Vai su Angelo Mazzoleni, sotto-sezione di Download >> Risorgimento.
Ci sono molti nuovi file da scaricare.
N.B. Non tutti i nuovi file caricati vengono segnalati per il "Download"!!!. Cercate!!! Download
Toggle Bar

Pietro Petrucci

 
  • 1965 - Pietro Petrucci - Decentramento boomerang

    1965 - Pietro Petrucci - Decentramento boomerang

    Giovedì, 23 Settembre 2021 - 189.85 Kb - pdf - 0cbdc5c354c022e0c6efacdcd5c95d9c - Pietro Petrucci, L'Astrolabio, Anno III, N. 21 (62), Pagg. 27-28 e 35, 12 Dicembre 1965“Niente scandali”: a offuscare questo che avrebbe dovuto essere lo slogan dei quattro partiti del centro-sinistra nella campagna elettorale che da qui a primavera impegnerà tutti i gruppi capitolini per il rinnovo del Consiglio comunale di Roma ci sono due fantasmi: Villa Savoia e il decentramento amministrativo. A ben vedere un passo avanti è stato comunque realizzato: per una città che di scandali ne ha visti fiorire decine, in buona parte impuniti, a ogni vigilia elettorale, giungere finalmente ad averne uno solo è già gran cosa. Resta il fatto che uno scandalo per Villa Savoia, se esiste, è colossale. Il dubbio nasce dal fatto che quando qualcuno decide di acquistare un terreno per dieci miliardi nessuno può credere che esso sia destinato a restare adibito a parco, anzi: a parco pubblico come il decreto ministeriale che approva il Piano regolatore di Roma stabilisce. Un'ombra dunque, l'ombra di un'ipotesi che può essere fugata solo da un esproprio; ma può un Consiglio comunale in via di decadenza compiere un passo che se è comunque necessario è però anche tanto oneroso? [...]

  • 1968 - Sicilia - Pietro Petrucci - La lunga marcia del Belice

    1968 - Sicilia - Pietro Petrucci - La lunga marcia del Belice

    Domenica, 14 Novembre 2021 - 287.29 Kb - pdf - 2a8264fa9125bc4a26e0d0787b5a0d2c - Sicilia, Pietro Petrucci, L’Astrolabio, n. 29 del 21 luglio 1968La sera di lunedì otto luglio nella valle del Belice, nessuno andò a dormire. Nelle tendopoli, nei lager di baracche allineate, fra le capanne di cartone e lamiera, i contadini della Sicilia uccisa dal terremoto preparavano a marcia su Palermo. Si preparavano anche i vecchi e le donne, si vergavano cartelli.C'era fretta perché prima dell'alba bisognava che fossero pronte le tre autocolonne di Menfi, quella di Montevago e quella di Alcamo. E si allineavano camion, trattori, automobili, furgoni, lambrette. Bisognava che fossero pronti anche i tre convogli ferroviari alla stazione di Mazara del Vallo. Alle tre si mossero: lungo le strade famiglie con un fagotto in mano facevano segno ai camion di fermarsi: gli uomini aiutavano le donne a montare sul cassone e poi si ripartiva nel buio afoso. A Carnpobello, a Castelvetrano, a Salemi piccole folle aspettavano i treni di Mazara. [...]

