
Con una particolare attenzione riservata all'articolata disamina di modalità, tempi, protagonisti e strumenti, tipici delle colture dominanti a Cerignola – cereali, vite e olivo - nel periodo a cavallo fra Ottocento e Novecento.
Al tempo stesso però - esplicitamente o fra le righe - l'opera è una fonte di riflessioni teoriche e di indicazioni pratiche atte ad illuminare la strada - tutta in salita - che una raccolta etnografica quale quella di riferimento deve percorrere se vuole costituirsi davvero quale museo della civiltà contadina. Una raccolta che non sia un nostalgico deposito di oggetti fuori uso, ma che sappia far rivivere quegli oggetti attraverso le fonti scritte e quelle orali, i documenti video e le registrazioni audio, i plastici, le foto d'epoca, le ricostruzioni, i disegni, le tavole di commento. Una raccolta che sopperisca alla mancanza di specializzazione con la precisa individuazione di un filo conduttore capace di ricondurre ad un quadro omogeneo e coerente schegge altrimenti impazzite di una realtà ormai disgregata. Una raccolta che, superando facili ed obsolete prassi decontestualizzanti, sappia invece operare una radicale contestualizzazione dell'oggetto in quello che fu il suo Umwelt geografico ed economico, storico e sociale, linguistico e produttivo. Perché l'aratro, la zappa e la falce, non più mute vestigia del passato, possano finalmente raccontare la fatica e la speranza, la gioia e la disperazione, le attese e le delusioni, il benessere o la miseria di una moltitudine da sempre silenziosa.
Nicola Pergola
responsabile del CRSEC
Premessa
powered by social2s