Un epigono della Statistica murattiana: il saggio di Cagnazzi
A Luca de Samuele Cagnazzi, già intelligente collaboratore dell'inchiesta murattiana, si deve un memorabile Saggio sulla popolazione del regno di Puglia nei passati tempi e nel presente (Napoli 1820 e 1839), che rappresenta un risultato postumo del decennio francese. Esso, per la competenza dell'autore, costituisce una fonte ancora più controllata di notizie storiche ed economiche da immagazzinare ed esprimere in un museo etnografico. Limitandoci alla parte relativa allo stato attuale, Cagnazzi fa una esatta diagnosi dei difetti dell’agricoltura e e pastorizia nostrana dovuti alla costante contesa per il terreno da destinare a coltura o a pascolo. Da qui le proposte per eliminarne gli elementi di contrasto con la migliorìa autonoma delle due attività. Seguono suggerimenti tecnici ed economici anche per le coltivazioni degli ulivi e delle viti.
Notevoli sono, infine, le osservazioni di Cagnazzi sulle manifatture e sulla opportunità di sviluppare l'industria rurale, che può fornire oggetti di pregio e utilità, tali da soddisfare i gusti e i bisogni della collettività.

Le nostre biennali esposizioni di nazionali manifatture ci mostrano quelli oggetti, che dar possono diletto colla lor vista a persone di gusto; ma non mai quegli oggetti che più interessar possono la considerazione degli Economisti, che arguir vogliono dello stato delle arti necessarie al popolare benessere, e capaci con ciò a sostenere la sorgente della nostra nazionale ricchezza, che è la rurale industria. Non si veggono in primo luogo i saggi delle tele dozzinali, e de' varj drappi di lana, e di tutt'altro, che indossano i nostri operai di campagna, che si fanno in ciascuna Provincia, e se alcuna di queste ne manchi, per vedere come si provvegga. Non si veggono i saggi di stoviglie atte al basso popolo, e di quali terre sono esse formate, e di quali vernici vestite, se nocivi o innocenti; non di altri ordigni casarecci, ed inservienti alla rurale economia. Questi oggetti creduti miserabili sono esclusi, ma la considerazione di essi è la più conducente alla conoscenza della nazionale industria, ed al benessere popolare. Si veggono in cambio belle seterie, belli drappi di lana, di cotone variatamente colorati, e di lino, e tanti altri oggetti di dilettevole vista.
Tutti questi belli oggetti presi in esame distinguer si debbono principalmente in due classi: quelli prodotti da fabbriche costituite, e quelli fatti a stenti isolatamente.

Ciò ed altro, relativo al commercio, non deve rimaner fuori del museo etnografico, come documentazione scritta ad esso estranea.
4. Il paesaggio agrario nella esaltante visione di Conte
Delle monografie sulla Capitanata contenute nel Regno delle Due Sicilie descritto ed illustrato di Filippo Cirelli (1853) quella riguardante Cerignola, redatta dal canonico Luigi Conte, presenta parecchi paragrafi che riguardano materia museale, come quello su "Materiali e sistemi di fabbricazione":

I materiali di cui si fa uso per le fabbriche, sono il tufo lapideo, che è una specie di pietra arenaria la quale si taglia a forma di parallelepipedi rettangolari della dimensione di due palmi cubici, e si cava nell'agro Canosino; e la pietra calcarea che si trova nel territorio di Cerignola.
La calce si fa in Cerignola, e si stempera colla cenere, coll'arena fossile, ed unita colla terra nera, forma una buonissima malta, la quale si attacca molto solidamente alla pietra calcarea. I mattoni, le tegole, gli embrici, i vasi figulini o tubi, che si adoprano ancora nelle masse delle volte, si travagliano in Cerignola, sebbene qualche proprietario, per vedute di economia, se ne provveda in Canosa. Il sistema di fabbricazione qui adottato è in generale quello detto da Vitruvio Pseudisodomum, come a dire per ordini disuguali di pietre non tagliate, ed unite fra loro con malta. Una tale muratura eseguita a regola di arte, riesce robustissima, essendo fra le varie maniere, la migliore, come si assicura lo stesso Vitruvio.

Puntuale, tanto da poter essere riprodotto su una mappa, è la descrizione del paesaggio agrario: L’agro di Cerignola offre una pianura quasi continua, e solo in qualche punto si osserva alcuna bassa collina, specialmente al Sud-est presso l’Ofanto, che forma, come dicemmo, la linea di divisione del tenimento.
Pochissimi boschetti su questa vasta estensione si osservano.

Il territorio è diviso in varii latifondi, o masserie, cui sono aggregati erbaggi, che si addimandano mezzane, di tratto in tratto coverte di macchie di lentisco, e di peri selvaggi: e diversi punti del territorio sono coperti di vigneti, di oliveti, di mandorleti, e di prati ubertosi, ne' quali, all’approssimarsi dell’inverno recano a pascolare numerose greggi di pecore i pastori Abruzzesi, oltre ai non pochi bovi, vacche, bufali e giumente che vi trovano il loro nutrimento; ma per due terzi all’incirca il territorio di Cerignola è seminatorio, aperto, addetto esclusivamente alla coltura dei cereali.