  • 1968 - Pietro Petrucci - Adulterio nell'urna

    1968 - Pietro Petrucci - Adulterio nell'urna

    Lunedì, 13 Dicembre 2021 - 300.26 Kb - pdf - 09bcbc9dac9e23dc037133a1be87d838 - Pietro Petrucci, l'Astrolabio, nn. 39 e 40 del 1968Nel 1948 le donne hanno salvato la democrazia gettando l'acqua di casa sul fuoco delle polemiche degli uomini.Dopo questa storica affermazione fatta sulle colonne di Grazia il 17 marzo scorso, così venivano esortate le lettrici.Buone mogli e buone madri sulla giusta via politica anche senza aver letto (tante però hanno fatto i loro bravi studi come e più degli uomini), Aristotele, Platone, Machiavelli, Guicciardini, Tocqueville e Marx... scegliete ... per una casa pulita, per uno Stato che faccia un bagno morale (e se poi ad urlare in piazza ci fosse anche il figlio maggiore cresciuto “spontaneamente” pensate che non c'è più tempo da perdere).Potrebbe sembrare un insospettabile invito alla moderazione, un po' sempliciotto e molto paternalistico, se quest’invito non fosse solo un episodio di un regolare e martellamento settimanale che, nel caso in questione, operò un frettoloso indottrinamento delle lettrici Mondadori, per concludere con l’autorevole consiglio, alla vigilia delle elezioni, di votare DC o PLI.In un paese dove la “grande stampa” quotidiana continua a pendere a destra mentre l'opinione pubblica si sposta irreversibilmente nella direzione opposta, il fenomeno della politica fatta sui giornali femminili potrebbe apparire secondaria. Ma per inquadrare meglio il problema bisogna ricordare che il periodico per le donne rimane, nella storia dell’editoria e del giornalismo italiano, una delle idee migliori e di maggior successo. Nei giornali for women .. sono nate formule felici come quella cronaca rosa sui personaggi che ha fatto scuola fra i rotocalchi: o anche la posta psicanalitica, la varietà delle rubriche, le ricercatezze grafiche e fotografiche, la scoperta dei grandi canali pubblicitari.Oggi le testate del settore sono molte e riescono, più o meno, a prosperare tutte, sono mostri di duecento pagine in carta patinata traboccanti pubblicità e fantasmagorici fotocolor: zeppi di tutto, di concorsi e di offerte speciali.Tutti i grossi affari vanno a finire in grosse aziende così chi controlla i periodici femminili oggi sono grossi nomi dell'editoria: Mondadori (Grazia e Arianna), Rizzoli (Annabella), Rusconi (Gioia ed Eva), Crespi (Amica). [...]

  • 1968 - Sardegna - Pietro Petrucci - L'autunno rosso dei pastori

    1968 - Sardegna - Pietro Petrucci - L'autunno rosso dei pastori

    Sabato, 25 Dicembre 2021 - 155.52 Kb - pdf - 11fd198eba6d3abb5ab908e7bbc32bdb - Pietro Petrucci, l’Astrolabio, n. 46 del 24 novembre 1968Nuoro, novembre. Il presidente della Regione, Del Rio, è arrivato nel Goceano la mattina del sedici novembre.E' arrivato con un piccolo corteo di automobili blu partite di buon'ora da Cagliari. Pur essendo provincia di Sassari il Goceano è considerato, per caratteristiche geografiche e umane, un’appendice del Nuorese: anche qui per tre giorni, nei paesi che si affacciano sulla piana del Tirso resa lunare dalla siccità, ci sono state le ''barricate di novembre". Si è deciso di far venire Del Rio perché si renda conto e prenda impegni concreti.Il presidente, dal finestrino della sua ''Flavia", guarda il paesaggio bruciato e sa già di che si tratta· i pascoli sono ridotti a pochi sterpi e le pecore sono sfinite proprio adesso che nascono gli agnelli: si fermano i pastori e si ferma l'economia omerica su cui poggiano i disperati paesi di questa zona.A Bono, capoluogo del Goceano, aspettano Il presidente in un paese invaso da poliziotti e carabinieri in armi.E' gente tradizionalmente tranquilla ma questa volta tira un'aria nuova e la prudenza non è mai troppa. Il presidente arriva tra camionette e reparti schierati. L’appuntamento con le delegazioni è dentro il cinema ma troppa gente resta fuori. Del Rio non vuol saperne di andare in piazza ma sono le donne di Bono, entrate di forza nel locale, a costringerlo: a piedi raggiunge il palazzetto del municipio e parla alla folla.Ciò che segue è una caricatura. Potrebbe essere la parodia cinematografica del tribuno di provincia che arringa con veemenza la folla esasperata fino a convincerla che tutto va bene.L’operazione non è riuscita del tutto a Del Rio: fischi e proteste hanno accompagnato la sua concione fatta di miliardi, industrializzazione, progetti, trasformazione, rinascita, avvenire, lodi alla maggioranza e accuse all'opposizione, dighe e aziende modello, elargizioni di mangime ai pastori: ma impegni concreti neanche uno. Ad ottenere un applauso non basta la claque di galoppini che si è portata dietro e un assalto al municipio è stato impedito da un imponente schieramento di uomini armati.A farsa finita, dice un insegnante: “Ecco come finisce una settimana di scioperi e barricate”. Ed ha ragione.Perché la storia delle proteste sarde registra puntualmente sanatorie di questo tipo. [...]

