Oggetti e musei demologici
di Elisa miranda
Pensando alle finalità didattiche di questo catalogo, si cercherà di dire non cose nuove, ma utili. Si può partire dalla semplicissima considerazione suggerita da Leroi-Gourhan, che l'utensile rimane inerte, fuori di qualsiasi ciclo operativo, se la mano dell'uomo non lo attiva per renderlo tecnicamente efficace.
Leroi-Gourhan sottolinea che "la tecnica è contemporaneamente gesto e utensile, organizzati in una concatenazione da una vera e propria sintassi che conferisce alle serie operative fissità e duttilità al tempo stesso". Ciò vuol dire che il gesto dell'uomo e l'utensile sono indissociabili dal lavoro, dalla produzione, dal contesto sociale.
L'oggetto può interessarci in sé e per sé nella sua materialità, in relazione alle persone che se ne servono e alla totalità del sistema di riferimento, cioè in relazione a quell'insieme coerente di forme, contenuti, tecniche e valori che costituisce la tradizione culturale di un gruppo e ne forma i modelli. I modelli subiscono nel tempo processi di innovazione e modificazione che determinano processi interrelati di continuità, mutamento, ripetitività, propri della dinamica storica.
Essi non si connettono soltanto all'economia e alla tecnica, ma anche ai sistemi simbolici che la società elabora per rappresentarsi e che sono ampiamente esplicativi dei fenomeni socio-culturali. Gli oggetti per la loro concretezza servono come documenti sicuri per lo studio di questi ultimi. In ragione anche della loro stessa leggibilità in sincronia e diacronia, servono ai demologi per caratterizzare con esempi precisi e tangibili alcuni aspetti dei modi di vita e di lavoro delle classi contadine.
"Parlare delle modalità d'uso di un utensile in una scheda" - scrive Meoni - "significa riferirsi all'uomo che rende operante quello strumento, ma anche alla società che lo ha prodotto ed adottato, inserendolo nel proprio deposito tecnico e culturale".
Altrettanto, attraverso la memoria storica dell'informatore che 'racconta' il suo mestiere e parla dei suoi moderni strumenti, di quelli vecchi che ancora usa e degli altri che usava, ci è possibile raccordare presente e passato cogliendo "gli intrecci che si sono verificati fra cultura tradizionale e cultura di massa attuale".
"Gli oggetti, cioè attrezzi" - scrive Bronzini - "anche quelli in disuso, non vanno considerati come cose morte, capaci da solo di evocare. un passato, i segni od espressioni di una civiltà arcaica, remota, con i rischi della condanna illuministica e dell’idoleggiamnto romantico-nostalgico, bensì materiali di lavoro, creazioni generate dal lavoro (ossia dall'esperienza): materiali il cui uso ha una storia (costituita dalle funzioni) in dipendenza con la storia del lavoro contadino, con la natura e le modificazioni del paesaggio, e ha storia anche il loro disuso o uso magico, memoriale”.
Bronzini indica le connessioni dello strumento con la storia del lavoro contadino, con la natura, le modificazioni del paesaggio. Qui emerge il tema dello spazio, dell’uso del territorio, delle sue trasformazioni.
Qui, dice Poni, tocchiamo uno spessore profondo della vita umana: l’intreccio decisivo che lega fino dal neolitico, la storia dell'uomo a quella delle piante, la coltura dei campi alla cultura- dell’uomo …. Si delinea così il il ruolo decisivo dei lavoratori della terra nella storia dell'umanità, anche quando il lavoro su terra altrui era miseramente remunerato e la vita del contadino: troppo fragile, troppo debolmente protetta dalla carestia, dalle malattie, dalla morte”.
La storia di Cerignola è in questo senso emblematica e l'intera rappresentazione museale dovrebbe far perno sulla dimensione agricola della sua economia, sul lavoro nei suoi campi al fine di dar conto del durissimo prezzo pagato. dall’intera comunità per superare condizioni di vita a lungo rimaste sub umane.
Oggetti e musei demologici
powered by social2s