregarsi a vicenda, trescando anche con Mussolini e con D'Annunzio, per soddisfare le loro meschine ambizioni di prestigio e di potere. E, purtroppo, la nostra classe dirigente era quello che era perché “la botte dà il vino che ha”.Se non vogliamo ricadere, entro breve termine, nell'obbrobrio della dittatura totalitaria, dobbiamo tener sempre presente la lezione della “marcia su Roma”; i pericoli non sono oggi minori di quelli che erano mezzo secolo fa e nessuno può seriamente affermare che la nostra attuale classe dirigente valga più di quella del 1922, né che le nostre istituzioni liberali abbiano messo radici più profonde nella coscienza popolare.

  • 1966-E.Rossi-I padroni del vapore

    1966-E.Rossi-I padroni del vapore

    Domenica, 18 Ottobre 2020 - 1.43 Mb - pdf - c6684794061d06c7967b23cebea497b3 - Ernesto Rossi, I padroni del vapore e il fascismo, Laterza Bari 1966[...] Potrei riempire diecine di pagine riportando altri vergognosi sproloqui sull'autarchia, partoriti da quasi tutti gli economisti che, dopo il crollo del regime fascista, hanno continuato ad istruire ed educare i giovani nelle nostre università, a scegliere nei concorsi i candidati che ritenevano più idonei a proseguire la loro linea di insegnamento ... ed hanno ripreso a combattere, sui giornali e sulle riviste dei padroni del vapore, ogni forma di intervento dello Stato nella vita economica del Paese. [...]

  • 1964-E.Rossi-Il principe con la testa vuota

    1964-E.Rossi-Il principe con la testa vuota

    Lunedì, 09 Novembre 2020 - 204.74 Kb - pdf - 90de057dc6437777c8db47a20b5b0233 - Ernesto Rossi, L'Astrolabio, n. 23, pagg. 11-13, 29 dicembre 1964[...] Io ricordo le accorate parole con le quali uno dei miei maestri - Antonio De Viti De Marco - nel 1929 concluse la prefazione alla raccolta, da me curata, dei suoi scritti politici (Un trentennio di lotte politiche). Dopo aver accennato alle campagne svolte dal gruppo che si era raccolto attorno al settimanale di Salvemini, L'unità, contro il parlamentarismo e contro le grandi industrie parassitarie, che nel Parlamento facevano i loro migliori affari, De Viti De Marco scrisse: “Noi avemmo in comune col fascismo un punto di partenza: la critica e la lotta contro il vecchio regime. La nostra critica, però, intesa a creare nel Paese una più elevata coscienza pubblica contro tutte le forme degenerative della libertà individuale e del sistema rappresentativo, aveva, pur sempre di mira la difesa e il consolidamento dello Stato liberale e democratico. Così il nostro gruppo fu travolto”. E ricordo che Giustino Fortunato, severissimo critico del modo in cui funzionava il Parlamento in Italia, ammoniva spesso: “La nostra classe politica vale poco, è vero; ma … state attenti: il paese vale ancor meno”.

  • 1966-E.Rossi-I

    1966-E.Rossi-I "casuali" della Motorizzazione

    Giovedì, 12 Novembre 2020 - 200.96 Kb - pdf - 8cc938a0235bab398bff0a4bfcdb0cc4 - Ernesto Rossi, L'Astrolabio, n. 25, 26, 27 e 28 del 1966[…] Una coscienza civica di questo genere manca, purtroppo, completamente nel nostro paese: quasi tutti gli italiani guardano al loro “particulare”; soltanto pochi “pazzi malinconici” sono disposti a difendere i loro diritti anche quando prevedono che i risultati non li compenseranno del tempo e del denaro che devono impiegare per farli valere. E la grande massa domanda: “Ma chi glielo fa fare? Tira a campà e pensa alla salute ...”.E' la saggezza dei popoli abituati da secoli alla servitù; è la saggezza dei molluschi, disposti sempre ad applaudire a qualsiasi specie di dittatore, nazionale o straniero, purché non pretenda troppe imposte e non rompa troppo le scatole. [...]