  • 1968 - Pietro Petrucci - La colonia Sardegna

    1968 - Pietro Petrucci - La colonia Sardegna

    Domenica, 26 Dicembre 2021 - 170.96 Kb - pdf - 3c4b34b6bb0d6a67d39a2d457f3e2d16 - Pietro Petrucci, l’Astrolabio, n. 47 del 1 dicembre 1968Una pista e un capannone in aperta campagna, questo è l'aeroporto di Alghero. Il fragore assordante del jet "Alitalia" che atterra spezza bruscamente il silenzio; il recinto delle automobili è stipato di pantere e gazzelle luccicanti e militari impeccabili stanno inchiodati sull'attenti accanto alle lunghe antenne oscillanti. A bordo dell'aereo la voce della hostess ha già avvertito i passeggeri che sono pregati di scendere tutti dalla porta posteriore.Immobile, ai piedi della scaletta della prima classe, un gruppo di alti ufficiali e funzionari guarda lo sportello già aperto; finalmente appaiono tre uomini, uno solo in divisa da colonnello, e la loro discesa è accompagnata da sbatter di tacchi e scattanti saluti militari. Dopo sostenuti convenevoli l'intero drappello si avvia verso le pantere mentre i nuovi arrivati assaporano compiaciuti la coreografia della accoglienza ricevuta.La scena è di un recente pomeriggio di novembre ma è senza nome perché fa parte di un repertorio ormai consueto in Sardegna, da quando la lotta al banditismo ha assunto le dimensioni, e quindi anche il cerimoniale, di una operazione militare. L'autorità che viene da Roma. sia essa prefetto, questore, ministro o generale, è l'autorità che viene in zona di operazioni e bisogna soprattutto fornire un quadro di perfetta efficienza e di ordine garantito. Almeno nel raggio di cento metri dall'autorità. [...]

  • 1968 - Luciano Vasconi - La sfida comunista

    1968 - Luciano Vasconi - La sfida comunista

    Martedì, 28 Dicembre 2021 - 160.30 Kb - pdf - 234ca0276c9350c3255766e1a09233e9 - Luciano Vasconi, l’Astrolabio, n. 48 dell’8 dicembre 1968Il PCI ha superato senza danni il primo round dello scontro con Mosca. L'esame dei problemi legati alla vicenda cecoslovacca si è spostato ora all'interno, nella prospettiva del Congresso. A quale grado di maturazione è giunto il dibattito interno del partito?Lo chiedo a Enrico Berlinguer, che è stato recentemente inviato dal PCI a Mosca, se è proprio vero che i comunisti ortodossi della Chiesa nazionale russa lo considerano un eretico.Mi guarda come se uscissi dal Medio Evo: “Sei proprio convinto, sbotta, che il movimento operaio sia una chiesa e che simili etichette spieghino qualcosa?". No, non ne sono convinto, ma m'interesserebbe sapere che ne pensano i sovietici in materia. "Se è per questo discutono ... ". Risposta un po' sibillina. Che vuol dire: “vuol dire che anche a Mosca abbiamo parlato apertamente. e con realismo, di tanti problemi, anche fra i più delicati, e che certe idee fanno strada”.Anche l'idea che i carri armati non cambiano la testa degli uomini? Berlinguer non raccoglie ma dichiara che, se si tratta della Cecoslovacchia, la sua impressione è che le ultime notizie da Praga correggono in parte i giudizi più pessimistici. Ed effettivamente, nel momento in cui il partito sembrava sbandare, operai e studenti hanno fatto blocco e i conservatori sono tornati sulla difensiva: perfino Indra, l'uomo di Mosca, dice che la censura andrà abolita, sarà tatticismo ma intanto deve ammetterlo. Si può essere ottimisti'! "Si può lavorare per il ripristino pieno e totale dell’autorità e soprattutto degli organi di Stato e di partito in Cecoslovacchia", risponde Berlinguer. [...]

