Nord-Sud
1968 - Dino Pellegrino -Tecnica della strage
Dino Pellegrino, l’Astrolabio, n. 47 del 1 dicembre 1968
L’Aquila, novembre. Soldati con la la penna nera in libera uscita la sera per le strade. La stessa cornice di cime imbiancate dalla neve e di nuvole basse che tentano un passaggio tra le gole rocciose. Ma si tratta degli Appennini e del Gran Sasso invece che delle Alpi: in questa città dell'Abruzzo, a diverse centinaia di chilometri dalla sede naturale come ha voluto la Corte di Cassazione si è aperto il processo agli imputati per la catastrofe del Vajont del 9 ottobre 1963. Quasi duemila persone perdettero allora la vita ed un paese intero, Longarone, fu cancellato dalla carta geografica; per questa tragedia la giustizia aveva chiamato a render conto undici persone. Alberico Biadene, Mario Mancini, Luigi Greco, Francesco Penta, Pietro Frosini, Francesco Sensidoni, Curzio Batini, Almo Violin, Roberto Marin, Dino Tonini e Augusto Ghetti.
Dirigenti della SADE, il monopolio elettrico che aveva costruito la diga, professori universitari che alla società avevano prestato la loro consulenza, alti funzionari che avrebbero dovuto eseguire i controlli di legge per conto del ministero dei Lavori pubblici.
Prima che l'istruttoria completasse il suo corso morivano il prof. Greco, presidente del Consiglio superiore dei LL.PP. e della Commissione di collaudo della diga , ed il prof. Penta dell'Università di Roma anche lui membro della Commissione: la posizione di quest'ultimo, che all'attività di "controllore" aveva accoppiato quella di consulente della stessa SADE per l'impianto di Pontesei, a quanto scriveva l'estensore della sentenza istruttoria "può solo farci riflettere sulle condizioni della cattedra in Italia oggi e indurci a qualche considerazione sui rapporti tra scienza e industria o a qualche osservazione di costume che qui, tuttavia, sarebbe fuor di luogo". Ma, sulle nove persone che alla fine sono state rinviate a giudizio, un’altra non è comparsa davanti al collegio giudicante dell’Aquila. L'ing. Pancini, che aveva diretto i lavori per la costruzione dell’immensa diga, decideva di farla finita col processo proprio a quarantott'ore dalla sua apertura. Un suicidio che costituisce un triste preambolo a questa azione giudiziaria; il Vajont ha fatto un'altra vittima, commenta un giornalista nel dar notizia del fatto. [...]
| Data creazione | Domenica, 26 Dicembre 2021 |
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| Categoria | 1968 |
| Dimensione | 164.15Kb |
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