Letteratura
Giuseppe Marotta - A Milano non fa freddo
Giuseppe Marotta, A Milano non fa freddo, Garzanti 1966
Benché sia disoccupato da tre settimane, Carlo si sveglia regolarmente alle sette. Fa caldo. Teresa si è districata nel sonno dalle coltri, dorme seminuda e scoperta. Carlo piglia la lampada che è sul comodino e ne dirige la luce sul seno della moglie; pensa ai riflettori che frugano le danzatrici sul palcoscenico ec sorride; ci vuol altro, Teresa è ancora una bella donna ma ieri sera Carlo non ha mangiato, senza contare che più si è inattivi e meno si pensa a certe cose. Carlo si alza, si rade senza sapone perché nel tubetto non ne trova più; alla fine gli bruciano, sulle guance, non solo gli schiaffi che si prese come prigioniero di guerra ma anche quelli, più antichi, che i genitori gli davano quando era bambino. “Pane ce n’è?” domanda Carlo alla moglie che si è destata. “Come no. E l'aragosta con maionese è pronta in ghiacciaia”, risponde sbadigliando Teresa. Che vita, che donna, Carlo esce sbattendo la porta. Si ferma all'edicola per sogguardare i giornali; legge che a Montecitorio l’onorevole T. ha detto e che il ministro G. ha risposto, legge che il Foreign Office metterà le carte in tavola e che il bigamo di Nuova Orleans aveva una terza moglie, legge che per salvare la lira bisogna aumentare la produzione e diminuire il consumo. Io più diminuisco il mio consumo di cibo e più aumento la mia produzione di sbadigli, pensa Carlo allontanandosi amaramente divertito; si dirige a lenti passi verso il Castello Sforzesco, là su una panchina c'è Guido che se non altro gli offre una mezza sigaretta e sospira. Guido lavora soltanto di sera, come "maschera" in un cinematografo, ma ha egualmente le scarpe rotte e tre figli deformi. [...]
| Data creazione | Mercoledì, 18 Agosto 2021 |
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| Categoria | Letteratura |
| Dimensione | 142.21Kb |
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