Ancora più particolareggiata è la suddivisione dei terreni in base alla loro natura geologica: terreni "tenaci e compatti", chiamati "Polputi neri", terreni “argillosi ferruginei” chiamati volgarmente “Ischiasi” , “terreni poco profondi” chiamati “terre leggiere”.
Per una retrospettiva del sistema di coltura giova riprodurre nel museo quello rilevato a metà Ottocento da Conte.

Il sistema di avvicendamento è fondato su antico uso; ma varia alcun poco secondo la natura dei terreni, e più ancora secondo l’abitudine dei proprietari più o meno ragionata.
Il sistema generale adottato dai coloni è il seguente:
1° anno. Maggesi vergini o favali.
2° Anno: Grano duro.
3° Anno: Avena o orzo.
Alcuni, avendo terreni più potenti, adottano quest’altro sistema:
1° Anno: Maggesi vergini o favali.
2° Anno: Grano duro.
3° Anno: Maiorica.
4° anno: Avena.
Pochi sono que’ proprietari, che lasciano le Annocchiariche, o terreni a riposo per più anni; ma da tutti quasi si costuma dare ai terreni un anno di riposo, voltandosi la terra tre, quattro volte, e da taluni si concima ancora: il terreno così preparato chiamasi Maggese.

Un posto centrale occupa nel testo di Conte il paragrafo sugli strumenti agricoli, che è tutto da traslocare come fonte nel museo:

Per ismuovere il terreno costumasi l'aratro Pugliese a tutti ben noto. L'illustre casa di Montmorency ha introdotto per la coltura dei suoi terreni l'aratro Dombasle, ed un altro di sistema Americano; questi aratri sembrano dover rimpiazzare col tempo l'aratro Pugliese. L'istessa Casa ha pure introdotto l'uso di altri strumenti rurali, come i Croskill destinati a rompere le zolle indurite, e gli erpici per tritare le zolle e covrire le semenze; dei rulli di legname per appianare i terreni. Onde facilitare così l’azione delle macchine nel falciare, o mieter. Gli altri strumenti comuni e generalmente usati sono: la marra, il sarchiello e la zappa.
Per mietere. Il modo più comune adottato per il taglio delle messi è la falcétta […]. Ma oltre questo modo ordinario di mietere, si sono qui introdotte le macchine del sistema Mac-Cormick (Americano) descritto in più giornali del Regno, dopo l’esposizione universale di Parigi del 1855.
Per trebbiare. Varii sono i sistemi. Il più in uso, comunque sia il più dispendioso, è l’impiego delle giumente, che coi piedi stritolano le spiche, segregando il frumento.
Da quindici anni a questa parte si sono introdotti dei cilindri armati si seghe, che mossi da cavalli o bovi dànno con bastante economia lo stesso risultamento.
Ebbe ancora felice riuscita una macchina cilindrica, la quale in sostanza è un taglia-paglia, di cui fu inventore il nostro concittadino Giuseppe Simone, valente ebanista.
Dal 1856, nella detta casa di Montmorency furono adottate altre due macchine trebbiatorie, differenti dai sistemi indicati. Una di queste macchine, la prima, che sia stata introdotta nel Regno, è la macchina Pitts (sistema Americano), della quale si diede una descrizione nel Giornale Uffiziale.
Questa macchina può essere mossa da bovi, da cavalli, o dal vapore.
La seconda è la macchina Renaudet Lotz (sistema francese), che si muove dal vapore.
Questa sono le macchine agrarie finora introdotte ed esistenti a Cerignola, giusta le notizie gentilmente forniteci dal signor Leone Màury, amministratore della sullodata Casa Francese.

Notizie altrettanto importanti per la documentazione storica del museo sono quelle sui prodotti agrari relativi ai cereali, alle vigne, agli ulivi, agli ortaggi, agli alberi, nonché quelle sulla pastorizia, che fruisce di estesi pascoli, onde la floridezza dell’industria zootecnica si accompagna alla prosperità dell’industria agraria: è il grado più alto di valutazione dato all’economia della zona cerignolana in tutto il secolo XIX.
Si noti come dalla relazione di Conte, nonostante l'abito talare, (che si riflette naturalmente in quello mentale) dell'autore, risultino più specifiche e concrete le notizie riguardanti dati fisici, tecnici ed economici, che non quelle su indole, usi e costumi, feste religiose, pregiudizi e proverbi, che sono piuttosto generiche: ridondante e misticheggiante è la descrizione della processione in onore della Vergine di Ripalta, che si celebra l'8 settembre; comuni ad altre zone sono i pregiudizi, nonché i proverbi, trascritti in italiano; con osservazioni moralistiche viene infine annotato il modo di vestire, che resta sempre il segno etnografico più caratterizzante.