  • 1963-E.Rossi-Dichiarazione di voto

    1963-E.Rossi-Dichiarazione di voto

    Martedì, 29 Dicembre 2020 - 98.26 Kb - pdf - 74f9f4a2ef924ba45bbd4406c16ec383 - Ernesto Rossi, Perché voto per il Psi e non per il Pri, in L'Astrolabio, pp. 9-11, N. 2, 10 aprile 1963[...] Ho il timore che, entro un brevissimo tempo, il PSI verrà a trovarsi sulle stesse posizioni del PSDI, per far partecipare anche la sua burocrazia e le sue clientele ai vantaggi del sottogoverno. Ho timore che anche i suoi dirigenti faranno mostra di credere che si possa attuare una politica di centro-sinistra con la partecipazione al governo di ministri quali Andreotti, Rumor, Colombo e che - per non pestare i calli alla DC - non vorranno più sentir neppur nominare lo Stato laico e la neutralità, accetteranno di riporre in soffitta i progetti di leggi antitrust, di riforma delle società per azioni, di scioglimento della Federconsorzi, rinvieranno alle calende greche il risanamento della pubblica amministrazione e la creazione di seri controlli sulla spesa del pubblico denaro, e, per avere un diversivo con cui distrarre l'opinione pubblica, continueranno a parlare, a parlare, a parlare di programmazione per lo sviluppo equilibrato dell'economia nazionale. [...]

  • 1963-E.Rossi-La Repubblica delle banane

    1963-E.Rossi-La Repubblica delle banane

    Sabato, 02 Gennaio 2021 - 456.82 Kb - pdf - b07dc9b543bf43a847995c8e8e39b7b6 - Ernesto Rossi, L'Astrolabio, n. 7-8-9-10, 1963Il decennio di Amministrazione Fiduciaria della Somalia ci doveva venire a costare dai 15 ai 16 miliardi. Nel 1961 una pubblicazione ufficiale ha riconosciuto una spesa di 87 miliardi; ma, se facessimo un calcolo completo, si salirebbe a più di 200 miliardi. E, dopo la fine del mandato, continuiamo a gettare altre diecine di miliardi nella “assistenza” alla repubblica somala.

  • 1964-E.Rossi-Il nostro Luzzatto

    1964-E.Rossi-Il nostro Luzzatto

    Venerdì, 08 Gennaio 2021 - 193.31 Kb - pdf - af9ce535d46f090acd268840d8f82e17 - Ernesto Rossi, L'Astrolabio, pagg. 9-11, Anno II, N. 7, 10 Aprile 1964Gino Luzzatto apparteneva alla generazione precedente la mia. Io ero ancora studente ginnasiale quando Luzzatto già da anni era professore universitario. Venni a conoscere il suo nome soltanto dopo la prima guerra mondiale, leggendo il settimanale dì Salvemini, e quando entrai in famigliarità con Salvemini seppi poi da lui in quale stima lo teneva e con quale fraterna amicizia gli era legato. Questa amicizia è continuata al di là della morte: si deve, infatti, in gran parte a Luzzatto se l'unico monumento veramente degno del nostro Salvemini - la Collana delle Opere, edite da Feltrinelli - è in avanzata costruzione: i continui consigli, i suggerimenti e gli interventi di Luzzatto nelle riunioni del comitato dei curatori hanno già reso possibile l'uscita del settimo volume.Come Salvemini, Luzzatto si era iscritto giovanissimo al partito socialista, e, insieme a Salvemini, aveva collaborato alla Critica Sociale, e poi a L'unità [di Salvemini, ndr], trovandosi sempre al suo fianco nelle campagne per il suffragio universale, per favorire gli interessi del Mezzogiorno, per rinnovare la scuola e le strutture amministrative dello Stato, per la difesa dei diritti di libertà del cittadino, per combattere tutti i parassitismi e i privilegi economici e sociali. [...]

