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Lucio Villari: "Il Risorgimento ha pregiudicato il Sud? E' solo una grossa bugia storica"
16 marzo 2011
Professor Villari lei ha scritto un libro dal titolo molto significativo: perché l'Italia pre-risorgimentale era "Bella e perduta"?
“L’Italia era così bella, ricca di storia, umanità e cultura ma così divisa politicamente, così separata in tante parti, così occupata dallo straniero, che praticamente quei versi del Nabucco sono diventati un simbolo della lotta per l’unità e la libertà per le quali in tanti hanno dato la vita. Quindi ‘bella e perduta’ è un verso politico”, anzi direi ultra politico. Il Risorgimento è stato animato da un sentimento comune, diffuso, che ha accomunato allora il paese. In quel periodo storico gli italiani non hanno avuto paura della libertà, l'hanno cercata e hanno dato la vita per realizzare un sogno”.
C'è però chi ha ritenuto l’unificazione ad opera dello stato sabaudo deleteria. Degli storici, anche di recente, hanno messo in rilievo come il Sud ne abbia fatto le spese. Hanno detto che il Nord si è preso le risorse del Meridione, seminato disoccupazione, povertà, brigantaggio e delinquenza organizzata. Lei cosa ne pensa?
“Penso che è una grossa bugia storica perché il Sud non è stato conquistato dai sardopiemontesi, casomai dai volontari di Garibaldi e dalle stesse popolazioni meridionali che non sopportavano più il regime borbonico. Questo giudizio, che si trascina da 150 anni, è un giudizio sbagliato e scorretto, anche disonesto sul piano storico, perché senza la spedizione di Garibaldi lo stesso Piemonte non avrebbe potuto mai dichiarare guerra al regno delle Due Sicilie e conquistare qualcosa”.
A proposito di questo, c’è stato chi - come il giornalista e scrittore napoletano Gigi Di Fiore - ha scritto che la rivoluzione risorgimentale ha tradito il Sud …
Diciamo allora che alcuni storici sostengono, per dirne una, che le Due Sicilie sono state invase senza dichiarazione di guerra.
“Guardi, queste sono le tesi borboniche su cui io non voglio rispondere perché le considero sciocchezze”.
Ma lei cosa pensa del Risorgimento?
“Penso quello che pensano tutti gli italiani seri: che è stato una cosa molto importante e lo è anche per l’Italia di oggi. Stiamo parlando della rivendicazione dell'unità culturale, storica, ideale di un popolo rimasto diviso per secoli, della realizzazione della sua indipendenza politica, della possibilità di darsi una costituzione e parlare di diritti dell'uomo e del cittadino, sulla scia del senso di giustizia e valore dell'eguaglianza ereditati dalla rivoluzione francese. Stiamo parlando di tanti giovani che hanno combattuto e sono morti per l'unità e l'indipendenza della nazione”.
“Assolutamente no, almeno secondo la mia opinione”.
Ma il Meridione voleva quella rivoluzione o l’ha solo subita?
“Se non l’avesse voluta non avrebbe accettato Garibaldi e i Millle”.
Il federalismo potrebbe essere il completamento del processo iniziato con l’unificazione d’Italia?
“Non so cos’è il federalismo dell’Italia, per me è una parola che usano i leghisti ma non saprei a cosa corrisponde storicamente”.
C’è chi – come qualcuno della Lega - considera perfino la figura di Garibaldi in termini negativi ...
“Non rispondo a quanti parlano così. Ripeto, certi giudizi non mi interessano nemmeno”.
E per lei chi è Giuseppe Garibaldi?
“L’eroe amato dagli italiani seri, quello è Garibaldi per me”.
Un suo giudizio su Mazzini e Cavour.
“Due grandi che, come Garibaldi, hanno fatto l’Unità d’Italia e le hanno donato la libertà”.
Che differenza c’era fra i tre?
Uno era repubblicano e due erano monarchici, ma questo ai fini di quanto hanno fatto non ha molta importanza.
Si parla (lo fa anche Umberto Eco nell’ultimo libro “Il cimitero di Praga”) di interventi di altre nazioni, con grandi interessi nel Sud Italia, tesi a sostenere per puro tornaconto il progetto risorgimentale. Per esempio, l’Inghilterra c’entra qualcosa con l’unità del nostro paese?
“C’entra tutta l’Europa liberale, e questo è un fatto positivo”.
2011 - Parla Lucio Villari
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