  • 1969 - Pietro Petrucci - Quei mesi all'Ucciardone

    1969 - Pietro Petrucci - Quei mesi all'Ucciardone

    Martedì, 04 Gennaio 2022 - 553.89 Kb - pdf - d50443b2d8c0214103e0c8d4eadce4f9 - Pietro Petrucci, l’Astrolabio, n. 1 del 5 gennaio 1969Palermo, gennaio. "Una mattina venne in cella il cappellano e mi disse che Praga era stata invasa dai carri sovietici. Me lo disse senza cattiveria ma soddisfatto, e il mondo mi crollò addosso. Già da un anno senza quotidiani. Senza possibilità di avere notizie politiche dall’esterno, quell’annuncio mi gettò nella disperazione. Il giorno dopo il prete tornò per annunciarmi: hanno fucilato Dubcek. E fu un altro colpo. Soltanto una settimana dopo riuscii ad avere Epoca ...”.Franco Padrut è tornato a casa dopo diciannove mesi di Ucciardone, la tetra galera borbonica resa illustre dalla banda Giuliano e dai boss della droga, dalla mafia e da tutta la Sicilia nera. Entrato a ventitré anni, il giovane dirigente comunista ne esce di venticinque compiuti, gonfiato dal rancio e sbiancato dalla clausura, profondamente segnato da un'esperienza che sembra uscita dalle memorie di un antifascista degli anni trenta. Gli è toccato restare in galera mentre i giovani come lui scuotevano il mondo: ne esce adesso, quando non se l'aspettava più, ed è stupito di essere libero. Bisogna parlargli con calma per tirarlo fuori poco alla volta dal torpore del detenuto: dopo tre ore, abbiamo appena incominciato. Parliamo di carcere, di una vita in galera che gli sta ancora nella testa, una vita di cui è più inorridito che ferito.“Solo adesso mi rendo conto di che grave lacuna sia, anche per il mio partito, non avere mai lottato a fondo per il rinnovamento degli istituti di pena, per il miglioramento della condizione carceraria. Per conto mio, anche se l’Ucciardone fosse l'unico esempio in Italia di galera aberrante, basterebbe da solo a far vergognare tutti gli italiani".Padrut racconta e la preoccupazione di cadere nel "colore carcerario" sparisce; la sua galera è uguale alla galera dei comunisti di trent'anni fa, e per questo non va tolta una virgola dalla sua testimonianza. [...]

  • 1969 - Pietro Petrucci - Il giallo delle Focette

    1969 - Pietro Petrucci - Il giallo delle Focette

    Mercoledì, 05 Gennaio 2022 - 357.10 Kb - pdf - b982744e5dcb068167764ec9f55bc1ab - Pietro Petrucci, l’Astrolabio, n. 2 del 12 gennaio 1968Pisa, gennaio. E’ di nuovo Natale, la festa di Gesù Bambino e dei Grandi Magazzini. La festa del padrone, che ti dà la tredicesima e te la riprende cinque minuti dopo nei suoi supemercati lasciandoti in cambio centoquattordici pacchettini colorati pieni di cose inutili che ti faranno sentire idiota e felice (…).E' il grande magazzino il nuovo tempio dove i fedeli affluiscono in umiltà e, miracolo del progresso, in perfetta uguaglianza. Padroni e operai, contrapposti in fabbrica, dove le merci si producono, vengono trasformati con un colpo di bacchetta magica in uguali nel grande magazzino, tutti clienti, tutti consumatori (…). Nel Grande Mercato tutto si paga poco, anche la fatica di chi ci lavora, anzi il lavoro è la merce più svalutata: per una commessa che lavora ci sono cento ragazze disoccupate pronte a vendere il loro sorriso".Sono brani di uno dei tanti volantini diffusi alla vigilia di Natale, durante lo sciopero delle commesse, dal Potere 0peraio di Pisa, indicato adesso fra i principali animatori dei fatti di Viareggio. Quello delle commesse era uno sciopero difficile sostenuto da una categoria fra le più sfruttate e più facilmente ricattabili. Per questo accanto alle ragazze dell’UPIM c'era tutta Pisa operaia e c'era anche la solita polizia chiamata a proteggere il “diritto al lavoro”. C'erano anche, accanto ai sindacati e alle forze tradizionali, quelli di Potere Operaio e del Movimento Studentesco la cui partecipazione andava ben oltre la semplice solidarietà; i loro slogan e loro volantini allargavano il tema della protesta, dalla semplice lotta delle commesse alla demistificazione del grande magazzino, del Natale festa religioso-commerciale, della “fine d'anno" momento pacificatore di profondi conflitti sociali. Era un discorso che non poteva cadere nel vuoto in questo triangolo (Pisa, Lucca, Massa, Viareggio, Piombino, Cecina) “rosso” per tradizioni dove freme un mondo operaio che fa le spese della precarietà di un’industria polverizzata e delle crisi ricorrenti della grande industria. Qui il '68 è stato l'anno dei licenziamenti Marzotto, delle dure lotte alla Saint Gobain e alla Piaggio. [...]
Powered by Simple