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di Matteo Stuppiello

Vigneto Foto del 2009
Vigneto Foto del 2009
Le trasformazioni agricole dei primi decenni del sec. XIX determinarono nel nostro agro un notevole incremento della coltivazione della vite. Furono trasformate a vigneto vastissime estensioni di terreno prima destinato alla produzione cerealicola.
Per avviare i lavori di impianto del vigneto, nell'appezzamento interessato se ndekkieve, si procedeva cioè a tracciare in tutto il terreno dei solchi - paralleli - a 1,60 m l'uno dall'altro, utilizzando allo scopo l'aratro monovomere ad un cavallo.
Ma il lavoro certamente più duro, che richiedeva un notevole impegno fisico, era senz'altro lo scavo delle buche, a skavé i fusse, per la messa a dimora delle barbatelle, i bbarbatèlle.
Vari erano i tipi di buche e diverse le fasi di esecuzione.
Il primo tipo era il cosiddetto fosso "a pilona", fusse a ppeloune, di l x l m, nel quale si piantavano - agli spigoli e a circa 60 cm di profondità - quattro barbatelle. Tale tipo di impianto veniva denominato "a vigna piena", a vvigna kieine.
Vi era poi anche la vigna a karrozze, realizzata con l'impianto di due file gemelle di buche a pilona, lasciando sempre - tra una buca e l'altra- una distanza di 1,60 mt. da ogni lato per consentire l'aratura a trazione animale e alleggerire così il faticoso lavoro di zappatura.
Vigneto Foto del 2009
Vigneto Foto del 2009
Un altro tipo era il cosiddetto fosso "semplice", u fusse, a forma rettangolare, di l x 0,30 m. ed una profondità di un metro. La distanza fra un filare e l'altro era sempre di circa 1,60 m, per consentire il passaggio dell'aratro. In questo tipo di buche si mettevano a dimora due barbatelle per ciascun lato corto. Il vigneto realizzato con tale tipo di impianto veniva denominato "alla francese".
Un terzo tipo era la fossa "a cassettone", la fosse a kkascettoune, di forma rettangolare di 2 x 0,30 m ed una profondità di l m. In questo caso le barbatelle piantate erano tre, una per ogni lato corto e la terza in asse sulla linea mediana.
La distanza tra i filari era anche qui di 1,60 m e anche questo tipo di vigneto veniva denominato "alla francese".
Un altro tipo ancora di impianto era quello a fossi "aperti", fusse a rranghe apirte o fusse apirte. In pratica, veniva aperta, per tutta la lunghezza dell'appezzamento, una trincea - u fusse affoure affoure - larga 30 cm. e profonda un metro. La distanza fra una trincea e l'altra era sempre di 1,60 m e veniva piantata una barbatella ogni metro.
In linea di massima il fosso veniva scavato da un solo operaio, u fussajule, che prima procedeva a squadrare il terreno, se sfurmeve, poi iniziava a scavare.
Quando arrivava allo strato duro, la kruste, u taddoune, o a qualche pietra, la prete o la kianke, allora cominciava a rompere da un angolo fin quando riusciva a perforare lo strato, se sfunneve abbasce, e poi di lì procedeva a rimuoverlo a mano a mano, se pegghijeve all'appéise.
L'operaio non aveva un numero prestabilito di fosse da scavare, tutto dipendeva dalla natura del terreno e dal periodo scelto. Non vi era neppure un periodo fisso per scavare i fossi, anche se si preferivano l'autunno e l'inverno per evitare il caldo.
Vigneto Foto del 2009
Vigneto Foto del 2009
Gli attrezzi che l'affossatore adoperava di solito per scavare erano:
- la zappe, la zappa;
- la mezza zappe, la mezza zappa;
- u zappoune, piccone a due punte, di cui una appuntita, u pinele, e l'altra a lama tagliente, la vokke;
- u kuzze, piccone ad un unico dente corto, grosso e robusto, particolarmente usato in presenza di strati duri;
- u sciamarre, simile a u kuzze, ma più piccolo e leggero, particolarmente usato, anche questo, in presenza di strati duri;
- u kevalambascione, piccone ad un solo dente - appuntito - molto lungo e appena ricurvo;
- la mazze, grosso maglio di ferro per rompere la pietra.
Per mettere a dimora le barbatelle si procedeva ponendo nel fosso uno strato di 30 cm circa di terreno agrario fertile, sul quale veniva adagiata la barbatella tenendola dritta con una mano e con un piede sulla radice per farla aderire bene al terreno, mentre con l'altra mano si impugnava la zappa per prendere terra e coprirla; poi, si toglieva il piede e si metteva altra terra - pressandola bene, se nkalkagneve - finché la barbatella veniva coperta completamente, individuata all'esterno solo da un piccolo cono di terra, u kumalètte. Questa operazione veniva solitamente effettuata in febbraio.

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