  • 1965-E.Rossi-Churchill controluce

    1965-E.Rossi-Churchill controluce

    Sabato, 16 Gennaio 2021 - 111.38 Kb - pdf - cb274523d9e1a49640069b98f167a62e - Ernesto Rossi, L'Astrolabio, Pagg. 7-9, Anno III, N. 2 (43), 30 Gennaio 1965Winston Churchill è morto; ma non mi sembra che questo possa giustificare tutte le stupidaggini che negli ultimi giorni hanno scritto sul suo conto i giornali e i rotocalchi lamentando la scomparsa di un “eroe della libertà”.Churchill è stato uno dei maggiori statisti dei nostri tempi. Nessuno, credo, può metterlo in dubbio. Quando venne per l'Inghilterra il momento della prova suprema, Churchill seppe infondere nel suo popolo la volontà di resistere fino all'ultima goccia di sangue, per non sottomettersi alla demoniaca potenza di Hitler e lo guidò, dalla disfatta in cui era caduto, alla più sfolgorante vittoria, superando ostacoli che a molti sembravano ormai insuperabili.Churchill si è ben meritata, perciò, la gratitudine dei suoi compatrioti: a lui specialmente gli inglesi devono di essere riusciti a conservare l'indipendenza nazionale; ma Churchill non può essere paragonato a Garibaldi, e neppure a Gladstone; va, piuttosto, messo al fianco di Cromwell e di Bismark; è stato un grande statista; non un “eroe della libertà”. [...]

  • 1963-E.Rossi-La class de asen

    1963-E.Rossi-La class de asen

    Lunedì, 25 Gennaio 2021 - 123.26 Kb - pdf - 3720ee2c64490e82aafd51e2a07c7c0a - Ernesto Rossi, L'Astrolabio, N. 1, pagg. 11-16, 25 Marzo 1963Fra tutti i padroni del vapore che comandano sui feudi economici in cui, per nostra disgrazia, è suddiviso il mercato nazionale, quello che, a mio modesto avviso, rappresenta il maggior pericolo per il normale sviluppa delle nostre istituzioni repubblicane è l'on. Bonomi:- Perché, meglio di chiunque altro, l'on. Bonomi ha saputo legare la sua fortuna politica alle operazioni di finanziamento del sottogoverno, prima (dal 1949 al 1953) quale presidente effettivo e poi quale presidente-ombra della Federconsorzi (la pseudo cooperativa con un capitale sociale di 4 milioni e 650 mila lire, che ha un patrimonio valutato a più di 400 miliardi, quasi tutto messo insieme durante l'ultimo quindicennio, e che, di fatto, è il maggior istituto di credito agrario in Italia, oltre ad essere l'ente al quale il governo affida continuamente in esclusiva importantissime funzioni pubbliche ed il mandato di eseguire, per centinaia e centinaia di miliardi, gli interventi dello Stato nel settore della agricoltura); [...

  • 1963-E.Rossi-Vita privata dell'industria elettrica

    1963-E.Rossi-Vita privata dell'industria elettrica

    Lunedì, 25 Gennaio 2021 - 104.00 Kb - pdf - 18201d5c22ff8fe9f5c06deccdd9d0ff - Ernesto Rossi, L'Astrolabio, pp. 15-18, n. 3, 25 aprile 1963Nella prima parte del libro: Storia segreta dell'industria elettrica, uscito pochi giorni fa per i tipi di Laterza, Eugenio Scalfari ha raccolto i sette articoli pubblicati sull'Espresso, nell'estate scorsa, sulle vicende politiche, economiche e finanziarie di questa industria in Italia durante gli ottant'anni che vanno dal 1882, anno della sua nascita, al 1962, anno della sua nazionalizzazione; e nella seconda parte ha riportato i testi registrati dalla RAI, dei due dibattiti sui Problemi dell'industria elettrica, messi in onda il 6 aprile e il 4 maggio 1960 (dibattiti ai quali parteciparono lo stesso Scalfari e Leopoldo Piccardi da una parte, e Vittorio De Biasi, presidente dell'ANIDEL e consigliere delegato della Edison, e Franco Mattei, vice-segretario della Confindustria dall'altra), e la polemica che seguì poi sull'Espresso fra Scalfari e De Biasi. [...]

