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Dipinto anonimo dell'epoca, apologetico dell'eroismo della Guardia Nazionale: una figura femminile con il tricolore stretto fra le mani, in segno di lutto, mostra un ufficiale della Guardia Nazionale ucciso in combattimento, sul lato sinistro si scorge la parete di una casa in fiamme, alle spalle si muove un altro militare, sullo sfondo un paesaggio montuoso appenninico coperto di boschi, al cui limitare vi sono tre figure (briganti ?) che osservano.
Dipinto anonimo dell'epoca, apologetico dell'eroismo della Guardia Nazionale: una figura femminile con il tricolore stretto fra le mani, in segno di lutto, mostra un ufficiale della Guardia Nazionale ucciso in combattimento, sul lato sinistro si scorge la parete di una casa in fiamme, alle spalle si muove un altro militare, sullo sfondo un paesaggio montuoso appenninico coperto di boschi, al cui limitare vi sono tre figure (briganti ?) che osservano.
Siamo, dunque, all'epilogo, al tragico episodio finale, alla lotta fino all’ultimo sangue tra i rappresentanti delle due fazioni o, forse meglio, delle due idee: la borbonica e l’unitaria. V’erano da una parte Recchiomozzo, Andreone, Lanzone e forse qualche altro compagno del seguito; mentre dall’altra v’erano sedici persone, tra cui i fratelli De Carolis, le due 'robuste guide', ricordate dal Mariotti, e da noi individuate nelle persone di Nardella Giuseppe Luigi e Tardio Antonio, in più, Giuliani Antonio, La Porta Eustachio, Vigilante Luigi, Donatacci Michele, Matera Michele e la donna D’Apolito Gaetana.
Il fatto avvenne nella tenuta del Matera. Il Donatacci fu la 'spia fedele', cioè colui che ha 'indotto la banda di Recchiomozzo a dormire in quel sito', ove aveva nascosto la guardia mobile. Egli, sul 'far del giorno conduceva un distaccamento della detta guardia mentre l’altra era guidata dal De Carolis'. Il Matera, a sua volta, 'ha contribuito per la spia e per il maneggio col Donatacci per condurre i briganti nella sua tenuta campestre, ove la guardia mobilizzata era nascosta ed ove egli si assunse la grave impresa di dormire con i briganti per non far fallire il colpo'. D’Apolito Gaetana, fu questa la donna che stava nella tenuta di Michele Matera riunita con costui e che col Donatacci tramò l’agguato. Fu lei che portò il segnale convenuto al detto Matera, che stava dormendo con i briganti, onde non farlo colpire dalle guardie mobilizzate.
Al segnale convenuto, infatti, la donna e il Matera se la svignarono. Luigi De Carolis fece partire il primo colpo. Il 'prode' Carlo si scaglia impetuosamente contro Recchiomozzo e questi, già ferito, gli spara a bruciapelo il suo ultimo colpo di fucile, freddandolo: sarà la sua freccia del Parto. Luigi sostituisce prontamente il fratello e, coadiuvato da Tardio, La Porta e Vigilante, riesce finalmente ad avere la meglio sull’indomito Angelo Raffaele Villani. Nel contempo, impegnati in altri due diretti duelli mortali, il Giuliani ammazza il brigante apricenese Guidone, e il Nardella 'solo ardì spingersi contro il brigante Domenico Lanzone di S. Severo'. Avendo questi 'presa aliena direzione', il Nardella 'lo raggiunse e stramazzatelo a terra lo ligò con una fascia, conducendolo vivo dai compagni nel luogo del conflitto ove per la ferita mortale riportata morì'.
Quanto alla morte del comandante Carlo De Carolis, la Commissione annota che egli, ferito dal già ferito Recchiomozzo, per via della prima fucilata del fratello Luigi, con intrepido coraggio, 'senza spaventarsi o atterrirsi proseguì la corsa, fino a quando altra scarica di fucilata lo stramazzò a terra'.
Sgomento per la morte del valoroso comandante ed esultanza per la fine di Recchiomozzo sono i sentimenti che s’intrecciano telegraficamente tra S. Marco, S. Severo, Foggia e Napoli. San Marco ne deplora 'la perdita', avendo la morte del valoroso Carlo 'portato un lutto generale in questo paese e forse senza alcun dubbio nei circonvicini, non escluso il capo della provincia di Foggia'.
Telegraficamente così si esprime S. Severo:

'Soddisfazione uccisione fuorbanditi. Disturbo grave perdita prode De Carolis. Promuoverò larghissimi premi famiglia. Si perseguiti residuo banda. Si rivendichi estinto. Il sottoprefetto Righetti'.

Pure da S. Severo il colonnello Giustiniani: “Mio complimento squadriglia. Deploro morte De Carolis”. E finalmente, a dieci mesi dall’avvenimento, da Foggia, il 10 giugno 1864, il prefetto De Ferrari diffonde un manifesto-decreto da cui si evince l’importanza data all’avvenimento, sia per le alte parole di elogio sia per la somma stanziata in premi e pensioni, cospicui e rari per quel tempo.

Giovanni Fattori: Episodio della campagna contro il brigantaggio - arresto di briganti (1864).
Giovanni Fattori: Episodio della campagna contro il brigantaggio - arresto di briganti (1864).
'Commissione Provinciale per la repressione del brigantaggio. Nella seduta del giorno 14 febbraio 1864 la Commissione ha deliberato:
1) Un premio di lire 1.000 e l'annua pensione di lire 300 sui fondi della Commissione centrale di Napoli al nominato De Carolis Luigi, fu Leonardo; altro di lire 800 per cadauno a Nardella Giuseppe, Tardio Antonio Esposito e Giuliani Antonio; e simile di lire 500 per cadauno agli altri dodici militi componenti, insieme ai primi, la Squadriglia di San Marco in Lamis, per avere i medesimi nel giorno 17 agosto 1863 valorosamente combattuto e disfatto la comitiva del feroce assassino Angelo Villani, detto Recchiomozzo, uccidendo quest’ultimo e gli altri due suoi compagni Lanzone Domenico di Giuseppe, di S. Severo, e Guidone Francesco di Apricena. Nel qual conflitto il capo della squadriglia De Carolis Carlo, germano a Luigi testé menzionato, vigorosamente combattendo, restava vittima dei colpi dell'assassino Orecchiomozzo, che sarebbe rimasto vittorioso in quella fazione, se il Luigi De Carolis non avesse, con coraggio e freddezza rarissimi, sostituito immantinente il defunto germano al comando della squadriglia, aggredendo l’assassino Villani e stendendolo cadavere al suolo.
2) Un premio di lire 500 per cadauno ai contadini Matera Michele e Donatacci Michele, ed altro di lire 300 a D’Apolito Gaetana, di S. Marco in Lamis, per avere gli stessi indicato alla detta squadriglia il sito ove annidavasi la ripetuta banda di Orecchiomozzo. Raccomandarsi il De Carolis Luigi al Governo del Re pel conferimento della medaglia al valor militare' (Nota 3).

Carmine Crocco, emblema del brigantaggio in Basilicata.
Carmine Crocco, emblema del brigantaggio in Basilicata.
Il clamoroso fatto d’armi ebbe risonanza nazionale. Se ne occuparono i giornali del tempo (Nota 4), anche se scarsi gli accenni nei nostri documenti, e gli echi raggiunsero le autorità di Napoli e di Torino, le quali volsero il loro sguardo attento al Gargano, a S. Marco, al De Carolis e al Villani; la legge Pica era entrata in vigore proprio in quei giorni, ma S. Marco stava già curando da sé la sua grossa e dolorosa piaga.