di Matteo Spuppiello I santini manufatti venivano realizzati su cartoncino bristol, sul quale, di solito, venivano ricopiati disegni già predisposti. L'immaginetta sacra - in cromolitografia o in litografia in bianco e nLa Madonnaero - veniva posta a rilievo sul cartoncino, quindi si procedeva ai lavori di decorazione che impreziosivano il manufatto: l'intaglio con il temperino; il ritaglio della carta con forbicine dalle punte molto sottili; il traforo, che rendeva il cartoncino simile ad un delicato merletto; la puntinatura - fitta o rada - eseguita con aghi, sulla base di un disegno già prefissato; la fustellatura, essenzialmente usata per creare una sorta di cornice intorno all'immaginetta. L'unicità e la preziosità dei manufatti - al di là del valore intrinseco dei materiali usati - erano dati dall'estro e dal gusto delle artigiane che realizzavano composizioni ricche di spirito devozionale e di creatività. A confezionare tali immaginette sacre erano - soprattutto - le suore di san Vincenzo de' Paoli o di Carità, che vivevano presso l'Opera Pia Anna Rossi. Di solito questi santini avevano il retro bianco in modo da poter essere utilizzati dai sacerdoti e dai religiosi - in genere come bigliettini augurali o celebrativi - in occasione delle ordinazioni e degli anniversari di sacerdozio e di vestizione, delle festività liturgiche, degli onomastici, dei compleanni. Chi li riceveva, li conservava gelosamente nei testi sacri, come segnalibro, li esponeva nelle campane di vetro o nei quadri. Oltre ai santini manufatti di produzione locale, erano anche molto diffusi quelli france si. tedeschi ed italiani. di produzione industriale.
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