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S. Matteo sul Gargano
Oltre mille anni di storia iniziata negli ultimi secoli del primo millennio dell’era cristiana con i Benedettini. Oggi, con i Francescani, la storia si svolge in continua attenzione alle evoluzioni del mondo e della Chiesa. Fedeli alla loro storia, i Frati di S. Matteo di volta in volta, e spesso contemporaneamente, sono catechisti e insegnanti, pastori d’anime, muratori e studiosi; pur amando la loro casa, non disdegnano il rapporto difficile ma sempre arricchente col vasto e variegato mondo della cultura, della politica, del lavoro e della vita quotidiana. Questo è il canovaccio su cui si tesse la giornata dei Frati di S. Matteo. Con ciò non si vuol dire che a S. Matteo le mode abbiano facile domicilio, anzi, consapevoli della mutevolezza della condizione umana, tutto è filtrato da attento discernimento non disgiunto da sottile e saporosa autoironia. Ci sono due elementi importantissimi nel dispiegarsi dell’ormai plurisecolare rapporto tra il convento di S. Matteo col mondo circostante. Da una parte l’isolamento, costituito dai due chilometri circa di distanza che lo separano da S. Marco in Lamis, conferisce al convento l’aspetto di una meta da raggiungere con qualche sforzo, a cui ci si reca per motivi particolari, a cui, quando è necessario, bisogna dedicare uno spazio di tempo ben definito. Pur essendo sulla strada, infatti, non è un punto di passaggio e per raggiungerlo è necessario operare dalla strada maestra una digressione di quasi un chilometro. L’isolamento, per la verità, è più apparente che reale; tanto basta tuttavia per stabilire una qualche cintura protettiva, una sorta di momento neutro di riflessione, che costringe il visitatore a percepire la diversità del luogo, il suo silenzio, il richiamo al raccoglimento in cui sono prevalenti i suoni della natura e quelli del cuore. L’altro elemento è la strada. Sembra l’antitesi del silenzio pieno di raccoglimento, ma non è così. La strada non è solo il luogo dove si svolge la vita del convento, è anche la sua ragion d’essere. La strada porta gli uomini e i pellegrini, i pellegrini del mondo; la strada s’innesta ad altre strade; le vie del mondo s’intrecciano e confluiscono, portano in questo angolo del Gargano una moltitudine di lingue, di parole e di sentimenti, di conoscenze e di problemi, i quali tutti restano impigliati su queste rocce calcinate dal sole. Inoltre, il primo apparire del monastero, verso il sec.VII-VIII, é legato alla strada e al fluire dei pellegrini. La sintesi della vita dei Frati di S. Matteo è nel binomio raccoglimento e strada. La strada fa sì che il convento sia un vero porto di mare. I pellegrini si succedono in fila ininterrotta da marzo a tutto novembre. Si comincia in sordina durante la quaresima; a Pasqua il flusso è già importante. I pellegrini si distinguono in diverse categorie. Ci sono prima di tutto le comitive antiche, eredi delle migrazioni devote che dal profondo medio evo hanno fatto del Gargano e della Grotta di S. Michele il loro centro spirituale. Queste comitive, benchè fortemente ridimensionate dal 1975, resistono gagliardamente ai richiami della modernità: le preghiere e i canti sono quelli dei padri; l'organizzazione si avvale dei modelli delle confraternite con i ruoli sociali ben definiti: il capo, il segretario, il portacristo, cioè il crocifero ecc. Alcune comitive arrivano ancora a piedi. In genere fino a Stignano giungono con i mezzi automobilistici, poi proseguono a piedi. La tappa notturna é fissata a S. Matteo; dormono nei corridoi avvolti in coperte. L'indomani ben prima del sorgere del sole spariscono, risucchiati dalla strada. Un'altra importante categoria di pellegrini è quella diretta alla tomba di P. Pio. Sono i più numerosi. Vengono da ogni parte d'Italia e del mondo. Ad essi si dedica sempre un particolare momento di accoglienza che comprende oltre alla preghiera, anche una succinta ma esauriente informazione sulla storia dei luoghi che essi visitano, e soprattutto sulla storia religiosa del Gargano meridionale e la sua importanza per la Capitanata e l'intero Meridione d'Italia.