  • 1963-E.Rossi-Pesenti ed il cemento

    1963-E.Rossi-Pesenti ed il cemento  In evidenza

    Lunedì, 25 Gennaio 2021 - 281.08 Kb - pdf - 8fd1b177d7d5a4a2c8f0c6e41df3e0df - Ernesto Rossi, L'Astrolabio, n. 4-5-6 del 1963La relazione fatta alla commissione parlamentare antitrust dal prof. Alberti, uomo di fiducia dei baroni del cemento, fornisce la documentazione più oggettiva e autorevole degli illeciti profitti realizzati dal monopolio privato ai danni dei consumatori. L'on. Tremelloni, scegliendo come relatore un amico dei padroni, non poteva avere la mano più felice. [...]Il concentramento della produzione, la protezione doganale, le concessioni di acque pubbliche, i contratti privilegiati per l'energia, le intese monopolistiche e la benevola comprensione del CIP consentono da molto tempo di realizzare enormi sopraprofitti alle imprese più grandi nel settore del cemento. [...]Sarebbe assurdo che la politica di un maggiore intervento dello Stato per realizzare uno sviluppo economico più equilibrato, propugnata dalla sinistra, consentisse all'ing. Pesenti ed agli altri Grandi Baroni del cemento di moltiplicare, nei prossimi anni, con i sopraprofitti di monopolio, i loro patrimoni ancor più rapidamente che nell'ultimo decennio. [...]

  • 1963-E.Rossi-I conti della Federconsorzi

    1963-E.Rossi-I conti della Federconsorzi

    Lunedì, 25 Gennaio 2021 - 229.54 Kb - pdf - 0a9a2bc64f899bf9265ef7b994ce88cf - Ernesto Rossi, L'Astrolabio, pagg. 5-7, n. 12, 25 settembre 1963[...] Un'elegante “presa di bavero”! Lo rilevò anche il presentatore dell'odg., Paratore, che interruppe l'onorevole Segni mentre si dilungava a spiegare che il risultato effettivo delle “gestioni speciali” si sarebbe potuto conoscere solo quando sarebbero stati presentati i rendiconti, esclamando: “Non si saprà mai!”. [...]

  • 1963-E.Rossi-La battaglia continua

    1963-E.Rossi-La battaglia continua  In evidenza

    Lunedì, 25 Gennaio 2021 - 127.38 Kb - pdf - 4118e343a8459540f559f9a30b4a8833 - Ernesto Rossi, L'Astrolabio, pagg. 24-29, n. 13, 10 Ottobre 1963In questo articolo vengono prese in esame le principali corbellerie, scritte in difesa della “battaglia del grano” dal prof. Franco Angelini, in una lettera aperta indirizzata al prof. Manlio Rossi Doria

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    Lunedì, 25 Gennaio 2021 - 163.16 Kb - pdf - 5dd3cf672dc145a4f8a7347cce809170 - Ernesto Rossi, L'Astrolabio, N. 15-16-17, 1963 e n. 2 del 1964.Il ministro dell'Agricoltura, on. Mattarella, il 20 ottobre scorso ha assolto - nel modo che prevedevamo, cioè per burla - all'impegno che aveva assunto un mese prima, accettando l'odg col quale il sen. Bonacina aveva chiesto al governo di presentare una “analitica situazione economico-finanziaria” delle gestioni speciali tenute dalla Federconsorzi per conto dello Stato, a partire dalla campagna 1944-1945. [...]
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