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1940 - Leo Ferrero - La Divina Commedia ed altro
Leo Ferrero, Appunti sul metodo della Divina Commedia, Lugano Nuove edizioni Capolago 1940
[…] Sarebbe molto interessante determinare il posto che Dante occupò nella gerarchia letteraria del suo tempo.
Un’opera d’arte eccellente, contrariamente a quanto si crede, in un momento di disordine e di produzione mediocre, non appare più bella, ma molto meno; si gusterà con minor sensibilità e acutezza che non in un’epoca ricca di capolavori. Perché la disarmonia e la bruttezza delle opere circostanti la patineranno del loro stesso brutto, accentuando quelle parti che nell’opera bella si trovano comuni alle croste, e impedendo, con l’imperioso affollarsi della loro immagine di disordine nella nostra intelligenza critica, che noi si distingua con pace e giustezza, come in momenti di creazione tranquilla e monolineare, l’ordine che la rende armoniosa. E potremmo facilmente scambiare quell’ordine vero per una di quelle tante apparenze d’ordine fallace, che si nascondono sotto una maniera, esteriormente più composta, ma intimamente viziata come tutte le altre.
Una donna bella in mezzo a dieci brutte è più possibile che scompaia più che non spicchi.
La Vita Nova ebbe grande successo. Le sue opere in prosa suscitarono molti commenti. Ma in Italia il primo libro di uno scrittore ha sempre successo. Quali furono le risonanze della Divina Commedia? Ricevendo il Purgatorio, Giovanni del Virgilio, professore a Bologna invitò Dante a riscattare il tempo perduto in giochi volgari scrivendo delle egloghe alla maniera di Virgilio. L’Italia esiliava il poeta e respingeva il poema.
I posteri non furono con Dante più generosi che i contemporanei. L’Italia rispetta in generale il riposo dei suoi grandi. Le vite di Dante in Italia sono state rare. Due secoli interi, il XVII e il XVIII, lo giudicarono il più noioso dei poeti (Baretti). Il nostro secolo, che mena tanto rumore intorno al suo nome, non ha prodotto malgrado il carnevale del centenario che due o tre Vite di Dante, quella scritta per il popolo da Gallarati Scotti, più tardi quella di Umberto Cosmo e qualche altra. Ma in realtà Dante non sembra essere letto e commentato oggi in Italia che in aule polverose a cura di professori che non lo capiscono. Tanta erudizione non ha pescato nel silenzio dei tempi che delle testimonianze di sofferenze inaudite e crudeli di un uomo grande e giusto forzato a vivere in mezzo a gnomi.
Questo poema che passa per un poema d’amore è figlio del dolore e dello sdegno. Alle sublimi invettive della Divina Commedia, Dante fu spinto dalla forza stessa della collera e dal sentimento della giustizia ferito. Il poema è l’opera dell’Italia (miseranda etiam Saracenis), che riuscì a farsi detestare così meravigliosamente.
Niente può sembrare più strano e sorprendente per uno straniero che questa grande opera concepita e scritta contro il proprio paese. La vita di Dante è la vita simbolica di ogni grande in Italia. La nostra vita è seminata di celati massacri, di sforzi inutili, di moltitudini di geni, di martiri morti oscuramente in mezzo ai baccanali.
Dante è in fondo anti-italiano. E cioè uno di quei pochi italiani di spirito europeo anche se di carattere italiano, che in Italia camminano come degli albatros sulla terra.
La posizione di Dante rispetto all’Italia di cui ha patito tutti i vizi e la leggerezza morale, potrebbe essere quella di un aristocratico illuminato dalla destra, tipo Fortunato o Sforza, in tempi di fascismo, o anche tipo Ferrero. […]
| Data creazione | Domenica, 11 Dicembre 2022 |
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| Categoria | Leo Ferrero |
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