L'ultima categoria di pellegrini è costituita da famiglie provenienti dalle città della Capitanata e del Molise dove più forte è la devozione per S. Matteo. Questi dai Frati sono reputati persone di famiglia. Sono infatti i frequentatori più assidui e i collaboratori più fedeli. Tutta l'attività di S. Matteo si compie con il loro contributo di idee, di lavoro ed economico. La segreteria del Santuario si avvale del loro lavoro; il Gruppo Corale Gregoriano "Cantemus Domino" è composto da laici, e così pure il nutrito Gruppo di Studio della Biblioteca che si è assunto il gravoso compito dei Convegni di Studio, delle pubblicazioni, dell'allestimento dei siti Internet, dei rapporti con gli Istituti Culturali e con gli Enti Pubblici. In queste città della Capitanata la presenza dei Frati di S. Matteo è richiesta per i motivi più diversi che vanno dall'assistenza delle Fraternità dell'Ordine Francescano Secolare e di Confraternite varie, all'aiuto dei sacerdoti nelle parrocchie, all'insegnamento, alla cura della Biblioteca Diocesana di Foggia.
I pellegrini costituiscono l'impegno principale dei Frati. Oltre all'azione propriamente religiosa, infatti, il flusso dei pellegrini richiede una complessa organizzazione che va dai servizi di segreteria, che assicura un costante contatto con essi durante tutto il corso dell'anno, alle attività formative e ai servizi informativi con l'invio di lettere, bollettini, calendari, opuscoli e pubblicazioni varie che presuppongono un piccolo ma agguerrito gruppo di redattori, tipografi ecc.
I pellegrini, infine, sono un universo che è indispensabile conoscere a fondo. Da questo fatto scaturisce l'attività culturale del santuario. Quello dei pellegrini è un universo estremamente riservato. Il pellegrino non è un turista. Anche se tra i moderni abbondano momenti di gioia a volte anche di dubbio gusto, la maggioranza di essi resta fedele agli antichi parametri della sobrietà e del silenzio. Il cammino trasmette al pellegrino il senso della separatezza dal mondo, e lo circonda di silenzio. E' proprio la profondità di questo silenzio che induce i Frati di S. Matteo e gli studiosi a desiderare di saperne di più, a seguire la loro preghiera, a ravvisare nei loro passi qualcosa di più di quanto si veda nei passi del turista, o del mercante, o dell'escursionista, o del cavaliere errante. Gli studi fatti su questo tema nella Biblioteca di S. Matteo sono tanti, tanti altri sono i convegni di studio e i contributi di valenti studiosi. L'impegno principale della Biblioteca di S. Matteo è studiare i pellegrini e le immense ricchezze spirituali e culturali di cui sono portatori. A ciò si aggiunge l'esigenza di custodire e assicurare alla pubblica fruizione le innumerevoli testimonianze e di fede che i pellegrini hanno accumulato nei secoli nel Santuario di S. Matteo. Quello dei Beni Culturali è un argomento importante non solo per il Convento, ma anche, e soprattutto, per l'intero territorio della Capitanata e del Gargano. Le collezioni conservate e messe a disposizione del pubblico, costituite con i contributi dei pellegrini e dei devoti, disegnano un quadro quanto mai complesso delle devozioni, delle attività, del senso artistico delle popolazioni daune e garganiche che si sono succedute dalla profonda antichità paleolitica fino ai giorni nostri. S. Matteo si presenta, quindi, non solo come un momento sintetico di religiosità, ma anche come cornice in cui si inscrive buona parte della storia garganica. Anche questo è compito della Biblioteca che, soprattutto negli ultimi vent'anni, con la incondizionata disponibilità di valenti studiosi, ha prodotto una notevole quantità di pubblicazioni sui beni culturali del Santuario, come le Tavolette Votive, i Paramenti sacri ecc. Come si vede, il tema dei pellegrini tende ad ampliarsi ad aspetti non reputati primariamente religiosi, richiedendo non solo l'impegno della catechesi e dei sacramenti, ma anche il continuo investimento di risorse culturali varie e specialistiche.
Esiste un altro aspetto meno noto della vita del convento fortemente legato al suo essere santuario e, nello stesso tempo, dotato di forte valenza culturale: il suo rapporto con la natura. E' un aspetto che affonda le sue radici nel medio evo, con i Benedettini, e con gli inizi del francescanesimo. Non è, quindi, frutto di mode correnti né di paure cittadine. Deriva, infatti, dalla consapevolezza tutta contadina che ogni cosa creata ha la sua ragion d'essere e che il bene è nell'equilibrio. Il concetto non è frutto di filosofia perché è scritto nella Bibbia. Il rapporto con la natura, già presente nella tradizione francescana, è stato fortemente incrementato proprio dalla presenza dei pellegrini i quali hanno sempre percepito con grande chiarezza il rapporto che i centri spirituali come S. Matteo e la Grotta di S. Michele hanno sempre avuto con il paesaggio circostante. D'altra parte da tutta la storia delle religioni si evince l'importanza che le grotte, l'acqua, gli alberi, i boschi ecc. hanno avuto nel linguaggio religioso. Di questo i Frati di S. Matteo sono stati sommamente consapevoli, e perciò hanno sempre promosso la conoscenza del territorio in tutte le sue valenze. Negli anni scorsi spesso i Frati visitavano le scolaresche, armati di diaproiettori, per mostrare i tesori della natura garganica, organizzavano escursioni ecologiche, convegni e conferenze. Oggi il Centro Studi "P. Michelangelo Manicone", voluto dal Parco Nazionale del Gargano si occupa di problematiche ambientali sulla scorta del pensiero di un grande Frate e sacerdote del passato, P. Michelangelo Manicone, che della conoscenza del Gargano e della Daunia ha fatto una ragione di vita.
Pastorale dei pellegrini, impegno culturale, conoscenza e difesa dell'ambiente naturale sono le direttrici su cui si svolge la vita del convento di S. Matteo sul Gargano: tre aspetti fra loro inscindibili e fortemente coordinati. Ciò fa di S. Matteo un vero crocevia di interessi spirituali e culturali che viene percepito come necessario punto di riferimento.
L'ultimo impegno che la Fraternità Francescana ha a cuore è la conservazione e il restauro dell'edificio millenario che la ospita. Il convento di S. Matteo, come si può facilmente intuire, ha bisogno di continue attenzioni. La mole maestosa e la solidità delle strutture non nascondono l'endemica fragilità degli antichi muri da oltre un millennio sottoposti alle sollecitazioni di movimenti tellurici e all'avvicendarsi delle stagioni. I lavori di restauro si succedono sistematici e programmati da oltre un cinquantennio. Uno dei frutti di questi lavori è stata la scoperta di tutta una serie di segni del passato che danno agli studiosi la capacità di leggere una notevole parte della storia dell'edificio.
Per far tutto questo ci vogliono, oltre che capacità progettuale e buona volontà, anche notevoli risorse. Ma i Frati non sono soli. La loro sicurezza è costituita dal fluire dei pellegrini che consente di realizzare i progetti più ambiziosi. I restauri della Chiesa, della Sacrestia, del convento, delle opere esterne, la Biblioteca, il Museo, l'organo a canne ecc. Tutto qui porta la firma di centinaia di migliaia di persone umili e laboriose che con l'obolo della vedova evangelica consentono alla casa di Dio di vivere e di aprirsi a chiunque con una grande varietà di offerte e di servizi. Il prossimo lavoro sarà l'allargamento dell'area museale col restauro di uno dei punti più suggestivi di tutto l'edificio. Il lavoro sarà finanziato con fondi personali da un amico.

P. Mario Villani
2012

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